Karo Hmlinen.
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I CRUDELI OMICIDI DI UNA NOTTE D'ESTATE.
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Titolo originale: Ilta On Julma. 2013.
Traduzione di: Irene Sorrentino.
2014. Newton Compton Editori, ROMA.









DALLA GELIDA FINLANDIA DIAMO IL BENVENUTO AL NUOVO MAESTRO DEL THRILLER NORDICO. SE FOSSE UN FILM SAREBBE SCRITTO DA AGATHA CHRISTIE, SCENEGGIATO DA ALFRED HITCHCOCK E DIRETTO DA QUENTIN TARANTINO.
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 una calda serata di primavera a Londra e Robert, banchiere di successo, osserva compiaciuto la citt ai suoi piedi dalla finestra panoramica del suo lussuoso appartamento nello Shard, il grattacielo pi alto d'Europa. Presto arriveranno i suoi ospiti, Mikko e sua moglie Veera. Lui fa il giornalista e come tutti gli idealisti ha in mente grandi progetti sul futuro del pianeta. Il padrone di casa e la sua giovane moglie Elisa hanno preparato la cena con cura, ma la serata prende da subito una brutta piega: ognuno dei convitati ha un segreto da nascondere. E Mikko di sicuro racchiude in s la verit pi inconfessabile:  andato l per uccidere il suo amico. A fine serata, tre cellulari risuonano nel silenzio del lussuoso appartamento, completamente deserto. Chi sono le tre vittime, e chi il loro assassino?
Mikko  riuscito a portare a termine il suo piano omicida o  stato scoperto e per questo punito con la morte?
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L'Autore.
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KARO Hmlinen, nato nel 1976, ha due passioni: la letteratura e la Borsa.  infatti caporedattore della principale testata economica finlandese e al contempo di un noto sito di critica letteraria. Gi autore di una serie di successo per bambini e di alcuni romanzi, tradotti anche in spagnolo, I crudeli omicidi di una notte d'estate  il suo primo libro a essere pubblicato in Italia.
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NOTA: Alcuni pensieri ed esempi di Robert sulla gestione delle foreste di pioppi provengono dal testo Markkinat ja demokratia (mercati e democrazia) di Bjrn Wahlroos (Otava, 2012, inedito in Italia). Le domande del quiz avanzate da Reijo Salminen e gli aneddoti correlati sono tratti dal testo dello stesso R. Salminen, Suuri tietovisa 2008 (Gummerus, 2007).
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Prologo.
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Quando Ludwig van Beethoven compose la melodia della sua
opera per pianoforte, non poteva di certo immaginare che oltre
duecento anni dopo questa avrebbe risuonato in un lussuoso appartamento
londinese.
Il suono proveniva da un dispositivo che sarebbe stato inimmaginabile
per il pianista, attraverso il quale era possibile comunicare
con gli altri, anche nel caso si fossero trovati all'altro capo
del mondo.
Di certo Beethoven pensava soltanto alla sua amante, Therese
Malfatti, alla quale aveva dedicato la sua bagatella in La minore.
Il telefono ripeteva quel brano con insistenza e con una purezza
computazionale, perfetta e impersonale. Il volume aumentava
tra uno squillo e l'altro. Su un cassettone marrone dipinto
vibrava l'ultimo modello di iPhone. Il tremolio unito alle note
composte da Beethoven creava quell'ensemble musicale familiare
a chiunque abbia un collega di lavoro che lascia il telefono alla
propria postazione per andare in riunione, al bagno o a prendere
un caff alle macchinette... e non torna a rispondere.
A telefonare era qualcuno di ostinato. Quando la chiamata s'interruppe,
richiam ancora, e il classico viennese part di nuovo
con il suo crescendo.
Da lontano inizi a sentirsi un'altra melodia, che in origine era
parte del Grand Vals di Francisco Trrega. Gi nello scorso millennio,
la societ di telefonia finlandese ne aveva fatto un inno
per la giungla urbana che mormorava nelle tasche dei piumini,
risuonava nei vagoni della metro e spezzava l'atmosfera densa
degli spettacoli teatrali.
Nessuno rispose a quel richiamo.
L'allegra musichetta che completava l'orchestrazione improvvisata
risuonava cos attutita da sentirsi solo durante le pause di
Beethoven, giacch proveniva da pi lontano.
Nessuno stava ascoltando quelle note n faceva ci che chiunque
avrebbe fatto se si fosse trovato a subire quelle suonerie per
mezz'ora: impostare i cellulari sulla modalit silenziosa o spegnerli
del tutto.
Ci dipendeva dal fatto che nell'appartamento non c'era nessuno.
Nessuno che fosse vivo.

...
Mikko.

Il volo fu sgradevole.
Dietro di noi viaggiava una famiglia con due bambini, e all'altezza
del Mare del Nord al ragazzino venne in mente di poter
utilizzare i braccioli delle poltrone sul lato corridoio come parallele.
Si divertiva a dondolarsi in mezzo al passaggio. Non gli
importava che alcuni viaggiatori - me incluso - avessero i gomiti
appoggiati sulle sue giostre. Incurante, afferrava i polsi degli sconosciuti
e andava avanti e indietro per il corridoio.
Sapevo che non sarebbe durato all'infinito, perci trovai ragionevole
resistere a una scomodit cronologicamente limitata.
And proprio come avevo previsto: dopo dieci minuti di baccano,
l'ennesima caduta provoc il pianto, a cui seguirono rassicurazioni
e coccole. Dopodich i genitori riuscirono a far concentrare
il figlio su un libro di esercizi per il resto del viaggio.
Al contrario, un gruppetto di cinque giovani donne sedute un
paio di file pi avanti non ebbe piet. La risata sguaiata di quella
con la faccia da cavallo mi spacc i timpani, e il quintetto di
bionde si profuse praticamente senza sosta in esclamazioni di
ammirazione e sgomento. Grazie a Julia conoscevo abbastanza il
linguaggio dei giovani, ma era la prima volta che sentivo qualcuno
usare la sigla OMG in un dialogo. Quell'uso non era giustificato
dal principio di economia linguistica come nei messaggi, poich
pronunciare tre lettere richiede lo stesso sforzo di tre parole
da una sillaba. Quindi si trattava di semplice corruzione della
lingua.
Le donne parlavano dei loro progetti per il futuro - una coltivava
la speranza di sposarsi con uno studente di scambio americano
e fare la casalinga in Ohio (o era Orlando?). Passarono in
rassegna ci che ciascuna aveva messo in valigia - la prima aveva
tre magliette, la seconda intendeva cavarsela con due, e un'altra
ancora aveva con s un vestito che era quasi una maglietta e si
poteva usare anche con i jeans, e comunque non quello a righe,
che secondo un'altra era davvero meraviglioso.
Il report infinito non s'interruppe nemmeno durante lo spuntino.
Lo spumante -  gi passata l'una e non siamo ancora ubriache
- fece aumentare il volume di sorso in sorso, come se fosse
regolato da un telecomando.
Provai a concentrarmi su Assassinio sull'Orient Express, ma a
causa di quei fattori di disturbo circostanti, non riuscii a capire
n i tratti caratteriali n i trascorsi dei personaggi. Mi soffermai
sulla traduzione in finlandese. Iniziai a immaginare le frasi nella
lingua originale, per poi trasformarle di nuovo in finnico. Veera
mi chiese se volessi fare a cambio di posto. Lei sedeva in quello
di mezzo, dove le voci forse non arrivavano acute come dal lato
corridoio. Ma risposi di no. Quella sofferenza era stata inflitta a
me e l'avrei sopportata con il tascabile sulle gambe, fissando la
parte superiore giallo acceso del sedile di fronte a me.
Quando le ruote dell'aereo toccarono la pista d'atterraggio
dell'aeroporto di Stansted, mi dissi solo: Tra poco sar finita.
Ma subito dopo ci ripensai.
Di l a poco tutto sarebbe appena iniziato.
Con cautela infilai le dita nella tasca anteriore sinistra dei jeans
e sentii la superficie scivolosa del sacchetto per alimenti sotto i
polpastrelli. Poi presi lo zaino da sotto il sedile davanti, percependo
il calore del pane di segale attraverso il tessuto. Anche se
era stato cotto la sera prima, era ancora caldo.
Dovetti prendere qualche respiro profondo ed evitare lo sguardo
di Veera, poich era lei quella di cui avevo pi paura. Era una
donna tenace, che mi conosceva terribilmente bene. Se esisteva
una persona in grado d'impedire la realizzazione del mio piano,
quella era Veera. Non potevo destare in lei neanche il minimo
sospetto.
Per diverse settimane mi ero preparato a quella serata, o meglio,
lo avevo fatto per oltre trent'anni. Da quando avevo conosciuto
Robert.
Considerando quanto avessi meditato sulle ore che sarebbero
seguite, ero tranquillo. Alla serata non ci pensavo nemmeno,
e lasciai che gli altri passeggeri mi infastidissero. Agivo esattamente
come avevo programmato: concentrandomi sui particolari
avrei tenuto la mente impegnata. A un tratto si sarebbe fatta
sera, tutto sarebbe finito... e tutto avrebbe avuto inizio.
Non avevo trascorso tre ore in quell'abitacolo infernale perch
volevo assassinare il mio amico d'infanzia.
Non volevo farlo. Dovevo, dato che l'alternativa sarebbe stata
il rimpianto a vita. E quello non sarei riuscito a sopportarlo.
Ecco perch dovevo uccidere Robert.

...
Robert.

Per avere successo non  sufficiente cavarsela con l'insicurezza.
Quello  solo uno dei requisiti fondamentali. Bisogna trasformare
quella facolt in una forza, e ci richiede non solo di temprare
il carattere, ma anche un assiduo lavoro su se stessi. Avevo le doti
di base necessarie, e avevo allenato con determinazione quelle
capacit che tiravano acqua al mio mulino.
Siccome l'insicurezza spaventava gli altri pi di me, avevo un
relativo vantaggio. Lo avevo capito e lo sfruttavo.
Per avere successo devi: localizzare il tuo vantaggio relativo,
rafforzarlo, valorizzarlo.
Esistevano prove che la ricetta funzionasse.
Tenevo in mano la scatola di cartone della pasticceria decorata
con colori pastello mentre l'ascensore accelerava impercettibilmente
fino a raggiungere la sua velocit massima, lanciandosi
verso il cielo a sei metri al secondo.
Un fattorino naturalmente avrebbe potuto consegnarci la
torta, oppure avremmo potuto ordinare il dessert al ristorante
dell'albergo Shangri-La, che lo avrebbe recapitato direttamente
nella nostra cucina tramite l'ascensore di servizio collegato con
gli appartamenti, senza problemi e all'orario concordato. Tuttavia,
un'incombenza simile, come ritirare una torta al cioccolato,
mi andava a genio.
Passare il tempo era divenuta ormai la mia principale occupazione.
Mi rallegrai per la velocit dell'ascensore. In quel sabato
londinese, avevo gioito di poter camminare a maniche corte per
un tragitto di alcuni isolati in un clima quasi d'inizio estate: il
sole brillava cos vivace che potei sfoderare gli occhiali da sole e
indossarli.
Le porte dell'ascensore si aprirono scivolando con una delicatezza
che mi fece pensare a un maggiordomo. Mi ritrovai nel mio
ingresso, sopra Londra. Durante il mio primo viaggio in quell'ascensore
avevo percepito nelle orecchie il cambio di pressione
dell'aria, ma col tempo mi ero abituato. Un individuo si adatta
alle circostanze pi disparate.
Gli architetti italiani hanno occhio per i dettagli e conoscono
l'importanza dell'aria. Cos' il Colosseo se non una serie di volte
contornate da pietre? Esistono luoghi in cui, in preda al pentimento,
si avverte la potenza del cielo quanto ammirando la cupola
di una chiesa cattolico-romana? Solo in Lapponia, in cima
a una collina in mezzo al nulla, e allo Shard, ai piedi del quale
giace il deserto chiamato Londra.
Renzo Piano nel progettare l'edificio aveva capito che l'individuo
ha bisogno di aria e di luce e che per avere successo nella
vita bisogna guardare pi lontano degli altri. Dal mio ingresso,
con il bel tempo, si riusciva a vedere fino a sessanta chilometri
di distanza.
Al centro del paesaggio, accanto all'antenna della BT, si stagliava
mia moglie, Elise, con indosso l'accappatoio bianco che le
avevo comprato a Parigi all'inizio della nostra relazione. I suoi
polpacci torniti sbucavano seducenti oltre l'orlo. Sapevo quali
forme avesse il corpo di Elise. Conoscevo quel che c'era sotto
l'accappatoio.
Ecco perch, con un certo sforzo, riuscii a controllarmi.
Tre anni prima non ci sarei riuscito, e questo era motivo di
soddisfazione per me.
Elise era una donna pericolosa e quindi irresistibilmente affascinante.
La mia bellezza classica unita all'incantevole femminilit
di Elise. La mia intelligenza analitica e la mia spontaneit
associate al fascino di Elise. I nostri futuri discendenti avrebbero
avuto un corredo genetico talmente eccezionale che per loro sarebbe
stato realizzabile perfino ci che per noi non lo era ancora.
Per loro tutto sarebbe stato possibile.
Quando vidi Elise per la prima volta all'inaugurazione dell'ufficio
legale che ci rappresentava - la societ si era spostata dalla
City in un anonimo edificio di Covent Garden per sottolineare
la propria anima ribelle - parlavo della partita di Champions
League di quella sera con un avvocato specializzato in diritto e
organizzazione aziendale. Elise mi pass accanto e le sue braccia
nude sfiorarono i miei bicipiti sotto la giacca. La fermai e le chiesi
un pronostico sulla vittoria del Chelsea o del Bayern Monaco.
Ho sempre tifato per gli HJK, rispose in finlandese.
Ci appartammo in una tranquilla stanzetta a chiacchierare in
una lingua che nessun altro capiva. Dovetti fare un certo sforzo
poich, non nutrendo alcun interesse verso la cerchia di finlandesi
residenti a Londra, non parlavo la mia lingua da diversi
mesi.
Dopo un po' ci spostammo in un piccolo pub pittoresco di
Covent Garden e da l in una camera d'albergo.
Poi decidemmo di sposarci.
Sgattaiolai dietro Elise. Era concentrata e non si accorse di me.
La baciai sul collo. Sentii il profumo dolce del sidro.
Hai gi iniziato, dissi.
Ti scoccia?.
Ero deluso, ma non potevo ammetterlo. Se lo avessi fatto Elise
avrebbe sottolineato come mangiare e bere fossero cose personali.
Negli ultimi mesi aveva preso a bere sempre di pi. Probabilmente
lo notavo perch da quando non lavoravo pi alla
Credit Union facevo meno ricorso all'alcol.
Eravamo d'accordo che non avrei messo becco nelle sue faccende
personali. Era stato scritto nero su bianco. Ecco perch
non m'intromisi. In ogni modo togliere il bicchiere dalle mani
dell'altro non era proibito, se era per prenderne un sorso. Ma
Elise aveva l'abitudine di non usare la cintura dell'accappatoio,
perci dimenticai il sidro. Chi vuoi che mi veda?, aveva detto
una volta, quando avevo accennato alla cosa.
Non avevo motivo di spingerla a cambiare quell'abitudine.
Eppure non potevo fare a meno di pensare che evitasse le cinture
di proposito.
E che avesse un buon motivo per farlo.
La torta al cioccolato ha un buon profumo, disse Elise.
S, anche tu.
Circa un'ora pi tardi arrivarono Mikko e Veera. Il mio corpo
cominci a formicolare per la tensione.
Quella sera tutto era possibile. Ci stava a significare che lo
sviluppo della serata non era stato programmato nei dettagli, ma
prevedeva un'avvincente indeterminatezza. Incertezza e possibilit
sono in sostanza la stessa cosa vista da angolazioni diverse.
Quel che  certo non pu capitare, ma la sua realizzazione  inevitabile.
Non sono mai stato interessato alla stabilit affidabile bens al
successo imprevedibile.
Non si prospettava una serata ordinaria. E non potevo in alcun
modo immaginare come sarebbe finita.

...
Veera.

La fila davanti a una delle biglietterie non avanzava. Non c'era
pi bisogno che tirassi a indovinare quale fosse quella di Mikko.
E non era nemmeno pi necessario fare supposizioni sul motivo
di quella lentezza.
O il passeggero prima di Mikko non era in grado di decidere la
sua destinazione, o il terminale della cassa era rotto, oppure era
proprio il turno di mio marito.
Tirai la maniglia della valigia per trascinarla e feci lo slalom tra
le file, evitando le punte delle scarpe, che, abbastanza gentilmente,
a loro volta schivarono la valigia.
Due adulti per la stazione Victoria!.
Veera, ancora non....
S certo, andata e ritorno, grazie!, risposi all'impiegato. Non
fare storie!, dissi a mio marito.
Misi una banconota da cinquanta sterline sul bancone. Mikko
sussult, poich non era ancora andato a chiedere il prezzo del
treno Stansted Express.
Conveniva comprare in una sola volta il biglietto di andata e
ritorno? E se avessimo trovato in citt un'offerta pi economica
per il ritorno? E se Robert l'indomani ci avesse accompagnato in
aeroporto con la sua auto?
L'impiegato mi consegn i biglietti e mi indic il percorso:
l'autobus National Express sarebbe partito dalla banchina 16.
Infilai i biglietti e il resto nella tasca davanti della mia giacca
verde menta e gli spiccioli presero a tintinnare contro il ciondolo
catarifrangente e il portaspazzolino.
Il portaspazzolino. Ecco dov'era!.
Mikko mi raggiunse soltanto quando un autobus bianco aveva
gi cominciato a fare retromarcia allontanandosi dalla banchina.
Ci ritrovammo ad aspettare in cima alla fila successiva.
Avremmo fatto in tempo ad andare a chiedere anche il prezzo
della concorrenza e valutare con calma.
Avremmo fatto anche in tempo per il bus di prima se non
fossi andato in giro a controllare ogni singola offerta.
E non esageravo. Mentre aspettavo le nostre valigie al nastro
bagagli, Mikko si era messo a correre per la sala, studiando gli
annunci pubblicitari delle varie compagnie che eseguivano collegamenti
dall'aeroporto verso il centro, uno pi comodo ed
economico dell'altro. Una venditrice di biglietti sostava gi nel
corridoio prima del controllo passaporti, e perfino sull'aereo, tra
panini, bevande e gratta & vinci, erano stati infilati dei biglietti
per autobus.
Quanto hai pagato i biglietti?, chiese Mikko.
I soldi mi sono bastati.
Veera! Capisco che bisogna aspettare tanto, ma confrontare i
prezzi sarebbe stato utile non solo per questo viaggio ma anche
per tutte le altre volte!.
Adesso abbiamo i biglietti per andare in centro e per tornare.
E non serve spendere pi nemmeno un soldo, dissi. E comunque
avevi gi controllato i prezzi su internet.
Avevo dato un'occhiata.
E quest'autobus era il pi economico, non  cos?.
Mikko precis che i prezzi cambiavano a seconda della domanda.
In aeroporto era possibile trovare un'offerta last minute al
prezzo delle pubblicit.
I prezzi delle pubblicit sono a partire da, giusto? E in generale,
questa  la compagnia pi economica, o non  cos?
S,  cos. Come facevi a saperlo?
Perch mi avresti bloccato alla cassa se fossi stato convinto di
trovarne di pi economici!.
Prendemmo posto uno accanto all'altra al centro dell'autobus
- secondo Mikko era un buon compromesso. In passato avrei
sospirato rumorosamente e guardato l'orologio ogni mezz'ora,
ma, al contrario di mio marito, non mi serviva pi mostrare di
avere ragione. Mi bastava sapere di averla.
Mikko tir fuori dalla tasca con la chiusura lampo della sua
giacca primaverile il volantino con la pubblicit di un operatore
telefonico, in cui si leggeva a lettere cubitali: SAVE, risparmia.
Dovremmo prendere una SIM prepagata?, chiese un attimo
dopo.
Non ci serve.
Mi spieg che sarebbe stato di certo pi conveniente telefonare
con quella piuttosto che con una SIM finlandese. Replicai che
sarebbe stato particolarmente economico rispondere, poich
nessuno avrebbe saputo di dover chiamare a quel numero prepagato.
O aveva intenzione come prima cosa di inviare a tutti i
suoi conoscenti il messaggio: il mio numero di telefono cambia
per il fine settimana?
E se bisogna telefonare a Julia....
Julia ha promesso di chiamare lei.
Ma se dovessimo chiamarla noi....
Risposi che se fosse stato necessario chiamarla, allora lo avremmo
fatto, e che non avremmo avuto problemi a farlo con il mio
telefono e la mia scheda SIM.
Mikko calcol quale fosse il costo al minuto con una SIM prepagata
di dieci sterline.
Dissi che la quantit di minuti pubblicizzata sicuramente non
comprendeva le chiamate all'estero.
Sicuramente non conviene prendere una prepagata, ammise
infine, come fosse il risultato di una lunga riflessione. Cosa che
sicuramente era.
Mikko non fa nulla senza programmarlo attentamente in anticipo.
Quando riflette e pondera, io mi stanco e prendo in mano
la situazione.  una divisione dei compiti del tutto proficua. Le
cose vanno esattamente come voglio io e lui pu incolparmi se
viene fuori che non  filato tutto liscio.
Se solo tu avessi accettato il telefono aziendale, dissi, anche
se ne avevamo gi discusso. Non ascoltai la sua spiegazione, ma
dev'essere suonata pi o meno cos: aveva calcolato che l'imponibile
del venti percento per il bonus del telefono corrispondesse
sul suo stipendio a buoni otto euro al mese (bisogna calcolare
in base all'aliquota fiscale). E le sue spese telefoniche personali,
tra costi fissi, chiamate e messaggi, erano minori. Il suo cellulare
aveva cinque anni, senza videocamera n collegamento internet,
ed era uno di quegli apparecchi che  meglio non tirare fuori
dalla tasca in un luogo pubblico. Gli adolescenti pensavano che
fosse rtro. Julia se ne vergognava.
La spiegazione andava avanti in questo modo: il cellulare riscalda
l'orecchio e danneggia l'intero organismo, diversamente
dal telefono fisso, e con il cellulare si  sempre raggiungibili. E
invece, ecco una cosa che non avevo mai sentito prima: E poi,
dopotutto,  sbagliato che il datore di lavoro paghi per le telefonate
personali del dipendente.
Mikko sosteneva che questa pratica creasse disparit fra i lavoratori:
chi chiacchierava tanto, comprava con il cellulare le
bevande ai distributori automatici e pagava il parcheggio, riceveva
maggiori vantaggi rispetto a chi usava il telefono in maniera
appropriata.
Tu non te ne avvantaggi in alcun modo. Avessi mai comprato
anche solo un'aranciata.
Proprio questo  il degrado morale.
Degrado morale! Non  che si tratta invece di una benedizione
fiscale che riguarda circa un milioncino di finlandesi?.
Un uomo di origini asiatiche seduto dall'altra parte ci credette
senz'altro una coppia che discuteva. Noi non stavamo litigando,
chiacchieravamo. Cos avrebbe detto Mikko, e io avevo imparato
a vederla allo stesso modo.
 stata una disposizione parlamentare indulgente. Il bonus
dei cellulari  stato deciso nel passaggio dal secolo scorso a quello attuale, quando la Finlandia era la Silicon Valley della
tecnologia mobile. Una risoluzione basata sulla promozione della
societ dell'informazione....
 davvero terribile che si conceda ai lavoratori un piccolo
privilegio.
Agli operatori di telefonia. E un aiuto delle aziende agli operatori
telefonici. I lavoratori sanno che il conto dell'azienda 
aperto, perci usano il telefono con leggerezza e comprano la
merenda ai distributori a prezzi che non sborserebbero mai di
tasca propria.
Mikko metteva in discussione, indagava, meditava. Era Mikko;
ma la cosa pi folle era che il maggiore quotidiano dei Paesi
nordici gli pagasse per quello uno stipendio. Studiava i fatti nei
pi piccoli dettagli e li esaminava con una minuzia che nessun
altro sarebbe riuscito a metterci. Due volte l'anno scriveva un
pezzo da un'intera pagina con il quale si rivoltavano ministeri,
si mettevano sotto indagine amministratori delegati e si istituivano
nuove leggi. E poi, l'anno successivo, nel corso di una cena
dell'associazione dei giornalisti investigativi piena di pacche sulle
spalle, andava a ritirare la pala da neve, simbolo del lavoro di
scavo, che posizionava nell'angolo del garage accanto a quella
dell'anno prima. Con quella non si riusciva n a sgomberare la
neve n a spargere la sabbia sul ghiaccio del vialetto.
I superiori di Mikko non avevano il coraggio di sollecitarlo,
poich temevano eventuali rivelazioni sul loro conto. Come tutti
coloro che ricoprivano ruoli di potere, avevano paura di lui,
perci Mikko non aveva un orario di lavoro e per lui era stato
approntato, contrariamente a tutte le disposizioni degli architetti
d'interni, un apposito ufficio in fondo all'open space in cui si
trovava la redazione. Era una stanza senza finestre, con luci al
neon e diplomi incorniciati e ritagli dei momenti gloriosi della
sua carriera alle pareti. L'avevo vista una volta, e non desideravo
tornarci. Quel posto sapeva di tutto quello che detestavo in mio
marito.
Erano le stesse cose per cui lo amavo. Per cui ne sono innamorata.
Amo Mikko. Nessuno  come lui.  un uomo speciale.
Molto malato. Di professione sono un'infermiera specializzata,
ma a casa sono solamente l'infermiera di un malato speciale.
Quando avevamo ricevuto l'invito di Robert per andare a Londra
a vedere il nuovo appartamento, ero rimasta sorpresa che
proponesse di accettarlo. Di solito  difficile invogliarlo anche
solo per una crociera a Stoccolma. Sulla nave non pu fare jogging,
bisogna portarsi da mangiare per evitare di dover comprare
il cibo costoso che vendono a bordo e, in ogni caso, viene
sconvolta la routine quotidiana. Oltre al fatto che i giorni di ferie
si consumano.
Avevo fatto vari tentativi. Alla fine avevo imparato. Mikko voleva
vivere secondo un ritmo ben scandito. Amava la monotonia.
Gli dava sicurezza, e chi ero io per tormentare l'uomo che amavo?
Una volta all'anno facevo una breve gita nell'Europa centrale
con Julia.
Naturalmente avevo sospettato che il viaggio a Londra avesse a
che fare con il suo lavoro, ma visto che avevamo prenotato l'andata
per il sabato e il ritorno per la domenica sera non si trattava
del fatto che Mikko volesse andare a consultare un archivio di
Londra o a intervistare qualcuno. Se la ragione del viaggio era
il lavoro, gli obiettivi dovevano dunque essere Robert e sua moglie,
che non avevamo mai incontrato prima.
Che tipo di donna aveva scelto Robert? Di quel viaggio era la
cosa che m'interessava pi di tutte.
L'autobus si riemp di gente. Quando il conducente annunci
che ci avremmo messo un'ora e quarantacinque minuti, tornai
a concentrarmi sul mio tascabile, che ormai avevo letto per pi
di met: in treno da Pasila a Tampere, sull'autobus fino all'aeroporto
di Pirkkala, nella sala d'attesa in lamiera e in aereo. Ovviamente
avevamo volato con Ryanair.
Se ci andiamo in metro, dobbiamo cambiare. Si potrebbe anche
camminare.
Ci aspettano per le cinque.
Il biglietto della metro costa quattro sterline e cinquanta.
Sono gi le quattro passate.
Andiamo in metro.
Quando scendemmo dall'autobus e raggiungemmo la stazione
metro Victoria, Mikko pens che bisognasse comprare dei fiori
ai nostri ospiti.
Il pane di segale non basta? E il sale, dissi, bench sapessi
che la mia domanda era inutile. In realt era stato d'obbligo
mettere il pane e il sale in valigia. Mikko aveva fatto notare che
probabilmente Robert non aveva ricevuto cos tanti ospiti finlandesi
e che il nostro sarebbe potuto essere il primo pane nero
della casa. Per lo stesso principio avremmo anche potuto portare
una confezione di salmiakki, la liquirizia salata finlandese,
ma Mikko si era ricordato che Robert preferiva le caramelle alla
frutta. Quindi, pane di segale. Perch, insomma, a un finlandese
non si possono mica regalare le tazze Arabia, gli uccelli di Toikka
o, figuriamoci, quella roba a fiori Unikko di Marimekko.
A Mikko non andava bene il pane confezionato. Proprio no.
Perci la sera prima era tornato a casa con un pacchetto di farina
di segale, aveva aperto uno stipetto della cucina e aveva tirato
fuori la bilancia, una ciotola di plastica e una paletta di legno e
aveva aperto sull'incerata la ricetta stampata da internet.
Me n'ero andata in camera da letto a leggere un giallo di cui
avevano parlato alcuni amici su Facebook.
Pi tardi, Julia mi aveva raccontato che Mikko era rimasto seduto
per tutto il tempo davanti al forno a fissare la pagnotta che
si cuoceva, come fosse Inside Job o un documentario di Michael
Moore.
Questa non si tocca!, aveva detto avvolgendola infine in un
canovaccio di lino.
Io non mangio mai pane nero. Mi mette la pancia sottosopra,
specialmente quello fresco.
E non mangiare nemmeno questo. Non  per noi, ma per l'inaugurazione
della casa.
Come se mi potesse venire in mente di farlo.
Mi sedetti su una panchina che girava intorno a un pilastro
della stazione insieme alla valigia, mentre Mikko and in cerca
di un fioraio. Immaginando che ci sarebbe voluto un po' per l'inevitabile
comparazione dei prezzi, aprii il mio tascabile. Harry
Hole era sceso dal tram in via Holbergs Gate dinanzi al Radisson
dopo essere andato per l'ultima volta nel suo ufficio e stava camminando
verso casa, dove, nella cassetta delle lettere, lo aspettavano
il volantino di una pizzeria e una lettera di sollecito per una
multa per sosta non pagata.
Hole fece in tempo ad andare all'osteria Schroder, a ordinare
da mangiare, a leggere un articolo che senza dubbio sarebbe stato
rilevante ai fini della trama, visto che lo scrittore ne aveva fatto
un resoconto lungo quasi una pagina, e presto arriv la fine di
febbraio e l'eroe norvegese era installato nel suo nuovo ufficio.
Solo allora mio marito torn con in spalla il suo zainetto blu e
in mano un mazzo di gigli bianchi avvolto nel cellofan.
Ci avviammo verso le scale mobili come una coppietta di sposini.
Due fermate della verde o della gialla, cambio a Westminster
e poi la linea grigia direzione Jubilee per tre fermate fino a London
Bridge, disse Mikko risoluto.

...
Mikko.

La vita umana ha uno scopo.
Ovviamente  possibile che il mio assunto sia sbagliato.
Forse la vita non ha alcuna meta e l'universo non ha nessuno
scopo, ma questo che importanza pu avere? Se credo che la vita
abbia un obiettivo, ci non rappresenta uno scopo per me?
Ogni individuo ha un'influenza sull'umanit, sul mondo, sulle
future generazioni.  naturale pensare che la vita di ciascuno
abbia una meta.
Ecco perch penso che il mio assunto sia valido.
Adesso parler apertamente anche di quello di cui non ho mai
discusso con nessuno. Non ho mai parlato con Veera di cose
davvero importanti. Non ne ho avuto il coraggio.  stato molto
pi facile aprirmi nelle aule o durante stucchevoli e fastidiose
interviste di giovani giornalisti. Per me  stato pi semplice rivelarmi
pubblicamente piuttosto che con lei.
So che racconter pi di quanto converrebbe.
Dir la verit, nient'altro che la verit, ma qua e l potrei essere
prolisso. Un po' mi alletta l'idea di essere al centro dell'attenzione,
dal momento che di solito sono io quello che pone le domande.
In merito allo scopo della vita. Per prima cosa: la biologia, la
pi materialista delle spiegazioni. I miei gameti si sono riprodotti
in Julia. Indirettamente lei proseguir la mia vita cos come io
ho fatto con quella dei miei antenati e delle mie antenate, dando
loro un significato. E cos? Non sono venuto al mondo solo
per raggiungere la maturit sessuale e generare un discendente.
Se ci fosse l'unico obiettivo della mia esistenza, potrei morire
anche subito. Sarei potuto morire gi quindici anni fa. Perci
la meta dev'essere qualcosa di pi grande, molto pi alta di me
stesso e dei miei diretti discendenti.
Sotto la mia responsabilit c' l'intera umanit e il suo futuro.
Proprio come per ogni altro essere umano.
Promuovo fattivamente un mondo migliore e la cosa che mi si
conf di pi  lavorare per la giustizia. Rilevando le ingiustizie,
promuovo un cambiamento. Rispecchio quel che c' di buono
nella societ e lo racconto ai miei lettori.
Mantengo un'etica salda quando il mio lettore  stanco e i potenti
non si preoccupano.
Il mio compito non  occuparmi di come si sentono i malfattori.
Naturalmente anche la vita di Robert aveva uno scopo. A trentasette
anni era un uomo potente. Aveva pi soldi di quanti ne
avrebbe mai potuti spendere se non fosse caduto vittima del gioco
d'azzardo e di una fastosit esagerata. Ed era del tutto chiaro
che entrambe le cose avrebbero potuto portarlo alla rovina lasciando
un debito di decine di milioni alla sua morte.
Cos era Robert. Lo conoscevo meglio di chiunque altro.
Dopo il servizio di leva aveva presentato domanda per l'istituto
superiore di economia di Helsinki, vi aveva studiato quattro
anni conseguendo una laurea in finanza, poi se n'era andato a
fare il dottorato alla London School of Economics. Da allora era
tornato in Finlandia solo per visite sporadiche. E io ero venuto
a conoscenza del suo avanzamento di carriera soltanto tramite
email occasionali: l'invito per la cerimonia di dottorato, l'aggiornamento
dei contatti o la notifica del cambio d'indirizzo.
La tesi di dottorato di Robert riguardava le opzioni sui prezzi.
L'analisi si componeva di articoli vagamente correlati tra loro,
cos com'era consuetudine nel settore finanziario. Gli studenti
avevano cos fretta di guadagnare che non ce la facevano ad affrontare
qualcosa che somigliasse a una monografia. Pertanto,
invece di prendere l'iniziativa, si facevano un giro tra gli studi di
settore e riportavano quel che avevano trovato con covarianze
e deviazioni standard, corredati da intervalli di confidenza tra il
due e il cinque percento. I relatori, altrettanto frettolosi, li incoraggiavano,
e i colleghi, che correvano dietro ai soldi, li elogiavano
in previsione delle costose bevande che li aspettavano alla
festa di dottorato.
Scaricai la tesi di Robert in PDF subito dopo la sua discussione.
La lessi con l'aiuto di tavole e grafici e comunque non capii come
potesse far soldi con quello che sapeva. E con soldi, intendo tanti
soldi. Aveva imboccato una strada che avrebbe potuto condurlo
ai pi alti onori. E cos fu.
Gi da dottorando aveva ottenuto un posto da mini dirigente
presso la filiale della Commerzbank nella City di Londra, cui
fecero seguito un paio di rapidi avanzamenti di carriera che lo
resero un uomo di potere, con responsabilit e una sostanziosa
busta paga. Quando, una volta raggiunta la vetta professionale,
decise di ritirarsi - dedicarmi momentaneamente ai miei hobby,
scrisse in un'email dell'agosto precedente - era membro
del direttivo, vicedirettore esecutivo e responsabile della sezione
Mercati di una Credit Union.
Robert era stato al soldo di molti padroni, ma ne aveva servito
solo uno: il suo nome era denaro. E colui che serve bene il denaro,
riceve il suo obolo.
Il ritiro nei suoi hobby avvenne subito dopo che l'istituzione
finanziaria per cui lavorava fu condannata per la manipolazione
del tasso d'interesse Libor. Fu una notizia sensazionale. Quella
delle Credit Union era una realt gigantesca, il secondo maggiore
colosso finanziario, e a quelle manovre avevano partecipato
tutta una serie di altre istituzioni finanziarie di alto livello come
Barclay e UBS.
Da noi fu trattata come una qualunque notizia estera. Le prime
rivelazioni giunsero nel periodo delle vacanze e nessun giornalista
di attualit aveva voglia di approfondire l'argomento, malgrado
la manipolazione dei tassi d'interesse desse il senso del crollo
morale dei banchieri, a causa del quale, prima negli Stati Uniti e
poi in Europa, il sistema finanziario era nel caos e le banche mettevano
ininterrottamente le mani nelle tasche dei contribuenti.
Alla stazione metro non avevo visto nessun cartello con le indicazioni
per lo Shard. Era chiaramente un edificio che gli ospiti
non raggiungevano con i mezzi pubblici. Presso l'ingresso per i
turisti lampeggiava l'insegna che indicava l'orario entro cui era
possibile acquistare i biglietti per le visite alla terrazza panoramica
all'ultimo piano del grattacielo. La luce era verde, e non
c'era da stupirsi: il viaggio in ascensore costava  29,95. Una
coppietta abbracciata progettava di entrare, anche se con quegli
stessi soldi sarebbe potuta andare a cena, oppure giudiziosamente
accorciare il proprio mutuo.
Prima di entrare, volevo dare un'occhiata all'edificio, e dovetti
retrocedere fino alla terrazza di Starbucks per poter riuscire a
vedere la torre di vetro affusolata per via del collo dolorante a
causa del volo in aereo. Sebbene la cima del palazzo, in accordo
al nome, intendesse ricordare una scheggia, a me sembrava pi
un ghiacciolo appuntito. I contorni affilati sarebbero stati fatali
se con quella guglia si fosse inferto un colpo all'avversario durante
un duello di spade.
Sono gi le cinque, disse Veera, e ho fame.
Risposi che l'attesa sarebbe stata un bene per Robert. Inoltre,
da affamati il cibo si sarebbe gustato meglio.
Un cazzo gigantesco, osserv Veera.
Lei usava parole volgari anche in situazioni in cui erano fuori
luogo.
Quella ne rappresentava un esempio. The Shard, il grattacielo
pi alto dell'Europa occidentale, simboleggiava il potere del denaro.
Dalle sue pareti in vetro che lambivano il cielo traspirava il
profumo dell'lite. Era una cosa folle, come le piramidi d'Egitto,
le chiese medievali e i castelli reali.
L'umanit aveva appreso tante cose, ma non si era liberata della
mania di grandezza, della smania di esibizione e della fame di
potere dei suoi capi. Nel 2000, al posto di divinit e re, i
monumenti li costruivano i banchieri con i soldi degli altri per nutrire
il loro ego, come mausolei privati.
La realizzazione dello Shard era costata mezzo miliardo di
euro. Nella struttura, oltre a uffici, un albergo e la terrazza panoramica,
c'erano solo dieci appartamenti, sette dei quali occupavano
un piano ciascuno. Gli altri tre erano su due livelli. Avevo
cercato informazioni su Google prima del viaggio e a quanto
pareva, il prezzo degli appartamenti si aggirava intorno ai dieci
milioni di euro. Era possibile che Robert avesse cos tanti soldi
da poter comprare quell'appartamento? Se s, significava che era
successo qualcosa di cui non ero al corrente. Circostanza del tutto
plausibile.
Non me lo chiedi?
Che cosa?
Se mi riferivo a quella punta o a Robert.
Pensi questo di Robert?
Cosa, che ha un cazzo gigantesco?
Se vuoi per forza usare quella parola, risposi.
Non intendevo visualizzare il paragone nella mia mente.
Rob  un banchiere, disse Veera.
Una cosa esclude l'altra?
No.
Tra le due cose c' una relazione causale?
Cio, che avere un cazzo gigantesco dipenda dall'essere un banchiere?
S, oppure il contrario.
No.
Osservai che non aveva ancora detto nulla su Robert.
Ma te l'ho detto. Rob  un banchiere. Che ne dici, entriamo?.

...
Robert.

Quando le porte dell'ascensore si aprirono non li vidi.
Un receptionist annuiva sulla destra e i miei ospiti se ne stavano
in piedi in fondo, dove a nessun altro sarebbe mai venuto in
mente di mettersi ad aspettare.
Mikko aveva l'aspetto di un cinquantenne. Una giacca mezzo
tempo di una taglia pi grande gli pendeva dalle spalle inesistenti
e intorno agli occhi un costante stato di preoccupazione aveva
scavato dei solchi profondi.
Lo sguardo comunque era lo stesso che aveva da ragazzo, quello con cui mi ero esercitato sulla tavola pitagorica e con i verbi
irregolari tedeschi. All'improvviso negli occhi gli si accese una
scintilla inquietante, come se avesse intuito qualcosa e stesse seguendo
i suoi pensieri in un labirinto: svoltare quest'angolo a destra,
poi proseguire... e quindi inevitabilmente...
Mikko non era in sintonia con la hall dello Shard, diversamente
dall'uomo il cui profilo vedevo riflesso su una parete dell'ascensore.
Capelli ordinatamente tagliati quel gioved, pelle elastica e
in salute, sguardo che comunicava affidabilit e autorevolezza e
abiti di buona fattura che trasmettevano la giovinezza di chi li
indossava.
Ero in forma.
Avevo curato il mio aspetto e avevo cominciato a fare pi esercizio
fisico dopo aver lasciato il lavoro. In particolare, la massa
muscolare della parte superiore del corpo era aumentata e avevo
acquistato alcune magliette pi aderenti per mettere in mostra i
bicipiti e gli estensori.
Mikko si era curato degli altri e delle cose altrui pi che di se
stesso. Aveva un'aria affaticata e la postura di chi porta a spasso
il cane. Ero sicuro che si mangiucchiasse le unghie. Al liceo si era
caricato sulle spalle il peso del mondo e ancora non aveva capito
che se si vuole sorreggere la dea Tellus, bisogna procurarsi gli
stessi muscoli di Atlante.
Mikko era uno di quegli uomini che gli altri provano a imbrogliare.
Il mio non  un giudizio, ma una pura constatazione,
anche se c' da dire che non si riesce a ingannarlo facilmente.
Nonostante la sua figura trascurata, lui era a dir poco attento
quanto i miei migliori broker alla Credit Union. Se ci si fosse
lasciati sviare dall'impressione che dava, con i suoi capelli arruffati
e i vestiti che cadevano male, senza notare il luccichio negli
occhi, ci si sarebbe presto accorti di essere in trappola. I miei
colleghi di Helsinki lo temevano.
Quell'aria trasandata poteva benissimo essere una strategia con
cui induceva l'intervistato a sottovalutarlo e a parlare a sproposito.
Se cos fosse stato, voleva dire che Mikko era diabolicamente
furbo, cosa che, in fin dei conti, era davvero. Era l'uomo pi
intelligente che conoscessi.
Con cautela lanciai un'occhiata a Veera, che aveva in mano un
mazzo di fiori.
Ero pronto per affrontarlo, ma lui? Avevo programmato l'invito
con precisione. Avremmo trascorso un'allegra serata tra coppie.
Tra coppie. Nessun assolo. Speravo che Veera avesse capito
che cosa significasse.
Veera venne verso di me, mi abbracci velocemente poi lasci
spazio a Mikko, che si limit a sollevare la mano. Il comportamento
di Veera mi parve normale, ma lei era imprevedibile.
Dovevo stare in guardia.
Mikko aveva qualche difficolt con la valigia. Mi offrii di prenderla.
No, potresti prendere questo?.
Mi sbatt in mano il suo zainetto da hippy scolorito dai lavaggi.
Una volta arrivati su non prest alcuna attenzione al paesaggio,
ma mi chiese di restituirgli lo zaino e inizi a frugarvi dentro.
Poi, dal momento che non sapeva decidere a chi bisognasse dare
quel pacchetto, lo sollevai dalla sua difficolt afferrandolo.
Pane nero.
Era proprio pane di segale.

...
Elise.

Robert era teso. Nervoso.
Di solito non si agitava mai.
Le patatine di mais erano buone e croccanti. Ne avevo gi
mangiata mezza busta.
Indossavo un bel vestito. Comprato da Harrods. Fare acquisti
l era pratico e semplice. Quasi comodo come la vendita per corrispondenza.
Dov' la mia cintura?, aveva gridato Robert dalla camera da
letto.
La cameriera si era affrettata a cercarla. Lui aveva un sacco di
cinture, che teneva appese ai ganci fissati nell'anta del suo armadio,
ordinate per colore: le nere, le marrone e poi le blu. A volte
le dimenticava infilate nei pantaloni e non riusciva pi a trovarle.
Alcune di esse, per, servivano solo ai giochi. Con una cintura
si possono dare delle frustate sul sedere o legare i polsi, a patto
che abbiano abbastanza fori. E Robert aveva un bel po' di cinture
di quel tipo che ormai non usava pi. Una volta le avevo
cercate nell'armadio e non ero riuscita a trovarle.
Le cinture che penzolavano nel buio assomigliavano a serpenti.
Andai in cucina, dove c'erano parecchie pentole, e sollevai il
coperchio di una casseruola con dentro qualcosa di marroncino,
una specie di crema al cioccolato.
Non l'assaggiai.
Sentii i passi della cameriera. La cintura giusta era stata recuperata.
Robert era attento a queste cose. Aveva metodo e una
visione precisa, e non c'era deviazione che non fosse accompagnata
da uno strillo. Quello era il suo modo di tenere il mondo
in ordine.
A me, invece, piace che il mondo non sia sempre a posto.  pi
eccitante.
Sono convinta che il mondo non sia un luogo ordinato.
Continuai a sgranocchiare patatine di mais, che s'infilavano in
mezzo ai denti. Non valeva la pena mangiarne solo una manciata,
meglio un bel po' alla volta. Come le caramelle mou.
Con le patatine di mais ci stava bene il sidro di mele.
Le mou invece si sposano con la crema di liquore.
Robert scese a prendere gli ospiti.
 bello avere degli ospiti.
Li aspettai nell'ingresso, sorreggendomi all'armatura.  facile
cadere dai tacchi quando si mangiano troppe patatine.
L'armatura, grigia e alta due metri, si ergeva accanto all'ascensore
come un albero di natale.
Era un regalo di addio che avevano fatto a mio marito in uno
dei suoi posti di lavoro.
Quel giorno Robert indossava dei jeans blu scuro, una camicia
chiara a quadretti blu e una giacca sportiva marrone. La cintura
era marrone, come le scarpe. Il blu e il marrone stavano bene
insieme. Era bello.
Mikko aveva i capelli arruffati. Pareva una cinciallegra. Anzi,
un beccofrusone, quell'uccello con un buffo ciuffo rosso. Il rosso
invece Mikko lo aveva sulle guance. Anche lui doveva essere
nervoso. Era strano, decisamente un uomo strambo.
Veera, la moglie, mi porse un mazzo di gigli bianchi. I gigli
sono fiori seri. Ma il nostro sarebbe stato un incontro piacevole
e avremmo trascorso una serata divertente. Ne ero certa.
Con i fiori in mano diedi a entrambi un bacio sulle guance.
Veera mi abbracci in una maniera un po' frettolosa. Noi ragazze
avremmo poi avuto modo di conoscerci! E nel salutarci alla
partenza ci saremmo strette come sardine!
Quando le nostre guance si sfiorarono, Mikko mi sussurr
qualcosa all'orecchio, che non capii. Ma sorrisi carinamente. Il
sorriso provoca il buonumore. Negli altri e in se stessi. E un
dono che ritorna al mittente. Io sono una ragazza sorridente.
Una ragazza fortunata.
Dallo zainetto della Fjallrven Knken con la volpe, Mikko
estrasse un pacchetto avvolto in carta marrone e l'allung prima
a Robert e poi a me, poi di nuovo a Robert.
Auguri per la nuova casa!, disse.
Robert lo prese e lo apr, conteneva del pane di segale con la
crosta scura.
Il pane di segale  come l'uomo finlandese, osservai. Gli altri
si voltarono a guardarmi. Duro fuori e tenero dentro, spiegai.
Il pane di segale  amaro e duro, disse Veera.
Non ha conservanti n additivi, precis Mikko.
Parecchio scottato. E evidente che non usa creme idratanti,
disse Robert. Diede il pane alla cameriera e ringrazi i nostri
ospiti.
Io feci un piccolo inchino e sorrisi.
Mikko era dunque blu scuro. Un beccofrusone blu scuro. Veera verde. Al collo portava una piccola croce d'argento.
Dove posso lasciare le cose e cambiarmi?, chiese.
Robert diede istruzioni alla cameriera di mostrar loro la camera
degli ospiti e disse: Quando sarete pronti faremo un brindisi.
Per il benvenuto avremmo bevuto champagne. Quello s che
mette di buonumore. Sorrisi al pensiero.
Mikko apr la porta della cabina armadio e fece per entrare.
Poi arretr dicendo: Ma questo non ....
Gli feci strada verso il bagno, aprii la porta e accesi la luce.
Mikko mi chiese se capissi.
Non compresi che cosa avrei dovuto capire, perci sorrisi ancora.
Quei fiori erano festosi.
Li annusai.
Erano bianchi.
L'aria della notte era mite. Non colp il suo viso, ma fu come una
carezza di benvenuto quando mise piede fuori dallo Shard. Non
meritava un'accoglienza cos calorosa.
Il taxi era fermo con il motore acceso. La tassista aveva aperto
la portiera, salutando con un bel buongiorno. Dunque, era mattina.
Disse che avrebbe portato il trolley con s nell'abitacolo. Non
aveva altri bagagli.
In macchina risuonava della musica classica, doveva essere Benjamin
Britten. Chiese all'autista com'era andata la nottata. A quanto
pareva, era stata una tipica nottata tra il sabato e la domenica.
Annu.
Insomma, per la maggior parte delle volte sono cos.
A volte invece no. Ne aveva un'esperienza diretta molto recente.
L'autista alz il volume della musica.
L'auto si immise nel flusso di traffico quasi inesistente. Attraverso
il finestrino osserv una comitiva di giovani che rincasava
barcollando irresponsabilmente in mezzo alla strada. Una BMW
rossa li super in maniera imprudente. Uno dei giovanotti perse
l'equilibrio per lo spavento, gli altri alzarono i pugni e gridarono
insulti dietro all'auto.
La tassista fren e suon il clacson. I giovani si spostarono sul
marciapiede.
La citt era un posto di animali selvatici, dove gli unici esseri
tolleranti erano i tassisti che avevano riposato abbastanza.
Riflett di dover essere un animale a sua volta.
Un venditore di Wurstel ambulante spingeva il suo carretto. Il
suo giorno di lavoro volgeva al termine. Il passaggio da un giorno
all'altro non avveniva a mezzanotte, ma tra le quattro e le cinque,
quindi alcuni dicevano addio a ieri, altri accoglievano il domani
senza sapere cosa riservasse loro.
La musica era cambiata nel Volo del calabrone di Rimskij-Korsakov.
Era poco adatta al languore mattutino ma pi al suo stato
d'animo. Ronzava nel cervello. Di sicuro c'era qualcosa alla quale
non aveva prestato attenzione.
Il taxi si ferm al semaforo. Dal finestrino si vedevano alcuni
pedoni sparsi e qualche macchina in giro.
Dove stavano andando quelle persone? Chi aveva bisogno di
loro? Quelli non erano interrogativi che vengono in mente mentre
si sta nel traffico, bens quando ci sono in giro poche persone. E
soprattutto in momenti come quello.

...
Veera.

Sulla soglia, la cameriera fece una reverenza proprio come nei
film in bianco e nero. Frugai nelle tasche dei jeans. Devo avere
degli spiccioli per la mancia, pensai. Ma la signorina era sparita
ancora prima che trovassi il pacchetto di gomme.
Evidentemente le mance erano comprese nel suo salario mensile.
La stanza assomigliava a una suite d'albergo: tessuti beige,
un letto rifatto con cura, un cassettone Biedermeier di legno
chiaro e un tavolinetto nello stesso stile con accanto una sedia
dalla tappezzeria gialla. Mancava solo il minibar e il listino dei
prezzi.
Be', dopotutto, sul comodino c'erano due bottigliette d'acqua,
una naturale e una frizzante, con accanto dei bicchieri capovolti
appoggiati su carta assorbente. Aprii quella frizzante.
Sul soffitto, proprio sopra il letto, c'era un enorme decoro in
metallo. Un aggeggio deforme che non si adattava per nulla alla
graziosit del resto dell'arredamento.
Speriamo che il gancio regga. Non sarebbe piacevole svegliarsi
di notte perch ci  crollato addosso.
Mikko fece una rapida arringa sulla resistenza a trazione.
Perch mai dovrebbe cedere proprio stanotte se non lo ha
fatto finora?.
Ovviamente, non c'era ragione. La stupida ero io ad aver pensato
una cosa simile. Aprii la valigia e appesi nell'armadio i vestiti
per l'indomani, aprendo la confezione delle grucce ancora
nuove. L'ochetta di Rob chiaramente non era donna di casa.
Mi dispiace parlarne in termini dispregiativi, ma  cos che si
definiscono ormai le donne di quel tipo, mature o ragazzine che
siano - lei sembrava una dodicenne, ma il trucco ormai le fa sembrare
tutte uguali, che abbiano sedici o quarant'anni.
Mamma mia, Rob! Che delusione! Mi sarei aspettata qualcosa
di pi originale della scontata biondina. Anche se il colore
di Elise non era autentico, come anche il resto d'altra parte. Le
ciglia erano talmente curvate che di sicuro non potevano essere
le sue e, nell'ipotesi che non si fosse rifatta le tette, allora come
minimo si era sbiancata i denti.
Davvero Rob aveva scelto un falso simile? Forse nella cerchia
dei banchieri della City bisognava essere cos. Mi era difficile
credere che quella ragazza avesse realmente colpito i gusti e l'intelligenza
di Rob.
Forse aveva altre virt.
Mikko tir da una parte la tenda davanti alla finestra che occupava
un'intera parete e guard in lontananza. Lanciai un'occhiata
oltre le spalle di mio marito e vidi Londra. Pensai che cosa
potesse colpire Mikko.
C' paesaggio a sufficienza.
Non ci sono balconi, ribatt senza distogliere lo sguardo.
Mikko il nostalgico dei balconi, era lo stesso uomo che li aveva
definiti inutili perch poco utilizzati. Agli acquirenti di alloggi in
costruzioni nuove sarebbe convenuto esigere prezzi pi economici
al posto dei balconi!
Sull'argomento aveva scritto un lungo articolo, che aveva scatenato
una pioggia di lettere di protesta da parte dei lettori, incentrate
perlopi sulla difesa dei balconi e sulla possibilit di
fumare e fare il barbecue.
Sistemai la giacca del vestito di Mikko sulla gruccia e la appesi
alla maniglia della porta, poi misi la mia camicia da notte e il suo
pigiama su un ripiano dell'armadio. Mi venne in mente il guardaroba
stipato di casa nostra, nel quale non si riusciva a prendere
una maglietta senza dover appoggiare l'intera pila sul letto.
Certo  pratico avere una cameriera.
Non lo so.
Come sarebbe comodo dire semplicemente: Metteresti a
fare la lavatrice e stenderesti il bucato? Potresti mettere in ordine
il garage e sistemare i calzini per tipo? Oggi mi pare il giorno
ideale per lavare il portico....
Si diventa alieni alla quotidianit. Proprio come Robert.
Anche tu ti fai cambiare l'olio alla macchina dal meccanico.
Anche tu vai dal barbiere a farti tagliare i capelli.
Chiusi la valigia e mi sfilai i jeans sistemandoli sullo schienale
della sedia.
In casa abbiamo la macchinetta per tagliare i capelli, ma tu
non vuoi usarla, replic Mikko.
La maglietta mi elettrizz i capelli quando la tirai sopra la testa.
Perci non c'era bisogno di lavarli.
Quando si fa da s, si fa per tre, prosegu Mikko.
Lanciai il reggiseno e le mutandine nell'armadio. Vado a farmi
una doccia, dissi.
Mikko non gir neppure la testa.
Chiaramente la cosa m'irrit un po', anche se non avevo pensato
a niente, o meglio, non avevo nutrito alcuna speranza. Solo in
quel momento iniziai a sentire che non sarebbe stato per niente
male farsi una scopata. Sar una reazione tipica provocata dalle
camere d'albergo: le superfici lucide che brillano e la biancheria
linda e ben piegata fanno venir voglia d'impossessarsi della
stanza, stropicciare le lenzuola e ammorbidire gli asciugamani
usandoli! Marcare il territorio come i cani, insomma.
Inoltre era sabato, e per noi il sesso di sabato  una tradizione.
Ma con Mikko conviene non aspettarsi nulla, cos non si rischia
di rimanere delusi. Sebbene spesso la delusione arrivi comunque.
Ma in quel caso non fu cos grande da influenzare quel che
avvenne pi tardi quella sera. Il termine delusione in ogni caso
era troppo forte. Ero sicura che non sarebbe accaduto nulla. Lo
conoscevo e avevo imparato a vivere con lui. Sapevo che non si
sarebbe voltato, che non mi avrebbe preso tra le braccia e
gettato sul copriletto. Ero consapevole che non avrebbe fatto nulla
di tutto questo n detto niente per indurmi ad avvicinarmi a lui
e iniziare a giocherellare con la sua cintura o con i bottoni della
camicia. Lo sapevo! Perci: si pu parlare di delusione se si riceve
quel che ci si aspetta?
Malgrado fossi in attesa, Mikko non si volt. Tuttavia comprese
che con la moglie in piedi, nuda, a un paio di metri di distanza,
bisognava pur fare qualcosa. E chiese: C' anche il bagno?
Non mi pare una cabina armadio.
La temperatura dell'acqua si regolava da due rubinetti diversi,
uno per la calda e l'altro per la fredda.
Una leva permetteva di regolare il soffione sulla posizione massaggiante.
Il bagnoschiuma sapeva di costoso e scivolava sulla
pelle come olio.
Diamine! Nemmeno in una reggia simile si riusciva a mantenere
l'acqua a temperatura stabile. Diminuii subito quella calda e
raffreddai la mia coscia arrossata.
M'insaponai le braccia e il seno e massaggiai i fianchi e le natiche,
immaginando che fossero le mani insicure di Mikko. Mi
venne da fare pip. Mi piegai sulle ginocchia e mirai alla griglia
dello scarico. L'urina giallo scuro fece dei buchi nella schiuma.
In quel modo stavo marcando il territorio.
Dal colore si notava che non avevo bevuto abbastanza. Avrei
rimediato.
Quando ritornai nella stanza avvolta in un gigantesco asciugamano,
Mikko stava ancora in piedi davanti alla finestra. Sembrava
una di quelle immagini in cui bisogna individuare cinque
differenze: che cosa c'era di diverso rispetto a quando ero andata
a fare la doccia?
Non ne trovai nessuna.
Misi un vestito che non avevo mai indossato, a parte nel camerino
del negozio. Le righe oblique rosse davano all'abito nero
carattere, erotismo e pericolosit.
L'avevi visto questo?
No, sibil Mikko; e non lo vide nemmeno in quel momento,
a meno che la finestra non facesse da specchio.
L'ho comprato a una svendita straordinaria, dissi, passandomi
il deodorante sotto le ascelle. Poi un po' di profumo.
Mikko non si mosse.
Di, cambiati, cos possiamo mangiare.
Nulla.
In momenti simili avrei voluto leggere nei suoi pensieri.
Io almeno avevo un privilegio rispetto a molte altre mogli, visto
che, malgrado non potessi leggere nei pensieri di mio marito,
quando Mikko teneva lo sguardo fisso verso l'infinito potevo poi
leggere sul giornale quello su cui aveva riflettuto.
Cos pensai che si trattasse senz'altro di lavoro. Non immaginavo
neppure lontanamente che potesse avere qualcos'altro in
testa.
S, andiamo, dichiar Mikko, quando lo toccai sulla spalla.
Oh, sei....
Bella?
Uno schianto.
Meglio che un colpo mortale, replicai, dandogli uno schiaffetto
sul sedere. Su, spogliati.
Mi chiese se non dovessimo andare da Robert ed Elise.
Esattamente.
Allora andiamo, replic con la mano gi sulla maniglia della
porta.
Non vorrai mica tenerti la stessa camicia che avevi in viaggio!.
Mikko chiese che cosa ci fosse di male. Era una camicia finlandese,
un simbolo nazionale, spieg.
Ti ho preparato la camicia e la giacca. Erano quelle che dovevi
metterti.
Mikko disse che non intendeva vestirsi per Robert. Gli feci
notare che anche Rob aveva la giacca.
Robert  un banchiere. Tu ti vergogni di me?

...
Mikko.

Attraverso i calzini si sentiva il calore del pavimento in pietra
viva del bagno. Girai la valvola di plastica del termostato impostato
sui ventiquattro gradi. Robert aveva optato per il riscaldamento
a pavimento, bench alle pareti ci fossero anche i classici
termosifoni.
Sconsideratezza? Non credo. Stupidit? Assolutamente no.
Robert era solo arrogante.
Doveva mostrare di avere i soldi e di non aver bisogno di preoccuparsene.
Tanto i peccati si possono saldare con il denaro: pagando,
pagando! La bolletta della luce, non  nulla! Che aumentino
pure le tasse sulla benzina, cos non molti avranno i soldi
per guidare i SUV e le strade resteranno libere per chi  in grado
di pagare!
Nell'ottica di Robert tutto  risarcibile con i soldi. Il supplemento
per l'anidride carbonica per i viaggi in aereo, la sovrattassa
per l'abbandono indifferenziato dei rifiuti. L'ambiente si pu
inquinare perch tanto ci sono i soldi per pagare. Il problema 
economico, mica etico o sociale. La multa per eccesso di velocit,
una volta pagata, d diritto a superare il limite, non  una
sanzione per aver messo in pericolo la sicurezza stradale.
L'euro  per Robert, e per quelli come lui, un'unit di misura
universale. L'euro  meglio del metro, perch con quest'ultimo
puoi misurare solo la lunghezza. L'euro  meglio dei secondi,
perch con quelli puoi calcolare solo la durata.
Con l'euro puoi misurare sia la lunghezza sia la durata: un metro
di tessuto costa venti euro, un giorno in albergo, centocinquanta.
Qual  la tariffa di un medico specialista, di una massaggiatrice,
di una parrucchiera? Il costo dei ceppi di betulla
da ardere - l'euro ne misura il volume. Il prezzo di acquisto di
dieci ettari di bosco - l'euro ne misura la superficie. Il prezzo al
grammo dell'oro, quello al chilo delle mele o al grammo dello
zafferano - l'euro ne misura il peso.
Loro non solo possono risarcire, ma vogliono anche risarcire
tutto ci che  possibile rimborsare in euro. In euro, in dollari,
in sterline, in franchi, in corone...
Impostai il riscaldamento del pavimento sui diciotto gradi.
L'enorme finestra della nostra camera da letto era di un vetro
particolare resistente alla pressione, al caldo e al freddo. Picchiettai
con le nocche. Poi con la punta di una scarpa. La citt
si estendeva dalle dita dei miei piedi verso l'infinito. Provai a
visualizzare la mappa, ma riconobbi solo il Tamigi e i grattacieli
di Canary Wharf, di cui non conoscevo i nomi. Uno di quelli era
stato l'edificio pi alto di Londra prima della costruzione dello Shard. Sapevo che osservandolo Robert pensava di essere un
vincente, pi in alto degli altri.
Il pensiero era sgradevole.
Era sufficientemente ripugnante da far aumentare la mia rabbia
verso di lui. Avevo bisogno della rabbia. Mi preparavo spiritualmente.
E ricordai a me stesso per cosa e perch.
Quelli erano i miei princpi, e li sottoscrivo tutt'ora.
Non mi  venuto in mente miglior compito per l'individuo
che la promozione di un mondo migliore. Ognuno nel proprio
piccolo, ognuno secondo le proprie capacit e possibilit. Per
questo  necessario guardare ai grandi insiemi e zoomare fino al
singolo individuo.
La dimensione della promozione efficace  l'estirpazione del
male. L'umanit  guidata non solo dai geni ma anche dalle tendenze
ideologiche, dall'evoluzione biologica come anche da
quella culturale. Le correnti di pensiero cambiano il genere umano,
le idee dominanti si trasformano in verit e imprimono una
direzione al mondo.
Sull'altra sponda c' l'uomo, il singolo individuo e le sue
azioni. Pu una persona essere pi preziosa di un'altra? A cosa ha
diritto un uomo? E quali cose ha il dovere di fare?
La felicit collettiva del mondo aumenterebbe se Robert non
ci fosse pi.
E la mia felicit personale? Non sono cos stolto da negarne
l'importanza ma, sottolineo, il mio movente  universale. Bisogna
comunque ammettere che non mi sarei buttato in un'impresa
tanto rischiosa se non avessi avuto degli scopi personali.
Veera gett l'asciugamano sul copriletto e cominci a gironzolare
nuda per la stanza, canticchiando l'orecchiabile ritornello
It's my life. It's noto or never.
Da che cosa aveva intuito che stessi pensando esattamente a
quello?
Brindammo durante l'aperitivo nella zona pranzo, in fondo
alla quale c'era l'altra met di Londra. Il sole era cos abbagliante
che la cameriera abbass le lamelle delle veneziane. Il paesaggio
scomparve.
Robert se ne stava in piedi accanto a una vetrinetta con in mano
una sciabola lunga circa un metro, ed Elise era al suo fianco, piccola
ed esile. Lei era come una pianta rampicante che ha bisogno
di appoggiarsi al fusto di un'altra per non morire. Sorrideva e
sbatteva le palpebre dalle lunghe ciglia nere che si curvavano
verso l'alto. Era una delle donne pi adorabili del mondo.
La lama della sciabola, con tre scanalature macchiate di sangue,
era larga ma la parte del manico era lunga e stretta. Robert
ci mostr il monogramma di Nicola II inciso alla base e ci spieg
che l'arma era la sciabola di un ufficiale della cavalleria dell'esercito
imperiale russo risalente al 1909. Pare che Mannerheim ne
avesse una simile nel tempo in cui serviva ancora l'armata russa
prima di iniziare a combattere nelle schiere finlandesi. Robert
l'aveva acquistata in un negozio d'antiquariato come sciabola per
aprire lo champagne in omaggio al liberatore della Finlandia. Mi
venne in mente che sotto la guida di Mannerheim, la Finlandia
aveva perso due guerre contro l'Unione Sovietica. Quand' che
Robert aveva iniziato a simpatizzare per un perdente? A suo dire
i suoi ospiti stranieri non erano cinici quanto me.
Allora, facciamo saltare il collo, scherz Robert, non capendo
che nell'alludere alla morte si parlava della vita. Da chi iniziamo?.
Un brusio si lev dagli altri. Io rimasi in silenzio.
Robert incise con la sciabola scintillante l'involucro che copriva
il tappo della bottiglia prima di infliggere il colpo decisivo con
classe. Il tappo atterr con un tonfo secco sul parquet.
Dong.
Quel suono sordo non proveniva dal tappo, per, ma da dietro
l'angolo, dall'altra parte della stanza.
Dong.
La mia mente classific quei suoni come rintocchi di un orologio
a pendolo.
Dong.
Quindi ne avremmo sentiti ancora tre.
Dong.
Dalla bottiglia usciva della condensa mentre Robert versava lo
champagne nei bicchieri.
Dong.
Non avrebbe in alcun modo potuto programmare l'apertura
della bottiglia allo scoccare dell'ora.
Dong.
Robert aveva appena finito di riempire generosamente i bicchieri
quando il sesto rintocco vibr nell'aria. Veera ed Elise applaudirono.
Conoscevo la marca e il prezzo di quello champagne, poich alcuni
anni prima avevo scritto un articolo sui migliori champagne
in commercio per il numero della vigilia di Vappu, la festa del
Primo Maggio. L'argomento aveva destato stupore alla riunione
di redazione, ma il risultato finale era stato elogiato. Non sapevo
t'interessassi di champagne, aveva detto il caporedattore
economia nell'ascensore del palazzo di vetro dopo la pubblicazione
del pezzo. Gli champagne non m'interessano nemmeno
un po', avevo risposto, ma ai lettori possono interessare. In
fondo a tutti interessa lo champagne, aveva concluso lui.
Robert distribu i bicchieri in cui aveva versato una generosa
quantit della costosa bevanda. Faceva parte dello spettacolo.
Con lo champagne la cosa pi importante  il valore esibito, non
quello d'uso. E un meccanismo perverso che non ha nulla a che
fare con le diavolerie commerciali. Il capitalismo globale si basa
perlopi sulle promesse immateriali dei marchi.
Lo champagne non  solo una bevanda alcolica prodotta con
determinate uve fermentate, che possiede specifiche propriet
come sapore, colore, effervescenza e gradazione alcolica verificabili
con test di laboratorio. La forma della bottiglia, il taglio
dell'etichetta e i termini scelti per pubblicizzarlo proiettano l'immagine
della bevanda pregiata. Questi aspetti hanno un valore
che si tramuta nella domanda e nelle scelte di acquisto dei clienti
che possono e vogliono pagare, orientando la loro disposizione a
pagare un prodotto pi del suo reale valore di mercato.
Eppure, nessuno champagne pu nulla in confronto ai settantotto
miliardi di dollari della Coca-Cola. La Coca-Cola  la pi
grossa fregatura mondiale. Il margine di guadagno lordo della
societ  di oltre il sessanta percento. Quello che si compra, pagando,
 pura aria. In mezzo litro c' molta pi aria che anidride
carbonica. E ci guadagnano pure.
La Coca-Cola spende per il marketing e per la gestione della societ
le stesse cifre necessarie alla produzione delle bibite. Con il
denaro che investe nella pubblicit, l'azienda non vende semplicemente
una bevanda gassata marroncina ma il modo di vivere americano
e lo spirito delle Olimpiadi, e li commercia con un marketing
spinto.
Le leggende sulla ricetta segreta contribuiscono a far vendere
la Coca-Cola quanto gli uh uh uh di Babbo Natale. Si tratta di
un utilizzo ben orchestrato e controllato di capitali astratti per lo
sfruttamento dei pi poveri.
L'irrazionalit delle persone garantisce introiti miliardari ai
fautori del mercato dell'immaginazione. Costoro avevano spinto
Robert a sborsare un paio di migliaia di euro per una bottiglia
da tre quarti per la stessa ragione per cui un nero dell'Africa
subsahariana spende la sua paga giornaliera per comprare una
bottiglietta di Coca-Cola: mostrare di potersela permettere.
Come giornalista il mio compito era di portare il buonsenso
nel mondo. Rilevare le ingiustizie e promuovere ci che invece
 giusto. Questo  il modo in cui un giornalista contribuisce a
rendere il mondo un posto migliore.
Esistono comunque sfere che il giornalismo non raggiunge.
Come l'amore e la morte.
Non ero andato a Londra da giornalista, ma da individuo.

...
Elise.

L'atmosfera era spumeggiante. Lo stato d'animo si era alleggerito
e frizzava in superficie come una bollicina.
Spumeggiava. La festa ebbe inizio.
Robert prese la lama della sua sciabola da champagne tra pollice
e indice, spiegandoci che era cos affilata da poter uccidere.
Non domandai cosa ci si potesse uccidere, di certo non una mosca.
Sarebbe stato terribilmente difficile colpire una mosca con
quella. La sciabola generalmente era conservata in una vetrinetta
chiusa a chiave ma, dopo aver aperto la bottiglia, Robert la pos
su un tavolino di servizio accanto al secchiello dello champagne.
Robert aveva mani forti. Probabilmente sarebbe riuscito a rompere
il collo della bottiglia senza nessuna difficolt, ma in quel
caso gli sarebbe venuta una brutta cicatrice. Si era esercitato con
un aggeggio che avevo creduto uno schiaccianoci. Lo teneva sulla
sua scrivania. Era una pallina antistress. Fu lui stesso a rivelarmelo.
Non ricordo bene quando, ma di certo prima che mi svegliassi
nella camera dell'ospedale con Robert che strillava: Si sta svegliando!.
Chiesi: Chi?
Si sta svegliando!, grid ancora Robert.
Intendeva me. Parlava di me con l'infermiera entrata nella
stanza come se io non fossi presente.
Dopodich stritol la sua pallina.
Inizialmente pensai che avesse deciso di non aver pi bisogno
di allenare le dita. Erano gi cos forti che sarebbe riuscito a
strangolare a morte una persona.
In fondo nella vita non si pu mai sapere quand' che possa
tornare utile un'abilit del genere.
Ma non dipendeva da questo. Robert si era preoccupato. Era
sconvolto. Aveva temuto che potessi morire.
Sarei potuta morire.
Non sarebbe stato divertente. Una volta morta niente lo sarebbe
stato, poich non ci sarebbe stato nulla. Anche se, come si fa
a sapere se c' qualcosa e che cosa?
Sarei potuta morire, ma Robert non era sconvolto per questo,
ma per il fatto che era stato sul punto d'ammazzarmi.
Voleva riparare al suo gesto. Desiderava rimediare. Era la mia
occasione.
All'ospedale redigemmo una lettera d'intenti. I particolari li
perfezionammo la settimana seguente, prima che avesse il tempo
di cambiare idea.
Con quella mi sarei sistemata per il resto della vita. Divenni
una ragazza fortunata. Non avrei pi avuto bisogno di scrivere
una sola lettera d'intenti.
Cos avevo avuto Robert. Non ci saremmo separati per niente
al mondo.
Se non in caso di morte, aveva detto.
Avevo iniziato a temere anche quella.
Un bicchiere di champagne batt violentemente sul tavolo.
Veera disse: Oh, oh! Che sete!.
Finii il mio champagne rapidamente perch Veera non si sentisse
imbarazzata. Uno dei doveri della padrona di casa  soddisfare
i propri ospiti. Io ero una buona padrona di casa.
Robert rise. La cameriera riemp di nuovo i bicchieri. Anche la
cameriera aveva il compito di soddisfare gli ospiti. Non so quale
fosse il dovere del padrone di casa.
Be', bisogna affrettarsi per stare dietro alle ragazze, disse
Robert a Mikko.
Mikko era pieno di energie. Inclin la testa all'indietro e mise il
bicchiere in verticale sulle labbra. Nemmeno una goccia poteva
andare sprecata.
Mikko era una persona seria. Quando un tipo del genere
s'imbarazzava, faceva proprio una buffa impressione. Avevo avuto
occasione di accorgermene.
Probabilmente ridacchiai.
Lui mi sorrise. Non sono sicura che avesse intuito cos'era che
trovavo divertente.
Veera disse: Ottimo lo champagne!.
Questo qual ?, disse Robert esaminando l'etichetta sulla
bottiglia.
Veera era vestita di nero. Anch'io.
Sembravamo due merli. Uno con una banda rossa sul petto,
l'altro - io - con ricami bianchi sulle tasche e una rosa d'argento
al colletto. Me l'aveva regalata Robert, dicendo che sarebbe durata
quanto il nostro amore. Come brillava! La cameriera l'aveva
lucidata con il prodotto per argento.
 meraviglioso che si sia riusciti a organizzare il nostro incontro,
disse Robert.
Noi siamo stati molto occupati, replic Mikko.
Mikko ha avuto degli impegni urgenti. Per quanto mi riguarda,
i pazienti non spariscono da nessuna parte. I volti e i nomi
cambiano, ma le malattie e i sintomi restano. I malati non si esauriscono
con le guarigioni.
Ogni voce era una melodia: Mikko un clarinetto, Veera un violino,
Robert la sciabola per lo champagne.
Mikko la prese e la soppes tra le mani.
Sapevo che era piuttosto pesante. Tutte le armi lo sono. Non 
solo il metallo a pesare, ma anche la responsabilit.
E le persone sono affilate come spade. Ecco perch c' bisogno
di armature. Quella di Robert era nell'ingresso. La mia la portavo
addosso, tra le ossa e la pelle. Non era una corazza molto resistente
ma pi robusta di quella che proteggeva il mio cervello.
Il corpo  pi facile da proteggere rispetto a quello che contiene.
Quand' che vi siete visti l'ultima volta?, domandai.
Mikko disse: E proprio affilata.
E dal suo dito vidi uscire del sangue. Oh, no! esclamai.
Perch  cos affilata? Per quel che ne so, una bottiglia si riesce
ad aprire anche con una lama pi smussata se il colpo 
abbastanza forte e colpisce nel punto giusto, aggiunse Mikko.
Anche con una Lada si avanza, ma con una Mercedes  pi
piacevole guidare, ribatt Robert.
Mikko prese dalla tasca un fazzolettino di carta e pul il sangue
colato sul dito. Dal lembo della tasca intravidi una piccola bustina
di plastica.
Sulla lama della sciabola luccicavano due gocce rosse. La cameriera
port un cerotto.
Mettiamola via, prima che la faccenda diventi cruenta disse
Robert.
Per questo non si muore mica, ribatt Mikko, sistemandosi
il cerotto.
Elise ha chiesto quand' che ci siamo visti l'ultima volta, disse
Veera.
Be', ne  passato di tempo, rispose Robert.
Sei venuto a trovarci a Herttoniemi poco dopo che ci eravamo
trasferiti. Era senz'altro il 1998. Da allora Veera non l'hai pi
incontrata.
Perch avete perso i contatti?, chiesi.
Si misero a pensare con aria seria.
Le bollicine erano finite. I bicchieri erano vuoti.

...
Veera.

Nei suoi articoli Mikko si limitava spesso a presentare i fatti
che aveva verificato, lasciando che fossero gli altri a trarre le
conclusioni. Che fosse il suo capo a scrivere circa le conseguenze
delle sue rivelazioni a margine del suo editoriale. Quindi gli altri
mezzi d'informazione riprendevano la notizia e ne discutevano
fino ad avanzare delle interpretazioni pi forti, che si discostavano
notevolmente dalle frasi di Mikko.
Quando scriveva un pezzo, era sempre profondamente sicuro
che le verit che aveva dissotterrato dovessero far riflettere i lettori.
Quella fiducia in se stesso trapelava nella forma linguistica
e nell'ordine in cui esponeva i fatti.
Quando, attraverso le proprie fonti, aveva ricevuto informazioni
che riguardavano un sospetto aggiotaggio da parte del dirigente
di un'azienda e aveva passato al setaccio le pile di fogli
con tutti gli acquisti di azioni effettuati dal suddetto direttore
non aveva scritto che fosse lui il colpevole del reato. Aveva riportato
le compravendite effettuate dal soggetto in questione e
raccontato quali tentativi di negoziazione fossero stati fatti contemporaneamente,
in quali giorni il direttivo si fosse riunito e chi
fossero i presenti.
Mikko costruiva le sue storie in maniera tale che il lettore mettesse
insieme gli elementi come fossero i puntini di un disegno
a tratteggio per bambini. Una conclusione a cui si giungeva da
s era, secondo lui, pi convincente delle imbeccate di un giornalista.
Avevo imparato a conoscere le espressioni di mio marito quando
la caccia volgeva al termine ed era il momento di sferrare
il colpo decisivo. A tavola e sulla seduta della sauna, il
sabato, biascicava frasi dell'articolo che stava scrivendo. Desiderava
compiere la sua esecuzione con stile, e cos faceva. Rinviava la
pubblicazione, faceva ancora qualche ulteriore controllo. Gioiva
e si crogiolava al pensiero delle conseguenze del suo articolo.
Si rallegrava per quelle informazioni che avrebbero sbalordito
prima i direttori dei notiziari, poi i caporedattori e quindi la Finlandia
intera.
Nel suo mestiere Mikko era un uomo dai lunghi preparativi.
Nelle ultime settimane i segnali erano stati di nuovo nell'aria.
Avevo imparato a non fare domande.
Lo stile dei suoi articoli era asciutto, controllato, distaccato. Lo
stesso atteggiamento che traspariva mentre diceva: Da allora
Veera non l'hai pi incontrata.
Una frase scarna che non lasciava alternative: non conveniva
ribattere, n a nessuno sarebbe mai venuto in mente di provarci.
Eppure Mikko si sbagliava.
Mio marito stava in piedi accanto a me con in mano il suo bicchiere
di champagne vuoto e non sapeva di essere in errore. Non
c'era mai stato motivo per raccontarlo e io ero brava a mantenere
i segreti.
Ci rapportavamo ai segreti in maniera diversa. Nello smascheramento
di un segreto io non provavo quel godimento che sentiva
Mikko. Per lui un segreto era qualcosa che doveva essere
rivelato. Per me era una cosa da tenere nascosta.
Se in qualche occasione a mio marito fosse venuto in mente
di chiedermi se andassi a letto con Rob, gli avrei risposto senza
giri di parole. Non sarei rimasta impantanata nelle sabbie mobili
delle mezze verit come le vittime cui Mikko dava la caccia per
poi abbatterle in cambio del suo stipendio.
Ma mio marito non l'aveva chiesto. Non aveva sospettato nulla.
Non aveva avuto alcun motivo per farlo, poich non si era
mai sforzato di vedere le cose dal mio punto di vista n aveva
prestato attenzione a nulla che non fosse lui stesso, il suo lavoro
e la sua missione di rendere il mondo un posto migliore.
Mikko era perfetto, era nel giusto e tutti avrebbero dovuto vivere
come lui.
Non lo dico ironicamente.
Se tutti vivessero come Mikko, per, lui inorridirebbe, perch
non potrebbe pi provare la sua superiorit morale.
Mikko non si sbagliava mai.
Non la riteneva una possibilit. Un'alternativa del genere non
gli veniva nemmeno in mente.
Guardarsi intorno era inutile. Alla stazione di Paddington ci
sarebbero di certo state telecamere di sicurezza ovunque. Probabilmente,
il momento in cui aveva preso il taxi era gi in qualche
registrazione.
Erano appena le 4,50. Il primo Heathrow Express della domenica
mattina sarebbe partito alle 5,08.
Avrebbe avuto tutto il tempo di comprare il biglietto alle macchinette
automatiche.
Sola andata, ovviamente.
Non sapeva quando avrebbe fatto ritorno a Londra. Sarebbe mai
accaduto?
Quell'idea comparve nella sua mente solo allora, ma non sussult.
N prese a osservare quel posto per fissarlo nella mente, giacch
quella poteva essere l'ultima volta della sua vita che si trovava l.
In quel luogo niente aveva un particolare significato.
Quanti posti aveva gi abbandonato definitivamente senza ripensarci?
Non sapeva cosa aspettarsi. Conosceva solo ci che si lasciava alle
spalle e a cui non avrebbe pi potuto fare ritorno. Andare avanti
era l'unica possibilit.
Per prima cosa doveva uscire velocemente dal Paese.
Avrebbe avuto tutta la domenica. Prima del mattino seguente
nessuno avrebbe patito cos tanto la sua mancanza da avere motivo
di scaricare le registrazioni delle telecamere di sicurezza. Di certo
non avrebbe sentito la mancanza di nessuno di loro.
Un giorno era un tempo lungo.
Non cos lungo da poter sprecare istanti preziosi, comunque. Pi
andava lontano, pi era al sicuro. Maggiore era il vantaggio che
accumulava, pi difficile sarebbe stata la sua cattura.
Avanti, sempre avanti!
Il muso giallo del treno per l'aeroporto guardava verso la banchina
del binario 6.
Il chiosco del caff apr alle cinque. La cameriera dispose dei
panini farciti dietro il plexiglas della vetrinetta.
Non ne aveva voglia. Non ce la faceva a mangiare. Pur di fare
qualcosa compr un frullato.
Le idee erano chiare e semplici. Quella sbronza massiccia aveva
reso il ragionamento semplice. Nel cervello c'era spazio per una
cosa sola: via, via, via.
Si meravigli di quanto fosse facile prendere decisioni. Proprio
come se avesse programmato tutto.
Forse lo aveva fatto.
Dietro una vetrina erano esposti degli orsi Paddington di diverse
dimensioni, con una giacchetta blu e l'aria felice di chi crede al
mondo delle favole.
Si volt verso la banchina, super i vagoni della prima classe e si
sistem in uno scompartimento vuoto accanto al finestrino. Entrarono
una donna anziana e un uomo d'affari solitario, impegnato a
consultare il proprio telefono. Poco prima che il treno partisse, una
giovane coppia di americani si precipit nei posti accanto al suo,
lasciando la valigia di plastica rigida nel corridoio, malgrado nel
vagone lo spazio per i bagagli fosse libero.
Glielo fece notare come se fosse un consiglio, anche se in realt
era un appunto.
L'uomo spost la valigia nello spazio che intercorreva tra i sedili.
Si rese conto che stava richiamando l'attenzione per niente. Doveva
rimanere il pi normale possibile, anche se non cera proprio
nulla di normale.
Stava scappando. Fuggiva per davvero. Si guard come dall'esterno,
il personaggio di un videogame che riusciva a manovrare ma
che non personificava.
La giovane coppia continu la conversazione in uno spiccato accento
americano. Il treno scivolava senza intoppi. Era aprile ed era
mattino. L'estate e il giorno erano ancora agli inizi. Avevano ancora
tutta la vita davanti, con tutto ci che aveva in serbo per loro.
In quel pensiero cera un briciolo di conforto.

...
Robert.

E in un attimo Maarit era nella mente di tutti. Si notava sia
nell'espressione di Mikko sia in quella di Veera. Non dicemmo
a voce alta quello che pensammo: Non ci siamo pi visti dopo
che Maarit....
Nessuno lo espresse a parole. Ma lo vedevo chiaramente nei
loro volti. La mia abilit professionale sta nel percepire che cosa
pensa chi mi sta di fronte.
Nel mio campo ero uno dei migliori d'Europa. Tutti i professionisti
sapevano che alla fine dell'anno sarebbe scaduto il mio
prolungato patto di non concorrenza e sarei stato libero per nuove
occupazioni. In estate la mia casella di posta elettronica si
sarebbe riempita d'inviti a pranzo. Sarebbe stato uno spreco lasciare
inutilizzato un talento come il mio. Sarei stato in grado di
capitalizzare le mie doti, poich avevo facolt di presentare documenti
comprovanti la mia capacit di far soldi in tutti i modi
possibili.
Proprio quando riuscii a liberarmi dal pensiero di Maarit,
Mikko si mise a parlare della crisi finanziaria internazionale.
Con internazionale suonava pi minacciosa rispetto a semplice
crisi finanziaria.
Nel frattempo ci eravamo seduti a tavola e ci era stato servito
del prosciutto crudo e qualcosa di verde che assomigliava a dei
sottaceti. In una ciotola al centro c'era dell'insalata.
Sedetti spalle alla finestra, secondo l'uso dei rappresentanti
del gruppo ospitante agli incontri nella sala riunioni della Credit
Union. La ragione non era offrire agli ospiti un panorama
migliore, ma consentirci di vedere per primo chi entrava nella
stanza. Quando si ha il vantaggio di giocare in casa, conviene
sfruttarlo. Lo facevamo in maniera molto accorta, scegliendo il
menu da offrire in base al livello di zuccheri, e alle conseguenti
reazioni che volevamo determinare nei nostri ospiti e ci preoccupavamo
che il sistema di aerazione diffondesse nell'ambiente un
cocktail di profumi accuratamente studiati.
Se mi siedo spalle alla finestra, nessuno pu pugnalarmi alla
schiena. La minaccia non viene dall'esterno, bens dall'interno.
Bisogna tenerlo sempre a mente. La minaccia viene da dentro.
Nemmeno io ne ero immune. E l'invito di Mikko e Veera ne era
un sintomo.
Non  salutare stare lontani dal lavoro per un intervallo di
tempo pi lungo delle canoniche tre settimane di vacanze estive,
altrimenti ci si ritrova a passare troppo tempo con se stessi e si
finisce per accorgersi con che tipo sgradevole si ha a che fare.
Assaggiai il vino e annuii. Ungherese, ottimo. Elise anim la
conversazione, chiedendo quali programmi avessero Veera e
Mikko per la domenica. Era un argomento migliore del ricordo
del passato. Quella serata, oltre a rappresentare la chiusura
di un bilancio intermedio, voleva essere soprattutto un nuovo
inizio.
Ovviamente m'inquietava che Elise ci avesse fatto tornare in
mente Maarit, ma non lo aveva fatto di proposito, visto che non
le avevo raccontato l'intera vicenda. Perch mai avrei dovuto opprimerla
con cose del passato? E perch avrei dovuto pensarci
pi del necessario? Un individuo modella il proprio ambiente
vitale con i pensieri e, viceversa, i suoi pensieri vengono condizionati
dall'ambiente. La vita  come la si rende. Alcuni sono
proiettati verso il passato, altri verso il futuro, ma solo quel che
verr ha importanza. Nel portafoglio d'investimento non v' ragione
alcuna di mantenere una disposizione che non si confronti
con il momento attuale e con il prezzo corrente di mercato. Tutto
il resto - il prezzo di acquisto, il movente per l'acquisto e altri
aspetti simili -  marginale. Si tratta di informazioni da cui non
ci si pu lasciar ingannare. Ecco perch bisognava dimenticarle.
Non si tratta di guadagni non realizzati o di perdite, ma di posizioni
aperte.
Nello stesso modo in cui un investitore dovrebbe chiedersi in
ogni momento:  questo l'investimento migliore per il mio futuro?,
una persona dovrebbe domandare a se stessa: Come
realizzer al meglio il resto della mia vita?.
Gli umanisti accusano il mercato di inconsapevolezza storica.
Loro hanno studiato la storia e pensano che solo quello che sappiamo
abbia importanza. Sbagliato. Solo quello che non sappiamo
ne ha, poich la conoscenza si rivolge a ci che  accaduto e
il passato  passato.
Guardiamo al futuro, a quello che fa stare bene, disse Veera
a un tratto.
Elise disse che alla National Gallery c'era una mostra di van
Gogh. In realt di opere ce n'era soltanto una decina, autoritratti.
Le tele del pittore dalla barba rossiccia erano esposte in
due sale attigue. Lo sapevo perch eravamo andati a vederle la
settimana in cui la mostra era stata inaugurata. I dipinti erano in
ordine cronologico. In un paio c'era il cavalletto per dipingere,
nella maggior parte il cappello di paglia, che nascondeva i capelli
spazzolati all'indietro. Soltanto tra il 1886 e il 1889 van Gogh
aveva dipinto trentasette autoritratti. L'anno successivo, all'et
di trentasette anni, era morto.
In quel dato Elise aveva trovato qualcosa di mistico e aveva
preso per oro colato la drammatizzazione riportata nel catalogo
della mostra, anche se le avevo fatto notare che fosse del tutto azzardato
esaminare la quantit di opere realizzate in circa quattro
anni. Perch mai non si contavano gli autoritratti fatti nell'arco
di tutta la vita?
Elise raccont quel particolare a Veera e Mikko. Probabilmente
senza rendersi conto che, tranne lei, a quella tavola avevamo
tutti trentasette anni.
Bisogna essere dei narcisisti per dipingere tutto il tempo se
stessi, asser Veera.
Magari gli stimoli erano scarsi.
Ma van Gogh non  quello che si tagli un orecchio e che non
vendette neanche uno dei suoi scarabocchi?
Non riusc a venderli, precisai; e subito dopo Elise mi corresse
dicendo che ne aveva venduto uno.
L'indicazione di quell'unica vendita era riportata nel catalogo.
Avrei dovuto ricordarmela. C'era anche una foto del dipinto, raffigurante
dei contadini accovacciati in un vigneto.
Gli sarebbe convenuto dipingere qualcosa di diverso da un
tizio con la barba ispida.
Mikko fece notare che molte opere di van Gogh erano state acquistate
per decine di milioni. Nella lista dei dipinti pi costosi
del mondo, solo Pablo Picasso lo superava.
Replicai che il problema non stava nel prodotto ma nella commercializzazione.
Van Gogh non conosceva il modello delle
quattro P: price, promotion, produci, place. Di certo il problema
non era il prezzo, dal momento che egli versava in perenni ristrettezze
economiche e che quelli come lui non hanno grande
stima delle loro capacit. N dipendeva dal prodotto, poich
attualmente i dipinti piacevano agli acquirenti. Promozione e
piazzamento erano a posto? Ne dubitavo. Van Gogh avrebbe
dovuto assumere un agente che ne curasse il marketing, se lui
preferiva starsene davanti allo specchio a ricopiare se stesso con
i colori a olio.
Nessuno mi contraddisse, perci non avvalorai la teoria con
esempi inadeguati. Van Gogh da giovane aveva lavorato per una
casa d'arte e suo fratello Tho aveva contribuito alla fama mondiale
di Claude Monet e di Edgar Degas. Perch non aveva promosso
e spinto i lavori di Vincent alle mostre di Parigi e Londra?
Lui era prigioniero di un unico stile, disse Elise.
Se in quello era il migliore al mondo, perch mai avrebbe
dovuto cambiarlo?
Non credo che ci andremo, aggiunse Veera.
A me piace vivere la citt, sentire ci che si prova a sperimentare
la quotidianit dei cittadini, dichiar Mikko. Non da Harrods
o da Teseo. Mi piace camminare per le strade e osservare i
palazzi.
Veera, con la bocca stracolma di insalata, si limit ad annuire.
Mikko prosegu dicendo che le citt non sono attrazioni per turisti,
ma luoghi in cui vivono le persone e che c'erano parecchie
cose pi interessanti di quelle illustrate nelle guide turistiche.
Voglio andare in giro per la City e guardare i templi dell'avidit.
Come appariranno di domenica?
Come in qualsiasi altro giorno.
La messa in scena ancora regge? Su quante finestre si legge
TO let, affittasi?
Su quante porte si legge TOILET?, chiese Veera. Ragazzi, ditemi
un po', voi riuscite a usare un bagno sulla cui porta  scritto
GENTILUOMINI?.
Dissi che in campo finanziario le cose andavano piuttosto discretamente.
Dopo lo scossone del 2008 si era riusciti a spalmare
le inevitabili perdite e a rafforzare le attivit, bruciando le scorte
immagazzinate nella fase di crescita.
Le perdite si socializzano e i guadagni si privatizzano, sentenzi
Mikko.
Nella pratica si  dimostrato particolarmente efficace per bilanciare
la distribuzione dei redditi, dichiarai.
Negli occhi di Mikko apparve uno sguardo assassino. La serata
si caric di nuova energia e nessuno pens pi a Maarit.

...
Elise.

Vincent van Gogh vedeva il mondo in giallo. Il giallo libera.
Entusiasma. Risolleva.
I girasoli sono gialli come la parete dietro di loro. Nei suoi autoritratti
il giallo  predominante.
L'artista non era malato d'ittero, ma di xantopsia.
Era stato avvelenato fino alla follia.
Era stato avvelenato a morte.
Vincent van Gogh soffriva di manie per cui il dottor Gachet gli
prescrisse la digossina. Sostanza ottenuta dall'essicazione della
digitale purpurea, facile da procurarsi in gran quantit.
Paul-Ferdinand Gachet era un vero e proprio medico, che impiegava
i metodi della medicina del tempo. Cos si leggeva sull'opuscolo
della mostra.
La digossina  una polvere cristallina bianca. Pochi milligrammi
bastano per uccidere.
Bastano dosi minime perch si manifestino sintomi quali vertigini,
disorientamento, allucinazioni, disturbi nella visibilit dei
colori.
Si usava nell'Ottocento per la cura dell'epilessia e delle manie.
Bisognava iniziare con piccole dosi affinch il paziente non
morisse. Per un medico un paziente morto era un cattivo paziente.
Ecco perch lo si intossicava un po' alla volta.
Il dottor Gachet avvelen van Gogh rendendolo uno dei massimi
pittori del mondo.
Che cosa sarebbero i girasoli senza il suo giallo brillante, e gli
autoritratti se non il volto di un uomo stanco e invecchiato prima
del tempo? Non li si metterebbe in mostra in un museo ma come
monito nelle cliniche per abuso di sostanze, disse Robert.
Vincent van Gogh vedeva il mondo in giallo. Il giallo, per,
lui non lo liberava, n lo entusiasmava o lo risollevava. Lo rattristava.
Quanto sarebbe stato cupo senza il giallo? Quanto lo avrebbe
depresso il mondo se lo avesse visto cos com'?
Gli artisti vedono la realt in un altro modo. Ecco perch sono
artisti e perch le loro opere vengono contemplate. Nei secoli
dei secoli.
Van Gogh dipinse il dottor Gachet due volte. In entrambi i
dipinti con in mano la digitale purpurea da cui estraeva la
digossina. A volte di pi, a volte di meno.
Van Gogh non sarebbe stato un grande artista se fosse stato
sano, osservai.
Ma avrebbe potuto assumere la digossina anche da sano, ribatt
Robert.
Chi mai si avvelenerebbe di proposito?
Ma in nome dell'arte. Si sar pure disposti a pagare un prezzo.
E stabilire un valore per il sacrificio richiesto. L fuori ce ne
sono parecchi che sarebbero pronti ad accorciarsi la vita di una
ventina d'anni per assicurare ai propri discendenti un centinaio
di milioni di sterline, rispose Robert.
Tu lo faresti?, domandai.
Tutto  in vendita, una volta che ci si mette d'accordo sul prezzo,
disse lui.
 meraviglioso che gli artisti si sacrifichino per gli altri, osservai.
Van Gogh non si  sacrificato, ribatt Robert.
Ha sacrificato la sua salute, replicai.
Non ha compiuto una scelta consapevole. Non ha fatto una
stima dei vantaggi e dei rischi e scelto in base a quelli se prendere
o meno la digossina, puntualizz lui.
E questo non  ancora pi nobile?, domandai.
Cosa?
Che si sia sacrificato senza saperlo, risposi.
Ma lui non ne ha tratto alcun vantaggio! Non  riuscito a
vendere i suoi quadri n ha avuto figli che si sarebbero rotolati
nei soldi per il futuro aumento di valore delle sue opere. Non ha
compiuto un sacrificio n ne ha beneficiato.
Era disinteressato, dissi.
Un errore da dilettanti, sentenzi Robert.
 stupendo che la sofferenza produca bellezza, ribattei.
Non glorificare la casualit, concluse lui.

...
Veera.

Quell'anno mio marito aveva deciso di ottenere ben quaranta
crediti formativi universitari in concomitanza con il servizio
di leva. Era entrato nel battaglione di stanza a Vekaranjrvi.
Non ricordo come mai proprio l, poich non ce l'avevo fatta ad
ascoltare le sue riflessioni in proposito. Forse c'era un'unit di
comunicazione, migliori terreni per correre, caserme pi nuove
- aveva riflettuto su tutti quegli aspetti nel rispondere alla chiamata
e aveva fatto una lista di pro e contro sul suo blocchetto a
quadretti.
Aveva perfino approntato una tabella di marcia: prima un anno
all'universit, per liberarsi dei corsi propedeutici che richiedevano
l'obbligo di frequenza; l'anno dopo si sarebbe arruolato
e contemporaneamente avrebbe sostenuto degli esami da non
frequentante. Un doppio vantaggio: ottenere dei crediti e una
licenza nei giorni d'esame. Efficace, senza spreco!
A quei tempi, io ero appena una matricola, poich mi ero presa
un anno di pausa e mi ero guadagnata i soldi per studiare facendo
fax e fotocopie nell'ufficio della sede centrale della Nokia
in viale Etelesplanaadi. Tempo prima, la Nokia aveva deciso
di avviare la produzione di televisori in Germania comprando
una compagnia spazzatura dai tedeschi, che erano riusciti cos
a rifilarla ai finlandesi creduloni. L'Unione Sovietica era crollata
e non si potevano pi esportare i cavi oltre il confine orientale.
Anche Rob era una matricola, ma mentre lui aveva ottenuto la
qualifica di ufficiale di riserva a Hamina, io ero un peso medio
della fotocopiatura fronte-retro.
La mia stanza di sedici metri quadri era angusta, e quando
Mikko venne a trovarmi per il suo primo fine settimana di
licenza, il lavaggio delle stoviglie nella cucina in comune con gli
altri inquilini del piano lo fece protestare. Portava sempre con s
qualche libro per un esame, a cui lanciava un'occhiata nostalgica
quando la domenica mattina gli proponevo di andare a fare una
passeggiata al parco.
Inizi a fermarsi in caserma per i fine settimana, dicendo che non
riusciva a concentrarsi per studiare stipato in un autobus pieno.
Era un uso del tempo inefficace, cio uno spreco. Veniva a Helsinki
solo per dare gli esami e a Natale.
La prima serata per le matricole si tenne a met settembre, ma
fu solo alla seconda, durante il giro per i bar che si faceva sul tardi,
che incontrai Rob. Ero in fila al bancone con una banconota
da venti marchi tra le dita, sperando che il barman mi versasse
finalmente una bella pinta di birra alla spina, quando sentii la
mano abbronzata di Rob intorno al collo.
Abbiamo ordinato tequila sunrise?.
Quella sera non pesavo a Maarit. Non pensavo nemmeno a
Mikko. Nella mia testa sentivo soltanto la voce che mi diceva:
Rob ci sta provando! Finalmente!.
Ero una pratica facile, malgrado non fossi n troppo ubriaca
n troppo sobria. Ero abbastanza carina e intelligente, e nei
primi due anni di liceo avevo sbavato dietro a Rob, gemendo a
occhi chiusi sul copriletto all'uncinetto della mia stanza mentre
pensavo al suo sguardo. Avevo una cotta per lui. Nel diario l'avevo
definita amore.
All'epoca chiamavo la masturbazione gemiti. Dopo quella
serata mi masturbai, prima delle lezioni, e anche dopo, finch il
terzo giorno gli telefonai e gli dissi che si era trattato di qualcosa
in pi di una notte e via.
Con Rob tutto era possibile. Lui era uno stallone dell'istituto
di Economia, forte e possente, e marcava il territorio. Scopammo
nel bagno del Tavastia, tra i cespugli di Hietaniemi, sotto lo
scivolo del parco acquatico Serena, con il brivido del pericolo.
Mikko non sospettava nulla. Non gli interessava come
soddisfacessi i miei desideri. E nemmeno io chiesi in che modo lui affrontasse
i propri. Se lo avessi fatto, il mio attuale marito probabilmente
avrebbe pensato ai sui voti e alle strategie per ottenerli.
Passavo pi tempo nel bilocale di Rob a Etu-Tl, comprato
dai suoi genitori, che nel mio monolocale di Etel-Haaga.
Quando Mikko fin il servizio di leva, ci trasferimmo insieme a
Herttoniemi. Poco dopo Rob part per Londra. Alcuni anni pi tardi,
Rob per la prima volta mi mand un biglietto aereo per Heathrow,
e io partii dicendo a Mikko che avevo voglia di trascorrere
un weekend di shopping. In aeroporto gli comprai un chilo di
liquirizia inglese come souvenir.
Mikko era rimasto sconvolto dal fatto che fossi uscita dal Paese
solo per sprecare soldi. Si era portato la liquirizia nel suo studio
e l'aveva mangiata con parsimonia. Mi aveva detto che non conveniva
fare acquisti in aeroporto, poich gli stessi prodotti erano
disponibili a prezzi pi bassi in citt. Anche la Teseo, a quanto
pareva, aveva delle caramelle economiche di buona qualit.
Dopotutto paghiamo per il sapore, non per la confezione, mi
aveva spiegato.
La volta dopo me ne ricordai.

...
Mikko.

Come, equilibratori! Come, bilanciatori nella distribuzione dei
redditi!
Visto che i banchieri non guadagnano abbastanza soldi, oltre
al diritto c'era anche il dovere che alle catastrofi provocate dalla
loro smisurata sete di denaro si ponesse rimedio con i soldi dei
contribuenti. L'idea era talmente ardita, che pretesi che Robert
la spiegasse.
E in tutto e per tutto una scelta della societ quella di salvare
le banche, dichiar. Ripieg una sottile fettina di prosciutto
con la punta della forchetta prima di mettersela in bocca.
Che arroganza!
Avevo voglia di precipitarmi oltre il tavolo, afferrarlo per il collo e strozzarlo immediatamente.
Cercai con la mano la bustina di stricnina che avevo nei jeans.
Sussultai quando mi accorsi che un lembo era fuori dalla tasca.
Non  che qualcuno l'ha notata?, pensai. Lanciai un'occhiata
ai miei commensali. No.
La infilai di nuovo dentro.
Non era ancora il momento. Non avevo ancora preparato Robert
a morire. Lui doveva prima capire perch. Doveva avere il
tempo di pentirsi dei suoi errori.
I politici non possono fare altro, e i banchieri lo sanno. Non
hanno altra possibilit. A me sembra uno sfruttamento di chi si
trova in una posizione di svantaggio, dissi.
Se i politici agiscono stupidamente, forse non  colpa dei banchieri.
Robert diede un morso a una fetta di pane e con il resto ripul
il piatto. Aveva dannatamente ragione. Le banche conoscevano
le fragilit dei politici e le sfruttavano senza scrupoli a loro vantaggio.
Le banche giocavano un gioco d'azzardo di miliardi che portava
sempre inevitabilmente l, ad accumulare pi fanti di picche
di quanti ne tollerasse il bilancio.(1) E prima ancora che accadesse,
i direttori di banca e gli azionisti avevano gi fatto in tempo a
intascarsi i guadagni.
Se una grossa banca fosse colata a picco si sarebbe verificata
una situazione simile all'eruzione di un vulcano. Cenere e lapilli
roventi avrebbero provocato la distruzione, ma la cosa peggiore
sarebbe stata che il vulcano rappresentava solo un sintomo, e
tutti ne erano consapevoli. Sarebbe stato un segno che le zolle
tettoniche si stavano scontrando e che presto l'intero sistema
monetario avrebbe tremato, e non per il terremoto in s ma per
il timore che avvenisse.
Il tracollo dei mercati finanziari avrebbe portato al collasso l'economia
mondiale; la paralisi dell'economia al disordine politico.
I partiti all'opposizione sarebbero saltati al collo del governo
quando le imprese, che versavano in difficolt finanziarie, avessero
trasferito la produzione in Cina, e da l in qualche altro Paese
che gli avrebbe concesso condizioni ancora pi vantaggiose.
Perci i politici versavano i patrimoni dei contribuenti nei bilanci
delle banche per rendere possibile la propria rielezione alle
successive consultazioni politiche.
Secondo te  giusto?
Se gli Stati decidono d'impedire il fallimento delle banche 
per volont di parlamenti democraticamente eletti.
E questo secondo te  giusto?
Il parlamento promulga le leggi, perci  probabile che sia
anche in grado di agire nel loro rispetto.
Io intendo moralmente.
Non  moralmente giusto aiutare chi  in difficolt?
 scandaloso!.
Secondo me  una cosa decisamente generosa.
Mikko, non cominciare!.
Veera picchiett il coltello sul bordo del piatto.
Riesci a guardarti allo specchio?
 molto semplice. Entro ancora nell'immagine riflessa.
Niente  tanto grave da non potersi prendere alla leggera.
Robert appoggi le posate sul piatto con noncuranza, passandosi
la lingua tra le gengive e le labbra.
Se fossi io a decidere, ovviamente, non darei i miei soldi n
alle banche n, altrettanto imprudentemente, ai politici.
Lo ammetti!.
E una novit per te che i politici prendano decisioni stupide?
La democrazia  il metodo di governo peggiore. Senza contare
tutte le altre tipologie che sono state sperimentate.
Secondo me la migliore  l'autocrazia illuminata, dichiar
Robert.
Basta che il despota sia tu.
No, no. A mio avviso tu saresti un dittatore perfetto.
E perch non tu?
Perch io probabilmente mi comporterei da semplice uomo.
Un dittatore illuminato deve comportarsi come un Dio buono e
giusto. Ecco perch, tra tutte le persone che conosco, acclamerei
te come dittatore.
Note.
1 Si fa riferimento a un gioco di carte finlandese chiamato Mustapekka, noto anche in Italia e
ampiamente diffuso in Veneto, conosciuto come Uomo Nero. Nel gioco perde chi resta con il
fante di picche (l'uomo nero, appunto).


...
Robert.

Si trattava di un interrogativo opportuno e fondamentale. Di
certo non avevo invitato Mikko e Veera perch Mikko potesse
punzecchiarmi, o perch potesse aggrapparsi a ogni mio pensiero
espresso in maniera imprecisa e proseguire con la sua pedanteria
pi a lungo di quanto fosse ragionevole.
Ovviamente no. N l'avevo fatto perch potesse mettere in
mostra la sua superiorit. Quella la conoscevo bene.
Se avessi voluto rincontrare Veera, avrei invitato solo lei. Oltretutto,
adesso avevo Elise - nella misura in cui qualcuno possa
essere di qualcun altro.
La porta di casa non si apre mica a chicchessia. Per gli incontri
esistono i ristoranti e le caffetterie, dove si va dopo aver visto un
musical allegro, si consuma un pasto di tre portate e alla fine si
fuma il sigaro. E cos che si fa tra colleghi che si frequentano nel
tempo libero.
Mikko non era un collega. Era un amico. Il solo amico che
avessi mai avuto.
Considerando che eravamo stati particolarmente vicini per
quasi vent'anni, Mikko e io ci odiavamo l'un l'altro in maniera
eccezionale. Non lo ritengo strano. Solo con chi ci  pi vicino si
pu essere cattivi. Solo chi fa parte della cerchia dei pi intimi si
pu odiare ardentemente.
Perch mai rivolgere i miei sentimenti verso qualcuno che
non conosco se non attraverso lo schermo televisivo o quello
di un computer dai pixel che cambiano i colori? Solo gli intimi
si possono odiare, e solo loro si possono amare. Gli altri sono
conoscenti con i quali bisogna preservare la propria immagine
pubblica.
Solo con chi ci  pi vicino si pu essere cattivi. Glielo avrei
detto, gli avrei spiegato che  segno di appartenenza alla cerchia,
nient'altro. Niente di personale, solo quello.
Io avevo bisogno di Mikko. Per misurare il mio successo? Anche
per quello, naturalmente, certo, ma prima di tutto perch
era Mikko. E non avevo avuto nessun altro rapporto cos duraturo.
Mi conosceva davvero.
Aveva l'abitudine di esporre le proprie opinioni disprezzando
tutto quello che non riteneva valido. Lo faceva in modo tale che
il suo approccio sembrava l'unico metodo sensato. Era inflessibile
e spietato, non sganciava un colpo diretto ma ti corrodeva
come un acido, lento e inesorabile.
Fu in ambito calcistico che mi accorsi per la prima volta del
suo metodo.
Giocavo nella primavera della HJK nel periodo in cui Mikko
cominci a chiudersi sempre pi spesso nella sua stanza per annotare
sul suo quadernone impressioni a proposito dei libri che
aveva preso in prestito alla biblioteca. Non criticava apertamente
il calcio, n la mia squadra, ma appena gli si present l'occasione
di esporre il proprio punto di vista critico non se la lasci
sfuggire.
Accadde durante l'ora di educazione fisica. Quando qualcuno
si fece male ai legamenti della caviglia durante una marcatura,
azione in cui ci fu pi entusiasmo che abilit, Mikko riflett ad
alta voce sul numero di assenze dovute agli infortuni in campo.
Allora gli feci notare che Albert Camus aveva detto di aver imparato
dal calcio quello che sapeva della morale, e lui mi disse
che a suo avviso la visione di Camus era troppo ristretta. Ma
precis che non era un errore che si potesse imputare allo scrittore
francese.
Non ci sono cattivi allievi, solo cattivi maestri, disse.
E io all'epoca non seppi aggiungere altro.
Ero dunque consapevole che fosse un grande rischio e che per
tutta la sera lo avrei sentito pontificare, polemizzare e pungolarmi.
Allora  perfettamente giustificato chiedersi: per quale motivo
avevo invitato Mikko e Veera a casa nostra?
C'era qualcosa che volevo mostrare a Mikko. Non quanti soldi
avessi. Non che fossi un uomo di successo. Sapevo di esserlo.
Volevo dimostrargli che vent'anni prima, in quella sgangherata
camera d'albergo, avevo avuto ragione io. Ero vanitoso fino a tal
punto.
 sufficiente come risposta? Ora si pu considerare la faccenda
risolta in modo da non doverci pi tornare sopra?

...
Veera.

Proprio a causa di discussioni del genere mi ero innamorata di
Mikko.
Al liceo dispensava parole di saggezza che aveva di certo letto
negli anni Settanta. Aveva elaborato una sua teoria della societ
sana e aveva sintetizzato il proprio pensiero in un sistema di
princpi e motivazioni che si andava arricchendo e precisando
incessantemente.
Rob non aveva un sistema, ma solo idee. Non leggeva le opere
complete, ma solo alcuni libri, e di quelli dei capitoli, delle pagine,
degli stralci. Magari anche solo delle frasi da usare come
slogan. Le assorbiva rapidamente e mirava a caso, tanto qualcosa
coglieva sempre. Testava, si lanciava nella discussione, precisava
al volo le sue opinioni.
Il pensiero di Rob non esisteva prima che lo pronunciasse a
voce alta. Lui pensava parlando.
I suoi idoli cambiavano ogni mese. Indossava la maglietta rossa
di Che Guevara, citava Milton Friedman, John Lennon e i Sex
Pistols. Con l'entusiasmo di chi cambia idea, apprezzava gli insegnamenti
dei suoi predecessori. Non si poteva mai sapere che
opinione avesse Rob sulle cose, ma riusciva sempre a motivare la
propria posizione con argomenti molto forti.
Mikko era affidabile, Rob imprevedibile.
Anche a tavola, durante la cena, il solito show. Era sempre stato
uno show. Maarit e io lo seguivamo ammirate, come aveva
fatto l'intera scuola mista Suomalainen yhteiskoulu, tranne i ragazzi
invidiosi di Rob e Mikko e quelli che non accettavano n di
invidiare n di ammirare nulla, poich secondo loro nel mondo
non c'era niente per cui entusiasmarsi.
Il botta e risposta era cos serrato che era impossibile inserirsi.
La palla era appena stata lanciata che gi aveva cambiato direzione
superando la rete, come in una partita di ping-pong tra
asiatici che si incontrano alle Olimpiadi ogni quattro anni.
Se ne avessi avuto il tempo mi sarei messa in mezzo dicendo
che Dio pu essere buono ma non giusto. Mikko avrebbe spiegato
il problema della cattiveria con il libero arbitrio umano. Ma
che cosa avrebbe detto Rob? Avrebbe sostenuto che la giustizia
 un'illusione poich il senso di giustizia  soggettivo? Avrebbe
chiesto quali motivi abbiamo per presumere che Dio sia buono
senza per metterne in dubbio l'esistenza? Perch, altrimenti,
nel merito della discussione quella sarebbe stata una risoluzione
troppo facile.
Non ero stanca di seguire la contesa tra Mikko e Rob. Mi era
mancata. Mio marito se la cavava bene.
Venti anni prima avevo immaginato che Mikko si sarebbe dato
alla politica.
Non ci riuscirei, mi aveva detto allora. La spiegazione era
arrivata in un lungo monologo appassionato: desiderava essere
paladino della verit e i politici non agivano in quel modo.
Loro erano dalla parte delle istituzioni, dei buoni - malgrado
personalmente io fossi dell'idea che i politici fossero al servizio
dei propri interessi. Mikko si era arrabbiato: se il buono e il vero
si disgiungono  sbagliato.
Un politico che intende realizzare il buono finisce per mentire.
Se un politico vuole modificare una legge, poniamo, di tre
tacche verso destra, deve dichiarare quanto diventerebbe meraviglioso
il mondo se quella fosse sei tacche pi a destra, mi
spieg mostrando con le mani le distanze. I politici finiscono
per diventare dei buffoni.
Non  lecito mentire se si combatte per una buona causa? Il
buono non  pi importante del vero?, avevo interrotto Mikko
per dimostrargli il mio interesse prima che attaccasse con la sua
sfilza di eccezioni ed eccezioni delle eccezioni.
Aveva riflettuto un attimo, disegnando dei cerchi sulla superficie
scura della sabbiera con la punta delle sue scarpe da vela.
Forse in alcune circostanze, ma alla lunga non si pu continuare
a fingere di avere un'opinione diversa da quella che si ha.
Mikko si conosceva bene. Anch'io avrei fatto meglio a capire
fin da allora il suo senso di giustizia morboso e tutto quello a cui
avrebbe potuto portare.
Si era messo a studiare legge, bench fosse assolutamente chiaro
che non sarebbe diventato un avvocato. Lo aveva detto lui
stesso: un avvocato  uno sfruttatore che fa abuso della legge.
Fu cos che mio marito inizi a promuovere un mondo migliore
e a estirpare il male perseguendo i malfattori con le mani
sporche di soldi. Dispensava giustizia e si accingeva a diventare
uno spauracchio per i criminali.
Quel giorno indossavo la mia gonna scozzese e oltre ad avere
stile ero anche carina, ricordo che nel cortile della scuola avevo
chiesto a Mikko perch intendesse comunque votare per sostenere
la democrazia. La risposta si collegava immancabilmente a
quanto aveva appena detto: la preparazione delle leggi  come
una vendita all'asta con le sue offerte e controfferte.
Quale sarebbe l'alternativa?
Rob ci aveva raggiunto e si era acceso una sigaretta. Aveva cominciato
a fumare da alcuni mesi e lo faceva con accanimento,
finch poi non si stanc e smise.
Autocrazia illuminata, aveva proposto Rob.
Mikko si era affrettato dietro di lui che si allontanava e aveva
difeso con ardore la democrazia, esponendone i pro e i contro.
Non avevo ascoltato la conclusione del discorso poich ero rimasta
al mio posto. Non mi interessava quanto la teoria sulla
societ. Poi aveva preso a piovigginare.
Il display degli aerei in partenza era colmo di fiducia nel futuro.
A turno si sarebbero sollevati in aria fino a completare tutte le caselle,
nel giro di met giornata avrebbero raggiunto tutti il cielo.
Il mondo non si sarebbe fermato, e nessun volo era stato cancellato.
Ripercorse la lista con lo sguardo. Francoforte era soltanto sul
secondo pannello: il volo con il codice LH sarebbe partito dopo le
otto.
Prima non c' nulla?. Torn a leggere l'elenco.
LH2485 per Monaco alle ore 6,40.
Avrebbe fatto in tempo a prenderlo. Monaco poteva andare bene.
Era inutile sprecare un'ora e mezzo.
And a comprare il biglietto e ricevette istruzioni sul check-in,
sul gate di partenza e sui controlli di sicurezza.
Si ferm al bancomat.
La macchinetta sput fuori la carta e i soldi. Infil le banconote
nella tasca della giacca.
Inser nuovamente la carta nel bancomat e fece un prelievo pi
sostanzioso, che la macchinetta rilasci. Ripet l'operazione fino a
che il bancomat non erog pi soldi.
Strinse la carta tra pollice e indice e fece per piegarla.
Un attimo. Ancora no.
I suoi dati sarebbero rimasti in ogni caso nei registri della compagnia
aerea e li avrebbero rintracciati facilmente. Anche se fossero
state trovate tracce dell'uso della carta da Monaco non sarebbe
stato compromettente.
Ci stava a indicare che doveva ragionare, programmare meglio.
Appena trov un punto di cambiavalute aperto, cambi le sterline
in euro.
A Monaco il cambio sarebbe potuto essere pi vantaggioso ma
nella valigia aveva altri soldi, molti pi di quelli che aveva prelevato
dal bancomat.
Salendo sull'aereo prese il Die Zeit, anche se intuiva che non
lo avrebbe letto.
Die Zeit, il tempo. Sogghign. Di tempo ne aveva.

...
Elise.

Mikko e Robert discutevano di Dio. Non so se ne parlassero
intendendolo con l'iniziale maiuscola o minuscola. A volte le
persone imbrogliano e lo dicono con la minuscola, anche se lo
intendono con la maiuscola.
Dio  sicuramente buono. Una buona cosa o persona o... spirito.
 questa la conclusione a cui sono giunta. Che sia con la
lettera maiuscola o minuscola, che sia uno o che siano tanti.
Dio ha creato il cielo e la terra. Forse da s o ha fatto semplicemente
da costruttore. Ha creato anche l'essere umano.
Il bene e il male. Se nel mondo non ci fosse il male, non sarebbe
perfetto, perch mancherebbe, appunto, il male.
Arriv la cameriera. Era una ragazza in gamba, sapeva quando
era il momento. Doveva avere un sesto senso. Era bianca e nera,
come i suoi vestiti, quindi nel complesso era grigia, in altre parole
discreta.
Oppure stava in piedi sulla porta della cucina e sentiva il tintinnio
delle stoviglie: forchetta, coltello - ecco!
Le chiesi di portare il pane.
La conversazione tra Mikko e Robert s'interruppe.
La cameriera si volt e subito dopo mi allung un cestino.
L'altro pane. Quello nero. Quello come l'uomo finlandese,
le dissi.
 il vostro regalo per inaugurare la casa! Non conviene che lo
mangiamo tutti. Io e Veera abbiamo pane di segale tutti i giorni
a casa. Senza contare che Veera....
Ma dai, non  possibile, ma c' bisogno di dirlo a tutti? Che
ne dici se parlassimo di come puzzano le tue di scorregge?, replic
Veera.
Siamo a tavola!, esclam Mikko.
Puzzano uguale, sia a tavola sia in camera da letto, disse lei.
Non  che se ne potrebbe avere un assaggio adesso?, domandai.
Mi scusi. Per la cena era stata ordinata la ciabatta, disse la
cameriera.
Hai sentito. La ragazza ha agito esattamente in base alle istruzioni
ricevute, puntualizz Robert.
Avevo fatto un casino. Mi seccava.
Nemmeno mi piace il pane di segale.
La cameriera aveva raccolto i piatti sull'avambraccio e aveva
chiesto: Qualcuno desidera del pane nero?
No, va bene cos, replic Robert.
Potresti indicarmi il bagno?, mi chiese Mikko.
La seconda porta uscendo, risposi.
Forse  meglio se mi accompagni, disse lui.
Capii. Mi alzai. Il tovagliolo di stoffa cadde a terra. Come mai
non l'ho messo sul tavolo? Sono un po' brilla? Probabilmente
s. I confini erano labili. E niente era fisso.
Mostrai a Mikko la porta accanto all'ascensore. Qui c' l'armadio,
spiegai.
Mikko mi afferr per un braccio e mi disse: Elise, non hai
capito?.
Gli mostrai la seconda porta, pi distante. Qui c' il bagno.
Aprii la porta.
Mikko mi scosse per il braccio e disse: Non toccare quel pane!
 il pane di Robert. Tu non puoi mangiarlo.
Ok.
Volle una conferma di cosa dovessi ricordare.
Il pane di segale  di Robert, risposi.
E di conseguenza?
 come l'uomo finlandese, replicai.
Mikko mi ordin di ricordarlo. Aggiunse: Elise, faccio tutto
per il tuo bene.
A buon intenditor... Magari me ne ricorder. Io non posso
mangiare quel pane.
E la cameriera?, chiese Mikko.
Nemmeno lei pu mangiare il pane di Robert, risposi.
Lo hai detto alla ragazza?.
Non lo avevo fatto perch non sapevo che il pane fosse di Robert.
Gli chiesi se volesse un bacio.
Elise, insomma, io ti ho avvertito!.
Guardai Mikko con un'espressione di scuse.
Adesso te lo ricordi?, mi chiese di nuovo.
Il pane di segale  di Robert. Non posso mangiarlo. E nemmeno
la cameriera. Quel pane  una prelibatezza personale di
Robert.

...
Veera.

Rob mi veniva sempre a prendere a Heathrow in taxi e sul sedile
posteriore parlavamo a voce altissima in finlandese, divertiti
dal fatto che il tassista non capisse. Rob amava il rischio. Per noi
Londra era anonima. Nessuno mi conosceva in citt tranne lui,
e quando passeggiavamo nel parco di Kensington e incontravamo
qualche suo collega, mi presentava come una conoscente
finlandese in visita a cui stava facendo da cicerone in giro per la
citt. Era cos semplice, cos realistico, che il collega non aveva
difficolt a crederci.
Inoltre, c'era sempre la possibilit che Mikko potesse conoscerlo.
Il suo lavoro era raccogliere informazioni, per cui conosceva
tante persone anche nel mondo della finanza londinese.
Ogni volta, durante il viaggio di ritorno, mentre l'aereo si avvicinava
a Helsinki, mi domandavo se dovessi sentirmi una puttana.
Non m'interessavano le opinioni sul tradimento delle moraliste
nei forum per casalinghe. Le situazioni non sono mai le stesse
per tutti, quindi come si fa ad applicare la medesima morale?
Morale, una parola disgustosa, che usavano coloro che si ponevano
al di sopra degli altri.
A volte pensavo se dirglielo o meno. Il pensiero svaniva dalla
mia mente prima ancora di attraversare il corridoio dell'aeroporto
Vantaa-Helsinki nel trambusto della domenica sera e andare
ad aspettare il pullman con le mutandine e i vestiti sgualciti chiusi
nel bagaglio a mano. Mikko non veniva a prendermi. Perch
avrebbe dovuto, non avevo l'abbonamento mensile?
Come avrebbe reagito se glielo avessi detto? La curiosit di
saperlo mi spingeva a prendere in considerazione la possibilit
di dirglielo a ogni viaggio di ritorno.
Avrebbe potuto reagire come quelli che scrivevano sui forum,
lanciando le porcellane contro il muro e andando dritto all'ufficio
del registro locale il luned mattina.
Si sarebbe potuto chiudere nel suo studio per due settimane e
uscire di l cambiato. Sarebbe potuto andare a fare una corsetta,
ritornare dopo due ore con un mazzo di rose e chiedermi di
lavarlo con un docciaschiuma economico, per poi bere spumante
davanti a un buon film. Avrebbe potuto portare avanti una
discussione di ore, chiedere con insistenza di andare in terapia
di coppia e tutto sarebbe rimasto identico, tranne per il fatto
che Rob e io avremmo dovuto inventarci un nuovo posto dove
incontrarci.
A conti fatti, Rob mi permetteva di portare avanti la mia vita
di coppia!
Da lui ricevevo quello che non avevo da Mikko. Senza Rob
avrei sofferto, oppure ci saremmo separati. Dato che non amo
soffrire, avremmo divorziato. Grazie a Rob, invece, riuscivo a
vivere insieme all'uomo che amavo.
La cameriera mi mise davanti un piatto fumante. Una bistecca
alta tre centimetri da cui colava una cremosa salsa ai funghi,
accompagnata da polenta di patate, verdure miste e un piccolo
frutto arancione di cui non osai indovinare il nome.
Nel corso della primavera in cui Mikko aveva esaminato il finanziamento
elettorale della fondazione vicina al partito di centro,
ero andata a Londra ogni due settimane. A Mikko avevo
raccontato di un progetto di cooperazione tra i due Paesi per
l'assistenza sanitaria. Scambio d'informazioni, ottimizzazione
delle procedure, e tutto durante i fine settimana, poich nei giorni
feriali erano tutti troppo impegnati in altri progetti. Non avevo
pensato nei dettagli la mia storia. Volendo mi avrebbe colto in
fallo facilmente, ma a lui interessavano soltanto i vecchi verbali
delle riunioni e i faldoni della contabilit.
Mio marito aveva il corpo mingherlino del corridore. Faceva
jogging di resistenza a velocit costante. Non era uno di quelli
che sottoponevano il fisico a sforzi o stress. Mentre correva teneva
le mani attaccate al corpo, in modo da non sprecare energia.
Si volt verso di me e disse che Julia non aveva chiamato.
Ma sono appena le....
A casa sono due ore avanti.
Sar connessa su Messenger.
Non mi spaventare!.
Mikko era dell'idea che attraverso internet qualche pervertito
potesse prendere contatto con la nostra bambina e farla spogliare
davanti alla webcam.
I maniaci infestavano quell'ambiente senza regole come scarafaggi
e avrebbero abusato di Julia, se non fisicamente, come
minimo spiritualmente.
Star di certo guardando un film. Magari Schindler's List, che
dura parecchio.
Aveva detto che avrebbe chiamato.
Dal mio punto di vista, la responsabilit che avevo verso Julia
era quella di proteggerla da suo padre, il quale voleva difendere
sua figlia dal mondo.
Doveva potersi sentire libera di dirci le cose e non dover ricorrere
a sotterfugi.
Quando aveva chiesto se poteva dare una festa mentre eravamo
a Londra, naturalmente le avevo dato il permesso. Se fosse
dipeso da Mikko non avrebbe mai vissuto la sua vita e in futuro
non se lo sarebbe mai perdonato, n a se stessa n tantomeno
a noi. All'et di Julia io avevo gi provato tutti i cocktail di mia
invenzione. Per la festa avevo comprato sei litri di sidro e avevamo
nascosto le lattine nel suo armadio, con la raccomandazione
di ripulire tutto in modo che Mikko non si accorgesse di
nulla.
Quindi devo mettere a posto le scarpe da ginnastica e gettare
via la spazzatura dalla stanza di pap?
Fallo in un modo tale che se io non lo sapessi, non me ne
accorgerei....
Rob gli propose di chiamare a casa.
Gli domandai se volesse mandarle un messaggio con il mio telefono.
Mikko si ricord che il suo cellulare era nella camera degli
ospiti. Anche se i piatti erano in tavola, si allontan, dicendoci di
iniziare senza di lui.
Ma lo aspettammo, e nel frattempo raccontai a Rob ed Elise
che Julia aveva preferito il francese come materia a scelta, mentre
il tedesco era la prima lingua straniera e l'inglese aveva iniziato
a studiarlo gi a undici anni. Un'informazione del tutto gratuita.
Interessante, comment Elise.
Fu allora che decisi che quella sera sarei andata a letto con
Rob. Non mi importava che programmi avesse lui.
Ero sicura che avesse qualcosa in mente. Rob era cos. Aveva
sempre un piano, anche se non lo dava e a vedere n lo ammetteva.
Il suo approccio alle cose poteva sembrare di stampo gut
feeling, ma in realt Rob rifletteva sulle cose, eccome. Prevedeva
sempre quale sarebbe stato il passo successivo. Come minimo.
Altrimenti non sarebbe mai riuscito a guadagnare una tale quantit
di soldi.
Non aveva alcuna importanza quello che aveva in mente lui.
Poich sarebbe andata come avevo deciso io.
L'idea fece aumentare la sudorazione alle ascelle e mi procur
una calda sensazione adolescenziale alle guance. Mi godevo il
sapore eccitante di quel gioco e l'odore del pericolo, cose che
sembravano inappropriate accanto a quella tovaglia bianca, su
quelle sedie imbottite, con una forchetta di design in mano. Il
cervello intorpidito dalla conversazione noiosa inizi a sviluppare
una trama appassionata, il cui fulcro era inevitabilmente Rob,
il banchiere milionario, ex compagno di classe, che gemeva sotto
di me e con la lingua sfiorava... be', cosa potete anche immaginarlo
da soli.
Quando sfiorai la gamba di Rob con la mia sotto il tavolo,
l'orologio a pendolo inizi a rintoccare le sette. Al terzo colpo
mi assicurai che capisse che non gli avevo toccato la gamba per
sbaglio.
Non gli avrei offerto sesso, ma rischio.

...
Mikko.

Quando gli aromi del cibo arrivarono alle narici, paura e incertezza
mi serrarono la gola.
Eravamo alla portata principale. Ci significava che c'era una
tappa in meno. A ogni giro si andava ineluttabilmente verso il
cento percento.
Il cento percento era il confine ultimo. A quel punto Robert
sarebbe morto.
Avevo suddiviso la serata in vari livelli. Il primo era l'ingresso.
Il brindisi iniziale era il secondo, l'antipasto il terzo. Il momento
della portata principale era il quarto degli otto totali.
Robert aveva fatto la sua fortuna sulle percentuali, e quello che
possedeva era la sua vita.
Ecco perch era appropriato che fossero quelle a distruggerlo.
Per lui era il modo giusto di morire.
Avevo lasciato il cellulare sul comodino, impostato sulla modalit
silenziosa. Nella cartella dei messaggi ricevuti ce n'erano
alcuni che informavano sui costi della connessione dati e delle
telefonate, e uno su come bloccare le chiamate in entrata.
Julia non aveva chiamato.
Lo feci io. Il telefono squill a lungo.
Rimasi in piedi davanti alla finestra con le mani strette a pugno.
Il battito accelerato, cosa che non mi sorprese. Avevo immaginato
che le mie sensazioni sarebbero state simili a quelle che provavo
quando facevo l'ultima telefonata che confermava uno scoop.
Quelle frasi balbettate mentre incalzavo il mio interlocutore con
domande sempre pi dettagliate e a poco a poco rivelavo le informazioni
in mio possesso, facendo in modo che senza nemmeno
accorgersene confermasse i fatti. A quella sensazione dopo la
telefonata, mentre battevo il pezzo e isolavo le frasi di maggiore
impatto per il titolo o per l'attacco.
Ma Robert aveva diritto o no a godere di quel panorama?
Non potevo stare a rimuginare su una cosa del genere. Non
potevo tirarmi indietro.
Richiamai. Dopo una lunga attesa, Julia rispose infastidita.
Allora, che c'?
Va tutto bene?
S, s.
Un attimo fa non hai risposto.
Ero impegnata con un gioco.
A che giochi?
Salto con gli sci.
Julia aveva una consolle per videogiochi a cui era collegata una
pedana con cui si conduceva il gioco saltando e spostando l'equilibrio
da una gamba all'altra.
Che rumore era quello?
 Anni.
C' Anni?
 venuta a trovarmi.
E... i suoi lo sanno?
Certo che lo sanno.
Che programmi avete?
Boh, forse giochiamo un po' a pattinaggio. Oppure a tennis.
Andate a dormire presto.
Di, su, domani  domenica.
La domenica  una bella giornata.
S, appunto.
Non conviene sprecarla a dormire.
E allora quand' che  permesso farlo?
C' qualche ragazzo l?
Qui? Sar stato Matti Rnk.
Avete la tv accesa mentre giocate alla PlayStation?
Alla Wii.
Comunque, mentre giocate.
Certo.
Ma quell'aggeggio non va collegato alla TV?
S, certo.
E allora come fa il televisore a essere....
 il mio.
Hai portato di sotto la tv per guardare il notiziario mentre
giocate?
S, esatto, proprio cos. Ma cos', un interrogatorio?
Non  per niente un interrogatorio. Per, chiamami pi tardi,
prima di andare a dormire, ok? Si era detto cos. Le chiamate
verso la Finlandia sono piuttosto costose.
S, s. Di, adesso sarebbe il mio turno di salto.
Vuoi dire di saltare. Salto  un sostantivo, oppure  la prima
persona singolare dell'indicativo presente.
C' altro?.

...
Robert.

Se ti uccidessero, in che modo accadrebbe?.
Elise cambi argomento con leggerezza. In quello era abile, e
fu una mossa intelligente. Nessun argomento dev'essere sviscerato
fino in fondo, in modo che si mantenga viva la curiosit nei
suoi riguardi. Approfondire completamente qualcosa va bene
per un malato terminale allettato, e l'analisi resterebbe comunque
incompleta. La discussione deve lasciare una scintilla per
un eventuale confronto futuro.  un metodo per fidelizzare il
cliente.
Dunque, come mi assassinerebbero? Si pu rispondere a una
domanda del genere? E se a uno di voi capitasse di avere intenti
simili?.
La domanda non era una di quelle solite, da classiche quattro
chiacchiere, e proprio per questo era perfetta per lo scopo. L'avrei
senz'altro presa in prestito. Ai clienti piace essere sorpresi.
Il solito si ha in tutte le sale riunioni identiche tra loro. Bisogna
essere premium. Bisogna essere oltre.
E bene tenere a mente il nostro essere mortali, ma essere assassinati!
Non ho mai considerato la possibilit.
Se potessi scegliere come morire, essere ucciso sarebbe sicuramente
ai primi tre posti. L'aspetto negativo  che l'omicidio
pone fine alla vita prima del tempo. Venire ammazzati significa
che si  degni di essere uccisi.
Era interessante riflettere su quell'argomento, gli omicidi erano
avvincenti. Altrimenti non si spiegava come mai ne parlassero
tutti i giorni in prima serata su pi canali. Se mai avessi scritto un
libro, non sarebbe stato una guida agli investimenti, ma la storia
di un alcolista svedese che risolve casi di omicidio.
Nell'eventualit che mi avessero ucciso, l'assassino non mi
avrebbe di certo sparato attraverso il vetro della macchina. Non
avevo comprato una Rolls-Royce o una Ferrari, ma una Mercedes.
La Mercedes non invoglia a ucciderne il proprietario; magari
chi la guida  uno stronzo, ma non uno di quelli per cui si spreca
una pallottola o a cui si mette una bomba sotto la ruota anteriore.
Mikko ci raggiunse e volle sapere di cosa stessimo discutendo
tanto appassionatamente. Gli spiegai che non era una discussione,
ma una mia breve dissertazione, che aveva per argomento:
come mi assassinerebbero?
Ah!, esclam.
Gli assassinati diventano grandi eroi. L'appeal post mortem
non si ottiene soffocandosi con una nocciolina. Cosa che, per
inciso, potrebbe essere un modo per uccidermi, perch, come
sapete, sono allergico alle arachidi. Per, cari amici, perlomeno
non uccidetemi con una nocciolina!.
Mikko disse che non si sarebbe messo fine ai miei giorni con
una nocciolina.
Se la tua intolleranza  peggiorata a tal punto che un'arachide
potrebbe portarti alla morte, avresti di certo una siringa di adrenalina
da qualche parte in caso di shock anafilattico, e se non l'avessi,
faremmo in tempo a trasportarti in ospedale per farti curare.
Aveva ragione: avevo una siringa, anche se la mia allergia non
era delle peggiori. Naturalmente, mi sarei dovuto soffermare su
quanto fosse stato veloce Mikko ad analizzare le difficolt di un
omicidio tramite una nocciolina, ma ero cos preso dall'argomento
che non vi prestai sufficiente attenzione.
Veera aggiunse che se non ci fosse stata l'adrenalina a portata
di mano, per il primo soccorso si sarebbe potuto provare con i
farmaci per l'asma o con il cortisone.
Presi una forchettata di polenta. Mikko disse che il cibo era
delizioso. Veera aveva voluto che fosse lui ad assaggiarlo per primo.
Elise chiese di non sviare verso un argomento noioso come
il cibo mentre si parlava di omicidi.
La cosa pi sicura  un'arma da fuoco o una bomba, ripresi
quando ebbi ingoiato il boccone. Dal punto di vista dell'assassino,
un'arma di calibro abbastanza grande sarebbe certamente
il modo pi facile per togliermi di mezzo. Se si vuole essere certi
che la vittima muoia, ovviamente, bisogna farlo da s, dissi.
 un bel problema, aggiunse Elise, sospirando.
Un sicario  pronto a uccidere ma non a morire per te. Se
qualcosa andasse storto, penserebbe a salvarsi la pelle senza preoccuparsi
di aver portato a termine il lavoro. Puoi fidarti solo di
te stesso.
Strumenti simili alle armi da fuoco sono i pugnali, le altre armi
da taglio e le accette. Richiedono tutti forza e precisione. Non
consiglierei di usarli da ubriachi. E nemmeno per ammazzare
me. Potrei soffrire. Brutto modo di morire.
Molti le usano, disse Veera.
Feci notare che molti omicidi fallivano. Erano roba da dilettanti.
Da assassino senza dubbio penserei ai rischi di essere catturato.
Chi ha ucciso Olof Palme  rimasto libero. Sparare come un
cecchino richiede comunque un'accurata preparazione e un'abilit
nell'uso delle armi fuori dal comune, perci non consiglierei
nemmeno questo metodo a un principiante. Esercitarsi a sparare
per anni al poligono solo per premere il grilletto una volta... Ne
vale la pena?.
Poi, naturalmente, c'erano i veleni. Nei libri si usano tanto,
nella vita reale molto meno.
Magari gli avvelenatori sono cos abili da non essere acciuffati,
sugger Veera.
Ovviamente era possibile.
Uccidere qualcuno con il veleno  un modo superbo di commettere
un omicidio. E allora perch non usare uno spettacolarissimo
stiletto? Oh, quello s che creerebbe l'atmosfera! E se
poi le foto sui giornali riuscissero a immortalare il momento in
cui la polizia tiri via la grossa lama dalla carotide, una morte cos
maestosa non sarebbe sprecata, ma sarebbe la gioia e lo stupore
di un gran numero di persone.
Veera precis che uno stiletto nella carotide provocava una notevole
fuoriuscita di sangue.
Il mio nobile aspetto non sarebbe bello da guardare?
La morte non  bella.
Tu ne vedi tante.
So bene che aspetto ha la morte. E scomposta e orrenda. Ai
parenti non si pu mostrare, vomiterebbero sul pavimento della
cella frigorifera.
Elise mi chiese in che modo avrei ucciso io.
Risposi che non lo avrei fatto. Se avessi odiato qualcuno tanto da
poterlo uccidere, non se la sarebbe di certo cavata con cos poco.
Lo tortureresti?
Assolutamente s. Potrei essere il cattivo di James Bond che
per una sola persona ha costruito una sala di tortura in un sotterraneo
segreto. Una cosa megalomane. Magniloquente. Stupefacente.
Un modo non molto spontaneo.
Bisogna tendere all'omicidio spontaneo? Un omicidio pu essere
spontaneo? Non  pur sempre assassinare? Gi come parola
assassinio sa di coltello. Il corpo ammazzato puzza di acquavite
da quattro soldi.  patetico.
Un piano si pu confezionare velocemente.
Per esempio dopo aver chiesto alla vittima come converrebbe
compiere un omicidio.
Veera mi sfior la gamba sotto il tavolo - lo aveva fatto spesso
nel corso della serata, anche se avevo cambiato posizione - e si
pass la lingua sulle labbra. Aveva la bocca larga, adatta a pronunciare
vari tipi di parole.
Come: Un buon omicidio. Pronto senza essere eseguito.
Non tutte le idee devono essere messe in pratica.
Se un buon piano si lascia incompiuto, non  un peccato?
Non  la volont di Dio realizzare cose buone? chiese Mikko.
Di solito tu sei bravo a prevedere i movimenti del mercato,
mi disse Veera.
A me non serve sapere dove andr il mercato. Mi basta che si
muova.
E se non lo fa, si pu sempre incoraggiarlo, concluse Mikko.
Gli altri avevano quasi finito di mangiare. Iniziai a recuperare
lo svantaggio e chiesi a Elise di raccontare la nostra vacanza
a Budapest.
Prima, per, accennai all'esistenza di un altro espediente. Promisi
che pi tardi saremmo tornati sull'argomento.

...
Elise.

Mikko aveva gli occhi azzurri. Non quell'azzurro del cielo al
mattino, ma pi cupo. Non so descriverlo. Le parole non sono
colori.
Tesoro, lo racconteresti tu?, mi chiese Robert.
Che cosa?, domandai.
Il nostro viaggio in Ungheria.
Non era stato un bel viaggio, anche se il sole splendeva giallo
come i fiori di van Gogh. L avevo capito di essere prigioniera.
A letto giocavamo al dottore e l'ammalata e cose simili, ma 
stato a Budapest che avevo notato come l'anello mi stringesse intorno
all'anulare. Non aveva aiutato sfilarlo e pulirlo. Era come
una specie di collare o come le manette, anche se parecchio pi
piccolo.
Robert non era pi un compagno di giochi ma voleva diventare
padre. Faceva attenzione che non cadessi e mi sbucciassi le
ginocchia sull'asfalto e cose del genere.
Non c'era nulla del genere sul contratto, ma Robert era andato
oltre le proprie responsabilit. Non avrei dovuto essere pi elastica
anch'io? Le formule erano vaghe. Avrebbero dovuto garantirmi
il futuro e invece mi si stavano rivoltando contro.
Abbiamo visitato molti vigneti. L hanno molta uva.
Quando ci siete andati?, chiese Mikko.
In autunno, prima che..., risposi.
Ops. Non seppi cos'altro dire. Mikko aveva detto che a Robert
e Veera non si poteva raccontare che ci conoscessimo. Non prima
che tutto fosse chiaro. Era una richiesta importante. Quand'
che lo sar? Mai! .
Elise intende dire che siamo stati a Budapest prima che fossero
presi gli accordi preventivi alla vendemmia dell'anno successivo,
prosegu Robert.
Quello che avevo pensato in realt era: prima di Helsinki.
Quando avevo incontrato Mikko. Infatti, da Budapest ero volata
direttamente a Helsinki.
Quando nell'albergo di Helsinki avevo riconosciuto Mikko,
avevo saputo subito che cosa mi conveniva fare. Dovevo parlare
con lui. Ma prima dovevo stabilire se fosse buono. Cos lo avrei
portato dalla mia parte e lui avrebbe parlato in giro di Robert.
Con le parole avrebbe spezzato le catene e aperto le manette.
Mikko era uno stupidotto.
Mi veniva ancora da ridere. Era cos serio e preoccupato per me.
I vini erano buoni. Un vigneto ci  piaciuto particolarmente.
E questo vino  stato prodotto l.
Sollevai il bicchiere e lo feci roteare. Mikko e Veera fecero lo
stesso.
Anche quello bianco proviene dallo stesso vigneto, precisai.
Spiega a Mikko e Veera il perch.
Semplicemente perch sono i vini migliori!, risposi.
S, certo, sar stato per questo.
Mikko batt il pugno sul tavolo talmente forte che le posate
tintinnarono. Ma in che modo la tratti? Lasciala raccontare e
non metterla sotto esame!, sbrait.
Veera cerc di calmarlo.
E un bene che Robert mi aiuti a ricordare, dissi.
Solo per procedere correttamente con il racconto, spieg
Robert.
Secondo te  corretto? Fare domande a tua moglie come fosse
una bambinetta? Elise, quanti anni sono gi passati? Che cosa
abbiamo fatto?  stato divertente?, continu Mikko.
 stato bello, risposi.
Non era esattamente la verit.
Scusate. Mi sono un po' scaldato, disse Mikko, facendo una
risatina.
S, hai alzato un po' la voce. Proprio tu che di solito quando
parli non ti si sente se in cucina c' la lavastoviglie accesa.
Stress da lavoro?, domand Robert.
C' in ballo una cosa grossa, rispose Mikko.
Un'altra testa che cade. Di chi?, chiese Robert.
Ovviamente non posso dirlo.

...
Veera.

Avevo notato Mikko per primo, ma era stato Rob ad accorgersi
di me.
Ero una ragazzina timida con lo zaino in spalla che si era appena
trasferita da Lahti nella periferia di Helsinki, a Etel-Haaga.
Facevo confusione con le linee degli autobus e il sistema bibliotecario
cittadino.
Durante la prima lezione Mikko era seduto al secondo banco
nella fila accanto alla finestra. Aveva una T-shirt a maniche corte
ed era concentrato a sistemare le matite in ordine di lunghezza
sul bordo sinistro del banco.
In classe non conoscevo nessuno, ma appena l'avevo visto mi
era sembrato subito familiare. Sarebbe stato il pi facile da avvicinare,
se avessi osato. Non ostentava n fingeva. Pensavo fosse
uno di quei ragazzi con cui  facile fare amicizia.
Rob invece era venuto a parlarmi subito dopo la prima ora.
Quell'atteggiamento cortese sapeva di sdolcinato. Alle medie i
ragazzi parcheggiavano i loro scooter davanti alla classe di lavorazione
del legno, puzzavano di sigarette e di sudore coperto col
deodorante, al collo portavano catene tintinnanti acquistate nei
negozi di ferramenta.
Rob era del tutto diverso. Avevo pensato che ci stesse provando
con me. Mi era apparso coraggioso. Era stato cos che Rob si
era messo fuorigioco.
In quel momento io mi ero chiamata fuori.
Avevo stretto amicizia con Maarit, che si era trasferita da Kotka.
Preparavamo insieme da mangiare l'una a casa dell'altra, andavamo
per funghi in bici e quando si era liberata una stanza nel
mio appartamento, Maarit si era trasferita da me. Avevano cominciato
a invitarci alle feste in bellissimi appartamenti in ogni
parte della citt. Studiavamo insieme i tragitti da fare in autobus
e dividevamo il taxi del ritorno.
Rientrando da una di quelle feste, mentre mangiavamo pane
in cassetta dalla busta, Maarit mi aveva detto che probabilmente
Rob era interessato a lei. Le avevo chiesto che cosa ne pensasse
e lei mi aveva risposto che naturalmente anche a lei interessava.
Poco dopo Maarit e Rob avevano iniziato a frequentarsi. Era
appena cominciato il secondo anno di liceo. Dato che la mia migliore
amica aveva trovato un'altra compagnia, avevo bisogno di
stringere nuovi rapporti. E visto che aveva iniziato una relazione,
anch'io volevo provare come fosse.
Le circostanze erano favorevoli e in fondo ammiravo Mikko.
Durante le ore di buco avevo avuto modo di trascorrere del tempo
con lui, che in quel periodo era solo, dal momento che Rob
aveva ben altro da fare.
Ma ero comunque molto emozionata quando, alla fine delle
lezioni, gli avevo chiesto di venire da me per un t. Era gi stato
molte volte a casa mia, perci quando era arrivato aveva preso le
bustine di t dalla credenza e aveva cominciato un lungo monologo
sulla filosofia kantiana.
Me lo ricordo perch la cosa fu lunga e mi rese nervosa. Apriorit
e analisi e delineazione e Knigsberg e altro ancora. Idealismo
trascendentale. Era un concetto alquanto complicato da
usare come arma di seduzione.
Mikko, posso chiederti una cosa?
Non c' bisogno di domandarlo.
Se tu fossi Immanuel Kant, il tuo idealismo trascendentale in
che modo considererebbe l'idea che noi iniziassimo a frequentarci?.
Mikko esamin la cosa accuratamente. A seguito della riflessione
disse che sarebbe stato pratico dal momento che Rob, suo
amico, e Maarit, mia amica, avevano iniziato a uscire insieme.
Gli diedi un pizzicotto sulla guancia e lo baciai sulle labbra.
Non per la risposta in s, ma per le ragioni che aveva addotto.
Era quello che amavo in lui all'epoca e che non ho mai smesso
di amare.

...
Mikko.

Cosa?
Come? chiese Veera.
Hai detto qualcosa sull'idealismo trascendentale un attimo
fa.
Io? Perch mai avrei detto una cosa del genere?
Qui siamo in tre e ci sentiamo tutti benissimo, e tu hai detto
idealismo trascendentale.
Robert ed Elise non confermarono, perci Veera sostenne che
me lo fossi inventato. Perch diamine avrebbe dovuto pensare
all'idealismo trascendentale mentre parlavamo di omicidi e vini
ungheresi?
L'argomentazione di Veera era logica, ma il mio udito era
assolutamente buono. Mi fidavo di me stesso come di nessun
altro. Si tratta di un'attitudine necessaria se si vuole aver
successo nel mio lavoro. Durante le interviste le persone dicono
cose senza riflettere. Affermano di aver visto o sentito
cose che non hanno n veduto n sentito, ma che magari hanno
solo percepito con l'olfatto: se una persona sente odore di
caff, per esempio, potr, sicuro delle proprie sensazioni, dichiarare
di aver sentito il tintinnio delle tazzine. Bisogna prestare
attenzione a cose di questo tipo quando si conversa con
le persone. Gli addetti alla comunicazione lavorano parecchio
su asserzioni simili che sembrano diverse da ci che realmente
sono.
Robert e Veera potevano avere un motivo per non schierarsi
apertamente con nessuna delle due parti in una simile controversia.
In pratica, non dicendo nulla, avevano scelto di stare dalla
parte di Veera; ma la passivit  un'azione minore rispetto alla
conferma o alla negazione. C'era da dire che non avevano neanche
sostenuto che Veera non avesse detto idealismo trascendentale.
D'altra parte, Elise non avrebbe mai osato fare qualcosa
che non facesse Robert. La questione, quindi, non era la parola
di due persone contro quella di una, ma soltanto la divergenza
tra la mia dichiarazione e il silenzio di Robert.
Veera aveva pronunciato quelle parole piuttosto sottovoce,
perci potevano non averle udite dall'altra parte del tavolo.
Guardai Elise e avrei voluto sussurrarle: Resisti ancora qualche
ora. Poi si sistemer tutto.
In quello ci speravo anch'io. La telefonata a Julia era stato uno
stratagemma programmato in precedenza per avere un attimo
di solitudine e perfezionare il piano. Non avevo pensato a come
procedere. A tavola non avevo avuto la possibilit di mettere la
stricnina nel piatto di Robert o nel bicchiere senza che gli altri se
ne accorgessero. Avrei richiamato l'attenzione se avessi pregato
Robert di assaggiare il pane di segale. Bisognava aspettare un
momento migliore per aprire le danze.
Cos chiesi a Veera di ripetere idealismo trascendentale.
Veera neg ancora di averlo detto. Le domandai allora di dirlo
per la prima volta, solo per farmi piacere.
Quando lei, per assecondarmi, pronunci quelle parole con la
voce di chi  leggermente brillo, mi ritorn in mente il momento
in cui l'avevo sentita pronunciarle per la prima volta. Era l'inizio
del secondo anno del liceo, Veera mi aveva chiesto di andare da
lei per aiutarla con i compiti di fisica.
Piccoli dettagli rovesciano gli eventi della storia mondiale e i
destini umani. A volte si tratta di folli coincidenze della storia,
altre, di momenti di debolezza di persone forti, talvolta di pura
indifferenza o di autocompiacimento. Una volta che la frattura si
 venuta a creare comincia una nuova ra, e niente  pi com'era
prima.
Questo sostengono gli storici, che drammatizzano e fanno di
tutta l'erba un fascio, alla ricerca di quei dettagli, anche se la storia
non  fatta solo di quelli n di rette che li congiungono. Essi
rappresentano pietre miliari e simboliche. Nella mia vita la prima
pietra miliare  stato l'idealismo trascendentale. Come affermato
da Veera nell'autunno del 1994. Quel pomeriggio cambi
significativamente la mia esistenza. Uno storico approssimativo,
un romanziere da strapazzo o il direttore di un giornale alla ricerca
degli altri livelli nella storia, senza approfondire avrebbero
definito quel giorno come quello che cambi la mia vita.
 chiaro che, testualmente, ci corrispondesse a verit. Ogni
giorno influenza il resto della nostra vita.
Quando esaminavo la mia esistenza fino a quel momento, quel
giorno era stato quello che aveva cambiato la mia vita pi di
qualsiasi altro. Prima di quella sera.
Il punto successivo sarebbe stato la morte, dal momento che
la vita  perlopi piatta, non contempla numerose svolte, e nel
caso contrario, sono insignificanti. Nascita, un paio di curve e la
morte. Ecco tutto. Inizio, centro e fine.
Prima di quel pomeriggio a Etel-Haaga ero stato uno studente
diligente e attento alle cose concrete. Per me era difficile unirmi
alle comitive dei compagni di classe. Alle medie avevo passato il
tempo in compagnia di Robert e dei libri. Al liceo, la cerchia di
amicizie dell'estroverso Robert si era ampliata e io mi ero isolato.
Frequentavo di pi gli intramontabili pensatori che i liceali.
Andavo poco alle feste. Quando mi azzardavo a parlare, sentivo
le mie parole distorcersi. E appena approcciavo le ragazze che
ritenevo alla mia portata, loro scostavano energicamente la mia
mano dalla loro coscia o dalla vita, dove, per metterla, avevo
dovuto raccogliere parecchio coraggio.
In bagno, mentre mi lavavo le mani, le fissavo pensando a cosa
avessero che non andava.
Avevo smesso di farlo perch non volevo altre delusioni. Riuscivo
a vivere senza relazioni sociali, anche se gli altri si accoppiavano,
si scambiavano sguardi in corridoio e baci fuori dallo
steccato della scuola. Avevo gi compreso da un pezzo di essere
diverso dalla maggior parte dei miei compagni di classe che, a
loro volta, non erano esattamente come la media dei coetanei.
Nella nostra cerchia la diversit era apprezzata, veniva incoraggiata.
Non percepivo affatto il mio stato come penoso.
Quando Veera mi aveva chiesto in che modo l'idealismo trascendentale
avrebbe considerato l'idea che iniziassimo a frequentarci,
mi ero sentito in imbarazzo, perch mai e poi mai avrei pensato
una cosa simile. N che io e Veera fossimo qualcos'altro che
semplici compagni di scuola - un po' come me e Robert prima.
N che potessi piacerle. Sapevo che perfino Robert aveva inutilmente
ambito a Veera. Presuntuosa, non le sta bene niente, mi
aveva detto un paio di giorni prima che per i corridoi della scuola
iniziasse a girare la voce della storia tra lui e Maarit.
Le foglie coriacee dei tigli scricchiolavano sotto le mie scarpe
da vela mentre, sotto una pioggerellina fitta, andavo verso la fermata
dell'autobus su Vihdintie. Le mie gambe mi sostenevano
bene, le ginocchia non tremavano.
Studiai a fondo le mie sensazioni. Avevo fame e comprai una
barretta di cioccolato al chioschetto, anche se dall'altra parte
della strada c'era senza dubbio il supermercato pi economico.
Sedetti al posto accanto al finestrino e pensai:  questo l'amore?
 questo ci che si prova?.
Mi faceva sentire benissimo. Mi sembrava straordinario. Qualcuno
mi trovava cos interessante da voler uscire con me.
Ma dov'erano i tumulti e le emozioni che nei romanzi si abbinano
all'amore?
Le descrizioni della forza sconvolgente dell'amore: s'intendeva
solo quella sensazione di euforia?
Una volta a casa, avevo scritto su un quaderno con la copertina
rigida che usavo come diario: Veera mi ha proposto di frequentarci.
Perch no.
Avevo riletto quella breve annotazione poco pi di un mesetto
prima del viaggio a Londra. Non ricordo che nello scriverla mi
fossi sforzato di usare un tono d'indifferenza. Quel perch no
rifletteva le mie sensazioni: uscire con qualcuno mi stava bene
ma non risvegliava in me nessun brivido particolare.
Quella frequentazione, in ogni caso, non modific le mie abitudini.
Alle feste ce ne stavamo tra noi e capitava spesso che
senza dare nell'occhio prendessimo le nostre scarpe dalla catasta
nell'ingresso prima che gli altri cominciassero a progettare
di proseguire la serata in qualche locale. Quello che tempo addietro
era interpretato come roba da perdente, attirava sguardi
d'invidia. In realt ce ne andavamo ognuno a casa propria, e
qualche volta, pi raramente, a bere t in bustina nell'alloggio di
Veera. Lei mi teneva la mano nella sua e talvolta io le passavo il
braccio intorno alla vita.
Ero felice perch non mi sentivo un illuso e non dovevo sprecare
il tempo a riflettere pi di tanto sull'argomento. L'ambito
delle relazioni interpersonali era sistemato e trascorrevo le mie
giornate occupandomi di ben altro che della problematica della
frequentazione, diventata successivamente una relazione di coppia
a tutti gli effetti.
Baciavo Veera nel momento in cui era appropriato.
Quando ero stato congedato dall'esercito, le avevo proposto
di andare a convivere. Si trattava di una questione puramente
pragmatica.
L'affitto del bilocale di cinquanta metri quadri di Herttoniemi
non era che un poco pi alto di quello di un monolocale da
trenta metri quadrati. Per Veera, liberarsi del suo pavimento in
linoleum e stare in un appartamento dove tutti i giorni arrivava
l'Helsingin Sanomat, a cui ero abbonato, e non doveva temere
gli ispettori per il canone TV, significava un decisivo miglioramento
della qualit della vita.
A poco a poco le giornate cominciarono a essere scandite da
un ritmo costante, una routine.
Tutto procedeva senza intoppi. Il nostro non era un amore ardente,
la nostra relazione era pratica, e pensavo che fosse una
buona cosa.
Dopo la morte di Maarit - all'epoca non abitavamo ancora insieme
- Veera per la prima volta aveva detto di volere dei figli.
Avevo preso la questione con cautela. Non eravamo nemmeno
sposati. Lei mi aveva chiesto se non volessi sposarla e io le avevo
risposto che non era quello il punto. Allora sposiamoci, aveva
detto. Facciamo in tempo per quest'autunno?.
Eravamo convolati a nozze dopo il mio servizio militare. Avevamo
cercato la data adatta sul calendario e organizzato un matrimonio
semplice.
Robert non era riuscito a venire ma ci aveva mandato dei candelabri
in vetro stampato come dono di Ultima Thule. A quanto
pareva erano d'obbligo in ogni casa della borghesia finlandese.
Non era una cattiveria ma solo una riflessione divertente. Per il
viaggio di nozze eravamo andati alle terme di Prnu. Avevamo
riso del fatto che l si facesse la vita dei pensionati - che poi erano
tutti gli altri ospiti, a eccezione degli uomini d'affari solitari
- e avevamo realizzato che fosse una cosa positiva, visto che la
vecchiaia incalzava.
La seconda mattina della nostra luna di miele l'avevo lasciata
dormire - come al solito, visto che a me bastavano meno ore di
sonno - ed ero andato a fare una corsetta sulla spiaggia di Parnu,
pensando: Sono sicuro dei miei sentimenti? La amo abbastanza?.
Ero pronto ad amare nella buona e nella cattiva sorte e
desideravo agire esattamente come avevo promesso un paio di
giorni prima, finch l'amore non mi avesse imposto carichi troppo
gravosi. Ma mi chiedevo se amavo abbastanza me stesso. E
Veera? Avevo rilevato un certo egoismo nel mio modo d'agire -
parecchio egoismo - anche se l'amore avrebbe dovuto eliminare
l'individualismo.
Per me era stato facile unirmi all'esaltazione delle canzoncine
pop europee sull'universalit e sul trionfo dell'amore, su come
l'amore congiungesse i popoli ed eliminasse invidia, dolore e
qualche altra emozione negativa saltata in mente a un paroliere
che aveva bisogno che la metrica si adattasse a una certa melodia.
E allora la gente non fa la guerra, il sole brilla, la paura scompare
e l'insoddisfazione diventa un sentimento alieno all'umanit. Al
livello di due persone non provavo questo per. Veera per me
era importante e noi stavamo bene insieme, ma non era la cosa
pi importante di tutte.
Mi ero posto quelle domande anche altre volte, in altri momenti,
bench non spessissimo, in quanto farlo mi portava a rimuginare
su quelle cose e avevo anche altro a cui pensare. Ero
sul punto d'intraprendere la mia carriera professionale, studiavo
con fervore.
Veera diceva che sarei diventato un padre bravo e premuroso.
Per quello non avevo una contro argomentazione. Poco pi di
un anno dopo nacque Julia. Pi di tutto mi piaceva il suo nasino.
Ha il tuo naso, aveva detto la mamma di Veera.
Insieme a Julia la quotidianit semplicemente aveva cominciato
ad acquisire importanza, e procedeva tranquilla.  quella
che deve scorrere liscia, poich la maggior parte della vita , per
l'appunto, quotidianit. Con queste argomentazioni mettevo a
tacere i dubbi che di tanto in tanto mi sorgevano alla mente. Ci
trasferimmo in una casetta con un piccolo giardino con alberi di
mele e cespugli di ribes nero. Piantai l'uva spina. Io mi occupavo
delle faccende maschili e Veera di quelle da donna e, qualche
volta, anche di quelle da uomo.
Divenni un giornalista apprezzato.
Incontravo donne che risvegliavano in me un maggiore interesse
sessuale di quanto ne avessi mai provato nei confronti di
Veera. Mi dicevo che un individuo  un insieme, di cui l'aspetto,
e pi in generale l'habitus, rappresenta solo una parte, e nemmeno
cos essenziale. Di tanto in tanto provavo un'infatuazione. Ma
analizzando i trascorsi delle persone che incontravo, mi convincevo
che non fossero alla mia portata.
Pensavo che i miei sentimenti fossero dettati dal bisogno di rassicurazione
e di sicurezza proprio al mio carattere. Stilai, sul mio
quadernetto, una lista delle motivazioni che rendevano Veera,
rispetto a tutte le altre, la mia compagna ideale. Inoltre, quasi
tutte le donne divenute gli oggetti delle mie infatuazioni - se cos
si pu dire - erano gi impegnate. Era comprensibile, dal momento
che ero circondato prevalentemente da persone della mia
stessa et.
In ogni modo, tutto procedeva bene, poich l'amore non m'infastidiva
n mi procurava il mal di testa.
Lattine e bottiglie di vetro tintinnavano sul carrello di servizio
dell'aereo. Non fece in tempo ad andare in bagno prima che l'hostess
arrivasse a servire le bevande, e sarebbe stato difficile raggiungere
di nuovo il proprio posto con il carrello che bloccava il
passaggio nel corridoio a quel punto. Oltretutto il suo tavolinetto
era stato abbassato e vi era stato appoggiato un panino confezionato
con carta arancione e gialla. Lo stesso valeva per il suo vicino
sul lato del corridoio.
Bisognava aspettare che finissero di servire.
Dopo il controllo di sicurezza aveva comprato una bottiglia
d'acqua minerale da due litri e mezzo e ne aveva bevuta met.
La quantit di alcol assimilata nel corso della serata e della notte
precedenti faceva ancora sentire l'ebbrezza, ma l'acqua avrebbe impedito
all'organismo la disidratazione.
Un piano razionale. Buono. Che poteva gestire.
Avrebbe chiesto alla cameriera del succo d'arancia per accompagnare
il panino. La sua freschezza pungente sarebbe stata in grado
di accelerare la riattivazione del suo cervello.
In verit, il senso di ubriachezza era passato. Quella sensazione
poteva essere ingannevole.
D'altro canto erano proprio le situazioni catastrofiche che portavano
le persone ad agire razionalmente. Gli ormoni dello stress
attivavano il cervello.
Il suo orologio segnava le sette e venticinque. Il comandante, con
un nome che sembrava polacco, nel suo annuncio di benvenuto
aveva previsto che grazie al vento favorevole l'aereo sarebbe arrivato
a Monaco per le 9,35, in perfetto orario. Restava dunque pi
di un'ora di viaggio.
Spost le lancette del suo orologio sul fuso orario centroeuropeo.
Andava a Monaco.
Pensandoci bene era un posto migliore di Francoforte. Si trovava
al centro dell'Europa. Da l era possibile arrivare facilmente e in
poche ore, sia in treno sia in auto, nella Repubblica Ceca, in Austria,
in Svizzera, nel Lichtenstein, in Italia, in Francia, in Ungheria,
in Slovacchia e in Slovenia. Se si desiderava sparire, era uno dei
posti migliori d'Europa.
Prese dalla tasca del sedile anteriore la rivista della compagnia
aerea e la apr sulla cartina a doppia pagina dei voli europei. Insieme
a Francoforte, Monaco era il secondo aeroporto della Lufthansa,
come illustrava la gran quantit di linee rosse. Ma da l in
poi non conveniva pi volare e lasciare i propri dati nei registri a
disposizione delle autorit investigative.
Bisognava comportarsi come Jason Bourne, nella stessa identica
maniera, anche se non era ancora in grado di pensare a cosa avrebbe
fatto quella sera stessa, n l'indomani, n tra dieci anni.
Dove avrebbe abitato? Che cosa avrebbe fatto?
E con chi?
Quando l'aereo sarebbe atterrato a Monaco, a Londra sarebbero
state le otto e mezzo, in Finlandia le dieci e mezzo. A Helsinki le
coppiette sarebbero andate in gita con i loro vestiti adatti a ripararle
dal vento del capriccioso clima primaverile. A Londra, invece,
il rumore dei cereali sarebbe risuonato nelle tazze della colazione.
Aveva tutto il giorno. Per prima cosa doveva decidere dove andare
dopo.
L'hostess dai capelli chiari diede all'uomo seduto accanto del succo
d'arancia.
Che cosa posso offrirle?
Weisswein, si ritrov a dire. Und Orangen-saft, bitte.

...
Robert.

La morte si deve sentire nell'intimo! Deve scuotere nel profondo.
La morte ricorda la vita. L'armonia rende flemmatici e allora
non si provano pi passione intensa e insaziabile desiderio di
vittoria, e non si raggiungono risultati che superano i limiti del
possibile.
Ecco perch per motivare i miei dipendenti uso la metafora
della guerra, che per non intendo solo in senso metaforico. Il
mondo finanziario  una giungla vera e propria, in cui alcuni vincono,
altri muoiono. Chi non ci crede, legga pure il Financial
Times. Gli annunci funebri delle banche in prima pagina sono
all'ordine del giorno. E ai congiunti non viene mandato il conto
poich si sa che anche loro sono sul lastrico.
Bisogna stare sempre all'erta per non ritrovarsi nella fossa. Se
ci si rilassa, l'avversario ci attacca e a quel punto non resta che
arretrare per non essere acciuffati.
La seconda guerra mondiale  ben documentata e riguarda un
numero sufficiente di nazioni, perci  da l che in particolare
attingo delle similitudini.
Ai miei sottoposti ho anche raccontato che nella cassaforte di
casa tengo, oltre a un paio di lingotti d'oro marchiati UBS, anche
del cianuro. Ecco tutto quello che serve per la vita e per la morte.
Con quello si  in grado di cavarsela in tutte le situazioni.
Poich nessuno aveva mai avuto il coraggio di chiedermene il
motivo, ero io a domandare loro quale pensavano fosse la ragione.
Vuoi essere sicuro di poterti scegliere la morte.
La risposta, sfumatura pi sfumatura meno, era sempre questa.
E senza dubbio era quella giusta.
La morte  un possibile stato di cose e in quanto tale una scelta.
La possibilit di scegliere  un'opzione che, se gratuita o a prezzo
particolarmente basso, non solo la teoria monetaria ma anche
un sano raziocinio sostengono convenga procurarsi, anche se
non s'intende affatto utilizzarla. Se si presentasse la situazione in
cui si volesse decidere della propria morte, il valore dell'opzione
diventerebbe pi alto della vita stessa. Anche se se ne usufruisse
da l a una decina di anni.
Sarebbe stato ancora pi verosimile che l'opzione rimanesse
inutilizzata: che il contenitore di cianuro restasse nella cassaforte
e che gli eredi sarebbero stati, si spera, abbastanza intelligenti da
non testarla nella pratica.
Comunque non mi ero procurato quelle fiale perch avessi intenzione
di usarle; la ragione era che mi ricordavano la prossimit
della morte e mi costringevano a vivere con energia.
Mikko era fermo agli ultimi bocconi di bistecca. Domandai
permesso e mi allontanai nel mio studio. Digitai il codice di sicurezza
a sei cifre della cassaforte, per il quale, come base, avevo
usato la targa della mia prima auto registrata in Finlandia, ma
ogni volta che il microchip del codice di blocco mi chiedeva di
cambiare la password avevo aggiunto una cifra. Ci stava a dimostrare
il trascorrere del tempo.
Mi misi sul palmo della mano una scatolina legata da una cordicella
in pelle in cui c'erano tre fiale. Avevo comprato quella
scatola con il suo contenuto da un consulente con cui avevo esaminato
i sistemi di sicurezza del mio vecchio appartamento. Presi
la fiala sul lato sinistro e richiusi la cassaforte.
Mentre tornavo in sala da pranzo mi passai la fiala da una mano
all'altra.
Magari questa roba sar del tutto inutile.
Rimasi in piedi. Mi sarei concesso uno spettacolino. Poteva essere
lo show della serata. Non avevo ingaggiato n un mago, n un giocoliere
o uno chef che facesse dei numeri con il cibo. Uno di voi
avrebbe potuto mettermi del veleno nel vino mentre ero via. No,
non uno di voi. Dato che siete tre, gli altri due avrebbero visto.
Certo, come in Assassinio sull'Orient Express, disse Mikko.
Nessuna rivelazione sulla trama!, esclam Veera.
D'altronde, Mikko era cos assorto nei suoi pensieri, che non
 detto si sarebbe accorto se qualcuno avesse fatto qualcosa. Ma
non credo possa trattarsi di una donna.
Non intenderai dire che le donne non siano per l'assassinio?
chiese Veera.
Ribattei che il veleno era invece il metodo preferito dalle donne
per commettere un omicidio. Ne era piena la storia. No,
diciamo che non  che ogni volta che entro in una stanza penso:
Chiss se mentre ero via il mio vino  stato avvelenato. La vita
non pu essere un costante fuggire dalla morte.
Sono pochi quelli che riescono a schivare la morte per sempre.
E bene esserne consapevoli. Percepirla. Mikko potrebbe dircelo
in latino.
Potrei.
Memento mori, giusto?
Esatto.
Memento mori. Per ricordarmi di vivere, di tanto in tanto
devo parlare della morte....
Presi la fiala e l'agitai con deliberata noncuranza tra pollice e
indice.
Come vedete, si tratta di cianuro, ben noto grazie ai film sui
nazisti. Una fiala simile a quella che Hermann Gring ruppe tra
i denti la sera prima della sua impiccagione. Anche questa  di
vetro, aggiunsi, picchiettando la fiala con le unghie.
I frammenti di vetro lacerarono le mucose facilitando l'assorbimento
del veleno, proseguii; poi raccontai che Gring si
era portato in prigione tre fiale di cianuro in vista di quello che
sarebbe accaduto.
La prima la nascose in un vasetto di crema. La seconda la tenne
nel calzino durante il processo, nel caso in cui dopo il giudizio
non l'avessero riportato in cella.
La terza pillola la nascose male, e le guardie la trovarono.
Che sciocco!.
Scaltro, piuttosto. Quando le guardie la trovarono, pensarono
di aver tolto al detenuto la possibilit di porre fine ai propri giorni,
cos non cercarono pi. Gring lo aveva fatto di proposito.
Mostrai la fiala a turno, prima a Veera, poi a Mikko e infine a
Elise.
Questo veleno non uccide rapidamente solo nei film. Contiene
acido cianidrico, cio acido prussico, che assorbito nei liquidi
blocca la respirazione cellulare causando inevitabilmente la
morte.
Mi misi la fialetta tra gli incisivi e strinsi piano i denti. Lasciai
la presa delle dita.
Oddio,  tremendo! Smettila.
Era difficile parlare in quella posizione. Mi sforzai di non ridere.
Avrei potuto morire dal ridere.
Veera ridacchi. Mikko era turbato. Elise inclin il suo bicchiere
di vino rosso per berne le ultime gocce.
Risputai la fiala sul palmo della mano.
Non vi libererete di me cos facilmente.
Non giocare con la morte.
Se la vita  un gioco, perch mai non pu esserlo anche la
morte?
Potremmo parlare di qualcos'altro invece che della morte?
chiese Mikko.
Quando l'argomento  la morte, di cos'altro pensi che si parli?
Della vita! Conversiamo sulla morte per ricordarci della vita!
Gente, cari amici, Veera, Elise, Mikko, questa serata  straordinaria.
Viviamola come se fosse l'ultima!.
Con un tempismo perfetto la cameriera giunse per versare il
cognac.
Mein teurer Freund, nach deiner Art, nur vivere memento!.
Sollevammo leggermente i bicchierini. Veera sospinse il proprio
per brindare. Era una cosa elegantemente contro l'etichetta
che si adattava a noi. Non eravamo adulti boriosi, ma solo amici
di giovent che creavano le proprie regole.
La serata procedeva meravigliosamente. Il mio spettacolino
aveva impressionato la compagnia. Avevo il controllo della situazione.
Quando Veera fece tintinnare il bicchierino del cognac
contro il mio, non riuscii a ricordare quando era stata l'ultima
volta che ero stato cos contento.

...
Elise.

Le bottiglie avevano colli piccoli e fianchi larghi.
Anche questo  uno dei vostri vini?, chiese Mikko.
Non ce la faccio proprio a mangiare il dolce adesso, dissi io.
Grazie, era buono, fece Veera.
Prenderemo il dessert pi tardi, dissi alla cameriera.
Veera le disse che il cibo era ottimo.
No, questo  francese, rispose Robert.
Assaggiamolo, proposi.
Robert fece un brindisi in onore di quella serata straordinaria.
A questa meravigliosa serata!, brind Veera.
Poi fece tintinnare il suo bicchiere contro quello di Robert.
La imitai e feci cin cin con Mikko. Poi unimmo tutti e quattro i
bicchieri.
A una serata che pu cambiar tutto, disse Mikko.
Che cosa intendi dire?, domand Veera.
 solo un brindisi, replic Mikko.
Robert diede al suo amico una pacca sulla spalla, e in quel gesto
li vidi ragazzi.
Robert propose che ci spostassimo in biblioteca. Era un buon
momento. Il sole stava appena calando e dalla biblioteca si poteva
godere al meglio lo spettacolo del tramonto.
Nell'alzarsi, Mikko urt il ginocchio contro il tavolo. La capsula
di vetro di Robert rotol lungo la tovaglia. Verso il bordo. Sul
pavimento. Robert non se ne accorse. Il vetro non si ruppe. La cameriera
la rimise sul tavolino accanto alla sciabola da champagne.
La biblioteca era un altro mondo. Non solo un altro luogo,
ma un altro tempo. Da noi, con pochi passi, si riusciva a fare un
viaggio nel tempo e tornare indietro di un secolo.
Robert aveva acquistato i mobili da un club per soli uomini che
aveva cessato l'attivit poich i suoi membri erano tutti morti.
Sembrava una ragione valida per chiudere un circolo.
Le librerie erano di legno scuro con intagli elaborati. Qualche
volta me ne stavo semplicemente seduta sulla poltrona a guardarmi
intorno. Le piccole ante di vetro, antiche e vissute, rifrangevano
la luce in modo singolare, deformando i dorsi di alcuni
libri, come se l'osservatore fosse alticcio.
C'era una sedia dallo schienale alto dello stesso stile della libreria,
con la seduta foderata in pelle. Quando ci si sedeva le molle
rimbalzavano in maniera divertente. Inoltre due divani e altre
due poltrone simili tra loro. Le forme erano imponenti. Come se
Rubens fosse stato l'architetto d'interni di quella stanza. A volte
avevo proprio l'impressione di essere seduta in grembo a una matrona
prosperosa. Al centro di una delle pareti c'era un camino
in cui ardeva una luce. Sembrava vero, con i ceppi e tutto il resto.
L'oggetto pi bello della stanza era l'orologio a pendolo, alto,
meraviglioso e scuro. Il quadrante era il viso e il pendolo la cravatta.
Emetteva dei suoni. E qualche volta, quando ero sola,
chiacchieravo con lui. Non mi contraddiceva, ma annuiva: s, s,
s, s.
Ogni tanto, quando cominciava a battere le ore, io trasalivo,
anche se non sarebbe dovuta essere una sorpresa: risuonava
sempre allo scoccare dell'ora ed era puntuale, poich un chirurgo
degli orologi aveva installato nella sua scatola cranica un
meccanismo nuovo.
L'orologio aveva appena battuto le otto. Poi avrebbe risuonato
alle nove. E ci sarebbe avvenuto anche se noi non fossimo pi
stati in quattro. O in cinque, includendo la cameriera.
L'orologio sarebbe stato il pi forte di tutti.
Mikko sedeva sul divano dal lato dell'ingresso. Ci sono parecchi
libri, osserv.
Dei libri le persone ricordano cose piuttosto curiose. Completamente
irrilevanti, disse Veera.
Niente lo , altrimenti uno scrittore non lo avrebbe scritto, ribatt
Mikko.
Chi legge pi un libro per intero, dal momento che si pu
aprire, leggerne un brano, ricavarne un po' di energia, di pensieri,
di ispirazione, insomma quel che vuole il libro, e richiuderlo
e riporlo sullo scaffale?, disse Robert.
Veera prese un libro da uno scaffale e cominci a leggere ad
alta voce, come se fosse una favola della buonanotte: Nella primavera
del 1917, quando il dottor Richard Diver arriv per la
prima volta a Zurigo, aveva ventisei anni, una bella et per un
uomo, il vero apice per uno scapolo. Anche in tempo di guerra
era una bella et per Dick, che valeva gi troppo, che gi rappresentava
un investimento di capitale per essere ammazzato da un
colpo di cannone.(2)
Hai dei libri piuttosto particolari, disse Mikko.
Ci sono anche quelli di Elise, replic Robert.
Senza dire che un certo numero di libri era giunto insieme alle
mensole.
Io ebbi l'impressione che quella sera in molti lasciassero delle
cose non dette.
Ti ricordi i Buddenbrook?, chiese Robert.
In quello c' un chiaro tono capitalista. Un ragazzino con
un temperamento artistico che manda gli affari in rovina perch
troppo sensibile e umano per occuparsene. Sarebbe dovuto
essere come uno di quei nuovi ricchi dal polso fermo, come la
famiglia rivale. Qual era il loro nome?, disse Mikko.
Kleinesohn... no... Schneider?
Esatto, Schneider, conferm Mikko.
Secondo me il nome della famiglia era Hagenstrm. Ma forse
ricordavo male.
 certamente un modo valido di leggere i Buddenbrook. A me
la famiglia si palesa comunque mediante un'unica scena. Quale?
Quella in cui si organizza per Tony un matrimonio d'interesse
senza amore? Sono uno che pensa che i soldi non valgano pi
dell'amore? Oppure  un'altra, quella in cui, al culmine della
storia, nel momento in cui l'impero dei Buddenbrook  al massimo
splendore ed  il pi potente di tutti, il console Thomas
Buddenbrook decide di costruire la casa?
Ovviamente la seconda, rispose Mikko.
No, nessuna delle due, e nemmeno l'ascesa operaia di Lyypek
n l'odissea di Tony a Bayer, n quelle con quella parola che si
evita di pronunciare per diverse pagine. Per me la migliore di
tutte le scene dei Buddenbrook  la morte di Jean Buddenbrook.
A che cosa pensa un attimo prima di morire? Pensa se abbia
vissuto bene la sua vita? Se abbia preso le decisioni giuste?,
ribatt Robert.
Nell'istante della morte le persone pensano a cose normali.
Arriver al campanello? I soccorsi saranno qui in tempo? Cesser
il dolore? Oh, se solo il dolore finisse! Sono vivo? Oppure
dov' il pappagallo?, disse Veera.
Nei libri non si pensa al pappagallo. I libri ci preservano dalla
morte, commentai.
Non sto affatto dicendo che Thomas Mann nello scrivere i
Buddenbrook abbia pensato qualcosa di simile o che Jean
Buddenbrook pensasse cos. Per me il romanzo si rivela attraverso
quella scena.
Tu ne stai forzando il senso, disse Mikko.
Una volta che l'ho comprato, il libro  di mia propriet e posso
farne quel che voglio, ribatt Robert.
Distruggi la tua esperienza di lettura. Lo scrittore ha creato
una partitura che tu distruggi leggendo come capita, continu
Mikko.
La cosa pratica dei libri  che  facile aprirli un po' qua e un
po' l, disse Robert.
Non cogli i dettagli se non comprendi l'insieme, insist ancora
Mikko.
La vita non  un insieme, ma  fatta di dettagli, fu la replica
di Robert.
La vita  la morte. La morte  la ragione teleologica della
vita, m'intromisi.
Riuscii a pronunciare quella parola difficile senza balbettare.
Note.
2 Tenera  la notte, di F.S. Fitzgerald. La versione qui riportata  quella presente nell'edizione
Newton Compton editori, Roma, 2011.


...
Veera.

Quella libreria non era stata costruita per essere consultata.
Aprii le ante di vetro e sfogliai dei libri a caso. Ce ne erano in diverse
lingue, tomi di finanza pesanti come mattoni e tascabili dagli
angoli consumati, vecchi e nuovi alla rinfusa. Evidentemente
tra le mansioni della cameriera non rientrava quella di mettere
in ordine i libri.
Su uno dei ripiani c'era una copia dei Buddenbrook. La rilegatura
scricchiolava e si staccava. Almeno le pagine erano attaccate.
Che ne dite, ci prepariamo una sauna? chiese Rob.
Tir fuori il cellulare dalla tasca interna della giacca, compose
un numero e disse qualcosa, poi riattacc soddisfatto. Sarebbe
stata una seccatura troppo gravosa andare ad accendere la stufa
con le proprie mani.
La stufa  potente. Tra un quarto d'ora potremo andare a
prepararci. Vanno prima le donne?
Non ci entriamo tutti?
 piuttosto piccola, dichiar Rob. Considera solo quanto 
stato difficile ottenere....
S,  pi sicuro. Almeno domani saremo tutti vivi.
Lo sguardo di Rob stava a intendere: Che cazzo stai ancora a
insistere su questa vecchia storia.
Elise chiese di cosa stessimo parlando.
Di una vecchia amica.
A quei tempi eravamo ancora dei liceali in attesa di ricevere
il cappellino bianco della maturit. I risultati degli esami scritti
erano appena usciti. Per festeggiare il diploma Rob aveva affittato
una casetta di campagna a Nuuksio per il fine settimana
precedente la cerimonia. Chiss come mai gli era saltato in mente,
Rob non era per niente un tipo rustico. Il programma prevedeva,
appunto, di fare vita di campagna. Avevamo caricato il barbecue,
un sacchetto di carbonella, Wurstel e qualcos'altro nel portabagagli
dell'auto di Rob. Lo spirito era chiaro: sbevazziamo e domattina
non c' bisogno di svegliarsi.
I ragazzi avevano acceso il barbecue mentre facevano i loro soliti
discorsi. Io e Maarit preparavamo gli hamburger e l'insalata,
per non dover sopravvivere di soli Wurstel. Il programma non
prevedeva festeggiamenti blandi. C'era della musica esaltante e
la percentuale di alcol nel sangue era incrementata da giochetti
in cui chi perdeva era costretto a bere. Era il metodo pi veloce
e comunque, per quattro maturandi con lode, una modalit
adeguatamente rispettabile. Non sbevazzavamo ma giocavamo!
Ubriacarsi non era lo scopo apparente ma solo l'effetto del comportarsi
secondo le regole.
Pi o meno in questi termini l'aveva messa Mikko, che non
avevo mai visto cos ubriaco. In quel periodo, aveva l'abitudine
di comprare un cartone di ventiquattro lattine di birra ogni
dodici settimane, e ne beveva due il sabato durante la sauna: la
prima durante le pause per rinfrescarsi, la seconda dopo, mentre
guardavamo Uutisvuoto in tv.
Dopo aver mangiato, i maschi erano andati a preparare la sauna.
Maarit e io avevamo svuotato i piatti di plastica nella spazzatura
parlando dei nostri rispettivi ragazzi. Maarit aveva detto
di essere felice. Senza alcun dubbio Rob si prendeva molta cura
di lei. Qualche volta ne ero gelosa, perch Mikko non era cos.
Avrei dovuto essere io a prendere l'iniziativa, ma sarebbe stata
una cosa da imbranata.
Le avevo detto di amare Mikko.
Mikko ... bravo? aveva chiesto Maarit.
E il migliore.
Era arrivato Rob lamentandosi che chi aveva usato la sauna in
precedenza aveva adoperato male la stufa e non si riusciva ad
accendere il fuoco. Mikko ci aveva raggiunto e aveva proposto di
lasciar perdere la sauna e uscire in barca. Aveva letto delle istruzioni
lasciate sul caminetto e aveva studiato un percorso sulla
mappa fino a una spiaggetta situata a circa mezzo chilometro di
distanza.
Avevo stappato una birra e mi ero diretta alla sauna. Nel focolaio
erano stati ammassati piccoli bastoncini alla rinfusa, sul
fondo s'intravedeva della brace fatta con carte bruciacchiate. Lo
sportellino era semiaperto. Avevo sollevato i legnetti disponendoli
accanto alla stufa e spazzato via la cenere in eccesso dalla
griglia nell'apposita cassettina. Con i bastoncini avevo costruito
un reticolo e ci avevo infilato delle pagine prese da un quotidiano.
Poi avevo staccato dei pezzi di corteccia di betulla secca e li
avevo disposti sopra, aprendo il pi possibile lo sportellino.
Rimanevano solo due ciocchi, ma uno sarebbe stato sufficiente.
Il fuoco aveva preso sui fogli di giornale, accendendo i pezzi
di corteccia, e presto aveva cominciato ad ardere con una viva
fiamma gialla. A quel punto avevo aggiunto dei ceppi di betulla
sottili. L'aria calda crepitava nella canna fumaria.
Allora, facciamo la sauna?
Come ci sei riuscita? aveva chiesto Rob.
C' stato solo bisogno di sistemarla un po'.
Maarit mi aveva fatto una medaglia da campionessa di sauna
con i tappi delle bottiglie.
Ci eravamo seduti tutti sulla panca in alto e avevamo cantato
canzoncine pop finlandesi. Mikko era sorprendentemente bravo
con quelle anni Ottanta. La spiaggia era lontana e l'acqua era
fredda, perci ci eravamo rinfrescati sulla terrazza realizzata con
pannelli.
Nessuno aveva pi voglia di wrstel, n di giocare a strip poker,
perci avevamo giocato a Trivial Pursuit a coppie. Mikko
conosceva le risposte, ma Rob le domande. Quindi avevamo
convenuto che la partita fosse finita in parit.
Dopo la sauna Maarit gi non si reggeva pi in piedi. La serata
era tranquilla e luminosa e lei era voluta andare a remare. Con
me. Con gli altri non l'avrebbe spuntata.
Eravamo andate a piedi nudi lungo una stradina nel bosco verso
la barca. Maarit era dell'idea che bisognasse indossare i giubbotti
di salvataggio, anche perch eravamo nude.
L'avevo fatta sedere sullo scanno posteriore e le avevo ordinato
di tenersi stretta ai bordi mentre spingevo la barca in acqua per
poi saltare anch'io a bordo. Avevo sbattuto un ginocchio contro
il remo e le mie imprecazioni si erano sentite in lontananza.
Una volta raggiunto il giuncheto e girato la barca, Maarit mi
aveva confessato di essere ancora vergine. Avevamo cercato di
definire meglio la cosa.
Per Maarit le parole erano difficili e spesso ci si accartocciava.
Era stata toccata e aveva raggiunto l'orgasmo. L'hai preso
in bocca? S. Lo immaginavo. Da cosa? Si vede che
Rob vuole una ragazza a quattro zampe davanti a s. Maarit
si era imbarazzata. Mi ero scusata. Non lo avevo capito in quel
momento, ma solo la mattina dopo: Rob aveva avuto una ragione
ben precisa per organizzare quella gita in campagna. La loro
prima volta. E lo sapeva anche Maarit.
Mikko com'?
Mikko  un tesoro.
Intendo dire a letto.
Mi piace il suo essere impacciato. E il mio Mikko.
Avevo aggiunto che doveva aiutarsi con le mani per entrare e
non finire nel buco sbagliato. Maarit era scoppiata a ridere, ma
si era anche spaventata. L'avevo consolata dicendole che Rob
sarebbe stato ancora pi nervoso.
Tu potrai essere la principessa indifesa del castello, ma Rob
dev'essere il cavaliere pi abile di tutti.
Maarit aveva guardato i cigni fermi sul bordo del giuncheto.
C'era una gran pace. Mi ero resa conto che la nostra conversazione
doveva essersi sentita in ogni casetta lungo la riva.
Forse Rob  gi stato con altre, aveva detto.
Forse s.
Maarit era pensierosa. Avevo remato fino alla riva. La serata
era rinfrescata in fretta. Eravamo andate a riscaldarci nella sauna
prima di rientrare in casa.
Com'era il lago?
Abbiamo visto i cigni.
Mikko aveva iniziato a canticchiare Il canto dei cigni con una
voce tremolante che faceva tenerezza. Avevamo cantato finch
non era arrivato il momento di andare a dormire, e al mattino
avevamo parlato di quello che ricordavamo della serata precedente,
per poi ricominciare tutto daccapo e avere materia di ricordi
per la mattina dopo.

...
Mikko.

Dopo che le ragazze furono andate in sauna, Robert volle mostrarmi
il suo studio.
La parete esterna era un'unica finestra dietro cui si ergeva la
City di Londra. Le costruzioni erano alte, ma non superavano
il palazzo in cui si trovava l'appartamento di Robert, sebbene le
gru stessero assemblando i nuovi piani dei grattacieli sulla riva
opposta.
Si risparmia quando non c' bisogno di tende.
Una scrivania di vetro fum correva parallela alla finestra e dietro
c'era la sedia di Robert. Dava le spalle alla City e al paesaggio
che pagava milioni, ma ero sicuro che spesso si girasse per guardare
quello che aveva raggiunto. Discosta, c'era una poltrona in
pelle che attendeva a braccia aperte. Probabilmente si trattava di
una Barcelona progettata da Mies van der Rohen. Mi sedetti l.
Robert avvi il computer agitando il mouse. Digit la password
e guard i tre schermi LCD che dominavano la scrivania.
Eravamo solo noi due. Bisognava cogliere l'occasione.
Mi asciugai il sudore dei polpastrelli sui jeans, infilai il pollice
nella tasca davanti e trovai la bustina con la stricnina. Dovevo
fare in modo che Robert ingoiasse la polvere, anche una piccola
quantit sarebbe stata sufficiente per uccidere.
Qui ascolti la sinfonia dei mercati, dissi.
I mercati non suonano. Intercettano informazioni. Un dato
ci aiuta a prendere le giuste decisioni e a convogliare le risorse,
obiett Robert.
Difese con arroganza lo Stato minimo. Mise in discussione il
servizio sanitario pubblico (Ricorrere al servizio sanitario pubblico
per curarsi una semplice carie dovrebbe comportare una
sanzione pecuniaria), le assicurazioni sociali (Le persone userebbero
delle imbracature di sicurezza sui ponteggi se la legge
non garantisse tre mesi di malattia a stipendio pieno in caso di
caduta - cosa che, dopotutto,  un chiaro invito a cadere) e
l'istruzione superiore gratuita (Gli studenti universitari devono
capire che la loro istruzione per la societ  un sacrificio enorme
di cui sono solo loro stessi a beneficiare completamente, cosa
che non mi sembra molto giusta dal punto di vista di un addetto
alle pulizie o di un meccanico). Il suo messaggio era: il meccanismo
dei mercati risolve tutti i problemi, stura i nasi otturati e
rende il pop tedesco sopportabile.
Feci notare che fosse comprovato come in molti ambiti i mercati
avessero ricadute negative.
Ed effetti positivi, ribatt lui, per poi chiedermi perch li
odiassi. Che cosa mi avevano fatto di male? Perch biasimavo i
mercati anche se erano un'attivit umana?
Risposi che a me quell'attivit pareva molto poco umana. Disumana
quanto un padrone di casa che fa accomodare il suo ospite
alla propria tavola senza offrirgli nulla.
Robert si profuse in scuse, neanche fossi stato un cliente da un
milione di euro, e chiese se mi andasse di bere del cognac o se
volessi passare a qualcos'altro. Risposi che il cognac era davvero
buono.
Per me ovviamente non aveva alcuna importanza quello che
Robert mi avrebbe offerto, fintantoch avesse preso per s qualcosa
in cui avrei potuto versare la stricnina. La polvere non si
scioglie facilmente, ma la quantit necessaria per uccidere era
talmente minima che Robert non se ne sarebbe accorto. Per coprire
il sapore del veleno era un bene che la bevanda avesse un
sapore forte.
Robert si allontan. Mi guardai intorno. Che posso escogitare
per attirare la sua attenzione su qualcos'altro e approfittarne per
versare il veleno nel suo bicchiere?. La stanza era scarsamente
arredata. Accanto alla poltrona su cui ero seduto c'era un
tavolinetto rotondo, sulla parete opposta alla finestra era appeso un
dipinto cubista e accanto alla porta c'era una cassaforte bassa e
un appendiabiti a forma di albero da cui pendeva una cravatta.
Tutto il resto era concentrato intorno all'enorme scrivania di
Robert.
Se gli avessi chiesto d'illustrarmi il paesaggio, avrei dovuto seguirlo
fingendo interesse. Ma non avrei avuto accesso al suo bicchiere.
Stesso discorso per il dipinto.
I proprietari di un'azienda, diceva Robert mentre ritornava
tenendo tra le dita della mano destra due bicchierini di cognac,
in fin dei conti sono persone.
Un'azienda  fatta di dipendenti, macchinari, materie prime e
prodotti finiti, prosegu. Notai che nel sedersi aveva appoggiato
con aria noncurante i bicchieri accanto al tappetino del mouse
sulla sua scrivania.
La cassaforte. Come avrei potuto spingerlo ad aprirla per
cercare qualcosa? Che cosa ci conserva? Gi da tempo i documenti
importanti sono stati trasformati in byte. Tiene la lista
delle sue password sotto chiave? Atti di vendite immobiliari?
Lo champagne inabissatosi con la nave Jnkping? Le chiavi di
riserva della macchina o della casa di villeggiatura?.
Ci hanno appena sostituito le serrature con quelle nuove
Abloy. Secondo me in Finlandia ci sono i migliori sistemi di serratura
d'Europa. Confrontiamo le chiavi?.
Non avrebbe funzionato.
Eh no, un'azienda  l'incarnazione della volont dei suoi
azionisti. Se gli azionisti della Coca-Cola improvvisamente decidessero
che la societ rinuncia alle bevande colorate e inizia
a produrre pneumatici per automobili, ecco, insomma, farebbe
quello.
E i dipendenti li manderebbero via a calci?.
Assaggiai il mio cognac. Robert fece lo stesso e pos il bicchiere
nel punto esatto da cui lo aveva preso. Non riuscivo ad
accedervi.
Probabilmente, disse Robert, abbandonandosi sullo schienale
della sua sedia e voltandosi verso la finestra con un gesto
che doveva essere usuale. I dipendenti incarnano la volont
degli azionisti di un'azienda, la quale si trasmette attraverso il
consiglio d'amministrazione e la direzione esecutiva, e se non lo
fanno non bisogna pagar loro lo stipendio. Secondo me  abbastanza
semplice. Altrettanto semplice  che se una societ non
realizza la volont dei suoi azionisti, questi venderanno le loro
azioni. Accade tutto in una frazione di secondo. Cos gli azionisti
di una societ sono unanimi sulla direzione della stessa. In un'assemblea
generale non serve votare, perch gli azionisti in disaccordo
se ne sono gi andati. Se un consiglio d'amministrazione
si ritrova a votare,  sicuro che nel giro di un mese verr data la
notizia della dissoluzione del consiglio stesso. Un consiglio che
vota non  un direttivo in grado di funzionare.
Robert prosegu parlando degli Stati con parlamenti in cui si
vota continuamente.
Gli feci notare come la differenza di opinioni fosse la base della
democrazia.
Distaccarsi da uno Stato  pi difficile che vendere le azioni
di una societ. Ma diventa sempre pi facile. Le competenze
linguistiche, il miglioramento delle infrastrutture di telecomunicazione,
la trasformazione della natura del lavoro, il fatto che le
persone abbiano la facolt di scegliere dove vivere.
Robert balz su e cammin verso la cassaforte.
La mia occasione si present cos a sorpresa che persi alcuni
secondi prima che realizzassi di dover agire. Quando digit il
codice sulla cassaforte, mi avvicinai furtivo alla sua scrivania. Il
bicchierino del cognac stava l, aristocratico, su quel piano di
vetro. Accanto c'era il tappetino del mouse con l'immagine di un
toro con le corna minaccioso. Bull market.
Nel prendere la bustina con la polvere di stricnina, urtai il gomito
contro la lampada da tavolo.
Il rumore fece voltare Robert. Rimisi la bustina nella tasca e
vi affondai anche il pollice, fingendo di essermi messo in una
posizione comoda.
Dissi che volevo osservare il tappetino del mouse.  un'immagine
fantastica.
Proviene da Barcellona, mi disse, poi richiuse la cassaforte
con il piede e schiaff sul tavolo due passaporti dalle fodere rosso
scuro. Uno era britannico, mentre sull'altro ruggiva il leone
della Finlandia con la spada sguainata.
Nelle fotografie c'era lo stesso uomo dall'espressione seria, anche
se erano state scattate in anni diversi.
Di questi conviene averne, afferm Robert, come se i passaporti
fossero dei biglietti d'ingresso. E in effetti per lui erano
proprio quello. La doppia cittadinanza si ottiene facilmente.
Ritornai alla mia poltrona e mi assicurai che la bustina con il
veleno non spuntasse dalla tasca.
Magari in futuro le famiglie sceglieranno quale servizio pubblico
vorranno comprare dal loro Stato e che tipo di modello fiscale
supportare. Forse ci saranno pi Monaco e pi Paesi come
la Svezia, dichiar.
Chiesi in che modo gli svedesi avrebbero raccolto le loro entrate
fiscali se quelli con i redditi migliori se ne fossero andati via.
Robert disse che proprio quello era il punto su cui ogni elettore
- me compreso - avrebbe dovuto riflettere per le prossime
elezioni parlamentari. Paragon la situazione alla tassazione
delle aziende: (un ambito in cui lo sviluppo  progredito pi
rapidamente): gli Stati competono abbassando le imposte sulle
aziende e migliorando le condizioni di guadagno delle imprese.
Tra dieci anni gli Stati inizieranno a concorrere per i buoni contribuenti
allo stesso modo in cui ora gareggiano per le aziende.
Indicando il mio bicchierino che, con mia sorpresa, era vuoto,
Robert mi chiese se avessi voglia di un altro giro.
Senza sentire la mia replica usc dalla stanza.
Quando i passi si furono allontanati abbastanza, aprii la mia
bustina di stricnina. Sul fondo del bicchiere di Robert era
rimasta una goccia di cognac. L'asciugai prima di versare un po' di
polvere. Per due volte.
Quella polvere bianca era invisibile ma micidiale.
Chiusi la bustina e la spinsi di nuovo nella tasca dei jeans. Mi
ero procurato stricnina per diverse dosi - non si poteva mai sapere
come si sarebbero messe le cose.
Quando sentii che Robert stava tornando, mi sedetti con tutta
calma sulla poltrona di design a osservare il grattacielo Swiss Re
progettato da Norman Fster a forma di shuttle, che da tempo
non apparteneva pi alla compagnia di assicurazioni svizzera.
Seguii con lo sguardo le linee nere che giravano intorno alla navetta
come nastri argentati di un albero di Natale. Girai la testa
appena Robert entr.
Ci restava ancora tempo per un'altra chiacchierata.

...
Elise.

Il bagno era luminoso. Le piastrelle brillavano. Riflettevano la
mia immagine.
Ero una principessa. Provai a ricordare chi me lo avesse detto,
ma era difficile. Forse era stato Mikko? Ma non era Veera la sua
principessa?
Tu sei la principessa di Mikko?, domandai a Veera.
Lei scoppi a ridere. Era abbastanza allegra anche lei. Eravamo
contente. Eravamo ragazze fortunate.
Veera continuava a ridere. Le parole venivano fuori mischiate
alla risata: Mikko... dice... principessa solo ironicamente.
Pensai: Era una battuta? Forse no.
Versai da bere negli alti bicchieri finlandesi. Ne avevamo un
bel po', visto che eravamo molto patriottici. In fondo andavano
bene anche per il succo.
L'alcol  come il gelato. Il secondo finisce nello stomaco, negli
spazi lasciati vuoti dal pasto principale, il primo va in quelli non
occupati dal succo.  chimica. O forse fisica.
All'amicizia!, disse Veera.
Brindammo.
Alla collaborazione!, proposi io.
Brindammo ancora.
Alla complicit!, aggiunse Veera.
Ridemmo e bevemmo tutto il contenuto dei bicchieri. Poi entrammo
in sauna. Era piccola ma calda, proprio come il cuore
umano.
Sembrava una brutta hit. La vita  un'orribile canzoncina pop.
La stufa era sottile e nera, simile a un televisore a schermo piatto.
Gettai dell'acqua sulle pietre. Il pavimento di ceramica sotto
era impermeabilizzato, perci non importava se non si faceva
sempre centro.
Nella vita non sempre si fa.
La luce era sotto la panca. Era come una luna. Non poteva
essere una luna perch quella non illumina, rimanda solo la luce
del sole.
La luna  come un essere umano.
Veera sollev le gambe sulla panca pi in alto. La imitai. Le
dita dei piedi si toccarono. Aveva messo uno smalto rosso ciliegia.
E anch'io.
Saremmo potute diventare grandi amiche. Per me era incredibilmente
facile familiarizzare con le persone. Mi faceva bene. Il
sorriso che mandi nel mondo ti ritorna indietro. Una persona 
come il sole.
Veera mi chiese di parlarle di me. Ogni tanto gettavamo dell'acqua
sulle pietre.
I nostri piedi si toccavano. Era carino. Eravamo un po' come
una persona sola. Se una formica avesse preso a camminare dalla
nuca di Veera, avrebbe potuto proseguire il percorso lungo fino
al mio collo.
Bleah!. Mi sfiorai la nuca. Niente formiche.
Veera usc per andarsi a rinfrescare. Faceva gi piuttosto caldo.
Andai anch'io. Non avevamo lo spogliatoio riscaldato. L'appartamento
era cos piccolo e il bagno era grande. Che cosa buffa.
Come pu un bagno essere grande se l'abitazione  piccola?
Sedetti sulla panca pi in basso. Non era dritta. O magari lo
era ed era il mondo a essere storto. Oops! Persi l'equilibrio.
Veera si volt. Caddi contro il suo corpo nudo.
Si sent il rumore dei corpi sudati che si urtavano.
Mi sorresse. Era una donna forte.
Con te non ci sono stata, disse.
Vuoi stare con me?, domandai.
No, no. Dicevo per scherzo, replic.
Per me non sarebbe stato un problema.
Il drink di poco fa era troppo forte, meglio che il prossimo sia
qualcosa di pi leggero.
Dico alla cameriera di portare del succo d'arancia?
Non ci sarebbe della birra?, chiese Veera.
Si appoggi alla parete e la collanina tintinn contro le piastrelle.
Il suono era allegro. Lo canticchiai per un po' a labbra
strette.
All'aeroporto Franz Josef Strauss di Monaco i passeggeri dei voli
del mattino erano troppo stanchi per comprare altro che caff e tramezzini.
Quelli che scendevano dai voli non si fermavano neanche
ma filavano frettolosamente verso il nastro bagagli.
Tra loro c'era un eccezione. Cammin trascinando il suo trolley
verso un negozio di elettronica situato nella zona internazionale
prima del controllo di sicurezza.
Mi scusi....
Un giovanotto in piedi dietro il bancone di vetro ascoltava della
musica con gli auricolari neri a un volume cos alto che si riusciva a
sentire. Era concentrato sullo schermo del computer, perci dovette
picchiettare sul bancone prima di riuscire ad attirare la sua attenzione.
Potrei avere quell'iPad?, chiese in inglese, indicando il volantino
pubblicitario alla parete.
Il commesso prese la chiave della vetrina dal cassetto della cassa
e sollev il dispositivo.
Non vuole provarlo prima?, chiese mentre prendeva la sua carta
di credito.
Non voleva, desiderava solo entrare in possesso di quell'aggeggio.
Il commesso spieg che non poteva vendere i pezzi in esposizione
ma solo le confezioni chiuse del magazzino.
Lo vuole con il 3G? Con una memoria da sedici o sessantaquattro
giga?.
Ambiva all'apparecchio migliore. Sulla carta di credito la copertura
era sufficiente e comunque era l'ultima volta che la usava.
Desidera attivare un abbonamento di telefonia mobile? Le dar
immediatamente una carta SIM e l'iPad funzioner subito alla perfezione?
Volentieri, grazie.
Posso avere un suo documento d'identit?
Non si pu avere una scheda prepagata senza documenti?
Noi non ne abbiamo. Avr un passaporto o un documento
foto, visto che scende da un aereo?
Lasci stare.

...
Robert.

Mikko puntava il dito contro i mercati anche se avrebbe fatto
bene a incolpare le persone. I mercati intercettano solo informazioni.
Non hanno alcuna opinione.
Tu dici che i mercati sono privi di morale. Certo,  assolutamente
vero. I mercati non hanno una morale poich non pensano,
non sentono. Essi semplicemente esistono, dichiarai.
Feci l'esempio di un uomo che coltiva un pioppo tremulo. Non
ha bisogno di osservare l'andamento delle fabbriche di fiammiferi
n di giunture per le panche della sauna. Gli baster seguire
il prezzo al dettaglio e all'ingrosso del legno di pioppo. Non gli
servir nemmeno sapere se  salito a causa della domanda o quale
altra possa esserne la ragione. Per lui  fondamentale soltanto
che il prezzo al momento sia pi alto del precedente e, in base
alle stime del prezzo all'ingrosso, che rester tale anche in futuro.
Pertanto comprer pi terra e pianter altri arbusti. La cosa
essenziale  il prezzo di adesso e quello di domani.
Ma non  l'euro, l'unit di misura per tutto?, chiese Mikko
dubbioso, malgrado non avesse problemi a bere l'alcol distillato
e invecchiato per anni con strumenti capitalisti e acquistato sul
mercato capitalista.
Le bevande migliori piacevano anche ai leader comunisti
dell'Unione Sovietica e ai capi della Corea del Nord. Piacevano
a tutti quelli che riuscivano a procacciarsele. I comunisti si procurano
il loro champagne e il loro cognac con il sostegno della
gerarchia. I mercati creano l'opportunit per i pi facoltosi e per
i pi scaltri. Quale di questi due modi di acquistare quel distillato
per il proprio ballon, il pi giovane dei quali ha almeno sei
anni di invecchiamento,  il pi leale? In un certo senso bisogna
comunque dover scegliere. Se il cognac x si distribuisse equamente
nel mondo, noi riusciremmo mai a bagnarci anche solo la
punta della lingua?
Sollevai i bicchieri e vi feci scorrere il liquido dorato.
La bevanda riscaldava piacevolmente. Era un Richard Hennessy
che non offrivo a tutti indistintamente. Il costo del cognac
di pregio era salito in maniera vertiginosa negli ultimi anni
a causa della voglia di qualit dei cinesi - pi rapido del valore
dell'oro. Finch le lite dei mercati in via di sviluppo si fossero
arricchite, le etichette che avevo nella mia collezione avrebbero
macinato soldi, in abbondanza e in sicurezza. Chiesi a Mikko
se a suo avviso non fosse giusto che gli sforzi portassero una
ricompensa. Se cos non fosse stato, per quale motivo tentare?
Perch qualcuno avrebbe dovuto provarci? Feci notare che oltre
alla classe media anche i poveri attuali se la passavano meglio di
alcuni sovrani di qualche secolo fa.
Tu sei fiero dei tuoi risultati, afferm Mikko. O forse si era
trattato di una domanda?
Ammisi di esserlo. Prima di tutto avevo la libert. Di fare o
di non fare. E avevo anche la libert di fare del bene. Ero quasi
certo di aver dato in beneficenza in un solo anno pi di quanto
Mikko avrebbe mai potuto fare in tutto l'arco della sua vita.
Ci non stava a indicare che non ero proprio un perfetto egoista
come lui sembrava credere?
Secondo lui no.
Tu pensi sempre a te stesso e solo dopo alla comunit. Se una
certa decisione d a te un piccolo beneficio ma causa alla societ
un'enorme perdita tu la prendi comunque.
Prese come esempio la storia del tasso d'interesse LIBOR.
Soltanto in quel momento.
Mi ero preparato a rispondere. Misi in chiaro che quanto avrei
raccontato, erano solo informazioni generali. Quella non sarebbe
stata un'intervista e niente di ci che avrei detto sarebbe potuto
essere usato contro di me.
Interpretai il gesto di Mikko come un segno di assenso.
Insomma, siamo amici, dichiar.
Spiegai che non avrei nemmeno potuto agire diversamente.
Lavoravo alla Credit Union e quindi incarnavo la volont degli
azionisti. Avevano definito degli obiettivi economici ben chiari.
Il mio compito era massimizzare gli utili trimestrali della mia
sede.
Con avidit, aggiunse Mikko.
Esattamente.
Avevo fatto il mio lavoro dannatamente bene. Superammo l'ebit
preventivato per otto trimestri consecutivi. Successivamente,
nel loro rapporto gli analisti della Credit Union presentarono la
nostra sede come un fiore all'occhiello e nell'assegnazione del
valore le diedero dei coefficienti pi alti rispetto a quelli delle
concorrenti, poich era dimostrato che fossimo sulla pista giusta.
Potresti giustamente chiedere, ci era convenuto avviare una
manipolazione del libor? Ho fatto due conti. La risposta  semplice:
ne  valsa assolutamente la pena.
 valsa la pena imbrogliare, essere beccati, aver dovuto pagare
penali, aver causato un forte calo del prezzo delle azioni ed
essere licenziato?
S, ne  valsa la pena. Saremo in grado di spiegare quali siano
stati, a livello di gruppo, gli utili netti generati dal valore ribassato
del libor. D'altro canto, sappiamo quali saranno le sanzioni
dirette e in aggiunta si dovranno calcolare delle perdite di
clienti, un po' a breve e un po' a lungo termine, e scalare il loro
equivalente. Tra le incombenze minori ci sono anche i bonus dei
dipendenti della Credit Union, nell'ambito dei premi d'incentivazione.
Sanzioni, perdita di clienti e premi nel complesso sono leggermente
superiori rispetto all'utile ottenuto. Che non ne sia valsa
per niente la pena, per,  errato! Non si deve esaminare solo
il risultato finale. Me lo sono chiesto: mi cimenterei ora in una
manovra equivalente? La risposta  altrettanto semplice: lo
farei. La probabilit di essere scoperti  a malapena del cinquanta
percento. Il valore previsto della manovra era decisamente positivo.
Noi abbiamo avuto solo un po' di sfortuna nell'essere stati
scoperti.
Feci una pausa studiata. Un discorso convincente si costruisce
con le opportune pause. Anche quello era un esercizio. Quando
i cacciatori di teste avessero iniziato a invitarmi, avrei tenuto per
loro la stessa performance. Li avrei fatti sbavare come bulldog.
La degustazione del cognac forn una buona motivazione a
quell'interruzione e spostai il mio bicchiere tra i monitor per non
colpirlo quando avrei enfatizzato le mie parole con la gestualit.
Appena la manipolazione  divenuta pubblica, il valore di
mercato della Credit Union  crollato al quinto posto.  stato
increscioso per quegli azionisti che avevano comprato poco prima
della pubblicazione dei dati da parte della vigilanza bancaria.
Il valore delle azioni rimane a tutt'oggi a un livello pi basso di
allora. Perci cos' successo? I nostri azionisti di maggioranza
hanno continuato a comprare! Acquisti al ribasso: uno sviluppo
eccezionale di un mercato secondario.
Se si osserva il mercato dei derivati, i loro investimenti appaiono
ancora pi vantaggiosi. Tutti e tre i nostri maggiori azionisti
avevano venduto allo scoperto le azioni dei derivati all'incirca un
anno fa, quando la quotazione era all time in rialzo.
Loro lo sapevano!.
Come avrebbero potuto saperlo? E seppure lo avessero saputo,
che cosa avrebbero dovuto fare? Aspettare? Cosa? Un'informazione
riservata sugli attuali mercati regolamentati  una chicca
cos rara che se la si riceve  consigliabile sfruttarla all'istante.
Oltretutto, seppure avessero saputo quello che facevamo, non
avrebbero mai potuto sapere che saremmo stati scoperti. O ancora,
pur ammettendo che sapessero anche quello, avrebbero
comunque dovuto scoprirlo. E questo ha tutta l'aria di essere
un lavoro, e dal lavoro solitamente si ricava ricompensa, non 
cos?
A me sembra che la nostra leggera manipolazione sia convenuta
un po' a tutti.
Spostai il mio passaporto su un angolo della scrivania.
A tutti, tranne che alla maggioranza, dichiar Mikko.
Precisai che le perdite si distribuivano in un modo tale all'interno
del gran numero d'investitori che non avevano rilevanza.
Nessuno aveva dichiarato fallimento n a causa del crollo delle
quotazioni della Credit Union n per il libor. E se qualcuno l'aveva
fatto, era accaduto perch non si era occupato della gestione
del rischio.
Tu te ne sei potuto andare.
Io mi sono dimenticato proprio di me stesso! Forse non sono
poi cos egoista, dal momento che ho pensato agli altri prima che
a me stesso.
Mikko sedeva sulla mia poltrona per gli ospiti con le labbra
tirate. Pensai: Quand' che l'ho visto sorridere o sentito ridere?
Quante volte negli ultimi vent'anni?.
Chi ricorderebbe volentieri un licenziamento al giorno d'oggi?
Perch  stato un licenziamento, vero? chiese Mikko.
S, certo, naturalmente! Sui documenti ufficiali  stata messa
una formula arzigogolata. Era indispensabile. Bisognava tranquillizzare
i mercati. La liquidazione ovviamente  una faccenda
tra me e la compagnia, ma in confidenza posso dirti che  una cifra
a sette numeri. Una somma irrilevante in rapporto all'aumento
del valore di mercato della Credit Union quando si  saputo
delle mie dimissioni. I meccanismi del mercato hanno dimostrato
di funzionare. Il direttore  un soggetto non tutelato dalla
legge, ecco perch nel suo contratto c' l'assicurazione contro
l'arbitrio.
Mikko disse che l'episodio che gli avevo raccontato descriveva
bene perch bisognasse rendere pi severa la regolamentazione
bancaria e aumentare le sanzioni. Non poteva mica essere giusto
che un simile giochetto fosse possibile.
Non poteva mica essere giusto aveva detto il mio amico
d'infanzia. L'alcol aveva rallentato le sue parole. Tutta quella percentuale
alcolica non aveva reso Mikko focoso ma stanco. Eppure
chiese se ci fosse altro cognac. Non potremmo bere il prossimo
negli stessi bicchieri?.
Mi alzai per andare a prenderlo. La bottiglia era nel mobiletto
bar della biblioteca e ne era rimasta appena met.
Perch i mercati devono fondarsi sull'egoismo? domand
Mikko, tenendo lo sguardo fisso davanti a s.
I mercati si fondano sull'umanit, risposi da dietro la porta.

...
Veera.

La cameriera port due bottiglie di birra danese da mezzo litro.
Non c'era l'apribottiglie. Pensai che aprendole sul bordo del
lavandino si sarebbe scheggiato, e lo stesso anche sulle panche in
morbido legno tek.
Mi ricordai della sciabola da champagne. Sul parquet rimasero
le impronte dei piedi. I ragazzi chiacchieravano ad alta voce
nello studio.
La sciabola era ancora sul tavolino di servizio. Accanto vi era la
fiala bluastra. Pensai: Chiss se  autentica.
Forse qualcuno ci aveva semplicemente messo dell'acqua colorata
e l'aveva venduta a caro prezzo a un credulone. Certamente
pochi si sarebbero messi a controllare il prodotto al momento
della conclusione dell'affare.
No, no, certo che non avevo in mente di testarla. N mi misi la
capsula di vetro in tasca. Anche perch ero nuda. Avrei potuto
infilarla...? O magari dall'altra parte? E dire che in quel momento
non avevo la bench minima idea che pi tardi, nel corso
della serata, avrei cercato quelle fiale nella cassaforte di Rob. In
quel momento non avevo affatto in mente di uccidere qualcuno.
Perch mai avrei dovuto prenderla?
La sciabola era pi pesante di quanto immaginassi. Sulla lama
si distingueva una macchia di sangue scura.
Sferrai in aria alcuni colpi di prova. Scorsi la mia immagine sul
vetro della finestra. Non andavo proprio come Urna Thurman.
Inscenai un piccolo combattimento contro l'armatura prima di
tornare in bagno.
Elise appoggi la bottiglia di birra sul ripiano della doccia.
Contai fino a tre e diedi un colpo secco.
La lama lisci la bottiglia e si schiant contro la parete.
Sferrai il secondo colpo con pi attenzione. La bottiglia si spezz
alla base del collo ma non fuoriusc lo stesso fiotto dello champagne.
Con della birra pi calda e ben agitata ci sarei potuta riuscire.
Alcune schegge di vetro finirono all'interno della bottiglia,
cos buttai alcuni frammenti di vetro nel cestino e infine tutta la
bottiglia.
Da qualche parte Elise aveva trovato un grosso apribottiglie
con una pubblicit impressa sopra. Stappai l'altra bottiglia con
un controllato movimento del polso e gliela porsi.
A me basta questa, replic, versandosi della vodka nel bicchiere.
Quella donna era un giunco. Io avevo almeno dieci chili in pi
ed ero parecchio pi muscolosa - andavo a un corso di combat
due volte a settimana - e il mio fegato non era del tutto inesperto
nell'assimilazione dell'acquavite, eppure iniziavo a sentirmi
ubriaca.
Probabilmente da sobria non mi sarebbe affatto saltato in
mente di aprire una bottiglia di birra con una sciabola.
Entrammo di nuovo in sauna. Confrontai le grandi tette sode
di Elise con il mio seno da mamma che ha allattato. Pensai che
un corpo simile costasse e mi chiesi con che cosa lo avesse finanziato.
Sulla schiena e sui fianchi si distinguevano dei grossi segni rossi
che erano stati curati con della crema. In quel momento non mi
soffermai ad analizzarli pi attentamente, era chiaro che fossero
souvenir di sessioni in camera da letto con Rob.
Elise aveva fatto la ceretta alla brasiliana. A Rob piaceva quella
cosa completamente depilata? Certo, potevo riuscirci anch'io!
Se mi avessero chiesto chi era Elise, avrei tirato a indovinare
che la ragazza avesse conosciuto un giovanotto inglese a un
corso di lingua e lo avesse seguito in Gran Bretagna. E che le
piacesse bere pi che mangiare. Era bella, non sembrava una
puttana qualsiasi, di quelle che vanno in tre in una Toyota, sul
sedile posteriore. Sul corpo non aveva segni della vita di strada e
nemmeno di scopate su materassi sporchi di sperma.
S, anche senza ritocchi, era davvero carina.
Poich non mi fu detto niente, chiesi io.
Elise mi raccont di essere venuta a Oxford per studiare giurisprudenza.
Si era specializzata in materie attinenti il settore finanziario
ed era andata a lavorare in un ufficio legale dal nome
che a me non diceva nulla ma che evidentemente era molto rinomato
tra gli addetti ai lavori, visto che la Credit Union era uno
dei suoi clienti. Si era stabilita a Londra, responsabilit e stipendio
erano aumentati...
Non credetti a una sola parola di quel racconto.
Non sei pi in quel settore?.
Elise disse di averne avuto abbastanza. L'ufficio era cambiato,
alla caffetteria al piano terra non si trovavano pi quei meravigliosi
dolcetti che aveva l'abitudine di prendere quando la giornata
di lavoro si prolungava fino a mezzanotte. E nemmeno il
nuovo capo era gradevole come il precedente.
Insomma, era bella. Cio, se piacciono quelle cos. A Rob dovevano
piacere, ma trovavo comunque strano che si fosse invischiato
con una puttana di alto bordo.
Elise gett altra acqua sulle pietre. Ogni tre lanci centrava la
pietra oliare della stufa, che sibil.
Continuammo a bere vodka, che non aveva pi alcun sapore.
Rob faceva una bella vita, ma io non ne avrei voluta una cos.
A me piaceva il mio Mikko che il sabato mattina, subito dopo
essere ritornato dalla sua lunga corsetta, iniziava a preoccuparsi
di riscaldare la sauna, che nel focolaio ci fosse abbastanza legna
ma non troppa e che controllava il termometro, simile al quadro
del cruscotto di una macchina, che avevamo ricevuto dall'agenzia
immobiliare.
Io non volevo una vita facile. Ne volevo una piena.
Versai da bere a entrambe e facemmo un brindisi. Le chiesi che
cosa volesse cantare.
A veder bene siamo tutti eroi, siamo eroi della vita, ognuno
di noi.(3)
Ci guardammo negli occhi e ci abbracciammo come fossimo
tifosi di hockey che si emozionavano pi per la coppa del mondo
che per la nascita di un bambino.
Quando Elise mi pass davanti per andare a lavarsi, si aggrapp
alle mie cosce e le strinse per sostenersi.
Gettai molta acqua. Attraverso il vetro della porta vidi l'acqua
scorrere sulla sua pelle tonica.
Nel mobiletto del bagno trovai delle forbici e sistemai il ciuffetto,
rifinendo la mia cosina con il rasoio da barba di Rob. A
causa del gel da barba maschile rimase un odore di uomo.
Perci pensai a come avrei spiegato la ricrescita il prossimo
sabato a Mikko.
Come se Mikko potesse accorgersene.
Guardai nello specchio il mio nuovo look. Be', s, forse non era
proprio elegantissimo.
Quando rimisi nel mobile la lametta, nel lavandino cadde una
confezione di pillole, facendo un rumore come di maracas. Non
conoscevo quella marca, ma mi pareva che fosse diazepam. Un
flacone da venticinque compresse da dieci milligrammi, la dose
pi forte che si potesse prendere in farmacia. Non c'era alcuna
etichetta. Chi dei due soffriva di disturbi d'ansia? Elise aveva un
problema con l'alcol? Era Rob? Oppure le pillole erano state
prescritte per l'insonnia?
Controllai cos'altro ci fosse nel mobiletto. Da un lato c'erano
prodotti da donna e nell'altro da uomo. Creme costose, un tagliaunghie,
delle forbicine, fermenti lattici, pillole per l'emicrania,
per la diarrea e per la stanchezza, e infine due gel per dolori
muscolari.
Il flacone era caduto dal lato dei prodotti maschili, perci le
pillole erano di Rob. Non c'era nulla di strano. Sarebbe stato pi
bizzarro che non soffrisse di nessun problema psichico. Non riuscivo
a immaginarlo depresso, ma quello non stava a significare
nulla. Ne avevo visti di tipi che strillano, urlano e strepitano per
strada e a casa si riempiono di pillole perch tutto li agita.
Nel rimettere a posto la confezione di diazepam, escogitai uno
scherzetto davvero arguto. Versai le pillole sul palmo della mano
e presi un flaconcino di compresse di caffeina. Invertii il contenuto
delle due confezioni.
Quando Rob fosse ricorso alle pillole per dormire, avrebbe immesso
nel suo organismo una corroborante dose di caffeina.

Note.
3 Citazione dalla canzone Sankarit, Eroi, di J. K. Karjalainen.

...
Mikko.

Avevo incontrato Elise nella hall dell'Hotel Kamp il 25 novembre,
e da quel giorno niente era stato pi come prima.  stata la
causa scatenante, senza la quale questo giorno non esisterebbe.
Indossava un abito da sera chiaro. Era diretta a un'asta d'arte
che un'associazione benefica aveva organizzato con il sostegno
di Robert.
Aveva intrapreso un cauto ritorno alla vita lavorativa dando
una mano nelle mansioni organizzative.
Era bellissima, non mi era mai capitato di vedere niente di simile.
Tutte quelle donne che avevo osservato nelle sale colazioni
degli alberghi o nelle piscine e alle quali avevo paragonato Veera
al confronto di Elise scomparivano, come libellule. Lei invece
era una farfalla, una giovane donna che sorrideva timidamente,
non pi una ragazza ma non ancora un'adulta resa cinica dal
mondo. Scendeva le scale mentre stavo riponendo penna e blocchetto
nella mia borsa a tracolla. Avevo intervistato un ex membro
del direttivo di una banca d'investimenti statunitense e mi
ero fermato per pagare il conto e organizzare i miei appunti. La
vista di Elise mi aveva accecato.
Lei aveva guardato dritta verso di me e aveva sorriso.
Poi si era avvicinata.
Sei tu Mikko?, aveva chiesto.
Avevo balbettato un S, sono io e le avevo chiesto chi fosse.
Ho visto parecchie foto di te, di vent'anni pi giovane. Sono
Elise. Conosci mio marito, Robert.
Non avevo preso neanche in considerazione la possibilit che
quella donna vestita con quell'abito bianco perla fosse una maniaca,
di quelle che di tanto in tanto mi ritrovavo alle calcagna e
che avevo in alcuni casi denunciato alla polizia. Non l'avevo ritenuto
possibile. Avrei dovuto, se fossi stato in grado di pensare.
Le avevo domandato quanto si sarebbe fermata a Helsinki e le
avevo detto che se era d'accordo avrei fatto volentieri due chiacchiere
con lei. Mi aveva dato il suo bigliettino da visita con stampa
in rilievo e io le avevo allungato il mio, molto pi modesto.
Ci eravamo accordati per un incontro la serata successiva, stesso
posto.
Quella sera dovevo a tutti i costi andare a correre. Sentivo la
frequenza cardiaca aumentare malgrado le gambe non sembravano
farcela. Ero scivolato lungo il sentiero sdrucciolevole e
avevo proseguito oltre l'incrocio dove generalmente facevo dietrofront.
Veera mi aveva chiesto se avessi ricevuto una notizia
sconvolgente. Le avevo risposto che non potevo parlare di cose
di lavoro e lei non aveva fatto altre domande.
Il giorno dopo ero andato al Kmp in perfetto orario, ma Elise
era gi l e aveva ordinato anche per me un gin tonic.
Mi aveva raccontato di s, del suo lavoro e di Robert. Si era
trasferita in Inghilterra per studiare legge, si era specializzata in
materie attinenti al settore finanziario ed era andata a lavorare in
uno studio legale prestigioso. Rapidamente aveva raggiunto un
ruolo di responsabilit e, quando il suo collega era passato alla
concorrenza, sulla sua scrivania era piombato il doppio del lavoro.
Quella giovane donna delicata era rimasta schiacciata sotto
quel carico.
Robert mi ha salvata, aveva dichiarato, ma sapevo che intendeva
esattamente l'opposto. Elise era malata, manipolata e senza
lavoro. Quella donna indifesa era stata una preda fin troppo facile
per Robert. Era chiaramente visibile che lui l'avesse stordita.
Elise gridava aiuto, anche se non urlava. Mi aveva chiesto di
parlare con Robert, poich a me avrebbe potuto dare ascolto. Le
avevo domandato di cosa volesse che gli parlassi.
Di un contratto, aveva risposto.
Elise si esprimeva in maniera confusa, pronunciando frasi dalle
molteplici interpretazioni, come se avesse paura di raccontare
la verit, ma avevo capito che voleva divorziare da Robert. Il
divorzio per l'avrebbe ridotta all'indigenza. Non era ancora in
grado di lavorare n le sarebbe stato facile ritornare nel settore
giuridico; per poter avere successo come avvocato doveva essere
una tosta e lei si era dimostrata debole. Sperava che facessi da
intermediario con Robert per mettere al sicuro le sue finanze.
In realt non era un desiderio irragionevole. Da parte di Robert
era stato arrogante non farlo di propria iniziativa. L'aveva
comprata. La teneva in ostaggio!
Dovevo salvarla.
Ma prima ancora Elise salv me.
Non avevo mangiato per tutto il giorno. Anche il livello dei liquidi
era scarso e quando avevo iniziato il secondo gin tonic avevo
cominciato ad avere le vertigini. Allora avevo fatto dei respiri
profondi, ma non avevano aiutato. Nella hall si era accalcata una
rumorosa compagnia di tedeschi le cui voci mi arrivavano come
un brusio indistinto.
Li vedevo sempre pi deformati, fino a che non avevo visto pi
niente.
Quando ero rinvenuto, mi trovavo sdraiato tra le lenzuola sul
lato destro di un letto matrimoniale. La stanza era beige e lussuosa.
Elise mi aveva sfilato la giacca e la camicia, allentato la
cintura e aperto il bottone dei pantaloni.
Le cornici degli specchi erano decorate, i tessuti spessi. La
lampadina a risparmio energetico che s'intravedeva da sotto il
paralume della lampada da notte sembrava essere finita nel secolo
sbagliato.
Doveva essere una delle suite dell'albergo.
Elise mi aveva portato un gigantesco bicchiere da vino alle labbra
e mi aveva fatto bere dell'acqua minerale.
Quando avevo sollevato le palpebre, le avevo riabbassate di
nuovo, per non svegliarmi.
Con calma, aveva detto Elise. Piano piano.
Cosa mi  successo?
Adesso va tutto bene. Vuoi un po' di marmellata?.
Avevo succhiato quel composto dolce e morbido per assorbire
un po' di zuccheri. Respiravo a fatica.
Elise mi aveva fatto mettere seduto, con la schiena appoggiata
a un cuscino soffice e mi aveva messo la mano sulla fronte. Si era
tolta il vestito da sera e indossava una camicia larga. Quando si
era chinata su di me, i suoi seni si erano avvicinati al mio volto e
il suo ventre aveva sfiorato il mio fianco.
Avevo richiuso gli occhi, cercando di mantenere il respiro regolare.
Avevo partecipato a un corso di primo soccorso e sapevo come
bisognasse comportarsi. Ma non mi ero mai trovato nella situazione
in cui ero io ad aver bisogno di aiuto invece che essere il
soccorritore che ripete le istruzioni con voce tranquilla.
Tieni gli occhi aperti, aveva detto Elise. Non svenire di
nuovo. Devi rilassarti.
I miei ricordi della serata vacillano. Non ho prove certe di
quello che  avvenuto dopo.
Senza tentennamenti, Elise aveva preso i miei boxer, li aveva
tirati fino alle caviglie e sfilati dai piedi per poi lasciarli cadere
sulla moquette della suite.
Era accesa solo una lucina per leggere, le ombre danzavano
lentamente sulla parete, Elise era sopra di me.
S, mi ero rilassato e non avevo pensato che ci fosse qualcosa
di sbagliato.
Era mezzanotte passata quando salii su un taxi dal marciapiede
davanti all'albergo. Mentre facevo ciondolare il capo sul sedile
posteriore di quella BMW nera, pensavo a quei vent'anni trascorsi.
Rimuginavo su quello che avevo ottenuto e quello che avevo perso,
ma prima che potessi andare fino in fondo alla mia riflessione, il
tassista si volt tra i sedili anteriori e disse: Ventiquattro euro e
trenta.
Mi ero lavato i denti nel bagno piccolo al primo piano, facendo
continuamente delle pause per ripetere le parole ad alta voce e
cos fissare i miei pensieri.
Avevo ripensato alla serata, della quale mi venivano alla mente
solo dei flash.
Elise aveva grossi lividi rossi sui fianchi e sul fondoschiena. Mi
aveva raccontato di essere caduta da cavallo in Ungheria. Era
una bugia. Quelli erano segni di frustate. Chi poteva averglieli
fatti se non Robert?
Stringe... al collo... comprime...
Le parole confuse e stanche di Elise mi riecheggiavano in testa
malgrado strofinassi i denti energicamente. Dovevo liberarla. E
per quello non sarebbe bastato un discorso razionale. Robert era
un pazzo, un sadico violento!
Veera dormiva al suo posto sul lato pi vicino alla finestra. Mi
ero infilato furtivamente tra le lenzuola stando attento a non svegliarla.
Eppure Veera mi aveva sentito.
 andata bene la serata?, aveva chiesto.
Il valore delle informazioni che ho ricevuto si sveler solo pi
in avanti.
Sei cos strano, aveva aggiunto, accarezzandomi una guancia.
La sua mano era sicura e dolce, il tocco delle sue dita parlava
d'amore.
Per me era difficile rispondere allo stesso modo. Lo era sempre
stato.
Buonanotte, aveva detto girandosi su un fianco.
Buonanotte.
Il sibilo regolare proprio del sonno era iniziato subito. Accanto
a me dormiva Veera, la mia fedele Veera con cui mi ero abituato
a vivere.
Ero rimasto sveglio, provando a esaminare quel qualcosa che
sapevo fosse impossibile da analizzare.

...
Robert.

Elise buss alla porta e grid che la sauna era libera. Lasciai l'orologio
sulla scrivania e abbandonai la giacca sull'attaccapanni.
Andiamo a vedere se le canne fumarie sono al posto giusto!.
Scossi Mikko per una spalla. Trasal, svegliandosi.
Quando ero ritornato con la bottiglia di cognac, l'avevo ritrovato
che dormiva sulla poltrona con la testa inclinata su una spalla
e una mano infilata nella tasca davanti dei jeans. Aveva un'espressione
soddisfatta, sognante. Nel vederlo cos, sogghignai.
Ero un po' geloso.
Mentre cercavo di capire le parole confuse mormorate nel sonno
dal mio amico, lo immaginai la sera successiva, subito dopo essere
tornato a casa, seduto nella sua posizione da gorilla a digitare
un articolo di approfondimento che avrebbe avuto come base le
informazioni che gli avevo rivelato un attimo prima. Naturalmente
si sarebbe avvantaggiato di tutto. Come minimo avrebbe usato
delle metafore con cui avrebbe fatto riferimento al mio appartamento,
all'arredamento - qualcosa che solo lui e io avremmo
saputo fosse stata scritta contro di me.
D'altra parte, se fosse stato altrimenti, non sarebbe un giornalista,
e neppure un essere umano.
Ecco perch non gli avevo raccontato tutto. Il mio metodo
era stato quello di fingermi assolutamente sincero. Avevo riferito
quello che un giornalista non avrebbe saputo chiedere da s.
Dal momento che era piuttosto interessato, probabilmente non
gli era nemmeno venuta la tentazione di indagare su altre cose.
Chiss, magari preso dal suo debito di gratitudine, mi avrebbe
trattato con i guanti, come una delle sue fonti anonime.
Svelagli pure un segreto ma che sia innocuo, cos le questioni
imbarazzanti restano fuori dal dominio pubblico. Molte volte
avevo applicato questa regola con successo.
Avevo previsto che Mikko mi chiedesse dell'appartamento.
Avrebbe potuto scoprire che si trattava della propriet di un industriale
del Qatar - l'intero palazzo era dei qatariani. In ogni
modo, perch Elise e io abitavamo l? Gli avrei raccontato che il
nababbo arabo aveva acquistato l'appartamento nel caso in cui il
suo primogenito si fosse trasferito a studiare a Londra, e che noi
semplicemente ci occupavamo della casa fino ad allora. Sarebbe
potuto sembrare disonesto, soprattutto perch il padrone di
casa non aveva figli. Mikko avrebbe potuto intuire che la Credit
Union aveva importanti clienti del Qatar, e se si fosse messo ad
analizzare i loro investimenti durante la crisi finanziaria...
Avrebbe senz'altro capito che abitavo allo Shard perch tenevo
la bocca chiusa. E a quel punto avrebbe scoperchiato la pentola.
Andiamo a fare la sauna. Alzati piano.
Mikko sospir e balzando in piedi scivol. Riuscii a tenerlo in
piedi per miracolo.
Attenzione!.
Mikko non aveva l'abitudine di seguire le mie indicazioni. Non
ero riuscito a fargli mettere la lingua sulla struttura in ferro a
venti gradi sotto zero usata per sbattere i tappeti n con le buone
n con le cattive, ma solo dicendogli che i fiocchi di neve gelati
avevano lo stesso sapore delle caramelle Marianne.
Non  possibile, aveva affermato lui. Certo che s, avevo replicato;
e non poteva dimostrare di aver ragione se non provando.
Ehi tu, padrone di casa!.
Quando uscimmo nell'ingresso, Veera si stava spazzolando i
capelli bagnati. Le chiesi se Elise le aveva mostrato dov'era il
phon.
 il momento della pausa sigaretta!.
Hai iniziato a fumare?
Mi va adesso. Infilati la giacca e fammi vedere dove devo andare.
Dalla sua espressione capii che contraddirla sarebbe stato inutile.
Era determinata come un broker che avesse ricevuto il suo
primo incarico a otto cifre.
In ricordo dei vecchi tempi, mi sibil all'orecchio.
Le sussurrai che i vecchi tempi non esistevano.
Su forza, andate, disse Mikko. Faremo la sauna quando ritornate.
Chiesi a Veera se volesse indossare qualcosa sui pantaloni della
tuta larghi e la maglietta a giro manica che si era infilata dopo la
sauna. Mi rispose che quando fumava sentiva sempre caldo.
In ascensore le chiesi che cosa avesse intenzione di fare.
Non hai una prenotazione fissa all'albergo qui sotto? Ci andiamo?.
Scendemmo al piano di sotto e prendemmo un altro ascensore
insieme a una coppia di giapponesi. Nascosta dietro le loro gigantesche
valigie, Veera mi mise una mano tra le gambe.
Dopo la sauna mi  rimasto addosso un calore piacevole.
Questa cosa non mi piace.
Rob, non ti piaccio pi?
Mikko ed Elise....
Mikko ed Elise sono al piano di sopra. Di certo resisteranno
il tempo di un paio di sigarette.
Questa dunque  l'ultima volta.
Certamente. Come ogni volta. La prima e l'ultima.
Veera mi si avvicin e appoggi il mento sulla mia spalla.
Non qui.
Ma ce l'hai gi duro!
Mi possono sentire.
Io sento di certo.
Il tragitto fu lungo e penoso. I giapponesi scesero per primi,
con le valigie che s'incepparono nella fenditura delle porte.
Chiesi al receptionist in camicia bianca che stava finendo il suo
turno una camera doppia per una notte. C'erano libere solo le
superior. Dissi che una di quelle andava benissimo. Non avevo il
portafoglio con me ma nella tasca interna della giacca trovai un
vecchio biglietto da visita della Credit Union. Gli dissi che abitavo
nel palazzo e che poteva controllare chiedendo al portiere
di sotto.
Anche con quella faccia ci scappa la mancia, disse Veera.
L'uomo ci indic la strada per la nostra stanza, cinque piani
sopra.
Facemmo in tempo ad arrivare all'ascensore prima dei giapponesi.
Veera chiese se avessi mai scopato in ascensore.
No.
Premo quel pulsante rosso?
No che non lo premi!.
Certo che no!.
Incurante dei turisti che stavano su un lato del corridoio, Veera
si mise il mio braccio intorno alle spalle. Vacillava pi di me per
via dell'alcol.
Si apre se grido forte apriti sesamo!?
Non gridare.
Infilai la scheda nella serratura e la luce verde si accese, mentre
nel corridoio risuon un sesamo!.
Veera mi spinse dentro e si butt sul letto. Giusto per formalit,
feci ancora resistenza.
Il cartello arancione della Lufthansa si vedeva in lontananza.
Cammin in quella direzione tirando il suo trolley e fischiettando,
e l cap che la sua sbronza era pi forte di quanto immaginasse.
Aveva pensato a tutto per bene? Ci che avrebbe fatto quel giorno,
avrebbe influenzato il resto della sua vita in maniera definitiva.
Un impiegato in uniforme gialla e blu lanci un occhiata servizievole
che era un invito a compiere quegli ultimi passi fino al
bancone.
Was kann ich fr Sie tun?.
Era lusinghiero il fatto che credessero fosse del posto. Ad ogni
modo, espose il suo problema in inglese: i suoi programmi di viaggio
erano tutt'a un tratto cambiati e doveva arrivare in giornata a
Helsinki.
L'impiegato non pose inutili domande ma digit qualcosa velocemente
sul suo computer.
Oggi ci sono due voli diretti, uno alle 15,00 e uno alle 19,25.
Il viaggio dura tre ore e trentacinque minuti. L'altro collegamento
 via Francoforte, parte a mezzogiorno e arriva a destinazione alle
17,50, ora locale. Il volo delle 15,00 arriva quarantacinque minuti
dopo. In tutti i voli ci sono posti disponibili.
Pens che cosa avrebbe fatto in quella circostanza se avesse davvero
viaggiato verso Helsinki. Perch non aveva controllato i collegamenti
a Londra? Che cosa avrebbe pensato la polizia nel notare
che aveva volato per Helsinki attraverso la Germania seguendo il
percorso pi scomodo? E perch non aveva preso un volo diretto
da Heathrow per Helsinki?
Quello che in aereo era sembrato un buon piano, ora appariva un
chiaro e scadente tentativo di depistaggio.
O magari i poliziotti avrebbero pensato che avesse preso il primo
volo disponibile da Heathrow e meditato solo in un secondo momento
su cosa fare dopo. Che magari era in preda al panico.
E ci non avrebbe dimostrato anche la sua non colpevolezza?
Non colpevolezza! Come se fosse colpevole.
Dopotutto lo era. Era colpevole di tutto.
Prendo il primo volo diretto.
Sei e mezzo, fuso orario finlandese. Per allora la polizia non sarebbe
stata ancora sulle sue tracce e non avrebbero inviato pattuglie
all'aeroporto Helsinki-Vantaa.
803 euro.
Mostr la sua carta di credito e disse che pagava con quella.
Volo LH 2464 delle ore 15,00. Il gate dipartenza sar annunciato
pi tardi, segua i monitor, disse l'impiegato porgendo il biglietto.
Posto 8a.
Lato finestrino, pens.

...
Elise.

Le persone sono navi. Alcune partono, altre restano. Quello
era il turno mio e di Mikko di restare, ma in un altro giorno
avremmo avuto il vento in poppa.
Dopo la sauna mi sentivo piacevolmente stanca. Riuscii a malapena
a infilarmi il vestito.
Quando non si distinguono i dettagli, si vede tutto pi chiaramente.
Appena la porta d'ingresso fu chiusa, Mikko si mise a sedere
accanto a me.
Versai in due bicchieri gin e acqua tonica, ma non ci aggiunsi
nient'altro. Non serviva pi.
Mikko si aggrapp a me con tutte e due le mani. I nostri nasi si
sfiorarono, facendo un leggero solletico.
Resisti ancora un po'! Ti salver, disse Mikko.
Hai parlato con Robert?
I discorsi non servono. Tu non sei in te. Non comprendi la
tua situazione.
Sono la tua principessa?
Sei la mia principessa.
E Veera  la tua regina?
Veera  la mia attuale moglie ed  la madre di mia figlia. Non
sar un problema. Ho pensato a tutto. Traslochiamo a Helsinki
e....
Non mi venne in mente nulla da dire. Sorrisi. A Mikko piaceva.
Elise, io ti amo. Ti amo pi di..., disse Mikko.
Farfugliava. Disse qualcosa a proposito di cigni, albe, sorgenti,
farfalle e boccioli in fiore.
A me sembr che avesse bisogno di un aiutino.
Lo baciai. In quello ero abbastanza brava.
Avevo un capello in bocca. Era lungo e non era mio. Era un
capello di Veera. Lo tolsi prima di continuare.
Baciai Mikko con intensit. Le sue braccia erano pi magre di
quelle di Robert. Gli feci il solletico.
Mikko rise.
Risi anch'io.
Adesso non possiamo, disse.
Feci quello che sapevo piacergli. Il compito di una padrona di
casa  soddisfare gli ospiti.
Quando mi spogli, la rosa d'argento si pieg. Ricordai quello
che Robert aveva detto su quella e sul nostro amore. Eppure,
nemmeno lui sapeva tutto, malgrado un bel po' di cose le sapesse.

...
Veera.

Dapprima Rob volle essere sottomesso. Poi desider essere il
dominatore degli universi. Non di uno solo ma di tutti, anche di
quelli futuri e immaginari.
La fretta faceva parte del gusto di quella scopata. Gli strappai
i vestiti di dosso e li sparsi in giro per la stanza. Lo strinsi tra le
cosce e gli bloccai i polsi. Solo dopo mi arresi e mi lasciai trainare
da lui come fossi una ragazzina indifesa. Lo stregai, lo provocai,
mi arresi. Gli avevo facilitato il lavoro non indossando n mutandine
n reggiseno. Doveva vedersela soltanto con il laccio dei
pantaloni della tuta.
Sentiva di dominarmi anche se agiva come avevo programmato io.
Eppure fu una prestazione meccanica, quasi una faccenda di
lavoro. I sensi erano accesi, ma non fu cos bello come ricordavo.
Rob sembrava sforzarsi di arrivare alla fine, e non era il desiderio
appassionato di un banchiere che desidera raggiungere in fretta
il proprio obiettivo, bens l'espletamento di un incarico spiacevole
dall'agenda del giorno.
La volta successiva avrei opposto maggiore resistenza.
In ogni caso era tutta un'altra cosa rispetto a Mikko.
Hai un nuovo look l sotto, disse Rob quando prese di nuovo
a respirare regolarmente.
Gli dissi di aver copiato la moda che faceva tendenza a Londra.
Non sono stata brava?
Tu lo sei sempre.
Ma?
Io non ho detto ma.
L'hai pensato. S'intuiva. Ma, io sono vecchia? Ma, Elise  meglio?
Elise  mia moglie.
Be', non avrai mica pensato a lei tutto il tempo! Dio Santo,
uomo, io sono sposata con il tuo migliore amico d'infanzia! E lo
sono stata per tutti questi anni!.
Non rivanghiamo il passato.
Ma se era questo che volevi! Ci hai invitati qui.
Te e Mikko. Non potremmo lasciar stare? Le cose passate si mettono
in bilancio ma non c' bisogno di adoperarle o di registrarle.
Rob si gir su un fianco per pulirsi sulle lenzuola. Gli dissi che
con quello che costava la stanza poteva senz'altro asciugarsi anche
sulle tende, cos avrebbe avuto un brivido. Se per una volta
con me non l'aveva avuto.
Scesi dal letto e andai in bagno dove, nell'angolo, c'era una
vasca idromassaggio. Feci scorrere l'acqua mentre mi asciugavo
il sudore e pensavo se Rob facesse sul serio. Prima di allora non
avevamo mai parlato del futuro. N che sarei andata a trovarlo,
n che non ci sarei andata.
Qualsiasi cosa pensasse per me non faceva differenza.
Adesso mi andrebbe un whisky.
Sedette sul bordo del letto a guardare con indolenza il canale
all news alla TV. Carri armati avanzavano per le strade dissestate
di qualche Paese islamico, la carcassa di un autobus bruciava.
Dopo il sesso, un po' di dramma globale.
In mano aveva il whisky del minibar.
Mi dispiace. Era l'ultimo. Forse ci sono birra e noccioline.
Teneva lo sguardo fisso su quel grande schermo.
A volte non serve una gran cosa. A volte basta una bottiglietta
del minibar da cinque centilitri. Quella fece esplodere tutto
quello che mi ero tenuta dentro per vent'anni.
Ehi tu, pensi mai a qualcun altro oltre che a te stesso?
Ti riferisci al fatto che ho aperto il minibar mentre tu perdevi
tempo in bagno?.
Pass al canale dello sport; dalle notizie di guerra a una partita
di biliardo.
Cazzo, che egocentrico di merda!.
Va bene, allora Veera, vediamo un po' che cosa c' per te.
Non mi serve il tuo alcol!.
Gli diedi uno schiaffo.
Un po' di moderazione, ehi!, si lament.
Moderazione... Mi sorprende che tu conosca perfino una parola
del genere. Tu non hai mai conosciuto la moderazione.
Ecco, prendi e succhia.
Succhia?!.
Veera, calmati!.
Calmati, Veera. Lo aveva detto anche quella sera.
Il tuo rifornimento di figa  pi importante della vita umana,
dissi senza urlare. Le parole pesavano gi abbastanza senza bisogno
di gridarle.
Nemmeno una volta, dopo che ci fummo messi d'accordo sulla
versione comune da dare della vicenda, avevamo parlato di
quella notte.
Era l'ultimo fine settimana del maggio del 1995, quel sabato
ci eravamo svegliati nella casetta di campagna in affitto con i
postumi di una sbornia. Avevo lasciato Mikko a rotolarsi nel suo
sonno irrequieto e mi ero spostata in terrazza, a godermi il sole
del mattino. Avevo mandato gi un antidolorifico e aperto una
birra. Maarit mi era venuta accanto a testa bassa. Non riuscivo
a chiederglielo, ma lei lo aveva detto da s: Non ho avuto il coraggio.
Rob  cos... strano. Ho paura.
L'avevo abbracciata.
Avevamo giocato a croquet sul terreno irregolare del cortile,
avevamo fatto il barbecue in bikini in una maniera pi sobria rispetto
alla sera prima. Rob la faceva bere. Maarit beveva. Quando
ci eravamo allontanate per andare a nuotare, le avevo chiesto
che cosa intendesse fare. Maarit aveva intenzione di osare.
Far male una volta sola, aveva detto, calcando decisamente
su male.
Durante la nostra nuotata, tra i ragazzi era nato un diverbio
e io avevo cercato di placare gli animi cantando - i Dingo, gli
Eppu Normaali, gli Y. Mentre Rob si dava da fare con Maarit,
Mikko si era ritirato nella nostra stanza a leggere Guida galattica
per gli autostoppisti.
Quando stavamo riscaldando la sauna, Mikko era apparso sulla
terrazza con i suoi vestiti da viaggio e lo zaino in spalla, dicendo
che se ne ritornava in citt. Quella vita di campagna non faceva
per lui. Aveva controllato la mappa e gli orari degli autobus e
c'era una fermata all'incirca a un chilometro.
Da quel momento in poi la serata cambi verso. Mi ero ritrovata
con quella coppia che flirtava e voleva fare la sauna per conto
proprio.
Perci mi ero preparata e me n'ero andata.
Non avevo n la cartina n l'opuscolo degli orari, ma seguendo
la direzione in cui passavano pi auto avevo trovato la fermata.
Avevo preso l'ultima corsa del sabato sera. Arrivata nel mio alloggio,
avevo messo il costume da bagno e il telo ad asciugare e
mi ero addormentata sul copriletto.
Mi aveva svegliato il suono del campanello. Sul pianerottolo
mi ero ritrovata davanti Rob, ubriaco fradicio. Non mi aveva
chiesto nulla, semplicemente era entrato.
Dove hai lasciato Maarit, gli avevo domandato.
Se n' tornata a casa.
Perch?
Voleva andare a casa.
Si era seduto accanto a me sul letto in disordine.
Prendi qualcosa?
S.
Cosa? Dica pure, cos sar pi facile accontentare i desideri
di Vostra Maest.
Rob mi aveva fatto segno di sedermi accanto a lui. Mi aveva
passato un braccio dietro la schiena e furtivamente aveva fatto
scivolare la mano sotto l'ascella per mettermela sul seno, accarezzandolo
e stringendolo dolcemente.
Ero pi sbronza di quanto pensassi. Lo avevo lasciato continuare.
Che cosa ne penserebbe Maarit?
Ma Maarit  una tua amica.
Mi ero fatta bastare quella spiegazione. Desideravo che fosse
sufficiente.
Lo avevo sognato fin troppo a lungo. Avevo lasciato che la
mano di Rob mi toccasse con i suoi bruschi gesti da ubriaco. Gli
avevo accarezzato la coscia con cautela, per non essere troppo
intraprendente. Non c'era sentimento, ma non m'importava.
Quando mi ero voltata verso Rob, mi ero accorta che si era appisolato.
Avevo scostato la sua mano, lo avevo messo su un fianco
e lo avevo coperto con la giacca. Gli avevo accarezzato la guancia
mentre mi toccavo. Non pensavo n a Maarit n a Mikko, solo a
Rob.
Avevo dormito sul pavimento, risvegliandomi quando Rob,
nell'alzarsi dal letto, mi aveva colpito su un fianco con il piede.
Biascicava una sola parola: Maarit.
Aveva cercato il suo cellulare e quando lo aveva trovato nella
tasca della giacca, aveva chiamato Maarit sul telefonino. Non
aveva risposto. Avevo provato a rassicurarlo dicendo che poteva
essere in modalit silenziosa. Aveva riprovato. Avevo detto che
magari Maarit non sapeva usarlo. Quel dispositivo costoso era
stato il suo regalo per la maturit e i genitori glielo avevano dato
proprio prima della gita in campagna. Quelle spiegazioni non
lo avevano soddisfatto, e aveva detto che a Maarit era successo
qualcosa.
Gli avevo chiesto se aveva voglia di una frittata. Non c'era altro,
poich l'idea era di trascorrere il fine settimana in campagna
e vivevo con un budget minimo per la spesa. Gallette, burro,
dado di carne. Nel freezer c'era un misto di verdure congelate
per il ripieno della frittata.
No, non voleva nulla, ma aveva chiamato un taxi.
Avevo capito che Rob non mi aveva detto la verit. Maarit era
ancora in campagna. Mi ero legata i capelli in una coda, mi ero
infilata i vestiti appoggiati allo schienale della sedia e mi ero precipitata
nel taxi dietro di lui.
Avevo chiesto al tassista di lasciarci alla fermata dell'autobus.
Avevamo fatto l'ultimo tratto quasi correndo, e di tanto in tanto
Rob telefonava a Maarit.
Avr di certo tolto la suoneria. Oppure ha la batteria scarica.
Oppure non c' campo. Oppure....
Le mie congetture ottimiste non si erano avverate.
Non appena eravamo arrivati a una certa distanza dalla casetta
da poter essere uditi, avevamo iniziato a chiamare Maarit a gran
voce. Il suo telo di spugna giallo era steso sul filo per bucato. La
mattina precedente gli asciugamani erano stati quattro e tutto
andava bene.
In giardino, le sedie di plastica stavano come le avevamo lasciate,
sulla terrazza c'era la struttura che avevo costruito con le
lattine vuote e che aveva cigolato quando le assi del pavimento
avevano vibrato sotto i nostri passi.
La porta d'ingresso era chiusa ma non a chiave. Rob l'aveva
spalancata e io avevo gridato: Maarit!. La luce a neon dell'angolo
cottura era accesa. Il frigorifero ronzava.
Il tappeto della sala era storto, sul tavolo c'erano carte da gioco
sparse.
Maarit non rispondeva, e in quel momento non ce lo saremmo
neanche aspettati.
La mia migliore amica giaceva a terra senza vita.

...
Mikko.

Percepivo la morbidezza di Elise contro il mio corpo. Si mise
in piedi per farsi togliere il vestito e port la mia mano sul nodo
del fiocco, che semplicemente tirai per sciogliere. Il tessuto nero
cadde sul pavimento. Elise vacill. Si sent un rumore, di qualcosa
che si rompeva.
Mi sfilai la camicia dai pantaloni e premetti la guancia contro
la sua. Non ricordavo che avesse un piercing argentato all'ombelico.
Sul suo costato vidi dei segni di botte. Quando le avevo chiesto
se Robert la maltrattasse, Elise aveva negato. Non aveva osato
ammetterlo, anche se vedevo con i miei occhi quello che lui le
aveva fatto.
Aveva detto di essere una prigioniera. Robert la sottometteva
spiritualmente e fisicamente.
Meritava di meglio. Sentivo i battiti del suo cuore.
Dong.
Mi accarezz la schiena e disse di voler essere brava.
Dong.
Provai a fermarla, poich Robert e Veera potevano tornare da
un momento all'altro.
Dong.
Pi tardi, dissi.
Dong.
Quando tutto sar diverso. Quando tutto sar sistemato.
Dong.
Le dissi che ce l'avevo quasi fatta.
Dong.
Le promisi che dopo quella notte sarebbe stata libera.
Dong.
Elise diede un calcio alle sue mutandine, che finirono in un angolo
della biblioteca e disse di essere gi libera.
Dong.
Dong.
Dong.
La vita insieme a Elise non sarebbe stata facile. Mi sarei dovuto
occupare io di lei. Adesso era Veera che si occupava di tutte
le faccende quotidiane, con Elise sarebbero ricadute su di me.
Ero pronto ad assumermi quella responsabilit. Volevo salvare
e guarire Elise.
Quotidianit, routine. Sempre lo stesso! Per trentasette anni.
Avevo vissuto quella quotidianit per trentasette anni. Volevo
vivere anche qualcos'altro. Ero a met della mia vita. L'aspettativa
di vita di un uomo finlandese  di settantasette anni. Quando
sono nato io era di parecchi anni pi bassa, ma poich ero sopravvissuto
gi fino a quell'et... Al diavolo i dettagli, le statistiche,
i dati delle ricerche che ricordano il pubblico e il privato.
Non  cos, Elise? Al diavolo le statistiche.
Al diavolo le statistiche.
Mi restava oltre la met della mia vita da vivere e non volevo
che fosse solo trantran.
Con gesti esperti Elise inizi a sbottonarmi la camicia. Indugiava,
rigirandosi i bottoni tra le dita e ridacchiava prima di passare
a quello successivo.
Poteva apparire normale che avessi iniziato a prepararmi con
un po' d'anticipo per la sauna, in modo da non perdere tempo
con i bottoni della camicia prima di entrare.
Non resistetti con troppa convinzione.
Elise faceva fatica a restare in piedi. Si appoggi alle mie spalle
e mi tolse la camicia. L'afferrai per i fianchi in modo da non farla
cadere a terra.
La misi a sedere sulla massiccia poltrona in pelle e le dissi di
riposare un pochino, mentre io chiamavo mia figlia a casa. Il
mobile bar era a portata di mano di Elise. Vers del whisky senza
ghiaccio per entrambi. Portai con me tutti e due i bicchieri e
appoggiai il suo sul tavolino di servizio nella zona pranzo perch
non lo prendesse.
Certo, mi accorsi che la sciabola da champagne era sparita dal
tavolo. E che non era neppure nella vetrinetta. Mi chiesi come
mai, ma non mi soffermai a pensarci pi di tanto. Forse Robert
l'aveva messa via. Oppure la cameriera - far pure parte delle
mansioni di una cameriera mettere in ordine, no?
Non mi ricordavo affatto della fiala di cianuro. N ne avrei
avuto bisogno. Dopotutto io avevo la stricnina.
Mi bagnai le labbra con il whisky e sentii la testa girarmi. I
pensieri erano elementari, ma le parole erano troppo strascicate.
Posai il bicchiere sul comodino della stanza degli ospiti, dove
ciondolavano le mutandine di Veera.
Come mai Veera le aveva lasciate appese l? A casa non si comportava
cos. Non metteva per due giorni di seguito le stesse mutandine,
piuttosto caricava la lavatrice. E visto che per lavarle
non si consumavano tanta energia e detersivo, n si inquinava
troppo l'ambiente non me ne lamentavo.
Perch non le ha addosso o non le ha messe nella busta dei
panni sporchi?.
Il telefono squill molte volte prima che Julia rispondesse.
s?
Non dovevi chiamare?
Appunto. Dovevo chiamare io, non tu.
Non l'hai fatto.
Non ho fatto in tempo.
Potresti farlo adesso? La chiamata costerebbe meno.
Camminai per la stanza con il cellulare in mano e mi fermai
davanti al paesaggio. Malgrado i vetri isolanti, percepivo gli sbadigli
di Londra, i clacson dei taxi e vedevo gli innamorati amoreggiare
con pi chiarezza che di pomeriggio.
Allora..., risposi.
S, che c'?.
Il rumore di fondo era diverso rispetto alla telefonata di poco
prima. Si sentiva il brusio delle auto. Lo stradone
Hmeenlinnanvyl.
Sei uscita?
S, dentro c' una tale confusione che non avrei sentito nulla.
Va tutto bene l?
S, tranne che uno di un'altra classe, Juha, ha vomitato. L'abbiamo
messo su un taxi per casa. Ah, non t'importa se beviamo
quella bottiglia che ti hanno dato a lavoro, vero?
Scusa se ti sembro iperprotettivo, ma potresti rispondermi
comunque oggettivamente?
Del tutto oggettivamente.
Sei mica ubriaca?
Cacchio,  chiaro che lo sono.
Non dire parolacce.
Anche tu sei sbronzo. Si sente benissimo. Forse  l'alcol che
hai bevuto tu che senti.
Ok, va bene, basta cos. Ma chiama subito se succede qualcosa.
Se qualcuno prova a entrare o se un tipo sospetto s'infila di
soppiatto nel cortile.
Dopo aver terminato la chiamata, ne verificai la durata, calcolando
i costi della ricezione. Julia aveva un pacchetto di minuti e
messaggi, perci non avrebbe avuto costi aggiuntivi, sempre che
non avesse superato il limite mensile. Molto meno di un euro.
Un prezzo vantaggioso per quella sensazione di tranquillit.
La pausa sigaretta di Veera e Robert era durata gi mezz'ora.
La serata trascorreva, ma Robert era ancora vivo. Era di nuovo il
momento di aumentare le probabilit.
Finii il whisky e respirai a fondo. Il respiro di Londra era leggero
in confronto al mio.
La cameriera aveva apparecchiato per il dolce, ma non si vedeva
in giro. E nemmeno Elise. Dalla porta non provenivano
rumori.
Aprii la mia bustina con la stricnina. La plastica liscia scivolava
tra le dita sudate.
Feci cadere un pochino di quella polvere bianca nella tazza del
caff di Robert. Non si sarebbe distinta dalla porcellana bianca.
Qualcuno con la vista acuta avrebbe pensato fosse zucchero a
velo.
Mi restavano ancora due dosi.
Quella era la fase sei.

...
Robert.

Sono stato io a uccidere Maarit? Le ho vomitato in bocca e mi
sono tappato il naso prima di tornare in citt? E cos che ho fatto?
Se consideriamo la faccenda in maniera oggettiva, in pratica,
hai provocato la sua morte....
Se valutiamo la faccenda in maniera imparziale, allora, non
sarebbe omicidio ma omicidio colposo. Inoltre, Maarit ha bevuto
da s ogni birra, ogni bicchierino di liquore alla liquirizia
e ogni sidro. Mica le ho versato l'alcol dritto in bocca, l'ho fatto
solo quando mi ha espressamente chiesto di farlo. L'avr chiesto
anche a te. Gli avrai tenuto la lattina di birra mentre lei succhiava
con la testa all'indietro.
Succhiava! Veramente lei succhiava te!.
Beveva. La scelta della parola era infelice, d'accordo, ma se
anche tu lo hai fatto, allora sei colpevole o innocente esattamente
quanto me. Non ho ammazzato Maarit e non ne ho provocato
la morte. L'omicidio colposo prevede negligenza: Chiunque per
una propria imprudenza provochi la morte di un altro. L'accusa
non reggerebbe in tribunale. Abbandono: Chiunque induca un
soggetto in uno stato d'inabilit o abbandoni il soggetto di cui
 responsabile nella curatela in una condizione tale che possa
essere causa di pericolo per s stesso o per la propria salute. Si
tratta di due punti distinti: induzione a una condizione d'incapacit
e abbandono in stato d'impotenza del soggetto sottoposto a
obbligo di tutela. Non trattandosi del primo caso, poich Maarit
si  ridotta da sola in quella condizione, sarebbe quindi abbandono
in stato d'incapacit. Su questo si potr sottilizzare.
Conoscevo quegli articoli di legge. Li avevo analizzati molte
volte.
La clausola dell'obbligo di cura crollerebbe dal momento che
ci frequentavamo appena da qualche mese. Non eravamo marito
e moglie n niente del genere, non ero stato il suo superiore o
cose simili.  omissione di soccorso? Chiunque, pur sapendo
che un altro soggetto sia in pericolo di vita o in serio rischio per
la salute, non presti o non procuri quel soccorso che, in base
alle sue possibilit e tenendo conto della natura della situazione,
possa ragionevolmente permettergli di... .
E siamo gi ai comma e ai paragrafi!, esclam Veera.
Chi ha accusato di omicidio?
Per te tutta la questione  un mero problema giuridico. Dal
momento che i comma scagionano, non c' nessun problema,
dichiar. Sei un egocentrico di merda.
S, certamente lo sono. L'hai gi detto.
Hai fatto bere Maarit finch non  stata ubriaca fradicia.
La gente crolla addormentata e poi si risveglia il mattino
dopo con la nausea. Si sveglia! Le persone si addormentano e si
risvegliano! Non si addormentano e muoiono, soprattutto quelle
giovani. Come potevo pensare che Maarit fosse in pericolo?
Sbavavi per la sua fica.
Veera stava ai piedi del letto con l'asciugamano che le pendeva
dalla spalla destra. Se non fossi stato cos arrabbiato per le sue
accuse, avrei riso.
Eppure aveva ragione. Non sapeva tutto quello che era successo
in quella casetta di campagna. Avevo cancellato i segni del
nostro litigio e mi ero lavato via il vomito da dosso.
Quando finalmente ero riuscito a mettere Maarit a letto, ero
tutto eccitato. L'aggressivit aveva preso il sopravvento. Avevo
aspettato troppo quel momento. Il timore e l'eccitazione mi avevano
accecato. Ero come un giovane broker che non guarda in
faccia nessuno quando capisce di non controllare la situazione.
Mi ero gettato addosso a Maarit, chiamandola puttana, perch
non sorridesse e non fosse carina con me. L'avevo bloccata
contro la testiera del letto e le avevo messo la mano sulla sua
bocca. Lei aveva cercato di allontanarla per riuscire a respirare,
ma io ero pi forte. Con la mano libera l'avevo spogliata e spinta
contro il letto, e quando avevo provato a entrare dentro di lei,
Maarit aveva cominciato a vomitare. Il vomito mi aveva imbrattato
le dita. Quel rumore era ripugnante.
Avevo tolto la mano e mi ero alzato. Ogni voglia era sparita.
Avvampavo di rabbia. Era andato tutto storto. Odiavo me stesso
e avevo scaricato la mia rabbia su Maarit.
Avevo fatto i bagagli e me n'ero andato, lasciandola l. Ero stato
un debole o, come aveva detto Veera, un egocentrico di merda.
L'avevo lasciata morire.
Maarit, per quella cosa, era tremendamente nervosa. Hai provato
a violentarla?.
Avrei potuto replicare dicendo che quello che  permesso a
una donna, per un uomo  un reato. Avrei potuto chiederle cosa
avrebbe pensato se, per come si era comportata poco prima, l'avessi
accusata di violenza e per le indagini si fossero esaminati
i filmati delle telecamere di sicurezza installate nel corridoio e
nell'ascensore dell'albergo.
A chi dei due avrebbero dato ragione?
Tu non sai chi ha fatto cosa, dichiarai freddamente, mentre
provavo a scacciare i ricordi dalla mente.
Alla migliore amica si racconta pi di quanto non si faccia con
il ragazzo con cui si esce.
Veera non poteva avere alcuna prova, e se l'avesse avuta, non
avrebbe avuto pi alcuna importanza poich il capo d'accusa era
in prescrizione.
Eravamo entrambi colpevoli.
Cos avevo detto a Veera quando, appoggiati l'uno all'altra,
avevamo pianto nella sala di quella casetta di campagna dopo
aver capito che Maarit non si poteva pi salvare. Mi ero sentito
svuotato per lo shock.
Dobbiamo ridurre al minimo i danni. Non possiamo riportare
in vita Maarit, ma possiamo salvare noi stessi. Uno solo ha
commesso uno sbaglio, non tutti e tre, avevo detto una volta
che ci eravamo seduti intorno al tavolo.
Avevamo elaborato una storia.
Avevamo provato a convincere Maarit a tornare in citt, ma
lei non era voluta venire. Ovviamente non potevamo costringerla.
Le avevamo detto di essere prudente e avevamo fatto tutto
il possibile per prevenire situazioni di pericolo: nascondendo i
fiammiferi (avevamo raccolto tutte le scatole sparse per la casa
e le avevamo messe sul ripiano in alto dell'armadio della stanza
che avevano usato Veera e Mikko), le armi da taglio...
Veera si era resa conto che un comportamento simile avrebbe
rivelato che ritenevamo Maarit in pericolo. Perci avevamo rimesso
a posto i coltelli e sparso di nuovo le scatoline dei fiammiferi
sulla mensola dello spogliatoio, sul caminetto, nel secondo
cassetto in alto della cucina.
Veera era una donna intelligente. L'ammiravo.
Aveva i nervi d'acciaio.
Nuovo piano. Quando stavamo per andarcene Maarit aveva
deciso di restare in campagna a leggere (aveva portato con s
Franz Kafka in tedesco - a luglio sarebbe dovuta partire per Praga).
Non avevamo idea che potesse bere fino a stordirsi. Non era
da lei.
Mikko sa che Maarit era piuttosto alticcia.
Mikko se n' andato talmente presto. Gli dir che a nessuno
di noi conviene menzionare l'alcol, nemmeno lui avr piacere a
dare spiegazioni ai suoi genitori. Maarit semplicemente voleva
restare da sola e sbronzarsi come si deve.
Kafka aveva iniziato a contagiarla. La poltrona si era trasformata
in uno scarafaggio.
Ok, ok. Ma perch noi volevamo tornare in citt?
Per la sera era prevista pioggia. Volevamo vedere un film.
Ma non siamo stati al cinema.
Chi riuscirebbe mai a verificarlo? E perch qualcuno dovrebbe
mettersi a controllare?
Ma almeno, che cosa stanno dando?.
Avevamo controllato su uno di quei giornaletti gratuiti gli orari
degli spettacoli. Eravamo partiti dal presupposto che Mikko
avrebbe raccontato la sua versione. Ovvero, che ne aveva avuto
abbastanza e se n'era andato. Dopodich anche noi ci eravamo
annoiati - mica eravamo campagnoli doc. Veera e io avevamo
deciso di andare a vedere un film. Avevamo convenuto che fosse
stata una proposta di Veera e avevamo scelto il film che davano
al Maxim di Kluuvikatu, al cui spettacolo probabilmente c'erano
abbastanza spettatori che nessuno avrebbe potuto ricordarsi di
noi. Veera aveva letto una recensione del film e mi aveva raccontato
la trama.
Eravamo andati in citt con la mia macchina, e quando avevo
riaccompagnato Veera a casa si era forata una gomma (l'avrei
bucata la domenica sera con un coltellino di Veera sulla cui lama
era rimasta della gomma, e che pi tardi avevo gettato tra i materiali
di costruzione nel cassone dei rifiuti del palazzo con le
finestre in ristrutturazione) e poich era gi tardi e la coinquilina
di Veera era andata a far visita ai genitori (vero), Veera mi aveva
ospitato per la notte.
Poi di' a Mikko che tra noi due non c' stato niente.
No che non glielo dico. Mikko non sospetterebbe mai una
cosa simile, e poi  la verit.
La storia non teneva alla perfezione, ma la raccontavamo bene.
Nessuno avrebbe dubitato che non fosse andata esattamente
cos. Maarit aveva voluto oltrepassare il limite da sola, cosa per
cui eravamo tutti davvero turbati e sconvolti. Noi tre, i nostri
genitori e fratelli, i compagni di classe. Alla cerimonia per il diploma
di maturit si era tenuto un minuto di silenzio in memoria
della nostra amata compagna di classe. In quel minuto avevo
sentito il dolore di tutti e compreso che ero stato io a provocarlo.
Alcuni avevano reagito con rabbia, altri con compassione, ma
nessuno aveva incolpato noi. N i parenti di Maarit, n Mikko.
In quel momento stavo ricordando a Veera che in quella storia
lei c'era dentro tanto quanto me. Se io ero colpevole, allora lo
era anche lei.
Io ti ho aiutato. Ho avuto vergogna di me stessa.
Le feci notare che quando ci eravamo rivisti in un bar, pi di
un anno dopo l'accaduto, era stata proprio lei a baciarmi e a
trascinarmi fuori di l.
E dopo quella volta sei stata tu a chiamarmi. La prima volta
pu essere un caso, la seconda lo rende una relazione, continuai.
Sono venuta, ho chiamato e ho volato anche fino a Londra.
Cristo santo, Rob, forse ora capirai che impazzisco per te!.
Hai cominciato a uscire con Mikko.
Io amo Mikko.
Il whisky del minibar stava per finire, Veera si volt di spalle
mentre la pubblicit di un dentifricio interrompeva la partita di
tennis.
Sono due cose assolutamente diverse, aggiunse Veera, cominciando
a rivestirsi.
Recuperai le mie mutande sulla sedia dello scrittoio. La foga
di Veera aveva fatto saltare dalla mia camicia due bottoni. Avrei
dovuto gettarla nel cestino dello studio. Per il resto della serata
avrei messo quella azzurra.
Mentre mi vestivo, Veera perlustr la stanza e si rigir un apribottiglie
tra le dita.
Prendo pi volentieri questo.
Infil il bicchiere con tanto di logo nella tasca dei suoi pantaloni.
In ricordo di questo momento, disse, bloccandomi la testa
per il tempo di un bacio veloce.
Quando fummo usciti, chiese al receptionist delle sigarette. Si
compravano al bar.
Prese un pacchetto di Marlboro Lights che feci mettere sul mio
conto. Misi la scheda nel taschino davanti della camicia, pensando
che avrei disdetto la stanza il giorno dopo.
Aspettai nel bar della hall dell'albergo che Veera fumasse una
sigaretta. Donna scaltra: doveva pur avere odore di fumo nei
capelli. Risalimmo al mio appartamento in ascensore, passando
dal pianterreno. Controllai nello specchio che i vestiti fossero in
ordine e che non si notassero i bottoni saltati.
Lasciai uscire Veera e le dissi: Volevi fumarne tre e, in ogni
caso, una volta che ci trovavamo fuori, volevo mostrarti....
Veera mi agit l'indice davanti al naso, non era chiaro se come
avvertimento o per sfottermi, e non lo chiesi. Quando aprii la porta,
mi mostr il pacchetto di sfuggita: ne mancavano giusto tre.

...
Elise.

Robert era serio. Veera era seria. Sapevano ancora di fumo.
Scusate, ci abbiamo messo un po'. Abbiamo fatto una lunga
chiacchierata, disse Robert.
Veera era una molto loquace.
Lasci il pacchetto di sigarette sul tavolino dell'ingresso accanto
all'armatura e chiese:  lui l'uomo pi retto della casa?
E il nostro cavaliere. Ci protegge. E non fuma, risposi.
Avevo molti cavalieri.
Mikko sopraggiunse dalla zona pranzo. Le persone andavano e
venivano. Sembrava l'ora di punta.
La cameriera aveva messo il servizio da dolce e le tazze per il
caff. Notai sul tavolino di servizio la fiala azzurra con il veleno
di Robert. La infilai nella minuscola tasca del vestito. Non sta
bene che della roba velenosa sia sparsa in giro per casa.
Mi spostai in biblioteca e poco dopo Veera mi raggiunse. Si era
tolta i pantaloni larghi e si era rimessa il vestito. Ci sedemmo su
due divani diversi e passammo il tempo.

...
Mikko.

Di minuto in minuto un opprimente senso di colpa si stava impossessando
di me, si era propagato dalla colonna vertebrale al
resto del corpo, togliendo sensibilit ai polpastrelli e rendendo il
cervello irragionevolmente leggero, come vapore.
Dissi a me stesso che non c'era bisogno di sentirsi in colpa. Dopotutto
aiutavo solo il destino nel suo crudele compito, facilitavo
la realizzazione delle probabilit.
Rendevo possibile ci che era necessario, anticipavo l'inevitabile.
Avrei fatto quello che dovevo. Avrei salvato una persona. Avrei
salvato l'amore. Non c'era niente di pi grande.
L'aria densa della sauna elettrica non rilassava allo stesso modo
di quella a legna. Mi tremavano le palpebre. Non riuscivo a chiudere
gli occhi.
Robert entr come un ciclone e inizi a parlare prima ancora
di sedersi.
Quell'armatura che hai visto nell'ingresso, disse,  un regalo
di congedo della BNP Paribas. E una vecchia armatura militare
giapponese dei tempi della guerra contro la Russia. Brutta,
sgradevole, aggiunse, stendendo il telo sulla panca. Ogni volta
che la vedo, mi verrebbe voglia di venderla come ferro vecchio.
Si sciacqu una mano nel secchio dell'acqua e chiese quale
pensassi che fosse la ragione per cui non lo aveva ancora fatto.
Mi preparai ad ascoltare la storia sanguinosa dei gladiatori dei
mercati, i clich sulla lotta inesorabile tra la vita e la morte, della
guerra di tutti contro tutti, di quelli che pugnalano alle spalle e
contro i quali non bastava uno scudo ma serviva un'armatura
integrale, pi efficace del bacio d'immortalit dato ad Achille
come protezione.
Di quel lavoro in cui si  costretti a stare sempre in guardia.
Di quel lavoro che non  ragionevole e per il quale, di conseguenza,
si ricever una ricompensa non equa.
Mi aspettavo delle citazioni tratte dalla traduzione in inglese
dell'Arte della guerra di Sun Tzu e dal libro di von Clausewitz,
che si sfoggiano in discorsi approssimativi alle feste. Mi preparai
a difendermi da quella retorica in cui sangue e morte sono metafore
a buon mercato.
La guerra  un atto di violenza e non conosce limiti.
La cosa essenziale  la genialit di chi conduce la battaglia.
La guerra  interazione tra gli individui.
L'interazione interpersonale  una guerra.
La guerra  l'influenza della mente sulla mente, non della materia
sulla materia.
Quando i mercati si comportavano diversamente da come la
saggezza del capo comandava, era di nuovo tempo di citare von
Clausewitz: la guerra  un camaleonte, ovvero un fenomeno in
continua trasformazione. Ogni guerra  diversa e, dunque, non 
teorizzabile.
Persino tu hai bisogno di protezione. La tua pelle non  cos
dura e spessa, suggerii, affinch Robert potesse dare inizio alla
sua esibizione. Gliela servii su un piatto d'argento. Sarebbe stato
il suo ultimo spettacolo. Poi, sipario.
Robert gett mezzo mestolo d'acqua sulle pietre ollari. Il vapore
lo colp alle guance.
S, disse.  esattamente cos. Ho bisogno di protezione.
Le bestie lacerano in un attimo il gladiatore sguarnito se la
sua concentrazione si allenta anche per un solo istante, proposi.
A me l'armatura non serve a causa di minacce esterne. Mi
serve protezione da me stesso. Quando indosso l'armatura non
arrivo pi a dilaniarmi i polsi, dichiar.
Aaah, feci. Gi.
Non  cos, Mikko? Nessuno  cos interessato a me da scomodarsi
per farmi del male.
Chiunque si abbasser, sar innalzato.(4)
Ci si potrebbe insozzare, continu Robert.
E prima si lav le mani.
Io non sono cos prezioso, aggiunse.
Dov' il tuo tesoro, l  anche il tuo cuore.(5)
Lo sfogo di Robert era appassionato e sorprendente. Lasciai
scorrere le frasi fino alla fine senza commentare, lo feci parlare,
anche se vedevo che era in cerca di critiche o di approvazione.
Anelava una conversazione, ma non ero disposto. Non ero in
sintonia. Non volevo perdere l'ultima battaglia, lo scontro decisivo,
poich mi sarebbe rimasto in mente per il resto della vita,
un ricordo equiparabile a...
Certo l'assicurazione sulla vita  aumentata, afferm a un tratto.
Soldi. Non si andava poi cos lontani.
Non  cos, Mikko, che una persona  per un'altra lupo ma
di per s l'individuo  una iena? Un mammifero dalla mascella
dura, che se vuole pu frantumarti le ossa, prosegu, seguendo
con lo sguardo l'acqua che cadeva sulle pietre.
La stufa sibil. La temperatura aveva ripreso a salire dal momento
che la sauna era rimasta a lungo vuota. L'elettricit aveva
bruciato le resistenze e riscaldato le pietre.
Lasciano gli zoccoli e le corna. Lo sapevi? Certo che s.
Non lo sapevo. Robert aveva chiaramente imparato quali fossero
le caratteristiche della iena per un qualche suo discorso.
La digestione  cos efficace, che alla fine rimane solo il calcio,
sospir. Quello amaro della sconfitta.(6)
Sottolineai che nel detto non si parlava di calcio, bens di
calice, senza alcuna connessione con la chimica. Era un errore
comune.
Ci mancava pure questo!, si lament Robert. Senti, secondo
te, io sono la persona pi egoista del mondo?, chiese.
Invece di rispondere ascoltai il seguito del suo discorso.
E seppure lo fossi? L'egoismo  un crimine?.
Si trattava di domande retoriche.
Ho viaggiato cos tanto in aereo che ho imparato a memoria
la dimostrazione delle misure di sicurezza delle hostess. Qualora
diminuisse la concentrazione di ossigeno nell'abitacolo, le
maschere per l'ossigeno caleranno automaticamente. Fissate la
maschera in questo modo. Indossate la vostra maschera prima di
aiutare gli altri. Thank you foryour attention! Indossate la vostra
maschera prima di aiutare gli altri! Bisogna prima assicurarsi che
le proprie cose siano a posto. E solo dopo si possono aiutare gli
altri. I miei affari sono a posto, e secondo l'opinione di molti
davvero ben avviati. Perci aiuter gli altri. Dov' che la mia
logica viene meno? Che si sbaglia?.
Robert si sciacqu il viso con l'acqua del secchio, prima di lanciarne
una mestolata abbondante sulle pietre. Il sibilo aument
facendosi assordante, il vapore scottava. Mi coprii le spalle con
le mani e mi raggomitolai.
La societ non si sarebbe sviluppata se l'individuo non avesse
voluto migliorare le proprie condizioni.
Mi picchiettai dell'acqua sul viso.
Oh, scusa, disse Robert, spingendo il mastello verso di me e
scendendo dalla panca.
Rimasi seduto.
Ero cos egoista da volere Elise per me? Pensavo di salvarla
proprio come Robert pensava di salvare il mondo con la sua logica
egoista?
Dell'acqua gocciol dalla ventola di aerazione sul pavimento.
La differenza di temperatura era alta.
Lo ero? Facevo tutto solo per me stesso e non per il mondo o
per Elise?
Mi strofinai il sudore sulle braccia e mi allungai per gettare
altra acqua, quando dallo spogliatoio Robert grid il mio nome.
Ti squilla il telefono.
Veera mi aveva portato il telefono in bagno. Il numero era di
una scheda finlandese. Non ero solito registrare i nominativi, ma
riconobbi il numero del cellulare del nostro vicino Hannu.
Doveva aver aspettato a lungo che rispondessi, poich Veera,
dopo aver sentito la chiamata, aveva fatto in tempo a prendere il
mio cellulare dalla stanza degli ospiti.
Come vanno le cose? Tutto bene?, chiese Hannu.
Gli raccontai che eravamo a Londra e che andavo un po' di
fretta. A parte ci, in Finlandia non era gi l'una? Era quella l'ora
di chiamare?
No, niente, volevo solo assicurarmi che il vostro televisore dovesse
proprio stare in giardino e la macchina accesa al minimo.
Avrebbe bevuto pi volentieri il primo caff del resto della sua
vita da qualche altra parte piuttosto che dalla tazza di cartone del
McDonald's. Ma non poteva. Quella nuova circostanza imponeva
limitazioni sorprendenti.
Aveva raggiunto con un treno urbano il centro, la stazione di
Marienplatz, sbucando in superficie nei pressi del municipio neogotico.
Aveva fatto un salto nelle tre caffetterie eleganti che avevano
gi aperto i battenti, lungo la strada pedonale, ma quando
aveva chiesto per la connessione Wi-Fi, le cameriere avevano fatto di
no con la testa e si erano scusate.
Dopo il terzo vano tentativo, aveva chiesto a una cameriera vestita
con un grembiulino bianco se sapeva dove trovare un accesso
a internet. La donna aveva suggerito il McDonald's: in fondo alla
strada pedonale e prima dell'incrocio sulla sinistra.
A Monaco era pi caldo di quanto si aspettasse. Con la giacca inizi
a sentire caldo, soprattutto dovendo trascinarsi dietro il trolley.
Il fast-food era tranquillo e per fortuna non c'era ancora puzza di
grasso arrostito. Di domenica l'ora del pranzo sarebbe iniziata pi
tardi. Ordin del caff nero e un dolce ripieno alla mela, che pag
con una banconota da venti euro.
Sul treno urbano aveva potuto stare per i primi dieci minuti in
solitudine e ne aveva approfittato per spezzare in due la sua carta
di credito. Quella plastica tenace aveva richiesto parecchio sforzo
prima di arrendersi. Al riparo della tasca della giacca aveva rotto
anche una delle met in due parti. Il primo pezzo l'aveva gettato in
un cestino dei rifiuti lungo la via pedonale.
La cameriera mise il caff e il dolcetto sul vassoio di plastica
rosso.

Note.
4 Vangelo secondo Matteo, 23, 12.
5 Ibidem 27, 24.
6 Ibidem 6, 21.

...
Veera.

Ero a met strada nella formulazione di un pensiero quando
Mikko entr in biblioteca con l'asciugamano intorno alla vita.
Mio marito si era messo ai piedi le ciabatte da sauna rosa di Elise
e aveva in mano il suo cellulare da museo che scuoteva nel pugno
come un succo di frutta.
Shake it, babe!
E non sono pi riuscita a ricordarmi che pensiero fosse.
Con l'altra mano teneva stretto il bordo dell'asciugamano, visto
che era uno di quegli uomini che non sanno fissare un asciugamano
intorno ai fianchi.  una caratteristica simile all'abilit
di arrotolare la lingua.
Ripet il mio nome. Dissi di essere a met di un whisky.
Veera, Veera, continuava a ripetere. Julia....
Risposi che Veera c'era ma Julia no. Dissi che ero sua moglie
e che, sfortunatamente, giusto in quel momento, ero impegnata
nella scelta di un cioccolatino e perci non potevo dargli retta.
Allora Mikko mi rifer quello che gli aveva detto il nostro vicino.
Julia non risponde al telefono, disse.
Ribattei che a me avrebbe risposto.
Allora chiamala.
Disse che avrei telefonato dopo, perch in quel preciso momento
ero piuttosto impegnata.
La cosa infastid Mikko. Rimase in piedi accanto a me grondando
acqua. Sui pettorali, i peli scuri si erano arricciati per l'umidit.
Elise gli chiese se gradisse del whisky o del cognac.
Mikko rispose di volere che io chiamassi sua figlia.
Nostra figlia.
Ribatt che Julia era anche sua. Replicai che fosse implicito
in quel concetto e gli chiesi se stava cercando di dire che avevo
cresciuto sua figlia male, dal momento che aveva tradito la sua
fiducia. O la nostra... Oh, mamma mia! Non sapevo cercare il
pelo nell'uovo come Mikko.
Mi chiese se avessi intenzione di chiamarla. Era preoccupato.
A Julia non doveva accadere nulla, insistette, come se io fossi di
opinione differente. Semplicemente mi irritava l'atteggiamento
di Mikko. Certo che ero preoccupata.
Ho intenzione di farlo, ma ho una faccenda in sospeso.
Una faccenda?
C' sempre qualcosa in sospeso.
Mikko mi chiese perch stavo cercando, con il mio modo di
fare, di farlo innervosire.
Risposi di non avere un motivo.
C' qualcosa che ti irrita?, mi chiese.
Oddio, un sacco di cose! Non sarebbe il caso che tornassi in
sauna, cos non si sprecherebbe corrente?.
Mikko agit il cellulare, mentre Elise riemp tre bicchieri di
whisky e gliene offr uno.
Gli diede un bacio su una guancia.
Toh! A quanto pare avete anche fatto in tempo a familiarizzare.
L'asciugamano cadde dalla vita di Mikko. Distolsi lo sguardo
e mi sfiorai il collo con le dita. La mia croce d'argento l'aveva
segnato, e il punto mi pizzicava.

...
Robert.

Non ci sono vincitori, se non ci sono perdenti. Sebbene la storia
mondiale sia come un mercato azionario in cui, in media, a
lungo termine tutti vincono, un perdente  sempre necessario.
Senza la povert relativa non esisterebbero i vincitori relativi. Se
una vittoria relativa non fosse possibile, in media, a lungo termine,
nessuno vincerebbe.
Guardai Mikko e vidi un vincitore.
In realt alle sue spalle c'era uno specchio.
Dalla sua mano pendeva un asciugamano.
La forza di gravit l'aveva tirato gi. La gravit trascina verso
la superficie terrestre ma non pi in basso ancora. Va verso il
livello zero. Se si vuole risalire dal livello zero, bisogna spingere,
dibattersi e spuntarla.
Non mi sentivo un vincitore, poich Veera mi aveva sconfitto.
Aveva vinto anche se non sapevo nemmeno a che cosa avessimo
giocato e per che cosa.
Quando guardai oltre Mikko, vidi un perdente. Non era una
visione piacevole.
Odiavo perdere, poich amavo vincere. Per un altro, essere stato
battuto sarebbe stato un fatto insignificante. Qualcuno avrebbe
pensato ai sentimenti. Un altro ancora si sarebbe arrabbiato
perch delle cose volutamente dimenticate erano state ritirate
fuori. Io non la pensavo cos. Meditavo solo sulla sconfitta.
Sono competitivo e mi assumo le mie responsabilit.
Mikko aveva un'aria sconvolta.
Volevo parlare con lui.
Aprii la porta della sauna e lo invitai a tornare dentro. Avevo
una cosa importante da dirgli.

...
Veera.

Julia rispose al secondo tentativo.
Sono mamma, ciao.  tutto a posto l?
Tu che dici?
Ho sentito dire che non  cos.
Cazzo, ma', se non lo faccio adesso....
Non ti sento.
...allora, quando?
Non puoi andare in un posto dove....
Se....
...riusciamo a parlare?
...e allora mai, cazzo!.
Magari in bagno?.
Julia chiuse la porta a chiave dietro di s.
Le chiesi della macchina. Un certo ragazzo, con un soprannome
che non riuscii a capire, voleva sentire gli Hurriganes, ma
dentro mettevano solo Madonna. Capii solo ragazzo.
Gli era venuto in mente che in macchina c'era un impianto con
lettore CD. E, insomma, sarebbe stato noioso starsene seduto l
ad ascoltare gli Hurriganes se ogni tanto non si poteva dare un
po' di gas.
La TV... era stato divertente. Gli ospiti avevano ritenuto che
quello schermo piatto a cristalli liquidi potesse essere impiegato
altrimenti, e si erano divertiti a lanciarlo come fosse un giavellotto.
C' altro?
Be', come si toglie il vino rosso dal divano?.
Invece di rispondere in alcun modo, le dissi di provare con
il sale. Prima lo faceva, meglio era.
Il sale normale?
S, proprio quello.
Ok, provo.
Nient'altro?
Allora....
Hai voglia di far finire la festa?
S, ma....
Dopo un attimo Julia mi chiese come poteva fare.
Di' solo che la festa  finita. Se non ti danno retta, chiedi aiuto
al vicino. Chi c' l?. Di nuovo non riuscii a capire i nomi.
Mamma.
S?
Qui c' un bel po' di casino.
Ci sono cadaveri?
Mamma!.
Una volta che sarai riuscita a mandare tutti a casa, bevi un
litro d'acqua e chiama pap per dirgli che un gruppo di ragazzi
 entrato mentre tu e Anni....
Scusa, chi?
Uno dei tuoi amici... Meglio se una ragazza.
Va bene.
Mentre stavate guardando un DVD... una puntata di Sex and
the City.
Ok.
Non avete potuto fare nulla. Uno di loro era un amico di un
amico. E poi  continuata ad arrivare gente, e due ragazzine minute
mica li potevano bloccare.

...
Robert.

Non ricordo perch eravamo partiti per fare il giro del lago
Saimaa in bici n se l'iniziativa fosse stata mia o di Mikko. Doveva
essere l'estate tra il primo e il secondo anno di liceo, o tra
il secondo e il terzo. Entrambi gli anni avevo lavorato nel supermercato
di mio zio durante le vacanze, scaricavo le lattine di
mais, piselli e carote e caricavo dei sacchi giganteschi in cataste
vacillanti. Ero riuscito a organizzare i miei turni di lavoro per
avere del tempo libero e godermi l'estate e anche ad avere un
paio di periodi di ferie.
Durante uno di quelli avevamo caricato le nostre biciclette su
un Intercity e una volta arrivati nel Savo ci eravamo diretti a
Mikkeli. Avevamo pernottato in un alberghetto a buon prezzo
e avevamo consultato la cartina sul letto perch sul tavolo c'era
spazio solo per il telefono, la cartelletta dell'hotel e il cartoncino
del divieto di fumare.
Mi ricordo particolari del genere e anche che, durante la prima
tappa, la cinghia della mia borsa da bici mi aveva colpito un
polpaccio e non mi ero fermato per sistemarla perch non volevo
proporre una sosta. Fisicamente ero pi forte, anche se avevo
lasciato gli allenamenti di calcio per un abbonamento mensile in
palestra.
Mikko era sempre stato robusto.
E tenace. Robusto e tenace, che si aggrappa e resta l.
Il piede aveva toccato terra solo dopo aver superato il cancello
del campeggio di Pistohiekka, dove le pigne cadute scricchiolavano
e la sabbia era talmente morbida che si sprofondava. Avevamo
sete ma nessuno dei due aveva ceduto.
Poich quella sera avevamo entrambi il mal di testa, avevamo
deciso che il giorno seguente ci saremmo fermati ogni venti
chilometri. Avevamo motivato la decisione con argomentazioni
sensate e logiche ma che sapevamo essere sbagliate. Ovviamente
tutti e due avevamo notato la cosa attraverso l'altro.
Il cielo era parzialmente coperto, ma il caldo non era asfissiante
e il vento contrario non era cos forte. Per i primi due giorni
ci avevamo dato dentro, il terzo ci eravamo fermati al centro
artistico Retretti. Avevamo pranzato a Punkaharju e fatto una
nuotata, poich nei giorni precedenti ci eravamo solo bagnati.
Ce la spassavamo e Mikko aveva detto che ne sarebbe conseguita
una punizione. Quando eravamo ancora a Simpele, si stava avvicinando
una terribile perturbazione.
Mi sarei assunto il rischio e avrei proseguito fino a Imatra, ma
Mikko era prudente. Avevamo soggiornato in una squallida camera
d'albergo con i campioncini di bagnoschiuma che sapevano
di limone come il detersivo per lavastoviglie, in bagno i pesciolini
d'argento e nella macchina per il caff il filtro ammuffito
e il fondo di un precedente ospite.
Era stata una scelta di Mikko. Avremmo fatto in tempo ad arrivare
a Imatra prima della pioggia.
La notte successiva volevo dormire in un posto con il minibar.
A Lappeenranta c' Alko, aveva detto Mikko.
Avevo spiegato di non essere interessato alle bottigliette di alcolici
in miniatura, alle arachidi o alla cioccolata. Il minibar era
un'indicazione del livello della struttura alberghiera. Non volevo
coricarmi in lenzuola strappate, anzi, desideravo lavarmi i denti
in un bagno con il pavimento in piastrelle e tanta luce.
Avevo preferito attenermi a quell'idea, anche se le previsioni
meteo davano bel tempo ma pioggia per il giorno dopo. Mikko
avrebbe voluto proseguire oltre Lappeenranta. Ci eravamo seduti
nel cortile in cemento dell'albergo a mangiare un cono gelato,
anche se saremmo potuti essere in marcia.
La pioggia era arrivata pi forte del previsto.
Dopo quelle magnifiche giornate di sereno pareva quasi
un'assurda ostilit. L'oscurit non dava segni di schiarite, il cielo era
completamente grigio, il rullo di tamburi dei tuoni costante e
intenso. Non avevamo portato con noi l'attrezzatura da pioggia
poich sarebbe stata un peso. Avevamo fatto il terzo giro al
buffet della colazione e rimandato la partenza. Il cielo non dava
speranze per il bel tempo, e nemmeno che la pioggia diminuisse.
Potremmo mettere le bici sopra un treno e essere a casa per
il pomeriggio.
Mikko si era inalberato. Come se avessi proposto la fiat tax, la
privatizzazione dei servizi di assistenza sanitaria di base e difeso
le manovre di George Soros con la sterlina.
Arrenderci? Ora che ci restano poco pi di cento chilometri,
l'ultimo giorno!.
Avevo replicato che era solo un'idea, non un suggerimento.
Mikko aveva tenuto una lezioncina sul fatto che le difficolt
esistevano per essere superate e cose del genere, non ero stato
a sentirlo e mi ero limitato a dire che ovviamente non volevo
lasciare il viaggio a met. Avrei potuto portare a termine la mia
riflessione se Mikko non mi avesse interrotto.
Allora, a cos' che stavi pensando?
A partire.
Ancor prima di riuscire a lasciare il centro abitato, le scarpe da
ginnastica erano gi zuppe. Lungo la strada sterrata, gli pneumatici
delle macchine ci avevano riempito di schizzi. A turno uno di
noi stava davanti per tratti di cinque, dieci chilometri. Le ruote
dei camion sfioravano le bisacce da sella.
Non avevamo fatto alcuna sosta. Avevamo macinato chilometri.
I miei turni davanti avevano cominciato ad accorciarsi, mentre
Mikko aveva rispettato i suoi come per dimostrare che lui ce
la faceva. Nei giorni precedenti avevo fatto degli sprint, mi ero
fermato a guardare i manifesti pubblicitari e poi mi ero lanciato
all'inseguimento di Mikko. Quel tipo di allenamento fatto di
scatti si adattava meglio al mio fisico.
Lasciamo questa strada, avevo detto a Mikko, quando la
folata d'aria di un doppio articolato in sorpasso mi aveva gettato
sul ciglio della strada.
Mikko mi aveva tranquillizzato e aveva aperto la cartina, che in
un attimo si era bagnata sporcandogli le dita di colore.
Lungo la Savitaipaleentie verso destra. Non sono che due
chilometri. Prima del centro, di nuovo a destra, verso via Partakoskentie.
Mikko era davanti. La sua calma m'innervosiva. Proprio come
se le circostanze non lo mettessero affatto in difficolt.
Mi sto senza dubbio ammalando.
Facciamo una pausa?.
Gli avevo fatto cenno con la mano di proseguire.
Quando era stato il mio turno di condurre, l'asfalto si era trasformato
in ghiaia e le ruote si erano sgonfiate; pedalare era diventato
pi faticoso. Bisognava fare attenzione che la bici non
slittasse sulla strada scivolosa e schivare gli abbondanti flussi
d'acqua lungo i declivi.
Avevamo percorso meno di dieci chilometri sulla ghiaia quando
a un tratto la mia ruota posteriore si era fatta pesante, non andava
pi. La camera d'aria era stata forata da una pietra appuntita o
da chiss cosa. In quel momento non m'importava quale fosse il
motivo n nient'altro, m'importava solo della pioggia, di essere
bagnato fradicio, che fossimo a cinquanta chilometri da Mikkeli
- la nostra meta - e che le energie erano gi finite dieci chilometri
prima.
Quando ero riuscito a caricare la mia bici su una vecchia piattaforma
del latte, di quelle che si trovano nelle strade di campagna,
Mikko gi aveva preso la nuova camera d'aria.
Lo sai che cosa vorrei fare?.
Di alternative ce ne erano tante, e Mikko si era messo a riflettere
come se stesse presentando un caso al circolo dei Saggi.
Chiamerei un elicottero e volerei in un posto in cui non piove.
Le bici le lascerei qui, per ricomprarle nuove una volta a
casa. Volerei da qualche parte dove splende il sole. Me ne starei
disteso su una sdraio a bordo piscina a sorseggiare drink con
l'ombrellino.
E quella la chiami felicit?.
Sedevo sul cumulo di pietre di un cippo, mentre Mikko con
abilit smontava la ruota e tirava fuori la camera d'aria scoppiata.
Aveva controllato il copertone esterno per accertarsi che non
vi rimanessero schegge di pietra o di vetro.
Oppure potremmo chiamare un taxi in cui poter caricare le
bici, farci scaricare all'hotel Cumulus, comprarci una bottiglia di
vodka ciascuno e rimettere il mondo in ordine.
Quella volta Mikko non mi aveva interrotto. Forse avevo un
aspetto schifoso. Forse mi compativa.
Avevo mangiato delle fette di pane che erano state talmente
compresse nella borsa da essere deformi senza vergognarmi di
lasciare che fosse Mikko a risistemare la ruota. Mi aveva tranquillizzato
dicendo che restavano solo poco pi di due ore di
percorso.
Poi  fatta. Potrai dire di aver fatto il giro del Saimaa.
Potrei dirlo comunque.
Anche se finissimo il viaggio in taxi?
Rottura delle attrezzature, circostanze impreviste. Force majeure.
Le difficolt sono fatte per essere superate.
Sia le difficolt sia le vittorie bisogna saperle mettere in prospettiva.
Si  vinta la guerra se tutti gli uomini sono morti?
Qui non si muore.
Noi siamo in vacanza! Perch dobbiamo soffrire quando sarebbe
possibile cavarsela pi facilmente?
A posteriori ci far sentire bene. Se ci arrendessimo....
Arrendersi  una parola alquanto negativa. Prendere una decisione
razionale dato il mutare delle circostanze non  arrendersi,
ma una scelta sensata.
Pensa a quanto ci sembrer piacevole stasera, quando saremo
nella nostra stanza d'albergo, con le gambe stanche....
Non  su un tratto simile che le gambe si stancano, anche se
pedalassi con il rapporto pi pesante!.
In una delle tasche laterali avevo trovato una barretta di cioccolata.
Il taxi costa un bel po'.
Gli chiederemo di passare da un bancomat. Pago io, se  questo
il punto.
Non  questo il punto.
Mikko aveva pompato l'aria nella ruota.
Di su, perlomeno fammela gonfiare da solo! Non mi hai fatto
nemmeno cambiare la camera d'aria, come se non fossi capace.
Gli avevo tolto di mano la pompetta e avevo premuto lo stantuffo
con una tale veemenza che il braccio destro aveva cominciato
a dolermi.
Vai avanti. Ti raggiungo.
Mikko mi aveva aspettato qualche chilometro pi avanti.
Mi hai aspettato perch credevi che non ce la facessi?
Mi stavo riposando.
Se vuoi riposarti, fai pure. A me non piace starmene sotto la
pioggia sul ciglio di una stradina sterrata.
Ero ripartito senza aspettare. Quel viottolo di ghiaia sconnessa e
piena di buche faceva procedere la bici a scossoni. Avevo gonfiato
le gomme al massimo. Meno di un'ora dopo, la ghiaia era tornata
asfalto, ero sulla via che collegava Lappeenranta e Mikkeli. Dopo
il cartello mikkeli 30 avevo cominciato a scandire i chilometri in
minuti.
La pioggia era cessata tra la zona rurale e la citt di Mikkeli.
Avevamo prenotato una stanza al Cumulus. Un dipendente
asciugava l'acqua dai tavoli della terrazza e trasportava le pile
di sedie. Avevo lasciato la bici in un parcheggio del centro commerciale
vicino e messo ad asciugare i vestiti in bagno, sulle ante
dell'armadio e sopra le lampade. Quando ero uscito dalla doccia,
Mikko aveva bussato alla porta.
A quanto pare hai preso tutte e due le chiavi.
Aveva tirato fuori dallo zaino due mezze bottiglie di Koskenkorva.
L'avevo bevuta in un bicchiere di plastica con l'asciugamano
intorno ai fianchi e mi ero preparato a rispondere alla domanda
che immaginavo Mikko mi avrebbe fatto una volta che si fosse
sistemato.
Non ti senti bene, adesso?.
Non c'era stato bisogno di aspettare troppo.
Sarebbe stato insensato negare che dopo la fine della sofferenza
non ci si sentisse bene. Quando si  stati appesi a una croce,
qualsiasi cosa sembra celestiale.
Vuoi sapere se sono pi contento di quanto lo sarei se avessimo
messo le bici su un taxi. Saremmo qui, nello stesso posto. Il
livello di vodka nella bottiglia sarebbe pi basso, ma l'umore pi
alto. Difficile dire se sono pi contento di quanto lo sarei stato
in quel caso.
Secondo Mikko la risposta era semplice: la felicit non era
misurabile solo in base a una condizione fisica, ma dipendeva
anche da una componente mentale. La consapevolezza di aver
portato a termine l'impresa contribuiva alla felicit. Sapere di
aver mollato, invece, avrebbe prodotto l'effetto contrario. Pertanto,
non saremmo stati contenti allo stesso modo se fossimo
arrivati in taxi.
Quindi la domanda : la sensazione di felicit del momento
attuale  maggiore dell'incazzatura di dover pedalare sotto la
pioggia?, avevo chiesto.
La mia obiezione aveva perfettamente senso, ma mi domandavo,
quell'esperienza mi nobilitava come individuo? Non avrei
potuto provare la stessa sensazione anche se avessimo viaggiato
con il bel tempo o se invece di ritrovarci in quell'albergo, in quel
momento fossimo stati seduti sulla riva del Saimaa a goderci la
mite brezza estiva che faceva vibrare le foglie verdi delle betulle
mentre il sole tramontava oltre il lago? Le avversit aggiungevano
felicit alla mia esistenza?
Sono pi felici coloro che si ritrovano a patire di pi? Allora
i bambini africani con i genitori malati di AIDS e che soffrono la
fame dovrebbero essere i pi felici del mondo, avevo aggiunto.
Tra i letti c'era un piccolo comodino su cui avevamo appoggiato
la bottiglia e i bicchieri di plastica traballanti. Sedevamo uno
di fronte all'altro sulla sponda dei rispettivi letti e mandavamo
gi alcol come avevamo visto fare nei film per la tv finlandesi.
Quando dalla finestra un fugace raggio di sole aveva fatto capolino
tra le nuvole, avevo chiuso le tende.
Solo dopo una massiccia dose di vodka pura l'uomo finlandese,
in mutande, ispirato, inizia a parlare della vita. Le riserve
crollano e le frasi fluiscono lente.
Ci valeva anche per noi. Eravamo dei clich.
Che cosa cerchi nella vita?
Libert.
Libert?
La libert  indipendenza. E una prerogativa affinch si possa
fare quel che si vuole.
Ed  sufficiente?
Senza la libert non si pu fare quello che si desidera. Solo se
si  liberi si pu scegliere cosa fare della propria vita.
E cos' che si desidera?
Ci che  giusto. Senza libert si finisce per sbagliare. Quantomeno
ci si ritrova a sottomettersi.
La vita  la realizzazione di se stessi?
La vita  vivere bene ed essere felici. Basta non fare torto agli
altri.
Violando la loro libert.
Esatto. Quando si  liberi, si pu vivere esattamente com'
giusto.
Il giorno dopo, in treno, avevamo letto ciascuno il proprio libro
e ci eravamo scambiati due parole solo quando uno di noi si
era alzato per andare in bagno.

...
Mikko.

Era Robert ad avere il mestolo per l'acqua, perci era lui il
detentore del potere. Sarei voluto andare a lavarmi e a chiedere
a Veera se era riuscita a parlare con Julia, ma non potevo. Robert
dosava l'acqua per la stufa con parsimonia.
Si ricord di quando avevo cambiato la camera d'aria alla sua
bici. Present la cosa come se fosse stata un'opera di salvataggio
divina e miracolosa. Certo che l'avevo cambiata. Ricordavo
quell'episodio. Robert stava per ammalarsi, e quindi l'avevo
aiutato. Avrei preso anche la sua borsa, ma si era rifiutato di
darmela.
Scrollai il capo per cercare di fargli capire di gettare altra acqua.
Lui stava replicando, parola per parola, una conversazione
che avevamo avuto vent'anni prima in una camera d'albergo. Io
non la ricordavo affatto. Doveva essere stata un'esperienza importante
per lui.
Era sorprendente che desse valore a qualcosa di umano. La
conversione prima della morte... Proprio come se Robert presagisse
qualcosa, pensai.
O forse ritrovarsi l'aveva semplicemente reso sentimentale.
Non ho un'indole impaziente, ma in quel momento lo ero. La
stricnina attendeva Robert nella sua tazza di caff. Avrei voluto
che la serata fosse finita e che la percentuale di probabilit avesse
gi raggiunto i cento.
Fu allora, dentro la sauna, mentre aspettavo che gettasse l'acqua,
che capii di non aver meditato a sufficienza su che cosa
sarebbe accaduto dopo la morte di Robert. Avevo pensato agli
istanti successivi e fantasticato sul futuro. Avevo visto solo Elise
saltarmi al collo una volta che Robert fosse morto. Avrebbe
gridato di essere libera e di amarmi. Le avrei risposto che anch'io
l'amavo. Veera poteva stare nella stanza, a guardarci. Si sarebbe
resa conto che io ed Elise ci appartenevamo.
Altrimenti glielo avrei spiegato, e lei a quel punto avrebbe
compreso.
Robert concluse il suo racconto e svuot il mastello sulla stufa.
Il vapore era sferzante.
Mi lavai. Avevo qualche difficolt a restare in piedi, e quando
chiusi gli occhi fui sul punto di addormentarmi sotto la doccia.
L'asciugamano era pulito, soffice e bianco. Mi picchiettai il
viso e feci dei profondi respiri.
Non restava pi molto tempo. Non avevamo pi molto tempo.
Robert non aveva pi molto tempo.
Era ormai troppo tardi quando realizzai che avrei voluto ascoltare
il racconto della gita in bici. Sarebbe potuta essere l'ultima
cosa che Robert mi raccontava. Quello sarebbe stato l'ultimo
ricordo - il fatto che non lo avessi ascoltato? Non avrei dovuto
onorare un moribondo? Non sarebbe stato giusto da parte mia
dedicargli un po' del mio tempo?
Quando gettai l'asciugamano nel cesto di vimini, mi accorsi
della sciabola da champagne.
Robert si era chinato per insaponarsi le gambe. La sua testa
penzoloni sembrava un'appendice della schiena.
Sarebbe stato facile sferrare un colpo e recidere con la lama la
parte superiore del collo, al di sotto della carotide.
Particolarmente facile.
L'occasione si era presentata inaspettata. Ero stato io a facilitare
le circostanze, ma ora erano loro ad aiutare me. Una coincidenza
inverosimile, quasi un segno del destino.
Oppure qualcuno aveva portato l la sciabola affinch l'afferrassi?
E quindi cedessi? Chi? Lo stesso Robert? Veera? No,
senz'altro non Elise... Elise aveva capito! Ci aveva messo un po',
ma aveva capito che l'avrei salvata davvero. Mi aveva portato
un'arma con cui uccidere suo marito.
Guardai la lama. Al collo o sul costato? Pensai alla quantit di
sangue, alla sicurezza del colpo. Colpire al fegato? Squarciare la
carotide? Puntare al cuore?
Afferrai la sciabola dal cesto. La lama scivol lungo le pareti
interne, lasciando dietro di s dei tagli.
Tenni l'impugnatura con tutte e due le mani.
Decisi di colpire il costato.
Sollevai la sciabola al di sopra della spalla destra.
La mia immagine si rifletteva nello specchio e sulle piastrelle.
Robert si raddrizz, spinse i gomiti all'indietro e scosse il capo:
l'incavo tra le scapole e il collo.
Dovetti scansarmi perch non urtasse contro i miei pugni serrati.
La sauna finlandese  proprio un toccasana!, esclam. Il
sangue pompa nelle vene e ci si sente proprio rimessi al mondo.
Feci scivolare la sciabola nuovamente nel cesto degli asciugamani.
La vita senza sauna sarebbe....
Robert si ferm a riflettere su come completare la frase.
Cosa ci fa questa qui?, chiesi, estraendo, con un'aria stupita
la sciabola dal cesto.
Cosa c' fuori posto?, chiese Robert.
Aveva chiuso gli occhi per non farvi colare lo shampoo.
Anche in quel momento avrei potuto colpirlo.
Si lav il viso.
Ormai non potevo pi.

...
Veera.

La coperta del letto della stanza degli ospiti scivolava sotto i
piedi nudi e profumava di ammorbidente. Feci scorrere la punta
della lingua lungo la cucitura, pensando all'interno coscia di
Mikko.
Quando lo avevo visto in bagno con la sciabola da champagne
in mano, avevo avuto l'impressione che volesse colpire Robert
sul costato.
Era un'idea assurda, che per si era installata nella mia mente.
Mikko un barbaro! Mio marito, che impiegava mezz'ora a far
uscire con cautela dalla finestra una vespa entrata in casa. Scorsi
in lui Dr Jekyll e Mr Hyde, il giorno e la notte. Vidi quel contrasto
che avevo ricercato in Rob. Spinta dalla sbronza che andava
peggiorando, volevo cos tanto innamorarmi dell'assassino che
immaginai mio marito con intenzioni perfide e un'espressione
inquietante sul viso. Il dolore che si trasformava in sfida, attraverso
movimenti impercettibili del viso.
Mikko un barbaro! Mikko un assassino!
Sviluppai una teoria. Pensai alle prove che potevano confermarla.
Innanzitutto era stato Mikko a voler andare l. Un'anomalia
causa sempre dei sospetti. L'intera diagnostica medica si fondava
su quello. Accettando l'invito, Mikko si era comportato in maniera
insolita.
E poi c'erano i fiori. Poteva essere un semplice caso che Mikko,
il quale solitamente non prestava attenzione a una cosa tanto futile
come i fiori, fosse andato in un chiosco e avesse comprato
proprio dei gigli bianchi, fiori da cimitero?
E non era stato stranamente silenzioso quando a tavola Rob
aveva parlato dei vari modi per assassinare qualcuno, malgrado
avesse l'abitudine d'interromperlo spesso?
E ancora: Mikko e la sciabola. Perch l'avrebbe sollevata con
entrambe le mani alle spalle di Rob se non avesse progettato di
colpirlo? Se non altro nella sua mente. Se si trova una sciabola
nel posto sbagliato, la cosa pi normale sarebbe rimetterla al
proprio posto.
Perch Mikko aveva improvvisamente infilato la sciabola nel
cesto degli asciugamani come se fosse trasalito? Perch mai si
sarebbe dovuto allarmare?
Non ricordavo quando era stata l'ultima volta che avevo desiderato
Mikko cos tanto.
Quando sentii il rumore delle sue ciabattine avvicinarsi, non
gli lasciai alternative.
Buonasera, signor assassino!.
Mi voltai verso di lui.
La bottiglia di shampoo antiforfora gli cadde di mano e rotol
sotto lo scrittorio.
Mikko pronunci il mio nome.
Assassino, vieni qui. Non ho affatto paura, replicai.
Come lo sai?, chiese.
Quella s che era una domanda davvero incredibile. Mikko
avrebbe dovuto scoppiare a ridere o negare o buttarla nello scherzo.
Conoscevo mio marito. Aveva reagito in maniera del tutto
sbagliata. Si comportava cos solo quando lo coglievo di sorpresa.
Con me niente resta segreto, dissi. Nemmeno da parte tua.
E visto che lui non realizz subito, lo tirai a letto.
Fino all'aeroporto aveva anche potuto lasciare delle tracce. Adesso
doveva diventare invisibile.
La stazione di Monaco era senza dubbio piena di telecamere
di sicurezza. Le registrazioni di quelle in prossimit dei trasporti
pubblici sarebbero state esaminate quando si fosse scoperto che
non aveva volato per Helsinki. Si sarebbero messi sulle sue tracce.
Avrebbe assunto parecchia importanza.
Sulla parete in fondo alla stazione si trovavano le biglietterie
automatiche rosse della Deutsche Bahnk. Scelse l'ultima della fila.
Il dispositivo automatico elenc le alternative sullo schermo. Un
biglietto Schnes Wochenende, chiaro! Con quello, un gruppo di
massimo cinque persone aveva la possibilit di viaggiare a proprio
piacimento, di sabato e domenica, su tutti i treni regionali. Anche
se le procedure alla macchina fossero state registrate dalle telecamera
di sicurezza e fossero riusciti a risalire al suo acquisto dallo
storico, non avrebbero saputo quale fosse la sua direzione.
E non era nemmeno necessario che sapesse esattamente dove
stesse andando.
Ai tempi della scuola, aveva fatto una gita di un giorno a Salisburgo
con un biglietto dello stesso tipo. Pareva che per quella destinazione
ci fossero treni in partenza ogni quarto d'ora. Sembrava
buono.
Ma non prese quello.
Sal su un treno metropolitano che portava alla stazione est di
Monaco.
Scese a Ostbahnhof cambi binario e prese un treno locale in
direzione Salisburgo.

...
Robert.

Gli altri stavano in piedi dietro la tavola da pranzo a guardare
le luci della sera. Veera indicava con il dito, sospirava di meraviglia
e si appoggiava a Mikko che si muoveva a scatti e rispondeva
a monosillabi. Elise spiegava esaltata dov'era il Big Ben, lo stadio
di Wimbledon e il London Eye.
Ricordo perfettamente di aver notato che Mikko era nervoso,
Veera elettrizzata ed Elise entusiasta. Il nervosismo era tipico
di Mikko - era sempre preoccupato per qualcosa - ma Veera
ed Elise sembravano poco normali. Veera e io avevamo appena
litigato, e io stesso avevo faticato parecchio a riprendermi, ma
Veera sembrava allegra. Era successo qualcosa nel frattempo?
Naturalmente ero contento di vedere che Veera stava bene, ma
l'entusiasmo di Elise mi rallegr ancora di pi. Negli ultimi tempi
Elise era spesso depressa. Ne avevo parlato con il mio medico
e gli avevo chiesto di prescriverle della sertralina, che lei, per
quanto ne sapevo, aveva preso secondo le dosi indicate nella ricetta,
eppure, malgrado questo, continuava a isolarsi nel proprio
mondo.
In principio non avevo immaginato Elise come moglie, n avevo
pensato a lei come la storiella di una notte - non facevo cose
di quel tipo. Elise era una donna con cui avevo avuto voglia di
trascorrere una serata, e poi un'altra e un'altra ancora. Era spontanea,
giovane e desiderosa di esperienze. Bast che mi fingessi
uno scolaretto impertinente richiamato dalla maestra perch mi
obbligasse a mettermi a pancia in gi per sculacciarmi.
La volta dopo spense la luce, mi spinse sul letto della camera
d'albergo e prima di mettersi a cavalcioni su di me dalla borsetta
prese un chep e delle manette.
Con Veera facevamo dei giochi, ma una volta che le avevo sussurrato
all'orecchio tu sei la cameriera e avevo tirato fuori un
battitappeti di vimini che avevo nascosto sotto il letto, lei era
scoppiata a ridere. L'aveva agitato in aria e io avevo provato a
prenderlo. Ne erano scaturiti un inseguimento per la camera da
letto e per tutto l'appartamento, intimazioni e giochi di potere,
ma dopo quella volta non avevo pi provato a proporre degli
strumenti. Funzionava bene anche senza. Veera sapeva sottomettersi
e arrendersi senza bisogno di giochetti.
Con Elise non c'erano stati limiti prima che il limite si ritorcesse
contro di noi.
Erano stati pagati i premi annuali della Credit Union e, tradizionalmente,
per l'evento le varie sedi organizzavano una festa
a cui partecipare in coppia. L'annata era stata eccezionale,
e di conseguenza anche i premi e il programma della festa. Il
party si era tenuto al Claridge. Dopo la portata principale, un
uomo con degli occhiali colorati si era avvicinato al pianoforte
bianco e aveva cantato Your Song, dopodich avevano servito i
formaggi.
Avevo prenotato una stanza con balcone su Brook Street - all'epoca
non volevo ancora portare Elise a casa mia. Subito dopo
la fine della cena, eravamo ancora seduti, Elise aveva iniziato a
mormorare delle volgarit, ma io avevo preferito intrattenermi
ancora un po' con i miei colleghi. Era pur sempre la migliore
festa dell'anno. Eravamo entrambi piuttosto su di giri, non solo
per via dall'alcol ma anche a causa di alcune pilloline che si era
procurato un certo vicedirettore, le quali a suo dire erano nuove
e pi efficaci di quelle passate.
Elise aveva detto che se non ce ne fossimo andati, sarebbe salita
sulla sedia e avrebbe mostrato le tette a tutti. Ero impegnato in
una conversazione con un giovane broker, perci le avevo risposto
che le belle tette meritavano di essere mostrate. Poco dopo
si erano sentiti applausi e fischi. Quando mi ero voltato, avevo
visto Elise in piedi sul tavolo rotondo in mezzo ai bicchieri vuoti.
Aveva tirato gi l'unica spallina del suo abito da sera monospalla
di Lanvin e agitava le tette verso i miei colleghi inneggianti.
Avevamo lasciato la stanza. Elise era piena di energie. Mi aveva
castigato come fossi un monello finch poi le parti non si erano
invertite e le avevo legato le mani con la cintura ai piedi del letto.
Eravamo sul tappeto, Elise aveva provato a scappare sul letto,
ma io l'avevo tenuta stretta, chiamandola dirty bitch e stringendole
la gola con tutt'e due le mani. Lei aveva emesso gemiti di
dolore e di piacere, aveva chiuso gli occhi e mugolato. Avevo
stretto pi forte, altri gemiti.
Finch non aveva smesso di respirare.
Le avevo dato degli schiaffi sulle guance e avevo provato a rianimarla,
respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco, poi
l'avevo trasportata di fretta all'entrata sul retro della mia clinica
privata di riferimento.
Sulla cartella clinica, l'episodio era stato registrato come reazione
allergica improvvisa, ma ufficiosamente il medico mi aveva
esortato a essere cauto con i composti chimici sconosciuti. Non
aveva detto nemmeno una parola sui segni rossi che Elise aveva
intorno al collo.
Fu un momento decisivo. Dovevo prendermi cura di lei. Dovevo
rimediare allo shock che avevo causato io stesso.
Avevo gi perso una donna. Non ne avrei persa un'altra.
Ci eravamo sposati ed Elise era venuta a vivere da me.
Dopodich era cambiata. Doveva dipendere da quello che le
avevo fatto. Aveva cominciato a bere, arrivava in ritardo al lavoro,
dimenticava le cose... e alla fine era stata licenziata.
Mi sarei dovuto occupare meglio di lei. Il mio compito era fare
in modo che restassimo uniti.
Elise abitava da me. Era mia moglie. Eravamo una famiglia.
Quando avevo smesso di usare il preservativo, mi aveva chiesto
se doveva iniziare a prendere la pillola.
Non serve, le avevo risposto. Lei aveva ribattuto che in quel
modo sarebbe potuta rimanere incinta. Ci avevo pensato anch'io.
Era stata la prima volta che Elise si era tirata indietro. Quando
a tavola, a mente lucida, avevamo parlato di allargare la famiglia,
non aveva avanzato nulla in contrario, per quell'autunno,
durante il nostro soggiorno in Ungheria, avevo trovato nella sua
borsetta un blister con una pillola per ogni giorno della settimana.
Che cosa mai ci trovate di tanto incredibile? chiesi ai miei
ospiti sospiranti. Ero ancora irritato. Rivedere Veera mi riport
alla mente il nostro diverbio. Semplice filamento metallico
riscaldato elettricamente e reso incandescente in atmosfera protetta.
Comunemente noto come led.
La cosa essenziale non  cosa sia in realt, ma come appare.
Elise aveva imparato quella cosa da me e aveva ragione. La
verit  sopravvalutata. La verit pu essere l'obiettivo di sforzi
accademici, ma i maniaci della verit non riusciranno mai a portare
nulla a termine.
Hanno cominciato a stufarmi, dissi.
Sono un po' inquietanti, osserv Mikko; e poi chiese se il
luccichio delle luci non mettesse in uno stato di agitazione.
Replicai che, al contrario, quel paesaggio mi tranquillizzava.
Quando davo un'occhiata fuori dalla finestra, vedevo che il mondo
esisteva, che non ero rimasto solo.
 di questo che hai paura? Di rimanere solo?
Mi trovo molto bene con me stesso. Mi piace stare da solo.
Ma non vorrei dover stare da solo tutto il tempo.
Sarebbe un po' come morire.
Oggi si  parlato parecchio di morte.
Elise sugger di scambiarci di posto. Per il dessert, Mikko e Veera
avrebbero potuto dare le spalle alla finestra, cos le luci non
avrebbero infastidito Mikko.
No, no, non ce n' bisogno, si oppose.
Ma non  un problema. Noi possiamo ammirare il panorama
ogni giorno. Voi siete qui solo oggi.
Proposi che quella cena divenisse una tradizione. Potreste
venirci a trovare una volta all'anno. Per esempio nel periodo dei
saldi.
E trascorrere la giornata come oggi?.
Risposi a Veera che avremmo potuto discutere i dettagli in un
secondo momento.
Allora, facciamo cambio di posto?
Va bene, va bene.
Tanto abbiamo tutti le stesse tazze.
Guarderei pi volentieri le luci di Londra, dichiar Mikko.
Mikko ha bisogno di un po' d'inquietudine nella sua vita!,
esclam Veera, dando un colpetto sul sedere al marito.
Mikko disse che tutti i paesaggi erano uguali. Se si guardava il
mare, le onde s'infrangevano. Se si guardava il bosco, le foglie
sugli alberi tremolavano.
Veera sedette al posto di Elise con la schiena rivolta alla finestra.
Io mi misi di fronte a lei, al posto che durante la cena era
stato di Mikko.

...
Mikko.

Dalla camera degli ospiti inizi a sentirsi la suoneria del mio
telefono. Mi precipitai a rispondere prima che mettessero gi.
Richiamare sarebbe costato diversi centesimi.
Sul display del cellulare lampeggiava il nome di Julia. Premetti
sulla cornetta verde e gridai Ciao! prima ancora di accostare il
telefono all'orecchio. Rimasi in piedi.
Stai bene?
S.
Va tutto bene?
Be', non ci sono cadaveri.
Racconta. Tutto.
No, non racconto!.
Ovviamente non serve che racconti proprio tutto. Stai bene?
S, te l'ho gi detto.
Ci sono....
Cadaveri? No, non ce ne sono. E non c' nessuno, e io me ne
andrei a dormire, ma volevo prima chiamarti....
Che pensiero gentile.
Be', in realt sei stato tu a risolvere questo casino. Gli ho detto
che dovevano andarsene, altrimenti gli avrei sguinzagliato dietro
te.
Me?
Forse non ti conoscono.
Riuscivo a sentire quel sorrisetto da ragazzina nella voce di Julia
e mi si scald il cuore. Era quel sorrisetto tra padre e figlia,
un po' dispettosetto, che ricorda come in comune non vi siano
solo i geni.
Mi venne un groppo in gola.
Non seppi dire nulla. Non sarei riuscito a dire nulla.
All'inizio provai una semplice nostalgia, ma piano piano divenne
insostenibile.
Sarei voluto essere a casa a stringere Julia contro il mio petto.
Lei si sarebbe opposta, avrebbe provato a divincolarsi. Era il
nostro modo, un gioco tra padre e figlia.
E Veera. Come potevo aver dimenticato com'era buona? Che
altro potevano mai essere i miei sentimenti nei suoi confronti se
non amore?
Ora posso andarmene a letto?.
Julia riattacc. Ascoltai dal telefono silenzioso il mio respiro
nasale. Attraverso la porta proveniva dalla zona pranzo un chiacchiericcio
vivace, spezzato dagli scoppi di risa, ma non riuscivo
ad afferrare le parole. La lancetta dei secondi nell'orologio a parete
della stanza degli ospiti scandiva il tempo, la pendola della
biblioteca batt un colpo sordo.
Mi sembr che quei suoni mi parlassero: Mikko, pensa bene a
quello che stai facendo.
E ancora: Mikko, stai distruggendo tutto quello che hai costruito.
E poi: Mikko, stai assassinando il tuo migliore amico.
Il pensiero risal lungo la spina dorsale verso il cervello. Mi resi
conto del perch non avevo colpito Robert alla schiena, con la
sciabola da champagne, nel bagno della sauna. Dinanzi a me non
c'era la schiena del banchiere, n quella dell'aguzzino di Elise.
Era la schiena del mio amico. Erano le spalle del mio amico, il
collo, la nuca e la testa del mio amico.
Volevo bene a Robert.
C'era da dire che nel corso della serata mi ero rallegrato con
parecchi alcolici ed ero fortemente sotto il loro effetto. Com'
noto, l'alcol altera la personalit, riduce la coordinazione e amplifica
le emozioni.
In una condizione normale sarei stato capace di fare una riflessione
analitica migliore e di dialogare con me stesso con argomentazioni
razionali al posto di quella valanga emotiva.
Ovviamente sarei anche riuscito ad ascoltare i miei stessi pensieri
senza scoppiare in lacrime.
In quel momento la mia capacit di analisi era indebolita, e
la sfera emozionale rafforzata. Chiedo che tale fattore, portato
all'attenzione da me in persona, sia preso in considerazione e
non sottovalutato. Chiaramente non ambisco a spiegare nulla
con l'alcol. Che cosa mai potrei spiegare con quello? Il fatto che
tornai sui miei passi e provai a impedire l'attuazione dell'omicidio?
Non posso farci nulla se, annullando i miei intenti assassini, ho
provocato molti decessi.
Quel sentimento amorevole conquist la mia mente. Li amavo,
ognuno singolarmente e tutti nell'insieme. Amavo Julia, che non
era l. Erano la mia vita, quello che avevo accumulato e ci che
di essa ne rimaneva.
Sarei stato un pazzo a distruggere tutto.
Tutto.
Lanciai il telefono sulla coperta sgualcita dal sesso. Ero ancora
in tempo per fare retromarcia. Potevo ancora evitare la morte di
Robert e annullare ogni probabilit.
Il rintocco dell'orologio a pendolo vibrava nell'aria quando
dalla stanza degli ospiti misi piede nell'ingresso. Bench non
avessi contato i colpi, sapevo che erano le dodici. Il giorno era
cambiato. Oggi non sarebbe stato come ieri.
Mi asciugai le lacrime sul tessuto ruvido della camicia. Sapevo
quello che volevo. Per la prima volta in tantissimo tempo.

...
Elise.

L'episodio delle tazze da caff. Che espressione simpatica. Mi
fa venire in mente una delle giostre del luna park. Quella con le
gigantesche tazze da t in cui c' spazio per una famigliola intera.
Le lucine colorate che sfavillano. Le tazze che ruotano su se stesse
e intorno al fulcro, lo zucchero filato che finisce sul pavimento.
Noi avevamo solo delle semplici tazze da caff, poich quelle
da t non erano state messe a tavola. I finlandesi sono un popolo
amante del caff, ne bevono tantissimo finch lo stomaco riesce a
sopportarlo, dopodich solo tre tazze al giorno. Sauna, Sibelius,
Mumin e caff. Caff nero e crosta di neve bianca. Mille laghi.
Che bollendoli andrebbero bene come acqua per il caff.
Per me non aveva alcuna importanza dove fossi seduta. Non
vedevo pi distintamente. I miei occhi nel corso della giornata si
annebbiavano. Al mattino funzionavano bene, ma la sera si arrossavano
di nuovo e gli spigoli appuntiti si trasformavano in angoli
smussati. Probabilmente sarei dovuta andare da un oculista.
Robert e Veera si erano alzati e guardavano di nuovo oltre la
finestra. Io sedevo al mio posto, che era quello di Veera. E bizzarro
con quanta facilit si assegni un posto a qualcuno, anche se
ci  stato seduto una volta sola.
In quell'istante mi ricordai una cosa. Mentre ero seduta in biblioteca,
avevo visto l'immagine riflessa di Mikko sulla finestra
della zona pranzo. Aveva messo qualcosa in una delle tazzine.
Usava il dolcificante e non voleva dirlo agli altri? Lui che era cos
sano e sportivo?
L'avevo visto aggirarsi intorno alle tazze di nascosto. Ero riuscita
a vederlo anche con la mia vista sfocata. Aveva sicuramente
creduto che nessuno lo vedesse data la parete di mezzo.
Eh, ma in quale tazza? Che domanda assurda. Nella sua, naturalmente!
Perch mai avrebbe dovuto mettere del dolcificante
nella tazza di qualcun altro? A me, perlomeno, non veniva in
mente.
L si vede il Kensington Garden.
Sarebbe spiacevole se il dolcificante di Mikko finisse nella tazza
di Robert. Lui berrebbe un caff disgustosamente dolce, e
Mikko amaro.
 famoso?, chiese Veera.
Lei e Robert erano cos concentrati a osservare il paesaggio che
non si accorsero quando scambiai le tazze di Mikko e Robert. Sistemai
anche i cucchiaini, affinch nessuno notasse la differenza.
Da l si riesce a vedere fin quaggi.
Le buffe tazze da t del parco giochi sono molto pi veloci e
colorate. Le ridicole tazze da caff cambiano posizione solo se
qualcuno le sposta. Come facevo io.
Restavo seduta al mio posto e le muovevo. Ero una traslocatrice immobile.
La cameriera entr tenendo in mano la caraffa lucida del caff.
Posso servire?
L'altro ospite..., fece per dire Robert.
Mikko arriva appena ha finito. Siediti pure qui accanto a me,
Rob. Mikko si metter nel posto libero. Se vede troppe luci, vorr
dire che chiuder un occhio.
Robert si mise di fronte a me, nello stesso posto in cui era stato
a cena. Non sedevamo pi a coppie, perch noi ragazze avevamo
cambiato posto.
Cambiare era divertente.
Avevo gi dimenticato di aver scambiato le tazze di Mikko e
Robert.

...
Mikko.

Sentii la voce di Robert dall'ingresso. Volevo sentire la voce del
mio amico ancora molte volte.
Mi affrettai nella zona pranzo. Robert sedeva di spalle alla finestra,
allo stesso posto dov'era stato durante la cena.
Davanti a lui c'era la tazza del caff che la mia mente dipinse di
rosso. Chi avesse bevuto da quella tazza, sarebbe morto in poche
ore. Irrevocabilmente e tra atroci dolori.
Ma non dovevamo scambiarci di posto?
Faremo a cambio la prossima volta, replic Robert.
Che peccato. Davvero un gran peccato. Con un trucco qualsiasi,
sarei riuscito facilmente a riportare la tazza destinata a me in
cucina.
La cameriera stava in piedi accanto a Veera con la caraffa protesa.
Il caff non era stato ancora versato. Avrei fatto in tempo!
Ero davvero felice! Proprio un gran colpo di fortuna, non sarebbe
accaduto nulla. Avrei inscenato un incidente per rompere la
tazza di Robert, cos non avrei dovuto dare spiegazioni.
Diedi un colpo sul tavolo con tale forza tale che le stoviglie
tintinnarono. Il tovagliolo piegato davanti a me cadde. Le tazze
semplicemente tremolarono.
Bisogna comportarsi bene perch ci sia una prossima volta,
mi rimprover Veera.
A ciascuno di noi era stato versato un bicchiere d'acqua. Trangugiai
il mio fino alla fine.
Posso averne un altro, per favore?, chiesi alla cameriera.
Lei lasci la caraffa sul tavolino di servizio e and in cucina. Il
cuore mi batteva all'impazzata. Non c'era molto tempo a disposizione,
ma con la mossa dell'acqua ne avevo guadagnato un po'.
Discutevamo di film, disse Robert. Mi chiedevo, chi guarderebbe
un film da tre stelle?
Io!.
Balzai in piedi e urtai il tavolo con le gambe. Non si mosse
nemmeno.
Tornai a sedermi.
La struttura era solida e colpendolo mi sarei procurato solo dei
lividi.
Dovevo inventarmi qualcos'altro.
Secondo Robert, la classificazione dei film era analoga agli indici
forniti dagli analisti finanziari: cinque stelle significava compra,
quattro vai in rialzo, tre trattieni, due abbassa e una vendi.
Sottoline come alcune agenzie in verit usassero buy al posto di
strong buy, ma era lo stesso tipo di enfasi di tutte quelle recensioni
esagerate in cui critici cinematografici accecati da un film
davano a una pellicola cinque stelle: nessun film poteva essere
assolutamente da vedere prima di morire, cos come nessuna
azione poteva essere un investimento a prova di bomba.
Chi comprerebbe un'azione che riceve come indice un trattieni?
E chi guarderebbe un film da tre stelle? Non esistono
altre posizioni se non compra o vendi. Nient'altro che non sia
vedere o non vedere.
Gli domandai se avesse bisogno che un critico gli dicesse cosa
vedere o meno.
Alla parola critico agitai la mano verso il candelabro che
cadde sul tavolo. Era uno di quegli oggetti in metallo molto sottile
e delicato, indubbiamente progettato da un qualche famoso
designer. Sbatt appena contro il bordo della tazza di Robert.
Veera lo rimise in piedi e mi disse di stare pi attento. Mi venne
la tentazione di chiedere: Chi  qui che sta cercando di salvare
una vita umana?.
Per fortuna le candele non erano accese.
Ma perch la cameriera non le aveva accese?
La ragazza venne per controllare la situazione. Spost il candelabro
un po' pi al centro, solo per far notare che Veera non lo
aveva rimesso esattamente al suo posto.
Si sistem accanto a mia moglie e le chiese come voleva il caff.
Presto sarebbe arrivato il turno di Robert.
Mi alzai.
Veera mi chiese dove stessi andando.
Tornai a sedermi.

...
Elise.

Chi acquista azioni usa il denaro, ma chi guarda un film spende
molto di pi. Spende il proprio tempo. Usa il capitale pi
prezioso che possiede. La propria vita, disse Robert.
Disse anche tantissime altre cose. Lui e Mikko erano della stessa
pasta. Avevano grinta quando parlavano.
Io non sempre avevo la forza di ascoltare. Se non capivo, chiedevo.
In fondo era per questo che esistevano i punti interrogativi.
Un individuo d un giudizio critico sul film impiegando il
proprio tempo, prosegu Robert.
Il tempo non  come i granelli della clessidra che una volta
capovolta cominciano a scorrere daccapo.
Il tempo  ora.
E ora, gi non  pi.
Il tempo  come una mosca. Bisogna acchiapparla ora.
Ma la mosca  gi sfuggita di mano.
Una mosca si pu catturare con uno scacciamosche. Il tempo no.
Avevo imparato a proiettare l'indomani nell'oggi. A godermi
il presente invece di pensare al domani. Era cos che se n'erano
andati gli ultimi vent'anni. E pi. I primi anni ero stata un'irresponsabile,
come chiunque altro.
Quando si vive a credito dell'indomani, nel momento in cui si
muore, si  un giorno avanti.
A nessuno  richiesto di restituire un giorno.
Non si sa mai quando si muore.
La fame di vita  motivo di sofferenza.
La sete spegne la fame di vita.
Quando la fame di vita si spegne, l'atmosfera  allegra.
Secondo me era piacevole che avessimo degli ospiti. Ne avevamo
raramente. Passavamo talmente tanto tempo fuori, che noi
stessi eravamo quasi degli ospiti in casa nostra.
Quando Robert era in viaggio, su quel grande schermo guardavo
i film tratti dai romanzi di Agatha Christie. Come regalo di
Natale avevo chiesto a Robert la serie completa in dvd.
Preferisco Miss Murple a quel belga paffutello, dissi.
Nei libri, Poirot  meglio, ribatt Veera.
In quelli c' un'affascinante atmosfera rtro, osserv Mikko.
All'epoca s che le persone erano furbe!, esclam Veera.
Forse non conviene giudicare i film come rappresentazioni
realistiche dell'Inghilterra di quel tempo, disse Robert.
Le persone dell'alta societ si assassinavano a vicenda per soldi.
Che bassezze, fece Veera.
Sono cos rassicuranti. Non vi succede mai nulla di male,
dissi.
Nulla di male.

...
Robert.

Trovo molto difficile capire come le persone sopportino Agatha
Christie. I romanzi sono un'interminabile degustazione di t
e il significato degli eventi  solo quello di creare sospetti a turno
sui diversi personaggi. Il detective viene a sapere a pagina sette
chi ha agito in modo equivoco e come, ma trattiene quell'informazione
finch la scrittrice non ha completato duecento pagine
e lascia che quella sua zucca vuota dimostri drammaticamente
che cosa  accaduto.
La Christie intreccia la trama in maniera ingegnosa, sostenne
Mikko.
Un intreccio ingegnoso della trama sembrava proprio essere
quello a cui Mikko aspirasse nel proprio lavoro. Ricercava
le cospirazioni e probabilmente immaginava di essere Hercule
Poirot, anzi no, Robert Langdon, accademico un po' trasandato
e socialmente non brillante, che comunque nell'arco di una
giornata piena d'azione finisce, oltre che per salvare il mondo,
appeso a un elicottero avvinghiato a una bellissima donna.
La Christie era una produzione riuscita. Quando sfond, non
erano stati pubblicati molti titoli. La penuria di carta del dopoguerra
limitava le pubblicazioni e le case editrici facevano uscire
solo i libri dal successo commerciale assicurato. La notoriet era
riservata a un ristretto gruppo di scrittori che doveva far breccia
nelle coscienze della societ civile.
Un vero e proprio trucco meditico fu comunque la scomparsa
della Christie nel dicembre 1926, proprio a ridosso delle vendite
natalizie. La scrittrice usc di casa, prese l'auto e si registr in un
albergo fuori mano sotto falso nome. La polizia la credette morta
- sar stato il marito ad assassinare la giallista? La stampa si
delizi con quel mistero, e quindicimila persone cercarono il corpo
della scrittrice. Quando fu trovata incolume un paio di settimane
dopo, i britannici che avevano seguito la vicenda sui giornali accorsero
nelle librerie per comprare L'assassino di Roger Ackroyd.
Conoscevo le trame dei suoi libri, bench non ne avessi letti
che due o tre ai tempi del liceo, poich, subito dopo essermi
trasferito in Inghilterra, mi ero procurato un testo che conteneva
i riassunti delle trame dei suoi romanzi gialli. Il riassunto era
la giusta dimensione per un giallo. Sintetizzava l'essenziale in
poche pagine. La tazzina di porcellana non tintinnava nemmeno
una volta, n c'era bisogno di seguire la conversazione sulla fioritura
dei crochi tra la vecchia zitella e il giardiniere dalla parlata
rustica. D'altronde, proprio il momento della fioritura dei crochi,
all'apparenza insignificante, rappresentava il filo conduttore
senza il quale non si sarebbe compresa la trama del romanzo.
Mikko raccont di aver letto Assassinio sull'Orient Express in
aereo.
Quando si conosce gi l'identit dell'assassino,  possibile
concentrarsi su altre cose, disse.
Chiesi quali fossero quelle altre cose.
Quando Mikko si sofferm a meditare sulla risposta, raccomandai
alla cameriera di versarmi solo mezza tazza. Diminuire
l'assunzione di caff era parte della terapia che avevo intrapreso
dopo essere stato messo alla porta dalla Credit Union.
Chiesi di poter fare un esempio. La situazione in cui ci trovavamo
noi era come se fosse stata presa da uno dei romanzi della
Christie. Ci mancava solo il belga compiaciuto che si spazzolava i
baffi o la vecchia zitella che lavorava a maglia e poneva le domande
pi eccentriche con la sua vocina dolce da agnellino.
Facciamo finta che una delle tazze di caff sia stata avvelenata.
Veera lanci uno sguardo alla propria tazza.
La cameriera disse che avrebbe portato subito il dessert. Dissi
che avremmo avuto la pazienza di aspettare.
No, niente giochi simili, disse Elise. Non potrebbe essere
piuttosto una storiella?
Che cosa farebbe la Christie?, chiesi. Per prima cosa lascerebbe
che l'omicidio si compiesse, affinch l'investigatore potesse
far sfoggio delle proprie abilit e lei avere un buon incipit e
consistenti diritti d'autore sulle vendite.
Veera disse che le trame di quel tipo erano comuni: prima si
verificava un assassinio, e poi veniva illustrato punto per punto.
Perch dev'essere cos complicato? Se qualcuno di noi volesse
uccidere un altro, perch mai userebbe del veleno? Potrebbe
semplicemente prendere la sciabola dalla vetrinetta e sferrare un
colpo tagliando via la testa. Il veleno  lo strumento dei codardi.
Il veleno  il mezzo dell'assassino insicuro. Colui che usa un'arma
da fuoco o da taglio sa quel che vuole.
Non potrebbe, dichiar Elise.
Perch no?
Non potrebbe prendere la sciabola dalla vetrinetta e colpire
forte staccando via la testa.
Anche se non ci riuscisse, procurerebbe comunque una ferita
mortale. Quelle spade non erano semplici oggetti da parata per i
soldati russi, ma armi realizzate proprio per uccidere lealmente.
Non potrebbe, ripet Elise.
Diedi un'occhiata alla vetrinetta. La sciabola non era al suo
posto. L'avevo lasciata sul tavolino di servizio? Controllai. Non
era neppure l.
Non ebbi il tempo d'interrogarmi su quell'anomalia, poich
Mikko si alz, fece il giro del tavolo e prese la mia tazza di caff.
Se temi che il tuo caff sia avvelenato, gettiamolo via.
Afferrai la tazza prima di dargli il tempo di reagire. Dissi che
quello era solo un esercizio d'immaginazione.
Mikko me la strapp di mano. Cercai di impedirglielo. Del caff
schizz sulla tovaglia. Per fortuna ne avevo preso solo mezza tazza.
Veera ordin a Mikko di comportarsi bene e di tornare al suo
posto. Mikko obbed.
La cameriera ha versato a tutti lo stesso caff, disse Veera.
Se quello di Rob  avvelenato, allora moriremo tutti.
Vero!, esclam Elise.
Riconobbi che l'esempio fosse mediocre.
Tu non hai letto abbastanza la Christie, disse Veera.
La cameriera sopraggiunse con la torta al cioccolato che avevo
ritirato nel pomeriggio in pasticceria e serv la prima fetta a
Veera.
Risposi che leggevo pochi libri in generale.
Se una storia  bella, nel giro di pochi anni ne traggono un
film. Nel film lo spettatore pu godere del lavoro dello scrittore,
ma anche di quello degli attori, del regista, dello sceneggiatore,
dei tecnici del suono e degli effetti speciali. E in maniera molto
pi proficua rispetto al libro.
Mikko sostenne che riducendo un romanzo solo alla trama,
rimanessero escluse parecchie cose essenziali. Gli era difficile rimanere
seduto sulla sedia. Gli chiesi se voleva un cognac. Non
mi rispose, ma tenne lo sguardo fisso sulle tazze del caff. Chiesi
alla cameriera di fare gentilmente ancora un giro di alcolici prima
di passare al dolce.
Feci presente che le diverse epoche storiche avevano prodotto
nuovi strumenti per la produzione artistica. Le forme d'arte
erano progredite e in ciascuna epoca un espediente descrittivo
aveva avuto la meglio sugli altri. Attualmente era il cinema. Cento
anni prima produrre un film era impossibile.
Mikko rimarc che la fotografia non avesse reso l'arte pittorica
inutile. Gli rammentai che la fotografia aveva per molti aspetti
soppiantato il ritratto. Non si faceva un disegno del comitato
esecutivo e del consiglio d'amministrazione di una societ durante
la riunione del consuntivo di fine anno, ma si scattava una
foto. Clic! Vincent van Gogh si sarebbe fatto migliaia di foto con
l'autoscatto digitale. Si sarebbe immortalato ogni giorno, alla
stessa ora, e ne avrebbe ricavato un'opera che mostrava il suo
invecchiamento giorno dopo giorno.
Solo i fanatici curano i malati con le erbe naturali quando nei
laboratori ci sono avanzate sostanze medicinali sintetiche. Un
film  l'apice attuale nell'evoluzione della fabbrica delle storie.
Realizzare un libro, in pratica, non costa nulla, ecco perch se
ne producono tanti. La diretta conseguenza  che i libri sono in
media peggiori dei film, di cui se ne fanno di meno. Una storia
deve superare diversi vagli prima di riuscire ad arrivare a una
produzione che prevede numerose persone e strumentazioni costose.
Nell'industria cinematografica vige la semplice legge del
survival of the fittest, la sopravvivenza del pi adatto, che lascia
proseguire solo i migliori. Per un libro serve esclusivamente
un autore ostinato con troppo tempo libero.
La cameriera vers gli alcolici. Il mio intento era di chiudere la
conversazione per poter assaltare il dessert.
Il paesaggio era uno di quelli che si sarebbe definito confortante:
il treno scorreva tra le vette innevate delle montagne, qua e l, sui
campi alpini, ruminavano mandrie di mucche come nelle pubblicit
della cioccolata.
Grazie a quel paesaggio non raggiunse la serenit ma esso attut la
sua irrequietezza.
La stanchezza iniziava a farsi sentire. Era in piedi da una trentina di
ore e sin dal risveglio la concentrazione era stata sempre al massimo.
Non poteva lasciarsi vincere dalla fatica, qualunque rilassamento
avrebbe potuto condurre alla distrazione. E non poteva permettersela.
Perch no?
La risposta era difficile. Dopotutto aveva i mezzi per permettersi
qualsiasi cosa. Anche di sopravvivere alla cattura.
Verosimilmente non avrebbe nemmeno conosciuto la galera. A
suo carico non si sarebbe potuta trovare alcun tipo di prova che inconfutabilmente
dimostrasse che era colpevole di omicidio colposo
o preterintenzionale, ma non si poteva mai sapere quale potesse
essere la sentenza. Bastava che i giurati avessero ragioni sufficienti
per credere nella sua colpevolezza. Numerose prove potevano essere
raccolte a suo carico, quello era chiaro.
L'aggravante maggiore sarebbe stata la fuga.
Perch fuggiva?
Il treno super le montagne. Dopo quelle ci sarebbero state le
vette successive.
La risposta era semplice: per dileguarsi.
Era sembrata l'unica alternativa possibile. Non poteva restare in
un appartamento con tre cadaveri.
Scappava dalla sua vecchia vita. Aveva perso le persone pi vicine,
e in quel momento anche la sua persona aveva smesso di
esistere identica a com'era prima.
Il treno non avrebbe fatto inutili fermate, pertanto sarebbe arrivato
a Salisburgo tra una mezz'oretta abbondante.
Che cosa avrebbe fatto una volta l?
Anche su quello avrebbe fatto bene a riflettere.
Di Salisburgo ricordava solo la residenza di Mozart che aveva visitato
con la classe. Quel dato era poco confortante - era improbabile
che il compositore fosse stato in casa. Di domenica la cittadina
sarebbe stata senz'altro pi tranquilla del solito, sarebbero state
aperte solo le caffetterie, i ristoranti e i negozietti di souvenir della
citt vecchia.
Avrebbe potuto soggiornare in un alberghetto, comprarsi una
bottiglia di Obstwasser e proseguire il viaggio l'indomani. Sarebbe
stato sensato, ma aveva una gran fretta. Aveva vissuto fianco a
fianco con la fretta. Non riusciva semplicemente a esistere, bench
ci avesse provato. Voleva raggiungere una grande citt e confondersi
nel suo anonimato. Voleva andare in un grande albergo, dove
gli impiegati avrebbero cambiato il turno tre volte al giorno. Il
pensiero di restare a Salisburgo era opprimente.
Avrebbe proseguito per Zurigo. In ogni caso, prima o poi doveva
andarci, quindi, perch non farlo subito?
Che cosa avrebbe fatto del resto della sua vita? Rigir tra le mani
la croce d'argento.
Anche su quello ci sarebbe stato da riflettere.

...
Veera.

Mikko era al culmine delle energie! Mikko, il mio Mikko!
Non voleva in alcun modo stare al suo posto mentre Rob teneva
il suo discorso pseudointellettuale sull'evoluzione dei generi
artistici. Ci mancavano solo le scimmie di Darwin.
I finanziatori dei film sanno valutare se da un testo vale la
pena trarne un film. Ovviamente non sempre si ha successo, ma,
in un intervallo di tempo medio-lungo, i trionfi devono essere
superiori ai fiaschi. Altrimenti  il fallimento a far uscire di scena
il produttore di poco talento. La struttura finanziaria garantisce
la qualit, dichiar Rob; e fu allora che Mikko balz in piedi.
Grid che Rob trattava l'arte in maniera ingiusta.
Si appoggi allo schienale della sedia di Elise e si chin verso
l'altro lato del tavolo. Pi veloce di quanto fosse consigliabile
con i calzini ai piedi sul pavimento in parquet. Perlomeno se si 
zeppi di alcol com'era lui.
Il quel momento decisi che ogni primavera e autunno avrei
organizzato dei fine settimana nelle grandi capitali europee, affinch
Mikko potesse rilassarsi.
Era quello l'uomo che volevo, uno con l'intelligenza di Mikko
e la rabbia di Rob.
Avevo voglia di gridare: Uccidilo, uccidilo!.
Non sono sicura se lo feci o no.
Sta succedendo?, pensai.
Ero in estasi. Non che siano stati i migliori della mia vita, ma di
certo di quelli che scorrono davanti agli occhi un istante prima
di crepare. Se mai  vero che succeda.
Ebbene, che cosa accadde in seguito?
Mikko scivol sopra Rob, dritto verso il Tamigi. Per fortuna in
mezzo c'era la finestra. Nella caduta, la sua mano colp la tazza
di caff di Rob che fin sul pavimento.
Non and in mille pezzi; era ben progettata e massiccia. Tazze
Iittala.
Il caff si allarg in una macchia sul pavimento.
Mikko trasal come una lepre spaventata dal tremolio di una
foglia.
Un anticlimax perfetto.
Mio marito era l'uomo dell'anticlimax. Mikko, il mio Mikko!
Che io amavo.
Tornato in s e dimentico dell'arte e della sua rabbia verso
Rob, si chin sulla tazza. Che altro poteva mai fare! La tazza rotol
verso la finestra seminando caff. Mikko ci fin sopra, perse
l'equilibrio e si schiant sulla schiena.
Rob era ancora un po' sconcertato, confuso quanto me.
Dissi a Mikko che era tutto a posto, lo afferrai per le ascelle e lo
tirai su. Quando riuscii a rimetterlo al suo posto, Mikko cercava
ancora di afferrare la tazza.
Gli dissi che andava tutto bene.
Anche se naturalmente non era cos. Rob era ancora vivo.

...
Mikko.

In fin dei conti ci ero riuscito particolarmente bene. L'urto
era sembrato l'incidente di un uomo in collera. Tutti avrebbero
ricordato la mia furia e non la tazza di caff. Forse qualcuno
avrebbe potuto addirittura trovarci qualcosa di divertente. Ero
pronto a sopportarlo, dopotutto ero riuscito a impedire la morte
di Robert all'ultimo minuto.
Il caff si era sparso sul pavimento. La cameriera si avvicin
con lo straccio e inizi ad asciugare quel liquido velenoso.
Dopo essere ritornato al mio posto, mi asciugai le dita bagnate
di caff sulla tovaglia. Mi sarei pi volentieri lavato le mani, ma
non era possibile perch gi una volta avevo usato la scusa del
bagno.
Decisi che non avrei toccato nessuna delle cose da mangiare
con la mano destra.
Sfregai l'indice contro il pollice, malgrado sapessi che non poteva
essere rimasta alcuna traccia. Meglio un eccesso di prudenza
che essere distratti. Avevo avuto molti scoop che erano andati
in fumo nel corso delle verifiche. Bisognava essere sicuri. Alcuni
giornalisti troppo entusiasti diffondono i pettegolezzi che hanno
raccolto in rete e i loro caporedattori si trovano in difficolt
quando, dalle altre testate, chiamano per sapere se la notizia 
sicura. Finiscono per mentire, asserendo che la notizia  stata
verificata da diverse fonti indipendenti tra loro, e dopo aver riattaccato
filano dritti dal giornalista che ha pubblicato la storia per
sentirsi dire che quell'informazione  solo la congettura presentata
di un politico in cerca dei suoi cinque minuti di celebrit
La cameriera port a Robert un'altra tazza.
Aggiunsi del latte al mio caff.
Tu non lo prendi mai con il latte, si meravigli Veera.
Era vero. Non avevo pi bevuto il caff con il latte dopo la
mia prima esperienza. All'epoca avevo meno di dieci anni e mia
nonna aveva aggiunto al caff mezza tazza di latte intero e tre
zollette di zucchero.
Quando prendo il caff in questo palazzo ci aggiungo il latte.
 l'altezza a richiederlo.
Era un'argomentazione che valeva come un'altra. Non sapevo
perch volessi del latte nel caff. Forse pensai che addolcisse e
confortasse. O forse non pensavo a nulla.
Mikko non fa mai eccezioni alle sue abitudini.
Nel mio piatto c'era una grossa fetta di torta al cioccolato. Non
mangiavo mai nemmeno simili concentrati di grasso.
Il caff aveva un sapore disgustosamente amaro. Dovetti mettere
molte zollette per riuscire a mandarlo gi.
Bevvi un sorso di cognac. Avrebbe stemperato il sapore del
caff e il nervosismo.
Ci ero andato proprio vicino!
Sollevato, facevo un sorso di caff e uno di cognac. Poi mi
concentrai sulla torta al cioccolato, anche se tutto quel grasso mi
disgustava. Gli acidi grassi saturi erano veleno per l'organismo.

...
Elise.

Quando gli altri andarono in biblioteca, io mi diressi in cucina.
Avevo un motivo. Era Mikko. Dopo che ci eravamo alzati da
tavola lui mi aveva detto: Il pane di segale che abbiamo portato
 guasto. Potresti buttarlo nella spazzatura in modo che nessuno
lo mangi per sbaglio?.
La cameriera disponeva le tazze nella lavastoviglie. Dalla superficie
della caraffa del caff vidi una donna di bell'aspetto, che
sorrideva in modo ambiguo. Ero io. Non capii come mai fossi
sibillina.
Il pane se ne stava su un tavolino come fosse un macigno. Un
masso scuro come un dispiacere. Un'enorme tristezza, che ti
chiude la gola e ti soffoca. E per quanto si deglutisca, non va gi.
Forse odorava ancora di segale.
Avevo voglia di assaggiarlo. Era da tanto tempo che mangiavo
pane nero. Tantiiiiiissimo tempo.
Se l'avessi assaggiato, sarebbe stato tanto grave? Bisognava
gettarlo nella spazzatura. Ovviamente non nell'indifferenziata
ma nell'umido, cos che i vermi potessero riempirsene la pancia.
Ma i vermi avevano la pancia?
Anche se ne avessi assaggiato un pezzettino, non sarebbero
certo morti di fame. La superficie del pane sotto le dita risultava
liscia malgrado fosse grinzita.
Chiss se esiste una parola simile.
Non lo assaggiai. So avere una volont forte.
Ho un po' la cattiva abitudine di descrivermi nel modo in cui
mi piacerebbe essere, anche se probabilmente non lo sono davvero.
Vedo le cose nella maniera in cui dovrebbero essere.
Capita che da questa cosa ne derivino delle seccature.
Magari dimentico di ordinare da mangiare, anche se ho promesso di
farlo. Robert ha imparato che non proprio tutto quello che dico
 vero.
Il mondo sembra pi bello in quel modo. Che male c'? Dopotutto
 una cosa positiva. Se sembra buona, allora lo . Perch io
sono una ragazza fortunata. Ho molte ragioni per essere felice.
Signora, va tutto bene?, chiese la cameriera.
Non potrebbe andare meglio, risposi.
Mangiai un po' di patatine. Ci sarebbe voluto del sidro per
accompagnarle.
Alla fine, non assaggiai pi il pane.

...
Robert.

Qualcuno, per caso, si ricorda in quali anni le Olimpiadi estive
e invernali sono state organizzate nello stesso Paese?, chiese
Mikko, una volta che ci fummo alzati da tavola e trasferiti di nuovo
sulle poltrone della biblioteca. Veera esaminava gli scaffali dei
libri come se stesse cercando qualcosa. Elise era andata in cucina.
La risposta corretta : no.
Risposta sbagliata, disse Mikko. Le Olimpiadi estive sono state
organizzate per tre anni nello stesso Paese dei giochi invernali.
La risposta  no perch nessuno ricorda casualmente una
cosa simile. Ma solo se si partecipa ai quiz o se si  sentita la
domanda in precedenza, se si conosce il quesito e si sa anche la
risposta. Altrimenti, se si ricordano tutti i Paesi in cui gli sportivi
hanno versato il loro sudore, la risposta si ottiene esaminando i
luoghi in cui si sono tenute tutte le gare olimpioniche. E quindi
non si ricorda per caso.
Notai che stavo cavillando alla maniera di Mikko.
Avevo imparato a adattare i miei atteggiamenti a quelli dei
clienti. Se un cliente scherzava e non era interessato ai dettagli,
sfoggiavo la mia riserva di battute e gli servivo i prodotti
strutturati da cui la Credit Union ricavava il margine migliore.
Se il cliente desiderava esporre le sue idee sulla politica mondiale,
prima individuavo quale fosse la sua opinione, dopodich
avanzavo solide argomentazioni con le quali sostenevo appassionatamente
le sue posizioni. Se il cliente era credente, per quei
sessanta minuti che trascorrevo in sua compagnia tra le pareti
di vetro della sala riunioni o seduti a un tavolo apparecchiato in
maniera minimalista in uno di quei ristoranti che servono porzioni
striminzite, divenivo anch'io un fondamentalista religioso.
Nel 1924....
Chiesi a Mikko se avesse creduto che non conoscessi la risposta.
Rispose che cos era parso. Ovviamente la sapevo. Forse era
stato addirittura lo stesso Mikko a pormi la medesima domanda
anni addietro. Non se lo ricordava? Ci eravamo chiesti a vicenda
cose simili dopo aver imparato a memoria le domande del Trivial
Pursuit.
Su, vai avanti!.
La prima data Mikko l'aveva gi rivelata. 1924, Parigi e
Chamonix, Francia. 1932, Los Angeles e Lake Placid, Stati Uniti.
1936, Berlino e Garmisch-Partenkirchen, Germania. Da una
prospettiva contemporanea, tre sembrava molto, ma cent'anni fa
l'organizzazione delle Olimpiadi non aveva a disposizione molti
fondi, e tenere entrambe le gare nello stesso Paese poteva risultare
vantaggioso; ecco perch tre delle prime quattro edizioni dei
giochi invernali erano state organizzate nello stesso luogo delle
gare estive.
Nel 1928 i giochi estivi si tennero ad Amsterdam, quelli invernali
a Saint Moritz, precis Mikko.
Era possibile che sapesse a memoria tutti i Paesi ospitanti delle
Olimpiadi.
Dove si tennero nel 1972?, chiesi.
Quelle estive, naturalmente a Monaco, e le invernali a Sapporo.
1956?
Melbourne e Cortina d'Ampezzo. Lasciami fare qualche domanda
anche a me ogni tanto, disse. Quante volte Paavo Nurmi
 salito sul gradino pi altro del podio olimpico?.
Mi misi a pensare ad alta voce, come se non lo sapessi. Feci il
conto delle medaglie e mi mostrai esitante. Com' che  andata
con la corsa campestre ad Amsterdam? Possibile che avessero
tolto la specialit dal programma dopo Parigi? A meno che
non sia una domanda a trabocchetto, dissi. Corsa campestre a
squadre ad Anversa e Parigi. Potrebbe darsi che sul gradino del
podio non vi fosse abbastanza spazio per l'intera squadra e che
Nurmi sia rimasto in piedi sul prato?
Non c' alcun trabocchetto del genere, mi assicur.
Trabocchetto del genere. Con le parole Mikko era un professionista
dell'inganno.
L'avevo raggirato per farmi confermare che a Parigi, Nurmi in
realt non avesse preso parte alla corsa dei diecimila metri, poich
la direzione della squadra finlandese aveva proposto una regola
con cui Ville Ritola avrebbe potuto vincere i diecimila metri
senza disturbare Nurmi nella battaglia per l'oro nei cinquemila
metri. Ma Nurmi non aveva voluto partecipare per perdere a
favore di uno che riteneva pi scarso di lui.
Era un uomo di principio, disse Mikko.
Una testa dura. La Finlandia perse una medaglia.
Non fu cos: Eero Berg si aggiudic il bronzo, precis lui.
L'argento fu perduto. And alla Svezia, a Wide, aggiunse.
Nella sua carriera Nurmi ha vinto nove medaglie d'oro, per
cui....
Sul viso di Mikko si allarg un sorriso. Sarebbe stato il suo
ultimo sorriso. S!, esclam Mikko. Ma....
Ma poich i podi furono adottati solo a partire dai giochi del
1932, nell'arco della sua carriera, Nurmi non  salito nemmeno
una volta sul gradino pi alto della pedana. Prima di allora, le
medaglie erano distribuite ai direttori sportivi delle squadre che
le davano agli atleti, quando se ne ricordavano.
Mikko non riusc a nascondere il suo disappunto. E io la mia
soddisfazione. Lui non era un cliente, ma un amico, pertanto
non c'era bisogno che mi preoccupassi del suo umore.
 un peccato che un corridore eccellente come lui fosse cos
bramoso.
Chiesi se Nurmi avrebbe potuto vincere anche solo i campionati
regionali della Finlandia sudoccidentale se non fosse stato
spinto dal desiderio di successo.
Avere successo non per forza significa bramare.
Si tratta dello stesso sentimento, dissi. Sete di vittoria  bramosia.
Avarizia  avidit.
Un artista aspira alla migliore opera d'arte possibile, non al
pi alto prezzo di vendita possibile.
Parli di artisti cresciuti in appartamenti con riscaldamento
centralizzato e che hanno avuto due pasti caldi al giorno. Paavo
Nurmi era andato a lavorare a dodici anni perch la sua famiglia,
senza padre e con molti figli, che viveva stipata in una sola stanza,
avesse i soldi per mangiare.
Avevo studiato la biografia di Nurmi dopo essermi trasferito
a Londra, poich avevo pensato che alle feste facesse effetto
snocciolare alcuni aneddoti su importanti personaggi finlandesi.
Avevo provato con Nurmi ma nessuno lo conosceva, anche
se la met dei miei clienti diceva di allenarsi per l'imminente
maratona estiva. Gli altri erano gi passati al triathlon. Capitava
che qualche vecchio banchiere conoscesse il compositore Sibelius,
ma con altre personalit eminenti era inutile tentare. Tranne
ovviamente con Kimi Raikkonen. Yeah, Kimi, he's marvellous.
Leave me alone, I know what ym doing.
Mikko disse che l'avidit aveva avuto ci che gli spettava quando
Nurmi era stato escluso dalla maratona di Los Angeles. A suo
avviso, quella fu la tragedia dell'atleta.
In verit il dramma di Nurmi fu di non essere diventato l'uomo
pi ricco di Finlandia. Per un corridore il miglior modo di
guadagnare soldi era far battere le scarpette da corsa sulla pista,
poich in quello aveva un certo vantaggio. Con la fine della sua
carriera sportiva rimase nello stesso solco mettendosi a fare il
palazzinaro. Costi controllati, supervisione accorta dei progetti
e buon prezzo di vendita abbinati al nome e alla fama di Nurmi.
Si trattava di un'ottimizzazione dei profitti del tutto simile alla
massimizzazione dell'esercizio della potenza fisica nella carriera
precedente.
Lui infranse le regole, dichiar Mikko.
Le rinnov.
Nurmi era un perfezionista instancabile.
L'interprete di un lavoro meccanico. All'epoca non aveva altra
scelta.
Mikko ammirava Nurmi perch era un corridore. Io perch
era un professionista.

...
Veera.

Ebbene, non pareva affatto che Mikko stesse per piantare un
pugnale nel petto di Rob. Se ne stavano l a far vicendevole sfoggio
del proprio sapere manco fossero dei ragazzini nel cortile
della scuola. Se a tavola, durante la cena, Mikko e Rob erano
sembrati dei liceali, ora erano gi ampiamente scaduti nel periodo
delle elementari. In seguito sarebbero passati ai giochini nel
fango da fare con la tuta impermeabile.
A meno che non lo avessi impedito.
Era tutto molto semplice. Mikko aveva voluto uccidere Rob.
Aveva esitato in bagno e fallito a tavola. Dal momento che lui non
era in grado di farlo, mi sarei dovuta occupare io della faccenda.
Non era la prima volta che le cose pratiche ricadevano sulle
mie spalle. Chi aveva aggiustato la grondaia quand'era crollata?
Chi aveva fissato i battiscopa? Le abilit di Mikko erano appena
sufficienti a cambiare una lampadina. A condizione che la scaletta
fosse a portata di mano e non ci fosse appoggiato niente
sopra.
Le fiale mortifere di Rob. Lui le aveva mostrate cos pieno di
s, e presto avrebbe potuto provare qual era, effettivamente, il
sapore del cianuro.
Avevo in mano un libro sul Titanic che era stato realizzato in
occasione delle celebrazioni per il centenario del naufragio. Davvero
arguto festeggiare la morte di centinaia di persone, se in
quel modo si riusciva a far penetrare ancora qualche anticaglia
nelle case delle persone. Quella bestia oceanica che fendeva le
onde altera. Sembrava un po' Rob.
Interruppi la disputa dei ragazzi e chiesi quante ciminiere avesse
il Titanic. Presero a rimuginarci su e poco dopo sprofondarono
nel ricordo del vecchio quiz televisivo Kolmosvisa, e nessuno
dei due si accorse quando uscii dalla stanza. Elise non si vedeva
da nessuna parte.
La fiala non c'era pi nella zona pranzo, dove Rob l'aveva mostrata.
Provai a guardare meglio. Non  che ci vedessi proprio
benissimo. Anche se reggevo bene l'alcol, ne avevo bevuto un
po' troppo a stomaco vuoto.
Da sobria poi, mica mi sarebbe venuto in mente di uccidere
Rob.
Oppure, se fosse accaduto, mi sarei messa solo a imprecare,
non certo a progettare l'omicidio.
Rob aveva detto di conservare il cianuro in cassaforte. Forse
la fiala era l? M'infilai di soppiatto nel suo studio. Le luci della
citt erano sufficienti a illuminare il mio fermento oscuro. Sulla
scrivania c'erano tre schermi e due passaporti. Robert ed Elise
erano in partenza? Perch non se ne era parlato?
La cassaforte stava sul pavimento. Frontalmente c'era una serratura
con combinazione numerica.
Quanti numeri, quattro o sei? Ovviamente sei. Non di pi. Rob
non sarebbe stato cos scemo da usare una sfilza di uno o di zero
o la stringa 123456. Eppure il codice doveva essere abbastanza
semplice. La data di nascita? Forse no. Le lettere che componevano
il suo nome trasformate in numeri? Rob sarebbe potuto
essere sufficientemente narcisista per una cosa del genere.
La data di nascita al contrario?
Rob era nato in ottobre, nella Giornata delle Nazioni Unite.
Andava fiero del fatto che nel giorno del suo compleanno issassero
la bandiera.
Era terribilmente faticoso pensare ai numeri al contrario. Presi
un opuscolo dal cestino. In copertina c'era la fotografia di una
casa imbiancata, situata tra il mare azzurro e il cielo blu.
Scrissi i numeri sul bordo del foglio con una penna a sfera dal
tratto spesso su cui era impresso il nome di Rob.
24/10/1976. Ovvero 670142.
Girai sul sei. Lo sportellino cedette: chi aveva aperto la cassaforte
per ultimo, l'aveva lasciata socchiusa. Afferrai l'angolo
superiore e tirai. Si apr.
Opl!
Che imprudenza, Rob!
In quel momento non pensai a ci che dovrebbe chiaramente
venire in mente per prima cosa quando un banchiere lascia la
propria cassaforte aperta: era intenzionale? Rob voleva che qualcuno,
nel corso della serata, prendesse qualcosa dalla sua cassaforte?
Oppure che se il giorno dopo un estraneo fosse entrato in
casa sua, pensasse che tutti coloro che erano stati in quell'appartamento
avessero avuto accesso alla cassaforte?
Non pensai a nulla di simile, ma spalancai lo sportellino e mi
spinsi in avanti per esaminare ci che conteneva da vicino.
Sul ripiano in basso c'erano delle cartelline di diverso colore
che riempivano tutto lo spazio. Quello sopra era molto pi interessante.
Sul lato sinistro c'erano due pile di banconote: sterline,
euro, dollari statunitensi in mazzette chiuse e, vicino a quelle,
grossi rotoli di banconote in altre valute straniere, legati con degli
elastici. Accanto ai soldi c'erano alcuni lingotti d'oro e una
scatolina che sembrava un giocattolino per bambini.
Sapevo che avrei trovato quel che cercavo.
Aprii la scatolina. Due fiale di vetro contenenti del liquido azzurro
erano legate come fossero delle minisigarette elettroniche
con la cintura di sicurezza. Slegai la cordicella e avvertii sulle
dita una sensazione di morte.
La morte per me era una cosa di tutti i giorni. Uccidere no. Ecco
perch la mano trem.
Mi sorressi allo sportellino della cassaforte e bevvi un goccio
dalla bottiglia di cognac che stava sulla scrivania di Rob. Del liquido
mi gocciol sul petto. Per fortuna sulla pelle e per fortuna
era marrone. Mi strofinai il petto per pulirmi con i polpastrelli
bagnati di saliva.
Ero certa di aver sostenuto un esame in tossicologia e di aver
studiato le cose essenziali sull'avvelenamento da cianuro. Ricordavo
che l'effetto del cianuro si basava sul fatto che quel veleno
era in grado d'interrompere la produzione di ATP. Le cellule, non
ricevendo energia, si esaurivano rapidamente.
Qualcosa del genere. In ogni caso il risultato finale sarebbe stato
una morte rapida, proprio come lo stesso Rob aveva descritto.
Il veleno, la scelta del codardo! Rob avrebbe potuto provare di
persona com'era prenderlo per mano di un vigliacco.
Avvolsi una delle due fiale in un fazzolettino di carta e la nascosi
nella taschina interna della borsetta. Avrei dovuto tenere
l'altra tutto il tempo in mano. Il vestito non aveva tasche, perci
usai il mio solito posticino per conservare le chiavi di casa e i
soldi per il taxi: la coppa sinistra del reggiseno.
Solo quando stavo per chiudere lo sportello della cassaforte,
notai dei documenti. Non erano sul ripiano insieme agli altri,
bens in una busta su cui Rob aveva scritto con la sua penna a
sfera: Contratto.
Su due fogli A4 venivano dettagliatamente elencati i doveri di
Rob verso Elise - la cifra mensile e altre cose riguardanti il tenore
di vita e la cura - e quelli di Elise verso Rob. Il contratto
garantiva a Elise vantaggi economici importanti. Perch Rob lo
aveva stilato? Poteva mai esserci una qualche altra ragione diversa
dal fatto che Elise l'avesse ricattato o che forse Rob aveva
temuto di poterlo essere?
Rob aveva fatto qualcosa a Elise?
Come con Maarit.
Lo capii quando i miei occhi caddero sulla superficie interna
dello sportellino della cassaforte.
L c'erano attaccate con lo scotch, una accanto all'altra, due
foto che raffiguravano due ragazzine sorridenti sotto i vent'anni.
Quella a sinistra era bionda e indossava un abitino estivo in tessuto
Marimekko. L'altra era stata fotografata con il cappotto nel
cortile della Suomalainen yhteiskoulu.
La ragazza sulla sinistra era Maarit, quella a destra ero io.
Rob non aveva una cassaforte per mettere al sicuro i suoi documenti
sugli investimenti, ma perch voleva nascondere i suoi cupi
ricordi. Voleva tenerli accanto a s ma lontani da occhi altrui.
Desiderava tenere a mente la morte, in fondo era cos che aveva
detto, per ricordarsi di vivere. Voleva ricordare di aver causato
una morte.
Di quello ero piuttosto sicura.
Che cosa ci faceva la mia foto accanto a quella di Maarit?
Il solo pensiero mi raggel, ma non volevo scervellarmi su cosa
avrei dovuto pensare di quella faccenda. Mi appoggiai allo sportellino
per tirarmi su. Non chiusi la cassaforte. Maarit segu il
mio tragitto mentre uscivo dallo studio di Rob.
La fiala con il cianuro mi premeva sul petto come un macigno.
L'orologio a pendolo della biblioteca rintocc il suo colpo solitario.
Un ometto dai folti baffi, accanto al baracchino del suo ufficio
dall'aspetto squallido, tirava dalla sua sigaretta con ardore. Sopra
c'era un'insegna luminosa che annunciava il nome della ditta:
automobili hermann. L'uomo probabilmente era il signor Hermann
in persona, poich l'entrata della concessionaria di auto usate
era sprangata.
Quell'uomo era la sua occasione.
La stazione ferroviaria di Salisburgo era stata deludente. Il prossimo
treno per Zurigo sarebbe partito solo dopo le sei, arrivando
a destinazione a mezzanotte. Il viaggio via terra era di pi di 450
chilometri. Non aveva la pazienza di aspettare.
I noleggi di automobili pretendevano di visionare la patente di
guida, i cui dati sarebbero poi rimasti nei loro registri. L'era digitale
aveva reso difficile sparire.
Fece un gesto con la mano per salutare l'uomo con la felpa di pile
che, tra una boccata e l'altra, armeggiava con l'antenna della sua
Skoda blu.
L'uomo indic il cartello secondo cui il negozio era aperto dal
luned al venerd fino alle 18,00, di sabato fino alle 16,00 e la domenica
era chiuso.
Gli grid di voler prendere una macchina. L'uomo agit la mano
in segno di rifiuto e rispose qualcosa in un tedesco dal marcato
accento austriaco.
Replic all'uomo mostrandogli delle banconote da cinquanta euro.
Auto kaufen. Gut bezahlen.
L'uomo si accese un'altra sigaretta, apr il chiavistello e socchiuse
appena la porta. Continuava a non capire nulla di quel che diceva, ma
fece sparire velocemente i soldi nella tasca con la lampo della camicia.
Il parco macchine era vecchio e i prezzi erano consoni. La cosa
non era niente male. Nel bagno del treno per Salisburgo aveva contato
le banconote prese dalla cassaforte. Di euro ce n'erano appena
diecimila e all'incirca altrettante sterline. In pi c'erano i soldi
prelevati al bancomat di Heathrow. Nella borsa aveva i lingotti
d'oro, anche se chiamarli cos era un esagerazione data la loro misura,
ma in quella taglia ridotta erano concentrati parecchio peso
e, soprattutto, valore di scambio. Avrebbe venduto il lingotto pi
grande l'indomani, a Zurigo.
Entrarono fianco a fianco nel cortile sporco tra le auto.
Disse al venditore di essere in vacanza con i bambini in Austria.
L'auto si era rotta, ma bisognava proseguire il viaggio. I bambini
volevano visitare Vienna. Ecco perch serviva un'auto cos all'improvviso.
Era stata una gran fortuna che il venditore fosse stato
cos accomodante da mostrare le automobili in quel modo, nel suo
giorno libero.
C'era un'Audi verde scuro che, secondo un cartellino appeso
allo specchietto retrovisore, era stata auto dell'anno 2005, aveva
132.000 chilometri e costava 5500 euro. Cerchioni in alluminio,
fari antinebbia, lettore CD e subwoofer. In base al timbro, l'auto
era stata revisionata e collaudata. Una parte delle informazioni
potevano addirittura essere veritiere.
L'ometto elogi le caratteristiche della macchina. Era stata la seconda
macchina di una famiglia, che in pratica l'aveva usata solo
d'estate. Il resto del tempo era stata tenuta al riposo nel garage
riscaldato.
Il venditore recuper le chiavi dell'auto.
Si sedette al posto di guida, la mise in moto e diede gas, senza
mai perdere di vista il trolley.
Offr cinquemila euro.
Gut bezahlen?
Ja, fnftausend, nicht fnfhundert. Unglaublich viel fr diesen Wagen.
Conclusero l'accordo.
Prese le banconote dalla borsa. L'uomo le cont per met prima
di far rotolare la mazzetta nella tasca del pile.
Rimase in macchina fino a quando il venditore non torn con i
documenti. Senza nemmeno guardarli, li gett nello scomparto dal
lato del passeggero.
Il venditore mand tanti saluti ai bambini, augurando loro un
piacevole soggiorno in Austria.

...
Mikko.

Un buon quesito per un quiz non  n troppo difficile n troppo
facile ed  possibile risalire alla risposta con una solida cultura
di base. Un quesito diviene poi eccellente grazie a un trabocchetto.
Robert pose domandine di quel tipo. Ne rimasi sorpreso, poich
credevo che il mondo della finanza avesse inibito le sue capacit
di sostenere una competizione schietta. Un capitalista di
successo non ambisce alla vittoria ma al trionfo schiacciante.
Non gli basta che la sua azienda frutti decine di milioni. Il successo
totale e lo scopo ultimo del manager stanno non solo nel
mettere fuori gioco definitivamente i concorrenti del gruppo di
cui fa parte, ma nello schiacciarli. Il capitalismo mira alla pace di
Versailles. Non gli serve preoccuparsi del fatto che l'umiliazione
faccia germinare il seme del conflitto successivo, poich lo stato
di guerra  costante.
Quante ciminiere aveva il Titanic?.
Anche quella era una buona domanda, ma non l'aveva fatta
Robert, bens Veera.
Provai a richiamare alla mente l'immagine del Titanic. Chiudere
gli occhi aiut, ma al contempo mi fece piombare nella
stanchezza. La notte precedente avevo dormito male, il viaggio
per Londra via Tampere era stato faticoso e la serata era gi
stata particolarmente lunga - specialmente tenendo conto del
fuso orario. Mi sforzai di rimanere sveglio. La testa mi girava
per via dell'alcol, le tempeste emotive della serata mi pulsavano
nelle vene e cominciai ad avvertire dei crampi alla gamba destra.
Strinsi i denti.
Robert borbott qualcosa su come pensava che fossero le
ciminiere del Titanic, grosse e coniche. Mi ricordai il colore. Erano
chiare come la facciata dei piani superiori ma in cima erano state
dipinte di nero, lo stesso colore del corpo della nave, che aveva
un aspetto impressionante. Mai si sarebbe potuto credere che
potesse affondare.
Ce ne saranno state almeno tre, disse Robert.
Veera gli chiese se quella fosse la sua risposta.
Feci notare che avremmo dovuto rispettare un ordine di risposta.
Il secondo avrebbe sentito la risposta del primo e sarebbe
riuscito a modificare la propria in conformit a quella.
Se rispondo io per primo potrai venirmi dietro oppure no. Se
la risposta  giusta lo sai, o no?.
Dal mio punto di vista la proposta di Robert era conveniente,
ma era una questione d'imparzialit. Sarebbe stato sempre lui a
rispondere per primo oppure avremmo fatto a turno, prima l'uno
e poi l'altro? E se chi aveva il primo turno di replica si fosse
eccezionalmente imbattuto in tante domande di cui conosceva la
risposta al primo colpo? E per le risposte con i numeri? Se si fosse
chiesto il diametro equatoriale di Urano, chi rispondeva per
secondo doveva solo indovinare se si trattava di una cifra maggiore
o minore rispetto all'ipotesi dell'altro. Ovviamente presupponendo
che nelle risposte con i numeri ricevesse il punto chi ci
andasse pi vicino. Anche su quello era necessario accordarsi:
nelle domande con i numeri vinceva chi dava la cifra pi prossima
a quella giusta oppure la risposta doveva essere proprio
esatta? Quale sarebbe stato il margine di tolleranza dell'errore?
Il dieci percento? E se si fosse trattato di risposte contenenti
elenchi, valevano uno o pi punti? Di un individuo, era necessario
indicare anche il nome proprio o bastava il cognome?
Veera disse di aver chiesto solo quante ciminiere avesse il Titanic.
Non intendeva organizzare lo show di un quiz in grande
stile. Non aveva neppure lo chignon e la minigonna!
Chiesi a Robert se ricordava il programma TV Kolmosvisa. Era
un vero e proprio quiz di cultura generale in cui si chiedeva e si
rispondeva, o si sapeva o s'indovinava. Il vincitore se la cavava con
le sue conoscenze o con la sua perspicacia e non perch gli capitava
d'intuire se l'altro concorrente conoscesse la risposta o in qualunque
altro modo insensato, come negli attuali giochi televisivi.
Ne avevi anche registrate delle puntate in modo da poter gareggiare
l'uno contro l'altro.
Nelle domande con gli indizi c'erano dei trabocchetti. Come
questo, ti ricordi? La domanda era: Indovina il Paese. La capitale
potrebbe essere il posto del denaro. Robert, tu questa dovresti
saperla!.
Il posto del denaro?
Il posto del denaro. Un solo indizio per cinque punti. Si chiede
qual  il Paese.
Il dollaro? Dalarna?
Non  una capitale.
Il marco, no. Corona, sterlina....
Non ti viene? Ti aiuto un po': non  collegata a un'unit monetaria.
Quattrini, grana, sghei... L'Arabia del Sud. La capitale  Riad
e la moneta il rial.
Che cos' che la rende il posto del denaro?
L ci sono un sacco di soldi.
Risposta sbagliata.
Robert argoment che sarebbe potuto esserlo benissimo. Replicai
che non lo era, poich quella che volevo era proprio la
risposta che Jyrki Otila e Reijo Salminen avevano dato in Kolmosvisa.
Praga e la Repubblica Ceca, come check?
Nemmeno quella, ma le Filippine con capitale Manila.(7)
Secondo Robert, Praga era il posto dei soldi quanto Manila.
Ricordai che nemmeno il giudice supremo Otila aveva ammesso
altre risposte se non quella prevista.
Possibile che la domanda originale fosse Indovina il Paese attuale?
Forse le Filippine all'epoca lo erano.
Si fecero domande sulle scarpe di Imelda Marcos?
Il concorrente conosceva la risposta da cinque punti pertanto
non furono dati ulteriori indizi.
Robert afferm che non mi sarei potuto ricordare delle domande
di un quiz di un quarto di secolo prima. Asser che il
suggerimento sarebbe potuto anche essere un altro.
Non era cos. Ricordavo chiaramente la domanda.
Telefoniamo a Otila, sugger Robert.
Otila  morto.
Allora chiamiamo Salminen.
Mica se lo ricorda.
Potrebbe anche darsi di s.
No, non lo chiamiamo.
Hai paura di sbagliarti!.
Provai a convincere Robert che non potevamo disturbarlo di
sabato sera. Salminen sar stato di certo gi a dormire. Robert
riteneva che a un pensionato i soldi facessero sempre comodo.
Gli avrebbe fatto un'offerta che non avrebbe potuto rifiutare.
Un'offerta che non avrebbe potuto rifiutare. Da quale film?.
Robert aveva il telefono in mano.
Ma da dove prendiamo il numero?
Sssh!.
Robert mise il vivavoce e sistem il cellulare al centro del tavolo.
Salminen rispose. Robert gli promise mille euro, nel caso iva
esclusa, per cinque domande. Salminen accett. Mi sporsi verso
il telefono e chiesi di Manila. Non se la ricordava ma ammise che
potesse davvero provenire da Kolmosvisa. Era lo stile giusto.
Quale strumento d'orchestra fu protagonista nella scena finale
del film L'uomo che sapeva troppo di Hitchcock?, chiese una
voce dal microfono del telefono. Era la stessa che aveva fatto le
domande in quel quiz televisivo trent'anni prima. E io ero seduto
accanto a Robert, proprio come allora.
I piatti, rispose Robert.
Precisai che, in qualit di strumenti musicali, il loro nome dovesse
essere cimbali.
La risposta ovviamente era giusta.
Chi  l'unico britannico al mondo ad aver ricevuto sia il Premio
Nobel che l'Oscar?
Bertrand Russell, mi sugger Robert.
Perch mai avrebbe ricevuto l'Oscar?. Dissi che fosse quantomeno
improbabile che un medico, un chimico, un fisico o un
matematico avessero ricevuto un premio cinematografico.
Sempre che non sia John Nash con A Beautiful Mind. Esiste
un premio Oscar specifico per i modelli che hanno ispirato i protagonisti
dei film?
Nash ricevette il premio Nobel per l'economia ma non l'Oscar.
Invece, il film A Beautiful Mind  stato premiato oltre che
come miglior film anche con altri tre Oscar, disse la voce al
telefono.
Il Nobel per la Pace o per la Letteratura. Dev'essere uno
scrittore che ha ricevuto l'Oscar per una sceneggiatura, dedusse
Robert.
Ci mettemmo a esaminare tutti i vincitori britannici del Premio
Nobel.
Consideriamo anche gli irlandesi? Shaw o Beckett, autori teatrali.
Tempo, tempo!.
 uno dei due. Scommetto si tratta di Shaw.
Diciamo Shaw.
Esatto. La commedia di Shaw, Pigmalione, trasposta in pellicola
con il musical My Fair Lady, che ha vinto ben otto Oscar, di
cui uno a Shaw per la migliore sceneggiatura originale.
Salminen raccont che Shaw e Winston Churchill si odiavano
a vicenda. Shaw aveva spedito a Churchill un biglietto d'invito
per la prima della sua commedia, che gli permetteva di entrare
con un'accompagnatrice - casomai lei ne avesse una, aveva
scritto. Churchill aveva risposto che a causa dei suoi impegni
non avrebbe fatto in tempo per la prima ma che di certo avrebbe
assistito a uno spettacolo successivo - casomai avesse luogo.
Che cosa unisce Anton Cechov, Michail Bulgakov, Arthur Conan
Doyle e Axel Munthe, oltre al fatto che sono tutti scrittori?.
Sapevo che Cechov e Conan Doyle erano medici. Mi aspettavo
la reazione di Robert, che mi guard con aria interrogativa. Annuii.
Robert mi fece segno di parlare.
Erano tutti medici?
Era cos. Tre punti per noi.
Notai che eravamo diventati una squadra. Non gareggiavamo
pi l'uno contro l'altro, ma insieme.
Perch i calciatori della nazionale spagnola non cantano mentre
suona l'inno nazionale?
Facile. Nella marcia reale non ci sono parole, replic d'impulso
Robert.
Quarto punto.
E per finire, una domanda di cinema. Quale frutto preannuncia
la morte nel film Il padrino?.
Il padrino rientrava a pieno titolo nella cultura generale. Romanzo
di Mario Puzo, trilogia cinematografica di Francis Ford
Coppola che aveva per protagonisti Marlon Brando e Al Pacino.
Questo lo sapevo ma non avevo visto nemmeno uno di quei film.
Dal gesto di Robert, conclusi che neppure lui conoscesse la risposta.
Eravamo stati scandalosamente scoperti: non avevamo visto Il
padrino. Robert doveva vergognarsi pi di me, poich nell'ambiente
in cui si muoveva lui era doveroso guardare quei film.
Doveva quindi ritenersi soddisfatto di non esser stato umiliato in
quel modo in una di quelle gare organizzate da J.P. Morgan, ma
al sicuro, in mia compagnia.
Dovevamo giungere a una conclusione.
Robert mi tir pi lontano dal telefono e sussurr che, in base
a un calcolo di probabilit, la scelta di un frutto molto comune
sarebbe stata l'alternativa pi sicura. Nel mondo, oggigiorno,
c'erano chiaramente pi mele e arance che carambole o kiwi.
Considerai che un frutto pi particolare potesse essere, da un
punto di vista cinematografico, un simbolo migliore. Del resto
di mele se ne vedevano di continuo.
Concludemmo per il pompelmo.
La risposta giusta era arancia.
Sparano a Don Corleone mentre sta comprando delle arance
e lui morir in un aranceto. Nel terzo film della trilogia ci sono
diverse scene con le arance prima di una morte. Alla fine, prima
cade a terra un'arancia, poi Michael Corleone. Sfortunatamente
per questa domanda non avrete alcun punto.
Robert ringrazi, e stava gi per chiudere la telefonata quando
mi ricordai di chiedere a Salminen se per caso si ricordasse
quante ciminiere avesse il Titanic.
Io sostengo tre, disse Robert.
Secondo me ce ne erano di pi. Dunque, io dico quattro.
La voce proveniente dalle profondit del telefono afferm senza
indugio che dalla struttura del Titanic, verso il cielo sopra
l'Atlantico, spiccavano quattro coni.
Di camini comunque ce n'erano solo tre. Il quarto era il condotto
di ventilazione, ma era stato costruito identico alle ciminiere.

Note.
7 Gioco di parole intraducibile. Mani in slang vuol dire soldi, mentre la  la particella che in
finlandese segnala i nomi collettivi.

...
Robert.

La tempistica che spacca il secondo  il compito dei calcolatori
gestionali dei portafogli hedge. A me bastava l'istinto.
E mi diceva che la festa era al suo apice perci doveva essere
conclusa. Bisognava saper tagliare il piacere. In borsa, la strategia
long dev'essere trasformata in short quando tutti gli altri
esortano a comprare e all'orizzonte dello sviluppo economico
non s'intravede che qualche nuvoletta dall'aspetto inoffensivo.
La serata era assolutamente ben riuscita. Aveva compreso un
po' di conflitto, un po' di appropriato pericolo, tanta amicizia.
Quando, rilassato, mi appoggiai allo schienale della poltrona,
mi sentii felice come non lo ero da tempo. Avevo raggiunto gli
obiettivi della serata.
Se, arrivando a Londra, Mikko aveva pensato che fossi uno
stronzo, adesso non mi riteneva pi uno stupido, un sempliciotto
o un eretico.
Avevo voluto dire a Mikko che lo consideravo mio amico. L'avevo
fatto nel miglior modo che conoscessi. Il quiz aveva coronato
la serata e non c'era bisogno che Mikko sapesse che mi
ero messo d'accordo sulla telefonata con Salminen via email la
settimana prima.
Elise aveva messo della musica finlandese: canzoncine pop di
quando eravamo bambini e rock per cui eravamo stati troppo
giovani. Faceva dondolare una gamba oltre il bracciolo del divano
e canticchiava. Conosceva bene le parole delle canzoni, se
si teneva conto che era pi giovane degli altri, e quando non le
sapeva, mormorava.
Accarezzava il suo bicchiere vuoto. A un tratto balz in piedi e
propose un brindisi all'amicizia.
Sarebbe stata una conclusione perfetta. Mi alzai e battei le
mani.
Elise propose un cocktail particolare. Veera chiese che cosa ci
andava dentro.
Vodka, succo d'arancia....
La cameriera era apparsa all'angolo della biblioteca per prendere
l'ordinazione.
No, quello no, esclam Mikko. Mi vengono le bolle con il
succo d'arancia.
Veramente?, chiese Veera.
S.
La cameriera si spost rapidamente verso il cesto della frutta
e mise delle arance sul vassoio in cui aveva impilato i bicchieri
vuoti e le carte dei cioccolatini.
Secondo Veera alla notte si adattava meglio un drink su una
tonalit blu. L'angelo azzurro!.
Chi interpretava il ruolo di protagonista...?, incominci
Mikko.
Marlene Dietrich.
...nel film Casablanca?
Non intendevi chiedere quello.
Comunque  quello che ho chiesto.
Bergman, ma non Ingmar.
I. Bergman comunque. Risposta accettata.
Elise chiese alla cameriera di portare quattro angeli azzurri.
 stata davvero, davvero una serata splendida, dissi, perch
tutti capissero che dopo quel giro saremmo andati a dormire.
Ognuno nel proprio letto. Avremmo ordinato la colazione al ristorante
dell'albergo, poich la cameriera doveva pur riposare.
Verrete a trovarci voi la prossima estate, sugger Veera.
Certo, noi avevamo intenzione di..., prosegu Mikko. Dobbiamo
solo accordarci sul periodo.
E in un attimo progettammo l'estate successiva, come fanno
le persone che ne hanno l'opportunit. Pensammo alle cose da
poter fare a Helsinki. Un picnic a Suomenlinna, una capatina al
teatro all'aperto, il barbecue nel giardino della villetta di Mikko
e Veera. Che cosa avremmo grigliato?
Non potremmo affittare una casetta in campagna?, chiese
Elise.
Tuomari Nurmio cantava la canzoncina per bambini Lasten
mehuhetki.

...
Veera.

La fiala premeva contro il seno sinistro, proprio come se volesse
rammentarmi di essere accanto al cuore. Non era sangue rosso
che fa pulsare un cuore innamorato ma sangue bluastro, pronto
a distruggere.
La cameriera veniva in punta di piedi dalla cucina, sorreggendo
con entrambe le mani un vassoio rotondo con quattro bicchieri.
Non aveva lesinato con il blu e nemmeno con le decorazioni: sul
bordo dei bicchieri da cocktail era stata infilata una rondella di
limone. Vitamina c! Flavonoidi!
Avrei versato la fiala di cianuro nel bicchiere di Rob e l'avrei
lasciato morire nella sua stessa arguzia.
Sembrava facile, ma non lo era.
Rimuginai su quanto sarebbe accaduto a breve. La cameriera
avrebbe servito il drink prima a me e a Mikko, poi a Elise.
L'ultimo rimasto sul vassoio l'avrebbe preso Rob. Si era seguito
quell'ordine per l'intera serata. Come avrei potuto indovinare
quale bicchiere sarebbe rimasto per ultimo? Forse sarebbe stato
quello pi vicino alla cameriera? Ma ce ne erano due. I bicchieri
erano disposti sul vassoio come i quattro puntini sul dado.
Dannazione! Dovevo fare qualcosa. La cameriera si avvicinava
gi e sorrideva come un cagnolino ammaestrato che aveva appena
ricevuto una bistecca con l'osso.
Mi voltai verso uno scaffale della libreria e feci scivolare la
mano sinistra nel reggiseno. Con le dita tremolanti la presa non
fu subito salda.
Mikko, dovresti fare qualcosa. Veera ha iniziato a palpeggiarsi
da sola.
Maledetto chiacchierone. Ghigna pure finch puoi.
Spiegai che il ferretto mi premeva, e nel frattempo nascosi la
fiala tra le dita della mano sinistra. Mi voltai e presi il bicchiere
con la destra, appoggiando la sinistra sul fianco perch nessuno
notasse nulla.
Feci attenzione a non stringere troppo. Non volevo ferirmi.
Non volevo che la morte mi scivolasse tra le dita, sul tappeto
persiano intrecciato a mano.
Mikko sollev un bicchiere dal vassoio. Sembrava un po' pallido.
Doveva aver esagerato con l'alcol.
Elise prese un bicchiere. Canticchiava insieme agli Hurriganes.
Rob e Mikko ricordavano le estati passate e progettavano, per
quella prossima, di tornare a vedere i luoghi dell'infanzia. Chiss
se l'albero su cui si arrampicavano era ancora l o se il comune
l'aveva abbattuto facendone legna da ardere per il sindaco. E
chiss quali altri congegni avevano messo nel parco giochi.
Mikko, il mio poltrone inconcludente.
La cameriera stava in piedi accanto agli uomini. Rob la lasci
aspettare. Lui era al di sopra degli altri.
Agii velocemente. Con il medio colpii il beccuccio della fialetta
pi forte che potevo. Il vetro scricchiol rompendosi. Nessuno
si accorse di quel suono dal momento che una voce dallo stereo
strillava l'm a road runner, honey!
Il liquido blu col nel bicchiere da cocktail che avevo posizionato
sotto la mia mano. Il cianuro si mescol al liquido colorato
del drink. Un paio di gocce caddero sulla fettina di limone, ma
nessuno di noi era pi in condizioni tali da poterlo notare, a
meno che non avesse saputo esattamente dove guardare.
Il veleno mi pizzicava i polpastrelli. Dei frammenti di vetro
erano affondati nella pelle. Mi ripulii la mano sull'orlo del vestito
mentre rimettevo il bicchiere sul vassoio.
Mi sembra che in questo ce n' un po' di pi, dissi, scambiando
il mio bicchiere con l'altro che stava sul vassoio.
Mikko disse che non potevano esserci differenze se erano stati
fatti secondo le istruzioni.
Veera, tu non ti accontenti di poco!, osserv Rob prendendo
l'ultimo bicchiere dal vassoio.
La cameriera si volt e usc.
Per me solo il meglio, dissi.
Quella poteva essere la mia ultima ammissione per Rob.

...
Elise.

Labbra strette, schiena controvento. Certo che ce la fai!
Erano le parole della canzone di Katri Helena Minne tuuli
kuljettaa.
Balzai in piedi. Di, balliamo!, esortai.
Il viaggiatore li conosce, il viaggiatore sopporta quei capricci della
natura.
Prima brindiamo, disse Robert.
Non evapora mica. La canzone invece finisce, replicai.
Ma non  una registrazione? La possiamo rimettere daccapo,
disse Mikko.
Ma adesso c'. E la nostra Katri Helena, ribattei.
Il vento  contrario. Cambier direzione? Dov' che il vento porter?
Di, su, forza! Non perdiamo tempo.
Afferrai Mikko per la vita.
Sinistra, sinistra.
Ora due a destra, dissi.
Destra, destra. Mikko si lasci andare.
Mi aggrappai a lui, talmente vicina che con le ginocchia gli
urtavo il sedere.
Quando feci un saltello all'indietro, Mikko fu sul punto di cadere.
Veera si mise dietro di me.
Eravamo in tre.
Strappandola al vento, chiss se qualcuno trova la sua pace?
Dov' che il vento condurr?
Adesso saltiamo, gridai.
Robert si accod al trenino.
Destra, destra, sinistra, sinistra. Avanti. Indietro. Avanti, avanti,
avanti!
I saltelli erano la cosa pi divertente di tutte. Avanti, indietro,
avanti, avanti, avanti! C'era ritmo. Veera e Mikko saltavano
bene. Robert andava un po' pi per i fatti suoi.
Mikko condusse il trenino nell'ingresso. Salutai l'armatura e
le feci segno di unirsi a noi, ma quella rimase piantata l. Che
stupida! Saltellammo verso la zona pranzo. Poi di nuovo in biblioteca.
Strappandola al vento, chiss se qualcuno trova la sua pace?
Dov' che il vento condurr?
Gli ultimi guizzi. Oooh! Mi asciugai il sudore dalla fronte. Veera
ansimava.
Un piccolo allenamento notturno, disse Mikko.
Una piccola serenata, osserv Robert.
Avevo parecchia sete.
Quante volte fu eseguita Eine kleine Nachtmusik quando Mozart
era in vita?, chiese Mikko.
Toh! Mikko e Robert conoscevano ogni genere di cose, ma
questa la sapevo anch'io.
Sul tavolo c'erano quattro bicchieri con l'angelo azzurro.
Qual'era il mio? Non lo sapevo.
Presi quello dove ce n'era di pi e che sembrava il pi azzurro
di tutti. Hic!
Cinquemila?, si butt Robert.
Sbagliato.
L'esercizio fisico provoca disidratazione. La danza  uno sport.
Tracannai il drink svuotando il bicchiere in un colpo solo.
Mozart dev'esser morto prima ancora di veder eseguito il pezzo,
dissi.
Dong. Dong.

...
Mikko.

Elise mor.
Quella donna divina si accasci sul tappeto di lana. Il bicchiere
con il drink le cadde di mano andando a sbattere contro il bordo
del tavolino.
Elise! Cos'hai?.
Elise rantol. Mai avrei potuto immaginare che potesse emettere
un suono simile. Come se uno spirito maligno si fosse impossessato
di un angelo.
Robert era sicuro che fosse stata colta da un attacco.
Io ero altrettanto certo che fosse stata avvelenata. Che io l'avessi
avvelenata.
Elise, non dovevi morire tu!.
L'afferrai per le gambe, cingendole delicatamente con i palmi
le caviglie sottili. Lei scalciava come se volesse sbarazzarsi di me.
Mi resi conto che si stava separando dal mondo. Cos faceva
una persona che moriva.
Avevo avvelenato Elise. Non capivo come fosse accaduto. Ero
riuscito a far sparire la tazza di caff di Robert con la stricnina,
e seppur inalata, ormai quella sostanza non poteva pi causare
simili sintomi. Non cos improvvisi.
Elise aveva toccato il pane di segale? L'aveva mangiato, malgrado
le avessi specificamente ordinato di gettarlo? Aveva capito
male?
Elise, Elise!. Farfugliai quelle parole tra le lacrime.
Chiamiamo un'ambulanza, sugger Robert.
Veera disse che non c'era tempo. La morte per avvelenamento
da cianuro era solo questione di minuti. E poi, lei era un'infermiera.
Diede dei colpetti sul volto di Elise, le infil le dita in bocca, le
ruot la testa.
Vomita, vomita via tutto il male, piagnucolai.
Avete del carbone attivo?.
Robert rispose di no.
L'uomo sempre preparato a tutto.
Quello era esattamente ci per cui Robert si era equipaggiato:
non avrebbe avuto alcun senso avere una fiala di cianuro sapendo
che nell'armadietto dei medicinali c'era una confezione in
grado di salvare la vita.
Portate dell'acqua. Immediatamente!.
E cianuro?, chiese Robert.
Veera disse che a vederli, riconosceva i sintomi dell'avvelenamento
da cianuro.
Zucchero! Dello zucchero, subito!, grid Robert, prima in
finlandese poi in inglese, e corse in cucina.
Elise sputacchi del liquido torbido sul parquet e addosso a
Veera.
Porta dell'acqua!, grid Veera.
Che cosa posso fare?, le chiesi.
Resta a due metri di distanza.
 contagioso?
A due metri di distanza.
Slacciai la cintura del vestito di Elise e la sottile chiusura lampo.
Robert accorse dalla cucina con delle bustine di zucchero in
mano. Raccont di come avessero tentato di assassinare Grigorij
Rasputin mettendogli del cianuro nella torta e nel vino, e che lui
non aveva battuto ciglio, anzi aveva chiesto al musicista di suonare
qualcosa di gioioso poich si sentiva allegro.
Non ti metterai a palpeggiarla!, mi ammon Veera.
Il glucosio neutralizza in cianuro, afferm Robert.
Se il veleno entra in azione, le cellule non ricevono pi energia
e si paralizzano. Porta dell'acqua! Bisogna sciacquarle la bocca.
Il glucosio rende il cianuro inefficace.
Ne hai un'evidenza farmacologica?.
Nel battibecco tra Robert e Veera si percepivano angoscia e
terrore. Io faticavo anche solo a respirare. Sentii lo stomaco attorcigliarsi.
Barcollavo. Non capivo perch stessero parlando di
cianuro.
 stricnina, dissi.
Chiamiamo un medico?, chiese Robert.
Veera domand a Robert se desiderasse spiegare a un medico
perch il suo cianuro fosse finito nel bicchiere di Elise.
Gi, perch?
Avrai senza dubbio una buona spiegazione, disse Veera.
Porta quell'acqua.
Ripetei che il veleno era stricnina. I rimedi contro il cianuro
non sarebbero serviti.
Quel volto, che era stato cos bello, si contrasse in una smorfia
sgradevole.
Elise, Elise, come posso aiutarti?
Elise  mia moglie, disse Robert, spingendo di lato Veera.
Avrei voluto gridare che Elise era la mia amata, ma riuscivo
solo a piangere.
Robert vers lo zucchero delle bustine direttamente nella bocca
di Elise, che aveva le guance sporche di vomito e il viso imbrattato
di rossetto. Contraeva le labbra e si dimenava.
Robert mi chiese di aiutarlo. Tenni ferma la testa di Elise. Lei
era squassata da potenti forze maligne. La forza delle mie mani
non era sufficiente. Robert la rimproverava. Le bloccai la testa tra
le gambe e le aprii la bocca. Sputacchi zucchero bagnato. Prov
a dire qualcosa senza per riuscire a emettere alcun suono.
La sua espressione gridava pena e dolore.
Elise, non  cos che doveva andare!.
Lo zucchero fin. Elise si rotol prima su un fianco, poi su un
altro. Mollai la presa. Anche Robert si mise in piedi.
Muore, disse piano Veera, cos piano che a malapena si sent
sopra il mugolio di Elise.
No! Davvero?, grid Robert.
Elise cadde sulla schiena e comp il suo ultimo sforzo. Io
amo, strepit, ma non sembr una dichiarazione d'amore. Risuon
come il lamento di una bestia ferita.
S, anch'io, sussurrai. Tutti voi!.
Il volto di Elise si contorse nella sua ultima smorfia.
Una di quelle che non veniva voglia di baciare.
Elise espir. Lo spirito maligno abbandon il suo bellissimo
corpo.

...
Veera.

Per le palle ecumeniche di Ges Cristo, che razza d'idiota ero!
Ovvio, mi sarei dovuta ricordare che Rob era colui al quale la
fortuna rivolgeva il suo sorriso migliore. Sempre, continuamente,
e senza eccezioni.
Quel maiale era riuscito a cavarsela ancora.
Il bicchiere di Elise se ne stava sul tavolo intatto. Il veleno si
era scatenato nelle viscere del corpo sbagliato.
Non avevo considerato che avrei potuto ritrovarmi a curare
una vittima di avvelenamento da cianuro, malgrado fossi consapevole
che lo spettacolo sarebbe stato quello.
Per il cianuro esistevano senz'altro alcuni antidoti, ma non c'era
possibilit che me ne ricordassi. Curare gli avvelenamenti 
compito del pronto soccorso. Il carbone attivo, per gli avvelenamenti
in corso,  la soluzione universale per via orale, ma non
c'era.
Una volta che si verifica la circostanza, non si sta a riflettere
su quale sia la procedura giusta di trattamento, conforme alle
raccomandazioni. Ci che comunque  decisivo  se si riesce a
tirar fuori il veleno dal corpo prima che possa fare effetto. Bisognava
ripulirle la bocca. Raschiai dietro i denti e sul palato. Un
frammento di vetro mi punse i polpastrelli. Dalla bocca stillava
del sangue.
Poich Elise si contorceva sul tappeto con le gambe rigide, era
abbastanza chiaro che il cianuro stesse agendo su di lei. Ogni
centesimo di secondo peggiorava la sua situazione e la conduceva
alla morte.
A ogni istante, la lotta mortale si faceva pi breve. Forse agivo
in maniera immorale, poich tentavo di prolungare l'agonia, ma
quelli che fanno il mio lavoro, aiutare chi  in pericolo ce l'hanno
scritto nel DNA.
A Rob era stata venduta proprio della roba buona.
Elise vomit. Anche se il vomito non  raccomandato nella
cura dell'avvelenamento, non apportava nemmeno danni. Non
pi. Spinsi le dita ancora pi a fondo e provai a far scattare il
riflesso del vomito ancora una volta.
Oltre a dover mantenere in vita Elise, dovevo anche impedire
a Rob di far giungere sul posto qualche estraneo.
In che modo avrei spiegato come mai nel bicchiere di Elise ci
fosse del cianuro?
Certamente c'erano anche molte altre buone domande sulle
quali sarebbe stato opportuno riflettere con un po' di anticipo.
Dissi a Rob che neppure a lui conveniva avere estranei l. Proprio
no, anche se si fosse trattato di un medico privato, tenuto
all'obbligo di segretezza. Non era necessario che qualcun altro
s'immischiasse. Dovetti allontanare anche Mikko da Elise.
Dalla bocca di Elise schizzava del liquido acido, ma sarebbe
dovuto arrivare prima e in quantit ben maggiore per poter essere
di aiuto. Elise non sarebbe risorta. Sperai che credesse in
Dio. Io no.
Avevo ucciso una persona.
Rob sopraggiunse agitato con le sue bustine di zucchero. Che
se ne prendesse cura il Signore, poich lei gli apparteneva.
Guardai la confusione di quegli uomini ubriachi e disperati e
mi sentii lucida.
E se ci fossi riuscita? Come mi sarei sentita se sul pavimento si
fosse dimenato Rob al posto di Elise? Che cosa avrei fatto?
Gli avrei aperto la bocca, infilandogli le dita in gola e urlando
che mi portassero del carbone attivo, perch avrei saputo che
Rob non sarebbe ritornato in s. Avrei fatto di tutto pur di fermare
quello che avevo provocato.
Non mi avrebbe fatto sentire meglio. Togliere la vita a una persona
non  compito di un altro essere umano.
Mikko, isterico, piangeva calde lacrime. Rob si arrese e cominci
a prendere a calci le bustine di zucchero vuote sparpagliate
per la stanza. I granelli bianchi affondarono nel tappeto persiano.
Mikko si chin per sentire il mugolio di Elise che si affievoliva.
Quando una persona  morta non la si riporta in vita.
Avevo assassinato la persona sbagliata. Avevo ucciso una persona.

...
Robert.

Quando muore qualcuno accanto a te, ti ricorda che il prossimo
potresti essere tu.
La mia consapevolezza crebbe. Mi sedetti sulla poltrona da cui
vedevo sia Mikko, accovacciato sul pavimento in un angolo della
stanza, sia Veera, che annusava il suo angelo azzurro e lo assaggiava
con cautela.
Sar stata la vodka?.
Veera scosse la testa e deglut.
Il veleno era solo nel bicchiere di Elise.
Come lo sai?
Ma non hai visto che tua moglie ha tracannato il drink e immediatamente
dopo ha avuto l'attacco?.
Sottolineai che gli eventi potevano essere collegati l'uno all'altro
solo cronologicamente senza per una concatenazione causale.
Veera mi chiese dove volessi arrivare. Dissi di voler fare chiarezza
su quello che era successo.
Tua moglie  morta, disse Veera, e fin di bere il suo drink.
Secondo te  stato il cianuro?
Ma se sei stato tu a mettere in bella mostra la fiala!.
Dopo cena la fiala era rimasta chiss dove nella zona pranzo.
Non ne avevo un ricordo preciso. Chiunque di loro tre avrebbe
potuto prenderla.
Perch Elise  morta?, chiesi.
Era una domanda dannatamente importante.
Veera disse che era parso quasi un suicidio.
Elise ripeteva in continuazione quanto fosse felice. Perch
mai si sarebbe tolta la vita?
Fingeva? O forse era felice perch aveva gi preso quella decisione
e sapeva che la fine era vicina.
Mikko agit la mano come se stesse chiedendo il permesso di
parlare.
Elise non era felice!, annunci. Elise sarebbe diventata felice
se tutto fosse andato come doveva, afferm. Ma non prestai
alcuna attenzione alle sue parole. Mikko sparava cose di qualsiasi
tipo. La morte di Elise gli aveva causato uno shock.
L'avvelenamento da cianuro non  il modo pi piacevole di
morire.
Ma Elise lo sapeva?, chiese Veera.
Forse Elise voleva provare che sapore avesse la morte.
Non ha avuto un buon sapore.
La morte  stata pi forte.
Il suicidio o un incidente sembravano essere le spiegazioni pi
sensate.
Perch mai Mikko o Veera avrebbero dovuto uccidere Elise?
Non mi veniva in mente alcun motivo.
Mi alzai e mi avvicinai a Elise. Non volevo guardarla in viso.
Qui abbiamo un cadavere.
Era il nostro problema in comune, ma pi di tutti era il mio
problema. Elise era mia moglie. Il corpo era nell'appartamento
sotto la mia responsabilit. La morte era stata evidentemente
causata dal cianuro che io mi ero procurato.
Non desideravo affatto che giornaletti da quattro soldi venissero
a saperlo.
Danneggerebbe la tua carriera, vero?, mi schern Veera.
Le dissi che non era un vantaggio per nessuno che la nostra
festa si fosse conclusa con la morte di una persona.
Veera pronunci quelle parole con noncuranza, ma m'inchiodarono
al muro: Di nuovo.
Non conviene neppure a te.
Che cosa intendi fare?
La mia domanda : che cosa intendiamo fare?
Dobbiamo organizzare un bel funerale per Elise, sentenzi
Mikko.
Gli promisi che l'avremmo fatto. Chiesi a Veera se il cianuro
risultasse dall'autopsia.
Bisogna sbarazzarsi del corpo, replic Veera. Bruciarlo,
gettarlo nel Tamigi, sotterrarlo. Dichiarare Elise scomparsa.
Elise se n' andata durante la festa senza dire dove.
Noi tutti abbiamo creduto che fosse semplicemente andata a
comprare le sigarette al piano di sotto.
Elise non fuma.
Della cocaina.
Niente d'illegale, ribattei.
Cos' andata a comprare nel cuore della notte. Del latte?
E se Elise se ne fosse andata gi prima, durante la serata?
E non ci siamo accorti di nulla? Non abbiamo fatto delle
chiamate angosciate al suo telefono? In ogni modo, comincio a
telefonare!.
Ma non lo feci. Prima avremmo pensato alla storia, in seguito
ci saremmo occupati delle prove che la tenessero in piedi.
Decidemmo che eravamo andati a dormire ma che Elise era
rimasta ancora...
La cameriera, disse Veera.
Lei dir esattamente quello che io le ordiner di dire.
Veera chiese se non fosse necessario mandarla via. Era quantomeno
ragionevole. Era stata lei a portare i drink, ma nemmeno
le grida di dolore di Elise l'avevano fatta accorrere in biblioteca.
Quando ero andato a prendere lo zucchero, aveva appena finito
di lavare alcune stoviglie che non si potevano infilare in lavastoviglie.
Quando le avevo chiesto lo zucchero, non mi aveva
domandato per che cosa mi servisse.
Ripensandoci bene, era sospetto.
Corsi in cucina. La cameriera si stava allungando per mettere
un piatto da portata su un ripiano in alto della credenza con
l'aiuto della scaletta.
Attenzione!.
Trasal e scivol. Barcoll dalla scaletta e fin sul pavimento
piastrellato della cucina. Il piatto si spacc in due esattamente
al centro.
Mi disse di non essersi fatta male. Continuava a ripetermi di
essere stata distratta, anche se non era vero. Semplicemente l'avevo
spaventata, perch di solito non andavo in cucina.
Anche lei avrebbe potuto prendere la fiala di cianuro e romperla
nel bicchiere di Elise. In effetti, era quella che pi di tutti
ne avrebbe avuto l'opportunit, visto che era stata lei a preparare
i cocktail. Era anche molto probabile che la fiala fosse stata
presa dalla zona pranzo proprio da colei che aveva il compito di
mettere in ordine.
Elise aveva a che fare con la cameriera molto pi di me. Avevano
avuto dei conflitti o una discussione di cui non ero al corrente?
La cameriera avrebbe potuto voler uccidere Elise?
Guardai quella donna esile. Dall'aspetto sembrava molto inverosimile
che fosse un'assassina. Eppure, anche Bernie Madoff
appariva improbabile come imbroglione ma proprio per quello
era riuscito per anni a farsi beffe di investitori professionisti.
Volevo liberarmi di lei. Anche solo per sicurezza.
Per stasera puoi andare. Facciamo da soli d'ora in avanti.
La cameriera si oppose, ma la convinsi che ce la saremmo cavata.
Le chiesi se avesse mangiato. Non l'aveva fatto. Era ancora
confusa per la caduta. Misi in una bustina per alimenti il pane di
segale che avevano portato Mikko e Veera e glielo diedi, esortandola
a provare i sapori finlandesi una volta a casa.
Ma  il suo pane, ribatt lei.
Le dissi di aver mangiato pane nero a sufficienza da bambino.
 ottimo con i funghi essiccati ma  buono anche da solo.
Specialmente quand' fresco.
La cameriera si tolse il grembiule, s'infil la giacca e usc con la
sua bustina di plastica in mano.
La caffetteria lungo l'autostrada Autobahn A12 assomigliava a
una birreria: in tv c'era la diretta di un programma sportivo e la
conversazione si articolava a suon di grida. Evidentemente era l'unico
luogo di ritrovo del paese. Alle spalle cera, per l'appunto, un
paesino.
Gli uomini, che trangugiavano birra e avevano tutti l'aria di non
possedere alcun segreto oscuro, ispezionarono con sospetto il personaggio
che aveva messo piede nel loro territorio.
Ordin del caff e qualcosa per accompagnarlo, che immagin
contenesse parecchi carboidrati semplici. Aveva finalmente smaltito
i postumi della sbornia, ma non avrebbe funzionato all'infinito.
A un certo punto sarebbe arrivato il momento di pagare il conto.
Se solo avesse raggiunto Zurigo prima di quel momento.
Aveva portato con s l'iPad e lo apr, anche se il dispositivo non
sembrava adatto a quell'ambiente fermo al secolo prima. A sorpresa,
invece, cera la connessione Wi-Fi.
Sfogli i titoli dei giornali - niente. Guard la situazione del volo
partito da Monaco per Helsinki. Era decollato e a breve sarebbe,
atterrato, se il suo calcolo del fuso orario era corretto. Avrebbe voluto
controllare anche la propria casella di posta elettronica, ma sarebbe
rimasta traccia del suo accesso nell'account? Si sarebbe visto
dov'era avvenuto? Sarebbe stato come autodenunciarsi? Avrebbe
dovuto prima far chiarezza sulla cosa. Prima di allora era meglio
mantenersi a debita distanza dall'email.
L'isolamento era una punizione sin troppo severa. Quella che
sul treno metropolitano a Monaco era apparsa come una libert
immensa, ora era solo oppressione.
Avrebbe dovuto semplicemente costituirsi alla polizia, raccontare
tutto e motivare la sua fuga con una mancanza di capacit di
discernimento? Di certo non sarebbe stata la prima persona che, a
seguito di un omicidio, fosse andata fuori di testa.
Tutt'intorno le persone erano semplicemente sparite.
Ci avrebbe riflettuto l'indomani, quando finalmente, dormendo,
avrebbe cancellato la stanchezza. Il cervello non funzionava ancora
cos bene da poter prendere decisioni importanti.
Il cervello non aveva funzionato neppure la notte prima, n il
suo n quello degli altri, ma non li aveva dissuasi dal compiere
scelte tra la vita e la morte.
Studi sulla cartina il resto del percorso ancora da compiere. A
seguire c'era Innsbruck e poi di nuovo verso ovest, lungo l'autostrada.
La stanchezza irrigidiva il collo. A Salisburgo aveva acquistato
delle compresse per il mal di testa in una farmacia aperta e ne
aveva gi presa mezza confezione. L'ibuprofene si faceva sentire
nella pancia. Si ricord delle pillole di caffeina che aveva preso
dall' armadietto a specchio del bagno, cerc il flacone nella borsa e
se ne mise tre sul palmo della mano.
Doveva proseguire il viaggio.
Pens a una lussuosa camera d'albergo con un invitante letto
morbido e una televisione da cui seguire dei programmini stupidi
prima di addormentarsi.
Prese altre due pillole di caffeina. L'Audi si mise in moto rombando.

...
Mikko.

Era accaduta la cosa pi terribile di tutte. Mi meritavo una
punizione per le mie cattive intenzioni, ma perch Elise, la pi
innocente tra le innocenti, doveva ricevere la pi irrevocabile
delle condanne?
Ero un verme schifoso.
Non avevo neppure capito che cosa avessi combinato. N
come ci fossi riuscito.
Ero stato distratto.
Non avevo il bench minimo ricordo di aver avvelenato il drink
di Elise.
Ma non potevo averlo fatto! Perch mai avrei dovuto fare del
male a Elise? Avevo pensato che se non potevo averla io, non
l'avrebbe avuta neanche Robert? Volevo liberarla dal tormento
di Robert e non mi era venuto in mente nessun altro modo?
Non ero stato io. Non potevo essere stato cos stupido.
Ci non cancellava la mia colpevolezza. Avevo iniziato un gioco
con la morte. Se una persona si arroga i poteri di Dio, dovrebbe
sopportarne le conseguenze. Io non ce la facevo.
Elise, Elise!.
La fortuna era stata prenderne una dose cos massiccia. La
morte per stricnina  terribile. Elise era morta velocemente.
Era stata lei stessa a prendere la stricnina dalla mia tasca e a
mescolarla al suo cocktail? Come poteva esserci riuscita senza
che ce ne accorgessimo?
Mi sollevai quel tanto per poter infilare la mano nella tasca
anteriore. Le dita sfiorarono la bustina. Quella perlomeno era al
sicuro. La tirai fuori. Pareva esserci ancora tanta polvere quanta
ce n'era prima. Non avevo ucciso Elise con la stricnina.
N lei si era suicidata con il mio veleno.
Mi avvicinai carponi al suo corpo esanime.
Oddio Elise, dimmelo, che cos'hai fatto?, sussurrai.
L'accarezzai attraverso il vestito. La sua pelle era ancora elastica,
ma presto il corpo si sarebbe irrigidito e sarebbe sopraggiunto
il livor mortis violaceo.
Nei miei ricordi Elise sarebbe comunque restata come l'avevo
vista la prima volta. Per me sarebbe sempre stata bella. Per me
sarebbe stata sempre un angelo.
La mia mano si sofferm su una strana protuberanza. Su quella
pelle liscia c'era una stonatura. La sporgenza era in una minuscola
tasca del vestito che sembrava una decorazione.
V'infilai dentro il pollice e l'indice. Le mie dita s'imbatterono
in qualcosa di duro e scivoloso. Strinsi quella cosa tra le dita.
Tac. Si ruppe.
Tirai fuori le dita. C'era del liquido blu, che bruciava.
Ed emanava un pungente odore di mandorla.

...
Veera.

Veera, Veera.
Mikko piagnucolava accanto al corpo di Elise come un bambinetto
che si  pestato il dito con un martello.
Mi mostr le dita della sua mano destra.
Allora, cosa c' adesso?.
Sentii odore di mandorla. Non proveniva dalla bocca di Elise,
ma dalle dita di Mikko.
Perch hai del cianuro sulle mani?.
Mikko disse che lei aveva una fiala di cianuro in tasca. Che si
era appena rotta.
Elise?, chiesi, anche se di alternative non  che ce ne fossero
molte altre.
Sto per morire? domand lui.
No.
Muoio, muoio!, grid, cercando di avvicinare le dita alla
bocca. Probabilmente intendeva succhiarle. La coordinazione,
tuttavia, non funzionava troppo bene e le dita andarono a sbattere
contro la sua guancia.
Auch!.
Niente pi cadaveri!. Mi precipitai verso di lui e gli asciugai
le dita al vestito di Elise.
Rob, porta dell'acqua!.
Stavolta ubbid e port di corsa dell'acqua in una tazza dei
Mumin. Perch mai Rob aveva in casa una tazza dei Mumin?
Lavai le dita di Mikko e le asciugai energicamente.
Dissi che la fiala di cianuro dimostrava come Elise si fosse suicidata.
Intanto pensavo a come mi sarei potuta liberare dell'altra
fialetta che tenevo nella borsa. Oppure l'aveva presa Elise? Come
diamine avrebbe potuto? La mia borsa era stata tutto il tempo
sul divano e ci ero sempre stata seduta accanto, tranne quando
avevamo saltellato per il trenino. E perch mai Elise avrebbe
dovuto frugarci dentro e mettersi in bocca il cianuro che vi aveva
trovato? C'erano troppe coincidenze.
 proprio quella a non dimostrarlo, disse Rob.
Elise aveva del cianuro in tasca. Secondo me questo prova
con una certa evidenza una pianificazione.
Perch avrebbe avuto bisogno di due fiale?
Per averne una di scorta nel caso con la prima non avesse
fatto centro?
Misi Mikko a sedere accanto alla parete e mi abbandonai sul
divano, allo stesso posto dov'ero seduta prima del trambusto per
il cianuro. La mia borsetta era appoggiata contro il bracciolo.
Esatto. Ovvio,  chiaro!, proruppe Rob.
Che cosa? Hai cambiato idea? Ammetti di esserti sbagliato?
Se i fatti cambiano, io cambio opinione. Tu che cosa fai?
I fatti non erano cambiati. Ma l'opinione di Rob s. Aveva capito
qualcosa. Qualsiasi cosa fosse, avevo ancora pi urgenza di
sbarazzarmi della seconda fiala.
Avrei dovuto anch'io intuire qualcosa?
Che significato aveva quell'altra fiala? Stava a indicare che Elise
aveva preso la fiala che Rob aveva mostrato a cena e se l'era
messa in tasca. Non voleva dire che avesse intenzione di suicidarsi.
Non si sarebbe dovuto pensare male di una persona morta,
ma lo feci comunque: le doti di Elise non erano sufficienti per
una programmazione che avesse una portata pi lunga di cinque
minuti.
L'intento di Elise era di uccidere qualcuno? Me? Rob? Mikko?
Perch mai?
Non capivo che cosa avrei dovuto intuire, ma capii che smetterla
di continuare a indagare sulla morte di Elise andava a mio
vantaggio.
Cambiai argomento, e ritornammo a parlare di come ci saremmo
liberati del cadavere. Era anche nel mio interesse che la cosa
fosse gestita con poco clamore e alla svelta.
La cosa migliore  sotterrare il corpo da qualche parte, in un
posto molto isolato.
Come facciamo a tirarla fuori di qui? Ci sono telecamere di
sicurezza in ogni angolo. Non possiamo semplicemente vestirla
e portarla fuori.
A met e in uno scatolone, proposi, sfiorando la cerniera
lampo della mia borsetta senza guardare. Quella zip era stata
fatta per coloro che bevono acqua e hanno le dita minute, non
certo per essere aperta dopo una festa. La stessa storia con ogni
borsa. Forse i designer avevano sviluppato di comune accordo
un alcolimetro sotto forma di accessorio.
Rob chiese se Elise si potesse tagliare a met con una sega. Risposi
che mi sembrava pi intelligente rispetto al tagliarla con un
coltello da bistecca. E poi, tutto dipendeva da che tipo di scatola
avesse Rob. Magari era avanzato qualcosa dal trasloco?
Riuscii ad afferrare la lampo, tenni la borsa tra il sedere e il
bracciolo e feci scivolare la cerniera, mentre, per non far sentire
il rumore, mi misi ad armeggiare anche con il telefono.
Lo scatolone dev'essere resistente, disse Rob.
S, sarebbe spiacevole se dal fondo sbucasse una gamba mentre
lo trasportiamo nell'atrio.
Riuscii ad aprire la borsetta. I polpastrelli s'imbatterono nel
rossetto e nella carta di credito.
Meglio trasportarla con pi viaggi, proseguii.
Ogni viaggio in ascensore ci espone a occhi indiscreti e a domande.
Tu rispondi che stai arredando la casetta in campagna.
Che sto portando della roba nel nostro vigneto in Ungheria.
Dir che Elise si  gi avviata. E se spedissimo il corpo con DHL
in un luogo da qualche parte che passa inosservato? Gli uomini
del corriere vengono qui di continuo.
Trovai il fagottino fatto con il fazzoletto. Strinsi con le dita
finch non sentii la fiala all'interno della carta.
Dissi che l'idea di Rob era buona. E in suo onore facciamoci
pure un goccio!.
Rob era del parere che non ci fosse alcuna giustificazione per
aumentare la sbronza e che una fredda riflessione esigesse menti
lucide. Lo denigrai chiamandolo coniglio.
Funzion.
Mentre toglievo la fiala incartata dalla borsetta, mi misi in cerca
di un nascondiglio. Dietro uno dei volumi della libreria? Proprio
accanto a me c'era una decina di gialli di Agatha Christie in
fila. Quelli Rob di certo non li avrebbe spostati. Alla prossima
spolverata della libreria, la donna delle pulizie avrebbe ritrovato
la fiala impolverata e l'avrebbe gettata via.
Anzi, che cosa sarebbe successo in seguito? Rob sarebbe rimasto
ad abitare in quell'appartamento o avrebbe traslocato?
Avrebbe rimorchiato un'altra ragazzetta con i suoi soldi?
Tenni il fagotto in mano.
Hai il raffreddore?.
Rob non era andato in cucina. Stava in piedi sull'altro lato della
libreria, dove dietro una porticina di copertura, a quanto pareva
c'era il mobiletto degli alcolici del padrone di casa.
Dissi che quell'odore di mandorla mi era entrato nel naso.
Rob chiese se andava bene della vodka Finlandia.
Purch sia liscia.

...
Robert.

La seconda fiala risolse il caso. Non si trattava di omicidio.
Io avevo portato solo una fiala di cianuro. Le altre due le avevo
chiuse a chiave in cassaforte.
Elise avrebbe potuto prendere quella che avevo mostrato a
cena e soccombere sotto quell'esperimento imprudente. Ci
avrebbe spiegato la sua morte.
Ma non spiegava la seconda fiala.
N Elise n la cameriera conoscevano il codice. Mikko lo aveva
visto quando avevo aperto la cassaforte mentre le ragazze
erano nella sauna? Oppure avevo lasciato lo sportellino aperto?
Cercai di fare mente locale: Mikko aveva sbattuto contro la mia
scrivania quando stavo prendendo i passaporti. Avevo sussultato
perch non mi ero accorto che si fosse spostato l, al mio
posto, nel mio regno. Avevo spinto con il piede lo sportellino
per chiuderlo.
Non ricordavo se la cassaforte fosse scattata nel chiudersi.
Se cos fosse stato, nel corso della serata chiunque si sarebbe
potuto recare alla cassaforte senza farsi notare dagli altri, poich
dalla biblioteca non si vedeva direttamente la porta. Mikko si
trovava l quando ero andato a prendere il cognac. Faceva finta
di dormire? In che modo era collegato al cianuro? Parimenti,
anche Elise sarebbe potuta andare alla cassaforte mentre io e
Veera eravamo di sotto.
Anche Veera ci sarebbe potuta andare mentre noi eravamo
in sauna, proprio come Elise... Non si poteva escludere nessuno
dal gruppo dei sospettati e nessuno era pi probabile di un
altro.
Proseguii nel delineare la situazione. Quando fossi riuscito a
dar forma a un quadro d'insieme, avrei avuto un vantaggio grazie
al quale me la sarei cavata perlomeno come vincitore relativo.
E non mi sarei fatto ammazzare.
Per prima cosa c'era la possibilit che nessuna delle due fiale in
possesso di Elise fosse quella che avevo portato a tavola durante
la cena. In quel caso Elise era andata nel mio studio, aveva aperto
la cassaforte, preso le due fiale e se n'era messa una in tasca
versando l'altra nel suo drink.
Non mi veniva in mente alcuna spiegazione del perch Elise
fosse venuta in biblioteca con le fiale, se proprio voleva uccidersi.
Perch non aveva rotto la fialetta con il veleno nel mio studio,
subito dopo essersene impossessata? Se non gi prima, nel corso
della serata. Insomma, subito! Perch per suicidarsi avrebbe
aspettato fino alla fine della serata?
E se aveva preso per s la fialetta che avevo portato a cena e,
per una qualche ragione, aveva deciso di rimandare il suicidio?
Perch allora sarebbe andata a procurarsene un'altra?
Da ci conseguiva che Elise non si era affatto recata alla mia
cassaforte. E che Elise non si era affatto suicidata.
Ci stava a significare che Mikko o Veera - o la cameriera,
che poteva aggirarsi nell'appartamento senza farsi notare e che
sarebbe potuta benissimo andare nel mio studio - avevano assassinato
Elise. Uno di loro aveva deliberatamente preso la mia fiala
con il cianuro per uccidere.
Ci indicava anche che da qualche parte c'era ancora una fiala
piena. O quella che avevo esibito a tavola, o una delle due che
l'assassino aveva preso dalla mia cassaforte.
Eppure, se qualcuno era andato nel mio studio e aveva prelevato
una fiala con il veleno, perch mai non le aveva prese entrambe?
Se l'assassina era la cameriera, la fiala o era gi uscita dall'appartamento
o era ancora in agguato da qualche parte per la prossima
vittima. Viceversa, se l'assassino era uno tra Mikko e Veera,
il cianuro era sicuramente l.
Era molto probabile che la fialetta fosse ancora l, da qualche
parte.
Dovevo stare in guardia. E non solo per me stesso, ma anche
per Mikko o Veera.
Ti azzardi ad accettare un drink offerto da me?
E perch no?, chiese Veera, stringendo il fazzoletto. Si era
alzata in piedi per soffiarsi il naso ed era trasalita nel vedermi al
mobiletto degli alcolici.
E Mikko? Ti va bene un bicchierino di vodka liscia? Oppure,
magari, vorresti un Blue Curacao?.
Mikko rifiut.
Temi che possa avvelenarti?
Avvelenarmi? Perch mai dovresti avvelenarmi?.
Quella era proprio la classica situazione conclusiva. Tutti quelli che si trovavano in quella stanza avevano potuto ripercorrere
la mia stessa catena di pensieri. Tutti quelli che erano giunti alla
medesima conclusione sapevano che in quella stanza, verosimilmente,
c'era un assassino.
Mi spiace. Pessimo umorismo. Allora, ti va?.
La cosa pi naturale sarebbe stata sospettare che l'assassino
fossi proprio io. Le fiale erano le mie e avevo accesso alla cassaforte
pi facilmente di chiunque altro.
Un innocente avrebbe sospettato di me. Anche al colpevole
sarebbe convenuto accusarmi, poich ero l'assassino pi probabile.
Il colpevole avrebbe adoperato le sue abilit retoriche e
persuaso l'altro circa la mia colpevolezza.
Ero nella posizione peggiore, ma ero pur sempre un passo
avanti agli altri poich, probabilmente, ero il solo giunto a quella
conclusione. Veera non era certo una cima nelle formulazioni
di pensiero complicate. Mikko, dal canto suo, era terribilmente
ubriaco.
Come prossima mossa avrei dovuto decidere in che modo approfittare
del mio vantaggio. Avrei provato a capire chi aveva
voluto uccidere Elise? Avrei provato a capire come farla franca?
Interpretai il cenno con la testa di Mikko come un s, anche
se poteva trattarsi di semplice sonnolenza. Versai una generosa
quantit di vodka nei tre bicchieri e richiusi il tappo. Avevo perlomeno
un certo vantaggio nel bere vodka: ero il pi robusto di
tutti, il pi muscoloso e il pi avvezzo all'alcol.
Guardai Mikko. Si stava sfregando i polpastrelli contro i jeans.
Grattava via la colpevolezza dalla sua pelle?
Guardai Veera. Stava in piedi accanto al divano e stringeva il
fazzoletto come se in quello cercasse protezione.
Uno dei due. Chi di loro aveva avvelenato Elise?
E perch?

...
Mikko.

Mi destai quando Robert mi sventol davanti un bicchierino
da whisky, pieno per met di un liquido trasparente.
Il suo drink, stri.
Assaggiai, era vodka.
Lo bevvi tutto.
Sopraggiunse un attimo di lucidit. Mi sollevai, appoggiandomi
alla parete. Avevo visto un bicchiere da cocktail.
Avevo visto due bicchieri da cocktail. Due bicchieri da cocktail
con dentro una bevanda bluastra.
Mi resi conto di quello che non avevo visto.
Non avevo visto il bicchiere di Veera n quello di Robert.
Avevo visto tre bicchieri: uno era stato appoggiato da me sul
tavolo, l'altro da Elise. Sullo scaffale in basso della libreria accanto
a Veera c'era il terzo bicchiere, che era vuoto.
Nell'angolo c'era il tavolo, dove Robert era stato in piedi prima
che iniziassimo il trenino, e l non c'erano bicchieri. Il bicchiere
di Robert giaceva rotto a terra accanto alla libreria.
Elise aveva preso il bicchiere di Robert dal tavolo.
Ehi! Il bicchiere..., iniziai a dire, e indicai con veemenza i
bicchieri.
Persi l'equilibrio. Barcollai contro la parete battendo il gomito.
Qui ne abbiamo gi ordinato un altro?. Robert ridacchi e
torn a prendere la bottiglia.
Nel frattempo Veera si accovacci e gett quello stupido fazzolettino
di carta sotto il divano.
Il fazzoletto rimase sul pavimento ma qualcosa inizi a rotolare.
Robert blocc la mano sul collo della bottiglia di vodka aperta,
in ascolto. Veera si raschi la gola.
Divaricai le gambe e bilanciai il peso. Principalmente sui talloni.
 tutta colpa mia, dissi. Ma datemi la possibilit di spiegare.
Responsabilit e giustizia non guardano all'amicizia, proseguii.
Un giornalista ha il diritto e il dovere di respingere le
pressioni e le tentazioni con cui si prova a manipolare, impedire
o limitare l'informazione. Ci che guida il giornalista, guida l'individuo.
L'amicizia non pu fermare la persona dal compiere ci
che  giusto. Ci che rientra nei suoi obblighi.
Veera mi guardava seria. Robert scuoteva la testa.
Robert, amico mio.
S?
Lo confesso. Io volevo assassinarti.
Raccolsi le forze con un respiro profondo. Mi predisposi a raccontare
minuziosamente come mi fossi preparato al mio compito
e come l'avessi sviluppato. Delineai il mio discorso. Avrei raccontato
di come mi ero procurato la stricnina, del pane di segale.
In seguito, avrei rimproverato Robert per la sua malvagit nei
confronti di Elise, ma quello non sarebbe stato il culmine del
mio discorso, poich...
Prima ancora che riuscissi a espirare, sentii uno schiocco.
Alzando lo sguardo ne udii un secondo, poi un terzo, e tra l'uno
e l'altro un secco Oh! Oh! Oh!.
Splendido spettacolo, disse Robert battendo le mani con indolenza.
Scusa?
Bella storia. Cos' successo poi? Te la sei fatta sotto e hai chiesto
aiuto a Veera?
Io....
Non penserai mica che io creda che tu possa assassinarmi?
Nient'affatto!.
Persi il controllo della situazione e delle mie forze. Sentii dei
crampi alle gambe, i miei muscoli non obbedivano ai miei comandi.
Se tu fossi stato in grado di uccidermi, l'avresti fatto. Hai avuto
molte occasioni. Avresti potuto farlo alla maniera finlandese:
portando con te un pugnale e colpendomi quando eravamo da
soli nello studio.
Tastai verso la parete dietro di me alla ricerca di un appoggio.
Un crampo mi fece tremare la mano.
Ti saresti procurato una pistola e mi avresti sparato. Perch
non l'hai fatto? Non ne hai avuto il coraggio?.
La parete era pi lontana di quanto credessi.
Non hai osato, Mikko. Tu non sei fatto per una cosa del genere.
Persi l'equilibrio.
Veera si diresse verso l'ingresso. La vidi di sfuggita mentre il
mondo s'inclinava. Caddi.
Hai scaricato la cosa su tua moglie. Sei sempre stato cos.
La mano sinistra si pieg dolorosamente sotto il peso del mio
corpo.
Io ti conosco. Sei passionale, ma fifone. Non ho paura di te.
Quando sentii salire un conato di vomito, andai carponi verso
la yucca. Mi aggrappai al vaso. Del liquido viscoso, giallastro,
schizz sul terriccio.

...
Veera.

Ride bene chi ride ultimo. E non sarebbe stato Rob.
Rob esclamava Oh! Oh! Oh! con una risatina di gola che era
una presa in giro.
Dio santo, cos in basso no, Cristo santo, farsi beffa cos di mio
marito!
Marciai verso l'ingresso, sentivo dietro di me la risata secca di
Rob e i singulti di vomito di Mikko.
Anche a me veniva da vomitare, ma non cos concretamente.
Al secondo tentativo m'imbattei nella porta giusta. Quando
varcai la soglia, le luci del bagno si accesero automaticamente.
L'umidit mi fece apparire delle gocce di sudore sul viso.
La sciabola da champagne era nel cesto degli asciugamani. La
tirai fuori e ripulii la lama su un telo umido. Vidi il mio profilo
nello specchio.
Abito nero, labbra e zigomi rossi. Feci una smorfia allo specchio
e assunsi una presa solida sulla sciabola. Il mio senso di
fiducia aument.
La sciabola sembrava proprio un'arma e non un giochino elitario
di Rob che si dava tante arie. E stavolta non pensavo di usarla
come apribottiglie.
Avanzai nell'ingresso con la sciabola in mano e sferrai un paio
di colpi a sinistra e a destra. Il peso la faceva andare lontano.
Sarebbe stato un bene tenere la presa con tutte e due le mani ma
nell'impugnatura ce ne andava solo una.
Huh, hah!
Mikko, tu devi metterti a fare il predicatore laico casomai non
ci fosse pi lavoro come giornalista. Il settore dell'informazione
non naviga in brutte acque?, disse Rob. Oppure come trainer
aziendale. Indovina quanti corsi di formazione ho frequentato?
Ce n'erano alcuni bravi e altri che non riuscivano a cavare una
parola di bocca a nessuno. Eppure, anche loro si guadagnavano
la pagnotta.
Rob generava storielle come i venditori di lavastoviglie. Mi fermai
ad ascoltare sull'uscio della biblioteca e aspettai il momento
giusto.
Mikko intanto continuava a deliziare la pianta.
Tu quantomeno saresti di livello medio. Leggi un paio di articoli
e con quelli facilmente arrangi una lezioncina di tre quarti
d'ora. Un paio di esercizi in cui i partecipanti scrivono sul blocco
confezionato per il corso di formazione con la penna con il logo
della societ di consulenza. Li completano sotto forma di lavoro
di coppia. Cinque pi cinque minuti, oltre un quinto della lezione.
Tic tac, e la ricompensa aumenta ogni minuto che passa. Non
volevi anche qualcos'altro da bere? Eccoti lo stesso! Quello di
prima sar gi salito su e uscito fuori.
Rob afferr la bottiglia di vodka. La vers con la mano destra
seguendo con lo sguardo il liquido scorrere. La mano sinistra
teneva il bicchiere.
Il punto dove colpire!
Dovetti fare il giro del divano e fu allora che Rob mi not. Nei
suoi occhi balen stupore e paura.
Si rese conto che non fosse pi il momento opportuno per la
farsa.
Cristo santo, simili bassezze no, cazzo, non ti prendi gioco di
mio marito!.
Sferrai un colpo. La lama della sciabola si abbatt su un lato
del divano. La estrassi rapidamente dalla pelle e colpii di nuovo
in direzione di Rob. Lui indietreggi. Aveva ancora la bottiglia
di vodka Finlandia nella mano destra e il bicchiere nella sinistra.
Veera, sei pazza! Con quella puoi uccidere.
Credevi che l'avessi presa per affettare il pane?
Che intenzioni hai?
Di certo, non di tagliare il pane per i toast. E nemmeno delle
fettine di cetriolo.
Lasciai che la mia sciabola fendesse l'aria. Rob arretrava.
Veera!.
Attenzione a non scivolare!.
Colpii da sinistra a destra con la parte posteriore della lama.
Un corso di scherma avrebbe fatto comodo, ma come si fa a sapere
tutto quello che la vita ci riserver?
Non fa alcuna differenza se si ha o meno una tecnica pura. Purch
ci si faccia sentire!
Quelle erano parole dell'allenatore di combat. Dopotutto si
trattava di quello, era un combattimento, anche se non con pugni
e calci ma con un coltellino di circa un metro. E in sottofondo
non c'era la musica dei Nightwish ma la canzoncina Yleisess
saunassa di Junnu Vainio.
Purch ci si faccia sentire! Esattamente cos!
Mi precipitai verso Rob. Lo spinsi nell'angolo tra la libreria e
la porta della cucina.
Non aveva altra possibilit se non di incastrarsi dove lo stavo
spingendo io. Persino l'uomo pi stupido del mondo a quel
punto si sarebbe reso conto che non stavo agitando la sciabola
semplicemente per sciogliere i muscoli del collo e delle spalle,
ma che i miei colpi avessero uno scopo e un obiettivo. E chi si
fosse trovato in mezzo, si sarebbe fatto male.
Veera, smettila!.
Rob credeva che fossi una bambinetta obbediente?
Agitavo la sciabola con piccoli movimenti del polso. La punta
vibrava come il naso di un cagnolino entusiasta a dieci centimetri
dal petto di Rob.
Non fare nulla di avventato!.
Com' che a me sembra che sia tu quello a cui non convenga
fare nulla di avventato?.
Mi avvicinai ancora un po' con la sciabola a Rob. Sembr riuscire
ad avvicinarsi di altri cinque centimetri alla parete.
Veera....
Era Mikko, la cui voce era un lamento smorzato.
Insomma, sono gi cos popolare che gli uomini mi chiamano
a destra e a manca.
Di, su, metti via questa sciabola, ordin Rob.
Perch me lo chiede Zio Rob?
Metti via la sciabola perch sei una donna giudiziosa e intelligente.
Oh, oh! Precedentemente nota come amichetta per scopate
senza cervello.
Parliamone con calma.
Veera....
Tu non immischiarti. E una faccenda tra adulti, tra me e Rob,
gridai a Mikko, facendo annusare la sciabola a Rob.
Sediamoci e parliamone.
Sar la sciabola a occuparsi del discorsetto al posto mio, dissi,
sollevando l'arma.
Dong!
Il rintocco dell'orologio a pendolo mi diede ancora pi forza.
Il colpo che vibrai stacc delle lamelle scure dalla superficie
della libreria.
La lama s'infranse contro un vetro, rompendolo. Rob si muoveva
agitato come un portiere ai rigori nella finale dei mondiali di
calcio.
Alzai la sciabola al di sopra della mia spalla destra e colpii nuovamente.
Dong!
Rob schiv la lama da sotto. Ritornai in posizione e sistemai la
presa per imprimere maggior potenza al colpo.
Rob brand la bottiglia di vodka orizzontalmente, a braccio
teso, in direzione del colpo.
Dong!
La lama si scontr con la bottiglia.
Rob inizi a spingere la sciabola con la bottiglia e a passetti
laterali guizz via dall'angolo. Quando tirai indietro la sciabola,
lui mi lanci la bottiglia.
Della vodka mi schizz sul viso e sul vestito prima che la bottiglia
cadesse sul pavimento e rotolasse a gran velocit sul parquet,
fino a scontrarsi con la gamba di Mikko.

...
Robert.

Si vedeva dallo sguardo: Veera faceva sul serio. Bench gli
occhi fossero annebbiati dai fumi dell'alcol, dietro ardeva l'ira.
Avevo imparato a riconoscere gli sguardi di paura, di rabbia e di
bramosia. Tra le mie abilit professionali era stata pi rilevante
della conoscenza della scadenza, della durata o dei differenziali
dei tassi d'interesse di un prestito.
Veera era una donna risoluta. Una con cui la convivenza non
porta a nulla, a meno di non essere come Mikko.
Veera aveva avvelenato Elise. Adesso intendeva uccidere me.
Non importava perch volesse farlo. Non mi soffermai a rifletterci,
poich Veera non potevo fermarla con le parole. Dovevo
difendermi. Dovevo combattere per la mia vita.
Riuscii a scappare in cucina. Chiusi con forza la porta alle mie
spalle ma quello l'avrebbe trattenuta solo per poco. Il montacarichi
della cucina? Quanto ci avrei messo a raggiungerlo e a
scendere alla cucina dell'hotel?
Bocciai quel piano. Non sono un fuggitivo. Non sono uno che
scappa da una situazione difficile, ma uno che la risolve. L'arretramento
non  una difesa. L'attacco lo .
Aprii dei cassetti. Non ero entrato spesso in cucina. Quello era
il territorio della cameriera e lo rispettavo. Delle cose si ammucchiavano
contro i bordi dei cassetti. Forbici, cucchiai, forchette,
fazzoletti, bustine di spezie, bustine per congelare...
A un gancio alla parete stava appeso un pentolino. Poteva andar
bene come elmetto. Non avevamo un coltello per sfilettare?
S, ma dove?
Veera si precipit dentro. Agguantai il pentolino e intercettai
con quello la sciabola. Cozzarono rumorosamente. Quel suono
non era bello come nei film, non era cos sottile e potente come
nei combattimenti di spada. Era un semplice rumore sordo, una
devastazione senza nemmeno un briciolo di stile.
Quando protessi la parte superiore del corpo con il pentolino,
Veera diresse i colpi alle gambe. La sciabola era pi lunga rispetto
al manico del pentolino. Sulle dimensioni aveva un vantaggio.
La sciabola mi fer la coscia, al di sopra del ginocchio, squarci
il tessuto, fece esplodere il dolore.
Il mio vantaggio era di conoscere il luogo. Con la mano sinistra
agguantai un piccolo oggetto dal tavolo e lo lanciai contro di lei.
Non aveva nulla con cui proteggersi. La costrinsi ad arretrare.
Veera agitava la sciabola ma io ci davo dentro. Agguantai una
pentola dal tavolo e me la misi come elmetto. Aderiva bene alle
tempie.
Il controllo era passato a me e riuscii a mantenere la sciabola di
Veera a una certa distanza. Arretr dalla porta della cucina verso
la biblioteca.
Gli oggettini che potevo afferrare iniziarono a finire, ma bisognava
mantenere alta l'offensiva. Che cos'avrei fatto poi? L'attizzatoio
e la paletta! Erano accanto al caminetto, alle spalle di
Veera. Li assunsi come mio obiettivo anche se c'era uno spazio
di tre metri e in mezzo il divano e il tavolino. A portata di mano
avevo un vaso da fiori, un telecomando e dei cioccolatini. Per
prima cosa lanciai il vaso. Veera si scans, il vaso fin in frantumi
sul parquet, e simultaneamente Veera mi scagli contro la
sciabola.
Mi accovacciai e presi in mano il telecomando. Con forza lo
lanciai contro la gamba di Veera. Colpita! Gemette per il dolore;
e subito dopo sganciai un bombardamento a grappolo con i
cioccolatini che riusc a farle perdere l'equilibrio.
Saltai oltre lo schienale del divano verso il mio obiettivo. Non
m'importava della paletta ma con l'attizzatoio a tre punte avrei
potuto dare battaglia alla sciabola dell'ufficiale russo.
Mi rotolai sul divano, schiacciando il pentolino sotto il mio
corpo, il movimento fece staccare la pentola che cadde rumorosamente
sotto al tavolino.
Non provarci!, grid Veera.
E invece ci provai. Mi lanciai verso il caminetto, raggiunsi a
malapena il portautensili e lo feci cadere. Per met disteso sul
divano e per met sul pavimento, mi allungai verso il pomello
dell'attizzatoio.
I colpi di Veera tranciarono il divano. Il ritmo degli eventi non
si misurava in secondi ma in decimi.
Una volta ottenuta una solida presa sull'attizzatoio, lo voltai e
colpii alla massima potenza all'indietro. Il colpo becc il tavolino
di vetro. Lo crep come fosse il parabrezza di un'auto.
Veera si spavent quando si accorse che ora eravamo alla pari
nel combattimento. Stava in piedi, io ancora con una gamba sul
divano, ma avevo dalla mia il vantaggio della sorpresa. Rispetto
a lei, la mia posizione si era rafforzata, e in queste cose la psicologia
e il trend incidono. Se tra due aziende concorrenti una  in
salita e l'altra  in discesa, la prima si rafforza mentre la seconda
s'indebolisce pi di quanto non sembrerebbe a prima vista. Due
parole: Nokia e Apple. Io ero la mela, Veera quella con la porzione
di mercato in discesa e il margine in erosione.
Veera fu veloce a reagire. Ammirevole. Davvero. Cap subito
che i rapporti di potere fossero cambiati: era in pericolo.
Scapp.
Robert, non farlo!, piagnucol Mikko. Si era rimesso in piedi,
ma si teneva la pancia piegato in avanti.
Non avevo il tempo per fermarmi a discutere con lui. Dovevo
catturare Veera e renderla inoffensiva, poich era pericolosa, oltre
che per me, anche per se stessa.
Per prima cosa sentii un fracasso nell'ingresso. Veera non si
vedeva da nessuna parte.
Era consapevole della minaccia.
Veeruccia. Minaccia. Prima d'allora non avevo mai pensato
cos al suo nome.
Mi girai di schiena contro la parete senza porta e rimasi in ascolto.
Avvertivo solo i gemiti di Mikko dalla biblioteca.
Veera, chiamai.
Veera non si era allontanata verso l'ascensore. Potevo restare
a sorvegliare. Non avrebbe lasciato l'appartamento. A un certo
punto sarebbe strisciata fuori dal suo nascondiglio.
Aspettai un attimo e un altro ancora. Scelsi una strategia attiva.
Era il mio modo di agire. Con la passivit si ottengono un tasso
di rendimento standard e un'estenuante morte lenta. Nessuna
delle due mi allettava.
Sempre guardandomi alle spalle, aprii la porta della cabina armadio.
Veera non avrebbe fatto in tempo ad andare lontano.
Veera!.
Accesi le luci.
Feci scorrere i vestiti con l'attizzatoio e diedi alcune infilzate
nelle giacche invernali pi pesanti. Nemmeno sulla mensola in
alto si vedeva altro rispetto agli scatoloni di cartone sistemati al
loro posto, dov'erano riposti cappelli e guanti.
Il bagno. Il rilevatore di movimento fece accendere le luci.
Veera!.
Non si mosse nulla. Niente indicava che Veera si nascondesse
in bagno o nella sauna. Entrai comunque.
Facendomi strada con l'attizzatoio mi addentrai in bagno.
Ascoltai attentamente se si avvertisse il respiro di Veera.
Quando feci per aprire la porta della sauna, sentii dietro di me
la sua voce.
Non sei cos intelligente come immaginavo.
Veera non motteggiava, affermava. Era in piedi sull'uscio del
bagno e riempiva l'arco della porta. La sciabola era rivolta verso
il pavimento.
Perfino stupido, direi, continu con la sua voce autocompiaciuta.
Allungai la mano. L'attizzatoio sbatt contro il bordo del lavandino.
Non ci hai pensato che in corridoio la luce non si accende
automaticamente?
Hai vinto, replicai, bench non lo intendessi veramente.
Nel capitalismo la soddisfazione  nemica del successo. E allora
perch non dovrebbe essere cos anche in guerra e in amore?
Era la mia occasione.
Rob, non potevo essere qui. Sei entrato dentro come un animaletto.
Mi avvicinai con calma a lei per alimentare il suo senso di soddisfazione,
ammettendo e biasimando ad alta voce la mia stupidit.
Finch non mi ritrovai a una distanza da Veera pari alla lunghezza
dell'attizzatoio.
Allora colpii.
Con un movimento energico del polso abbattei l'attizzatoio al
centro della sciabola. Veera perse la presa, la sciabola batt rumorosamente
sulle piastrelle del pavimento.
Mani sopra la testa! Voltati con calma in direzione dell'ingresso
e cammina fino alla biblioteca. Se non ti ricordi la direzione,
le punte ti rinfrescheranno la memoria.
Nella sua testa risuonava ancora il trenino. Ogni saltello scuoteva
la sua scatola cranica. Dopo un po' si sorprese a fischiettare Dove
porta il vento. La cosa l'irrit.
L'avevano ballata quando la serata aveva raggiunto il suo apice.
Subito dopo Elise era stata avvelenata dal drink.
Oh! Se solo fosse stato possibile tornare indietro nel tempo per
impedire a Elise di bere quella bevanda! Se ci non fosse accaduto,
sarebbero tutti vivi. Avrebbero trascorso la giornata a Londra, insieme
o separati, e si sarebbero salutati programmando l'incontro
successivo.
Ora invece era tutto perduto.
Pens a cosa avrebbe potuto fare diversamente. Molto poco. Con
le informazioni di cui disponeva allora, quando compirono gli ultimi
tre saltelli del trenino, non avrebbe saputo agire in altro modo.
Dopo la sosta alla caffetteria, i freni dell'Audi avevano iniziato a
emettere un suono sgradevole. Per fortuna la strada era asciutta e
c'erano poche macchine. Le condizioni di guida erano quasi ideali.
La sua condizione di salute invece no. L'agitava il senso di colpa
per quelle cose su cui avrebbe potuto influire.
Aveva appena superato Innsbruck. Non restavano che un paio
d'ore di viaggio.
Provava una stanchezza incredibile. Neppure le compresse di caffeina
parevano aver fatto effetto. Al contrario, dopo averle prese
aveva cominciato a sentire una spossatezza ancora pi forte di prima.
Era la fatica del giorno prima che si faceva sentire?
Sarebbe stato sensato fermarsi a Innsbruck, ma non avrebbe fatto
marcia indietro.
Ripens ancora al letto morbido di una camera d'albergo. Avrebbe
scelto un hotel di lusso e avrebbe messo appeso alla porta il
cartello non disturbare.
Strappandola al vento, chiss se qualcuno trova la sua pace?
Dov' che il vento condurr?
Accese la radio per scacciare Katri Helena dalla sua testa.

...
Mikko.

Un liquido color arancio chiaro era risalito lungo l'esofago. I
piselli e le carotine mangiate a cena colorarono il terriccio e il
tronco della pianta.
Il secondo conato di vomito mi fece sentire meglio. Riuscivo
di nuovo a muovermi e i crampi si arrestarono, ma quel sapore
acido mi bruciava ancora la bocca.
I rumori della lotta tra Veera e Robert si erano interrotti. Sperai
che avessero trovato un accordo ma, pi di quello, speravo
di procurarmi un po' d'acqua. Mi diressi traballante in cucina e
aprii il rubinetto, poi mi ricordai della bottiglia servita a tavola.
Trovai il frigorifero dietro delle massicce porte d'acciaio e l, su
un ripiano, giacevano bottiglie d'acqua disposte come fossero
vini d'annata.
Mi sciacquai la bocca con dell'acqua di rubinetto e in un paio
di sorsi bevvi tutta quella della bottiglia. Era gelata e iniziai a
sentire freddo.
Il corpo riprese a tremare.
Prima di tornare in biblioteca, presi con me un'altra bottiglia.
Nel frattempo anche Veera marciava verso quella stessa stanza
ma da un'altra direzione, con le mani sopra la testa. Robert le
pungolava la schiena con un attizzatoio. Nell'altra mano reggeva
la sciabola da champagne.
Chiese a Veera di sedersi sul divano.
 il momento di parlare ragionevolmente, disse, prendendo
posto accanto a lei.
Veera replic che l'intimidazione con un'arma non fosse proprio
un buon inizio per una conversazione ragionevole.
Mikko!, proruppe Robert. Potresti tenermi questi?.
Robert mi allung sciabola e attizzatoio. Chiesi se ne fosse del
tutto sicuro.
Noi lo sappiamo che Mikko  imparziale e affidabile. Che non
farebbe del male nemmeno a una mosca, non  cos?, domand
Robert rivolgendosi a Veera.
Risposi che apprezzavo la fiducia dimostrata nei miei confronti,
anche a seguito del fatto che proprio io fossi entrato in
quell'appartamento con l'intenzione di uccidere.
Eh su, uomo, ora prenditi quei cosi, ordin Veera.
Prenditene cura. Per il bene di tutti noi, aggiunse Robert.
Tremando per il freddo, mi sistemai sul divano dall'altra parte
e appoggiai le armi sulla mia gamba. Robert chiese a Veera di
spiegare a parole sue perch avesse assassinato Elise e l'avesse
minacciato con la sciabola.
Solo io sono il colpevole, interruppi.
Cazzo, ora chiudi il becco!, mi rimprover Veera.
Proseguii dicendo che capivo, che Veera e Robert avevano il
pieno diritto di disprezzarmi, eppure, malgrado ci, speravo di
poter esporre i motivi delle mie azioni e di ricevere, in parte,
almeno un po' di comprensione. Di certo non immaginavo di rimanere
senza condanna per i miei intenti grazie a spiegazioni di
poco valore. Avrei lasciato decidere a Veera, e in ultima istanza a
Robert, quali misure adottare contro di me.
Casomai non te ne fossi accorto, il cadavere  di Elise, non di
Rob.
Adesso abbiamo un problemino un po' pi grande, disse
Robert con un sospiro. Dava l'impressione di recitare una parte
gi esibita nella sala riunioni della Credit Union.
Il tuo lavoro  rimasto a met, disse Veera, e in un secondo
balz su dal divano e si precipit verso di me.
Agguant l'attizzatoio e la sciabola da champagne e poich si
era ferita il palmo con la lama, imprec volgarmente e a lungo.
Rimase in piedi tra i divani rivolgendo tutte e due le armi verso
Robert.
Veera!, urlai.
Intanto avvertii nuovi crampi alle gambe. Non si trattava di
semplici brividi di freddo.
Bene, e adesso?, chiese Robert rassegnato e alz indolente le
mani verso il soffitto.
Per prima cosa, voglio che tu chieda scusa, disse Veera.
Scusa, replic Robert.
Niente scuse del genere, da banchiere. Quella era sottomissione
dinanzi ai soldi.
Veera espresse il suo disappunto spingendo la lama e le punte
dell'attizzatoio cos vicino al petto di Robert che anche solo inspirando,
le avrebbe sfiorate.
Trattenne il respiro. Aveva paura.
Ne avevo anch'io. Stirai le dita dei piedi per far diminuire i
crampi.
Di Veera, poggia qui le armi.
Mia moglie non sembrava ascoltarmi. Teneva l'attizzatoio e la
sciabola a mano ferma e fissava Robert negli occhi.
Mi faciliterebbe parecchio le cose conoscere i miei sbagli.
Perch mi sono meritato la morte o la tortura? Perch devo chiedere
scusa e a chi? Perch mi minacci?
Noi due ci dividiamo cos il lavoro, Mikko  la mente, io il
braccio, disse Veera.
Perci passai all'azione.
L'allenamento di corsa in salita e i salti a gambe unite mi avevano
fortificato: nelle mie cosce c'era una forza esplosiva. La tirai
fuori, saltai davanti a Robert per fargli da scudo. Non possono
morire tutti!.
Prima o poi tutti devono morire. Poche cose a questo mondo
sono sicure come la morte. Anche Dio ha mandato suo figlio
sulla Terra perch morisse, disse Veera. Ora scansati, cos non
ci saranno ulteriori cadaveri.

...
Veera.

Guarda un po' chi si  andato a mettere in mezzo ai piedi!
Mikko non mi lasciava altra scelta. Dovevo provarci a ogni costo.
Malgrado fosse ubriaco, mio marito reagiva con rapidit.
Quando tiravo a destra, si muoveva nella stessa direzione. Quando
cercavo una via da sotto, si abbassava coprendo Rob con il
proprio corpo.
Eppure credevo che sarei riuscita a colpirlo superando Mikko
da destra.
Tirai.
Mikko fu pi rapido. Fu solo per colpa sua che la sciabola lo
fer su un fianco.
La camicia di Mikko si strapp. Quel modello di camicia a righe
di Marimekko chiamata Jokapoika, era fatta per le matrone
corpulente, non per i corridori di jogging come Mikko. Era cos
larga che sarebbe bastata per fare una vela.
Mikko gridava e si lamentava, anche se la lama non poteva
mica essere penetrata a fondo.
Rob intanto era riuscito a scappare.
Partii all'inseguimento. Mikko sarebbe sopravvissuto, ma non
sarebbe stato felice se Rob avesse fatto in tempo a scappare e
l'assassinio da lui architettato fosse rimasto solo un'idea.
Io di certo non lo sarei stata.
La domanda di Rob era davvero buona. Non sapevo perch lo
volessi uccidere. Mi fidavo del fatto che fosse Mikko a saperlo.
Di chi mai ci si poteva fidare se non del proprio marito? Soprattutto
quando ti capita un marito come Mikko.
 un po' cos anche in guerra, non ci si fa troppi pensieri sul
perch si debba uccidere. Riflettere sulle ragioni  preoccupazione
dei generali. Sono loro che portano le controspalline e la
responsabilit.
Ricercai l'energia per correre in una canzone di combat, anche
se dal lettore cd strombettava la voce nasale di Irwin.
If I was in World War Two, they'd call me spitfire.
Raggiunsi Rob nell'ingresso. Era proprio come se mi stesse
aspettando, cos mi misi a correre. Per proteggersi aveva solo
un ombrello acciuffato l per l, uno di quelli da campo da golf,
gadget pubblicitario di una qualche banca, che funzionava bene
come parafulmini nella radura green del campo, ma che, a confronto
con la lama che stringevo in pugno, era un gioco delle
barbie.
Sembra che tu voglia perdere.
Mi basta pareggiare.
Era una sfida, e avrei risolto la faccenda, ne ero certa. Lo stronzo
avrebbe implorato di morire.
It's do or die, only the strong survive, get ready for the last stand!
Get ready, I'm your hangman!
Adoperare tutte e due le armi insieme era complicato.
Ambarabacicciccocc. Scelsi la sciabola. Quella era fatta per uccidere,
l'attizzatoio per spostare i ceppi nel camino. Perci lo gettai in
un angolo. Rimbalz sul parquet.
Con la mano sinistra agitai la sciabola.
Rob se la diede a gambe e la lama affond nel parquet nel punto
in cui lui si trovava alcuni centesimi di secondo prima.
Ripresi la sciabola e sferrai velocemente un colpo violento
all'indietro, dal lato destro, l dov'era balzato Rob. Non guardai
dove si dirigesse il colpo. Dovevo difendermi alle spalle.
La sciabola cozz contro l'ombrello.
Tutto ci, in un qualche modo, ha un'aria familiare, disse
Rob. L'abbiamo fatto anche prima?.
Combattemmo di sciabola. Sinistra, destra, sinistra!
A ogni colpo l'ombrello si piegava e si sbrindellava.
Mikko comparve sulla soglia della biblioteca. Si era tolto la
camicia sotto la quale aveva una maglietta sgargiante di una
qualche maratona. Si premeva il fianco dove si intravedeva una
chiazza scura.
Lo vedi che cos'hai fatto a Mikko?, gridai a Rob.
Io? Chi ha colpito Mikko? ansim Robert.
Se tu non ti fossi cimentata in questo gioco, nessuno starebbe
sgobbando con armi da taglio. Mikko ci supplic di fermarci.
Veera,  tutto inutile. Elise  morta.
S, s, ma Rob no!.
Allora Mikko raccont tutto.
Di solito mio marito parla intenzionalmente, e chiacchierando
fa s che le parole siano rafforzate dalle pause, ma quel discorso
giunse come un unico scroscio senza punti, n virgole, n punti
e virgola, n qualsiasi altra forma di punteggiatura.
Mikko raccont dettagliatamente del suo incontro con Elise e
della maturazione del suo progetto omicida ma lo fece il pi rapidamente
possibile, come se stesse leggendo l'elenco telefonico.
Proprio come se avesse i minuti contati su una scheda telefonica.
Io e Rob continuammo a fronteggiarci, ma il ritmo si rallent e
i colpi si alleggerirono. Volevamo sentire quel che diceva Mikko.
Volevamo riuscire a comprendere bene le sue parole.
Amavo Elise. Pi di quanto abbia mai amato te.
Colsi quelle parole dal fiume di parole e poich Mikko singhiozzava
nel dirle, gli credetti.
Cio, maledizione!
Mikko, il mio Mikko! E quella sciacquetta!
Decisi che fosse tutto colpa di Rob.
E va bene! Cos sia!
Per il colpo ricercai la rincorsa pi lunga che potessi.
Via! Andatevene tutti!
Feci un paio di saltelli. Mi concentrai sul colpo con tutte le mie
forse. Inspirai e strinsi le mani intorno all'impugnatura.
Fire! Cause you know that I can!
La sciabola non oscill. Era rimasta incastrata in qualcosa che
rumoreggi come fosse metallo, cedette un po' ma non si arrese
e mi risucchi intensamente all'indietro.
Persi l'equilibrio e, quando caddi, capii che non ne sarebbe
conseguito nulla di buono.
Fu quello il mio ultimo pensiero.
Be', in verit non fu quello, ma che Rob aveva avuto ragione.
Nella stanza d'albergo al piano di sotto era stata davvero la nostra
ultima volta.

...
Robert.

Veera mor maestosamente. Anche per me avrei sperato una
fine simile, se avessi dovuto scegliere tra le morti accidentali.
Nello sferrare quel colpo massiccio, Veera era caduta sull'armatura.
Aveva battuto il cranio sul metallo spesso della parte
delle cosce. La forgiatura cava aveva emesso un suono grave
come quello delle campane a morto, le punte piccole ma appuntite
dell'armatura le si erano conficcate nella testa.
Contemporaneamente la sciabola si era liberata dalla corazza
sotto cui era rimasta incastrata. L'arma si era staccata con forza
dalla mano di Veera, era volteggiata in aria intorno al suo centro
di gravit, e l'aveva colpita sul petto per poi rimanere conficcata
l.
Veera non era morta per la sciabola ma per le ferite al cranio.
La sciabola aveva semplicemente coronato l'effetto artistico. Era
il capitello sulla colonna, la fettina di lime nel Margarita, la giacca
a vento come premio di produzione a fine anno.
Perduto il suo equilibrio, l'armatura vacill. Croll contro il
cassettone facendo cadere il vaso dove stavano i fiori che avevano
portato Veera e Mikko. Uno di quei lunghi gigli bianchi
ruzzol di traverso sulla pancia di Veera.
Un'uscita di scena particolarmente splendida.
A parte il fatto che Veera non fosse uscita di scena, ma che
giacesse sul pavimento dell'ingresso a bocca aperta. Aveva un
aspetto simile a quello che aveva alcune mattine durante i suoi
viaggi a Londra, quando mi svegliavo alle quattro per il sonno
leggero provocato dall'alcol, la guardavo nella penombra filtrata
dalle veneziane e mi chiedevo se le cose non sarebbero dovute
andare diversamente.
Adesso di cadaveri ne abbiamo due, dichiarai a Mikko che si
precipit a fare a Veera la respirazione artificiale.
Cosa credi, che il tuo alito puzzi talmente tanto da risvegliare
i morti?.
Ero spregevole. Forse era il mio modo di fronteggiare lo shock.
Lasciai Mikko a soffiare e pompare. Mi tolsi la giacca del vestito
e la camicia sudata. Mi versai un abbondante bicchiere di
vodka. Lasciai che il liquore fosse assorbito dalle gengive cos
che mi andasse alla testa pi velocemente.
Respirai attraverso il naso.
Quando ritornai nell'ingresso, Mikko si affaccendava ancora
intorno a Veera.
Veera  morta, disse.
S. Adesso abbiamo due cadaveri.
Il problema era essenzialmente pratico. Chiesi a Mikko come
intendesse risolverlo. Sugger che fosse il caso di chiamare la
polizia. Non era in grado di compiere una riflessione del peso
richiesto. Lo stimolai ricordandogli che era lui il colpevole per
tutto quel casino. Senza i suoi piani omicidi lui e Veera non ci
sarebbero neppure venuti a Londra. Quelle donne sarebbero
ancora vive. Era sproporzionato che le stupidit di Mikko ricadessero
su di me.
 tutta colpa mia.
S,  cos. Afferrala e trasportiamola!.
Staccai la sciabola e presi Veera da sotto le ascelle. In ogni
caso bisognava togliere il cadavere dall'ingresso, perci si poteva
iniziare da l.
Aspettai finch Mikko non cap di dover prendere Veera per le
gambe. Trascinammo il corpo in bagno. Il sedere di Veera strisciava
per terra.
Che si fa?, chiesi. Veera era comunque tua moglie.
Mikko stava in piedi accanto alla parete della doccia e non
contribuiva in alcun modo. Si teneva fermo alla parete ansimando
a testa in gi.
Avevate giurato di amarvi nella buona e nella cattiva sorte,
finch morte non vi separi. Adesso sei un uomo libero. E poi il
matrimonio non aveva mai vincolato Veera.
Rigiravo il coltello nella piaga? Mikko aveva il pieno diritto di
essere affranto dal dolore, ma perch io no? La moglie di Mikko
era morta, ma anche la mia. In aggiunta, per quanto mi riguardava,
oltre a mia moglie, era morta anche Veera. Mikko me l'aveva
portata via vent'anni prima, ma fino a quel momento avevo potuto
prenderla in prestito.
Veera aveva peregrinato da me tante e tante volte ma ora anche
quella possibilit era perduta.
 stata una fantastica invenzione dire che ti fossi innamorato
di Elise. Ha funzionato su Veera.  stata solo una sfortunata
coincidenza che lei abbia reagito in quel modo e che sia andata
com' andata.
Veera  morta.
Ebbene s,  andata cos, ma tu hai fatto tutto quel che potevi.
 vero.
Mikko pronunci quelle parole singhiozzando.
Be', s,  vero. Morta come un sasso.
Io amavo....
L'ultimo favore che potresti fare alla tua amata morta,  aiutarmi
a sbarazzarmi dei cadaveri. Mi aspetto da te un po' d'intraprendenza.
Non si tratta che di una cosetta di qualche ora.
Io amavo Elise.
Forse ti stai confondendo con le donne, ma fa lo stesso, son
morte tutte e due. Allora, che ne pensi? Accetta? Sega? Peccato
che Veera sia morta. Le sue abilit professionali ci sarebbero
tornate utili. Com' tagliare la carne fresca? Fuoriescono fiotti di
sangue pi grossi da alcuni punti piuttosto che da altri? Che cosa
farebbe un professionista?
Non era un'invenzione. Io ed Elise dovevamo fuggire insieme
una volta che tu fossi morto.
Mikko aveva la forza d'insistere ancora con quella sua favola.
Gli chiesi dove supponeva si fossero incontrati. Nel frattempo
spostai gli arti di Veera in una disposizione pi compatta.
All'hotel Kamp, rispose Mikko e raccont una storia dagli
stessi contenuti di quella che aveva raccontato durante il combattimento
tra me e Veera, ma con pi calma e senza sollevare
gli occhi dai piedi di Veera. Ogni tanto sul suo viso transitava
una smorfia.
Dev'essersi trattato di un malinteso, dissi.
Mikko inizi a tremare.
Be', scusa! Non era mia intenzione ferirti, ma pensaci un attimo!
Tu ed Elise!, ribattei. Dunque, mettiamoci al lavoro. Portiamo
qui anche Elise o iniziamo da Veera? Dovremmo spogliarle
prima di iniziare a farle a pezzi? Potrai scegliere l'arma che
preferisci. Coltello da bistecca, sega, sciabola, trapano? L'accetta
non ce l'abbiamo.
Mikko si gir per vomitare nel sifone della doccia. Io voltai lo
sguardo.
Ero fatto cos.

...
Mikko.

Mi ripulii quel liquido acido dagli angoli della bocca e mi sciacquai
le gengive con dell'acqua fredda. Un crampo mise ancora
a dura prova la mia mano sinistra. Misi un braccio sul lavandino.
Promisi a Robert di aiutarlo non appena fossi riuscito a riposare
un pochino.
Cerchiamo comunque di sbrigarci.
Si dice cerchiamo, con la e, non con la ie.
Quindici minuti?, chiese Robert e usc dal bagno senza neppure
sentire se fossi d'accordo.
Era lui il boss che impartiva gli ordini.
Nello specchio del bagno c'era un uomo consumato, con i globi
oculari arrossati. Scossi la testa ma le guance non dondolarono
e nemmeno i capelli svolazzarono.
Quando provai ad andarmene, inciampai nella spalla di Veera
e caddi seduto sul suo petto.
Chiesi scusa.
...per tutto.
Non sapevo per che cosa avrei dovuto scusarmi maggiormente.
Per averla tradita? Oppure per aver progettato l'omicidio di Robert?
O per aver provocato la morte di Elise e la sua?
A me sembr che mi avesse perdonato. Quantomeno mi rimase
attaccato del suo sangue sui pantaloni. Mi aveva marchiato,
mi aveva concesso la sua approvazione.
Mi trascinai nella stanza degli ospiti. Mi tolsi i jeans e la maglietta
e li misi sullo schienale della sedia per non sporcare il
copriletto.
Dalla mia ultima sbornia erano passati vent'anni. Robert aveva
proposto di trascorrere il fine settimana in quattro: lui, io, Veera
e Maarit, la fidanzata di allora di Robert. Avevamo bevuto tantissimo
alcol, in un solo giorno quasi la stessa quantit che avevo
bevuto fino a quel momento in tutto l'arco della mia esistenza.
Le mie emozioni si erano amplificate, avevo provato allegria ma
anche rabbia. Irritato da Robert, me ne ero andato via dalla casetta
di campagna prima degli altri. Me ne ero ritornato a casa a
dormire e mi ero risvegliato la notte successiva, allo squillo del
telefono. Avevo aspettato che qualcun altro andasse a rispondere.
L'avevo lasciato squillare finch non mi ero ricordato di essere
da solo in casa. Quando mi ero alzato per rispondere, avevo
avvertito delle vertigini, e quel suono allarmante era cessato prima
che facessi in tempo a raggiungere l'ingresso. Invece che al
tavolino del telefono, me ne ero andato in bagno ed ero rimasto
a penzolare dinanzi alla tazza, con gli occhi chiusi.
Fu orribile.
Il giorno successivo Veera mi aveva chiamato e mi aveva detto
che Maarit era morta. Era rimasta da sola in campagna poich
Robert e Veera erano tornati in citt per vedere un film. Durante
la notte era rimasta soffocata.
Chi aveva chiamato quella notte doveva essere stata Maarit. Se
avessi fatto in tempo a rispondere al telefono, Maarit sarebbe
stata ancora viva? Perch Maarit non aveva chiamato il numero
d'emergenza bens me?
Mi ero sentito in colpa. Dopo quell'episodio, io e Veera non
avevamo mai pi parlato di Maarit. Non avevo mai raccontato a
nessuno di quella chiamata notturna. Dopo di allora non avevo
bevuto pi di tre bicchieri di alcolici alla volta, fino a quella sera.
Un crampo part dalla coscia e risal fino al ginocchio. Poco
dopo, tutte e due le gambe furono strette dai crampi e non riuscivo
a controllarle.
Non sembrava essere un sintomo da ubriacatura.
Al contrario, i crampi erano tipici dell'avvelenamento da stricnina.
Avevo introdotto nel mio organismo una quantit mortale di
polvere mediante la respirazione? Perch non mi ero lavato le
mani dopo aver fatto cadere la tazza di caff? Mi ero auto avvelenato?
Quei pensieri mi colpirono come scosse elettriche e al contempo
i miei muscoli presero improvvisamente a sussultare.
Fu quello l'attimo della morte, l'istante in cui realizzai che attenuare
i sintomi sarebbe stato solo un rimandare la morte, e
non aveva pi alcuna importanza in che modo la stricnina fosse
finita nel mio corpo. Non valeva la pena sprecare le ultime ore o
gli ultimi minuti della mia vita meditando su cause e spiegazioni.
Singhiozzai. Piansi forte contro il copriletto. Presi un cuscino
da sotto la coperta. L era pi morbido sfogare lo sconforto. Il
cuscino odorava di Veera. Solo un paio di ore prima in quel letto
avevamo fatto l'amore in maniera eccezionalmente goduriosa.
Veera non c'era pi, e presto non ci sarei stato pi nemmeno io.
Avrei ottenuto semplicemente ci che mi ero meritato. La morte
era esattamente la giusta punizione per me.
La morte poteva anche essere un sollievo, poich la vita dopo
la morte della seconda donna pi importante della mia vita sarebbe
stata, in ogni caso, un incubo. Mi avrebbero potuto condannare
alla galera per tentato omicidio. Sarebbe stato giusto.
Avevo provato a uccidere.
Mi sarei liberato di tutte le seccature. L'autopsia di quella serata
sarebbe rimasta solo a Robert. Se la sarebbe cavata. Lui era sempre
in grado di spiegare le cose nella loro prospettiva migliore.
Giacevo sul letto, respiravo profondamente e guardavo il soffitto
tinto di bianco. In un angolo si distingueva una crepa. In
quell'appartamento supernuovo.
Fissare il soffitto era in pratica la cosa pi stupida in cui potessi
impiegare il mio tempo limitato.
Sarebbe bene domandarsi in anticipo che cosa faresti sapendo
che ti resta solo un'ora o una mezz'oretta di vita. Altrimenti
quando quel momento arriva, vanno sprecati tanti minuti
preziosi. Accadrebbe ci che stava accadendo a me: riflettevo sul
perch nella mia vita avessi sciupato il mio tempo. Perch avevo
passato cos tanto tempo ad arrancare in terribili corsette di jogging,
il cui unico effetto era quello di mettermi di cattivo umore?
Avrei potuto usare quel tempo per leggere dei libri - buoni libri,
non quelli cattivi che mi ero sforzato di completare controvoglia
bench sapessi che non sarebbero migliorati. Perch ero stato
seduto alle riunioni di redazione a scarabocchiare figure prospettiche
sui fogli, quando avrei potuto camminare nell'assolata
baia di Tl? Perch avevo fatto la fila al Lidi di Pasila per la
pasta e i vasetti di latte cagliato, poich l erano pi economici di
qualche centesimo?
Allora il tempo non era sembrato prezioso come adesso. Ma
non avrei potuto compensare i momenti sprecati con quelli che
mi rimanevano.
E me ne rimanevano sempre meno.
In minor quantit, meno, sempre meno.
Andai in ansia poich stavo usando male il mio tempo. Non
ero capace di usarlo con attenzione.
Sapevo che la mia fine sarebbe stata tremenda. Avevo scelto il
veleno in modo tale da provocare tanta sofferenza. I dolori potevano
essere alleviati con potenti antidolorifici, ma di cos forti
non ne avevo. Poco probabile che li avesse Robert.
I crampi sarebbero solo peggiorati.
Avrei dovuto metter fine da solo ai miei giorni. In quella misura
avrei potuto aver piet di me stesso.
Potevo svuotare tutto il contenuto della bustina di stricnina
nella mia bocca? Una dose letale multipla ci avrebbe ucciso di
sicuro, ma ci sarebbe voluto tempo. Gli effetti della stricnina
erano noti ma in nessuna fonte avevo trovato informazioni su
quanto tempo ci volesse per morire e quale fosse per la precisione
il processo mortifero. Le morti per stricnina erano certamente
descritte nella letteratura, ma le nozioni della ricerca sulla sua
azione nell'essere umano erano scarse. Una certa fonte indicava
la frase per motivazioni comprensibili, come se si trattasse di
una leggera tosse secca in segno di scherzo.
Avrei potuto mettermi il sacchetto di plastica sulla testa?
No, anche la morte per soffocamento sarebbe stata lenta e dolorosa.
Le finestre non si potevano aprire. E non avrei resistito al volo
aereo che da quell'altezza sarebbe durato diversi secondi. E non
avrei voluto neppure l'attenzione che spiaccicarsi sulla strada
avrebbe richiamato.
Un salto mortale da uno dei pi alti palazzi dell'Europa occidentale
sarebbe divenuto una grande notizia. Sarei finito nei
programmi sui delitti dei canali commerciali di giornalisti che
compensano la loro mancanza di professionalit con il tono di
voce alto e la scelta di parole scioccanti.
Sono io quello che fa notizie da prima pagina. Non quello su
cui si fanno.
Avrei potuto recuperare la sciabola e tagliarmi i polsi. O sarebbe
stata meglio la carotide? Quanto tempo ci sarebbe voluto? A
che punto avrei perso conoscenza e sarebbe cessata la sensazione
di dolore?
Robert aveva ragione: sarebbe stato pi facile se si fosse potuto
ricorrere all'esperienza di Veera.
Perch non avevo un'arma da fuoco? Perch non ce l'aveva
nemmeno Robert?
Quello era un insegnamento di vita. Tieni con te un'arma da
fuoco. In bocca, al petto, alle tempie. Sarebbe stata sufficiente
anche una di piccolo calibro.
Iniziai a digitare un SMS per Julia. Adesso non ci sarebbe stato
bisogno di sintetizzare n di usare le abbreviazioni. Faceva lo
stesso anche se si fosse protratto in pi parti, poich ogni messaggino
dal costo di undici centesimi della bolletta del mese successivo
sarebbe finito nel conto dell'eredit. Sarebbero diventati
un certo risparmio per l'imposta di successione. A Julia sarebbe
spettata la percentuale pi alta poich, oltre alla villetta libera da
debiti, avrebbe ereditato anche i miei risparmi. Il mio portafoglio
d'investimenti era maggiore di quanto molti avessero immaginato,
di parecchi euro in pi: titoli della Kone e di altre officine
meccaniche che beneficiavano del motore propulsore dell'Asia,
della YIT e degli altri due noleggiatori di macchinari edili, della
Kesko, della Fortum, e alcuni della UPM acquistati a poco pi di
cinque euro durante la crisi finanziaria.
Pensa a cosa faresti se sapessi di dover morire presto. Fallo
oggi per quindici minuti. Ti voglio bene. Pap.
Era troppo sentimentale? Cancellai il ti voglio bene.
Lo riscrissi.
C'era spazio ancora per ben 160 caratteri. Provai a escogitare
come avrei potuto completare il messaggio, ma non avevo
nient'altro da dire. Lo inviai e spensi il cellulare.
Robert, a petto nudo, si dondolava sotto l'arco della porta, a
turno sugli avampiedi e sui talloni.
Allora, ce la fai? Hai idee? Di, che ne verremo fuori insieme
e sistemeremo la cosa, non  vero?.
Osava venirmi a disturbare mentre stavo per morire.
Non sei proprio nella tua forma migliore, ma in fondo ci si
prende quel che capita, no?.
Robert and a prendere la bottiglia di vodka dove ne era rimasta
appena la met. Ne vers un po' nel bicchiere dell'acqua
ancora intonso, che stava sul comodino dal mio lato. Dall'altra
parte c'era quello di Veera, in cui lei aveva fatto in tempo a bere
dell'acqua subito dopo esserci insediati in casa.
Ok, facciamo un piccolo break, ma ti va bene se vado nella
vostra ... nella tua doccia? chiese Robert.
Dopotutto  la vostra ... la tua.
La doccia del bagno grande ... occupata.
Senza aspettare la mia risposta Robert and in bagno, si tolse il
resto dei vestiti e mentre si faceva la doccia canticchiava Robbie
Williams.
Afferrai la bottiglia. La vodka era un vecchio anestetico.
Bisognava berla velocemente affinch arrivasse a intorpidire i miei
nervi e la mia mente.
La cintura della valigia.
Avevo avvolto a gomitolo la cintura blu e rossa accanto alla
valigia.
Il bastone della tenda. Non avrebbe resistito al mio peso. Sul
soffitto c'era una decorazione in metallo. Quel gancio portante
senz'altro avrebbe retto.
Robert canticchiava, la doccia gorgogliava. Presi la cintura della
valigia e la testai. Si stringeva con l'aiuto di due cerchi metallici.
Scorrevano perfettamente, bastava solo che la cintura non
si arricciasse. Il tessuto era cos rigido e foderato che non si sarebbe
raggrinzito facilmente. Come mai avevamo portato con
noi proprio quella e non l'altra pi nuova della Samsonite, che si
chiudeva con un lucchetto a pressione?
I suoni della doccia cessarono, il canticchiare anche. Occultai
la cintura sotto il copriletto. Feci una bella sorsata di vodka direttamente
dalla bottiglia e la nascosi accanto a un piede del letto
dal mio lato, fuori dal campo visivo di Robert.
Apparve nella stanza avvolto nel telo doccia.
Mi sento un'altra persona. Vado a mettermi dei vestiti comodi
prima di metterci al lavoro. Pensi che riusciremo anche a trasportare
gi le ragazze in un solo pezzo? Direi che siamo entrambi
due maschi vigorosi. Trenta chili a testa. Elise perlomeno
entra anche in una custodia per abiti.
L'interruppi. Gli dissi che ci distinguevano molte cose. Eravamo
di diversa opinione sulle questioni sociali. Eppure eravamo
amici. Avevamo una storia comune, avevamo condiviso dei momenti
importanti in oltre mezzo arco di vita.
Tu sei il mio solo amico, aggiunsi. Io non sarei diventato
me, se tu non ci fossi stato. Io sono diventato una persona migliore
perch tu sei tu.
Perch io sono cattivo?
Perch tu sei diverso. Non posso immaginarmi un
interlocutore migliore. Tramite te ho imparato tanto della vita e delle
persone.
Robert sottoline il fatto che fossi stato molto di pi con Veera
che con lui.
Le donne sono volubili. La vera amicizia  solo quella tra uomini.
La chiamano cameratismo.
Allora, forza compagno, dobbiamo metterci all'opera!.
Chiesi ancora un quarto d'ora. L'ottenni.
Rob..., dissi quando ancora fu sulla porta. Perdonami.
Robert fece un gesto con la mano. Non riusciresti a fare nulla
che io non perdonerei.
Capii di aver chiamato Robert, Rob. Per la prima volta in un
quarto di secolo.
Quindici minuti era la mia ultima deadline, la mia ultima scadenza.
Mi ero sempre attenuto ai termini concordati. Le volte
in cui i caporedattori avevano bussato alla mia porta e avevano
chiesto un articolo, era dipeso solo dal fatto che loro stessi non
avevano avuto la pazienza di aspettare di poter leggere il mio
pezzo.
Quindici minuti. Il mio era tutt'altro che un problema, poich
avevo la possibilit di scegliere come e dove morire. Non avrei
terminato i miei giorni tra le lenzuola bianche di cotone, bucate
per i forti detersivi, in un letto d'ospedale.
Sollevai una sedia sul letto. Sotto le gambe dovetti mettere
dei libri affinch la sedia non sprofondasse nel materasso. Nello
zaino avevo Assassinio sull'Orient Express e nella valigia, per il
viaggio di ritorno, Lord Byron. Nella borsetta di Veera trovai un
tascabile di Jo Nesbo. Sotto la quarta gamba infilai la guida turistica
che Veera aveva voluto portare con s, anche se ero stato
dell'idea che non avessimo bisogno della guida per una gita di
due giorni, in una citt dov'eravamo stati anche in passato.
Veera aveva avuto ragione, anche quella volta.
Mi mancava cos tanto.
Forse l'avrei rivista tra un attimo, nell'aldil.
Si trattava di un pensiero singolare poich io non credevo nella
vita dopo la morte. Non capivo come quella speranza potesse
essermi venuta in mente.
Salii sulla sedia cercando l'equilibrio e raggiunsi facilmente la
decorazione in metallo. Secondo le mie supposizioni era originale
e non una copia fatta di pasta sintetica, con cui si camuffavano
gli appartamenti dando loro una sembianza d'antico. Dal soffitto
quell'oggetto in metallo, scolpito a sbalzo, pendeva da un gancio
rigido. Farlo scivolare via dal gancio richiedeva solo forza,
non agilit. Premetti con tutte e due le mani e quello si mosse.
Ondeggi fino al bordo del gancio e cadde di schianto sul letto.
Il materasso emise un forte tonfo. Robert di certo non se ne
sarebbe accorto.
Scesi gi e spostai quel decoro accanto alla parete. Girai il letto
in modo tale che una sponda fosse su per gi all'altezza del gancio.
Ricostruii nuovamente il ponteggio e fissai una cima della
cintura della valigia al gancio. Tirai. La cintura era un prodotto
di qualit. Le fibre del tessuto non si erano sfilacciate, anche se
avevo dovuto praticare un foro nella cintura con le forbicine per
unghie. Anche quelle Veera aveva portato con s - che donna
pratica e meravigliosa!
Del tempo promesso da Robert non restavano che una manciata
di minuti.
Feci un anello con la cintura. Il cappio era rimasto in alto. Non
avrei dovuto far altro che spingermi fin l. Per la pressione della
spinta, la sedia sarebbe caduta all'indietro sul letto. Il cappio si
sarebbe stretto intorno al collo impedendo al sangue e all'ossigeno
di arrivare al cervello. In pochi secondi avrei perso conoscenza.
Dinanzi a me, attraverso l'ampia finestra, si spalancava una
Londra notturna: file di lampioni delle strade statali, finestre illuminate
dei palazzi che erano divenute sempre meno.
Non vedevo il buio ma la luce.
Ero un privilegiato poich potevo scegliere il mio ultimo
paesaggio. Il panorama era magnifico. Alcuni pagavano quaranta
euro per riuscire a guardare Londra, per un'ora, dalla terrazza
panoramica dello Shard. Io avevo ricevuto quella vista gratis, per
tutto il resto della mia vita.
Infilai il cappio al collo, ma mi fermai a guardare il mondo. Era
brutto ma aveva anche degli aspetti positivi.
Mi sfilai via dal cappio e ricaddi sul letto. Bevvi vodka a bocca
piena.
Dovrei scrivere una lettera d'addio?
Sentii un fracasso attraverso la porta. No, Robert non era ancora
dietro la porta e neppure nelle vicinanze, probabilmente stava
sistemando le cose nell'ingresso, ma presto sarebbe arrivato. Il
mio tempo era scaduto.
Svelto mi rimisi in piedi sul letto e poi sulla sedia e introdussi
la testa nel cappio.
Dall'ingresso si sentivano passi e fischiettii.
Era una canzone di Bon Jovi. It's my Life. It's now or never.
Poco prima Veera aveva canticchiato la stessa melodia. Era una
coincidenza?
Non c'era tempo per rifletterci. Robert aveva deciso al mio posto,
il momento in cui dovevo essere audace. Adesso o mai pi.
Dong.
Dong.
Dong.
Dong.

...
Robert.

Per prima cosa notai che il letto era fuori posto. Dopodich
vidi la sedia, caduta sul letto.
Da quella lo sguardo si sollev in alto e di lato e presagii ci
che avrei visto in seguito.
Sono abituato alle sorprese e so per esperienza che l'improbabile
 possibile. Mi sono esercitato e allenato, poich sull'improbabilit
ho fatto soldi a palate.
Ci non significa che sia divenuto insensibile alle sorprese.
Semplicemente so cavarmela con loro in un modo migliore rispetto
alla media.
Quando Elise aveva iniziato a rantolare e a contorcersi sul pavimento
della biblioteca, avevo iniziato a elaborare in che modo
dovessi relazionarmi a quella nuova situazione. Avevo valutato
le posizioni e progettato una strategia cos come si fa quando i
mercati sono scossi da un'informazione sorprendente.
Quando Veera aveva afferrato la sciabola, non ero nemmeno
sorpreso.
Ma quando vidi la testa di Mikko penzolante dal soffitto, in
maniera innaturale sulla spalla destra, mi arrestai. I miei pensieri
fecero altrettanto.
Mikko era stato parte della mia vita pi a lungo di quanto riuscissi
a ricordare.
Non ero stato in grado di prevedere che avesse avuto dei pensieri
autodistruttivi, tuttavia, entrare nella sua testa era sempre
stato difficile. Probabilmente non avevo nemmeno provato a capire
ardentemente i suoi pensieri, cos come, invece, lui aveva
tentato di fare con me.
Ricordai quello che Mikko aveva detto quando avevamo parlato,
proprio un attimo prima, dopo che ero uscito dalla doccia.
Aveva detto qualcosa sull'amicizia che io avevo interpretato
come un'effusione sentimentale causata da quell'esperienza
traumatica e dallo stato di ubriachezza. Non riuscivo a farmi tornare
in mente le parole, rammentavo solo il tono di voce serio,
com'era sempre quello di Mikko.
Non avevo capito che quelle fossero le sue parole di commiato
e il suo testamento.
Mikko non faceva nulla per un impulso del momento. Aveva
progettato tutto sin dal principio? Era venuto per morire?
Era davvero venuto anche per uccidermi?
Gli camminai a fianco. Non volevo provare a sentire il suo petto.
Dall'impiccagione non poteva esser passato moltissimo tempo.
Mikko poteva essere ancora vivo ma il suo cervello era senza
dubbio definitivamente danneggiato. Era meglio non portarlo
gi. Fui misericordioso oltre che nei confronti di Mikko anche
nei miei e soprattutto verso la figlia di Mikko e Veera.
Voltai la schiena al corpo, incontrai la citt e tirai gi le veneziane.
Chiusi le lamelle.
Nell'oscurit il corpo nudo di Mikko sembrava quasi bello. Richiusi
la porta alle mie spalle. Andai a spegnere lo stereo nel bel
mezzo della canzone Musta aurinko.
Mi sedetti sulla poltrona, ma non ce la facevo a star fermo in un
posto. Camminai oltre il tavolo da pranzo accanto alla finestra.
Non guardavo avanti ma in basso.
I corpi erano gi tre. Era pi facile spostarne uno che tre. E
non avevo neppure un aiutante.
La decisione sorse rapidamente. Quando le circostanze cambiano,
una persona deve cambiare i suoi programmi affinch essi
conducano al risultato sperato.
Dovevo uscire da quell'appartamento. Al resto ci avrei pensato
dopo.
Presi il trolley dalla cabina armadio. Lo sportello della
cassaforte era aperto. Maarit e Veera mi guardavano mentre prelevavo
il contante, l'oro e la cartella contenente i documenti pi
importanti e misi tutto in valigia.
La scatolina con le fiale di cianuro era vuota. Una aveva ucciso
Elise. Un'altra era stata trovata nella tasca di Elise. La terza
doveva essere da qualche parte sul pavimento della biblioteca in
mezzo a tutta quella confusione. Non avevo voglia di cercarla,
anche se il rischio che ne avessi bisogno fosse ora pi alto che
mai. Il prezzo sul mercato dei derivati dell'opzione del suicidio
era salito, anche se la morte, in quel momento, sembrava essere
tutto fuorch una merce rara.
Avrei avuto bisogno di tutto il denaro possibile. Girai per l'appartamento
e cercai oggetti agevolmente trasportabili, che sarebbe
stato facile tramutare in contante. Afferrai entrambi i miei
passaporti dall'angolo della scrivania nel mio studio.
Potrei portar con me il telefono, quantomeno spento? Sarebbero
riusciti a rintracciare la mia carta di credito?
Ero orgoglioso di come riuscissi a pormi delle domande in maniera
logica.
Una volta che la valigia fu piena, ripulii dalla mia pelle l'odore
dei cadaveri con un asciugamano bagnato. Scelsi le mutande, i
calzini e una colorata camicia casual a quadretti. Jeans blu scuro
e una giacchetta sportiva. Come scarpe misi le Clarks marrone
scuro, che avevano preso la forma dei miei piedi e non mi avrebbero
causato screpolature anche se avessi dovuto portarle per
molto tempo.
Trascinai il trolley nell'ingresso. Quando avevo gi chiamato
l'ascensore, decisi di dir loro addio. Era un'azione irrazionale.
Mi sarei dovuto affrettare a uscire.
La vita  irrazionale. Era irrazionale che nel mio appartamento
ci fossero tre cadaveri.
Non accesi la luce nella stanza degli ospiti. Mikko penzolava
pacifico. Era morto cos com'era vissuto, da solo. Da solo bench
io fossi cos vicino.
Chiusi una porta, ne aprii un'altra.
Veera era un fagotto innaturale. Le chiazze di sangue sul pavimento
del bagno ricordavano il trascinamento del corpo e la
violenza della morte. Al collo di Veera luccicava una piccola croce
d'argento, che aveva ricevuto come regalo per la cresima dalle
sue madrine e che aveva portato sin da allora. Le girai la testa e
aprii la catenina. Misi la croce stilizzata nella taschina davanti
della giacca.
In bagno c'era puzza di vomito. Abbassai il riscaldamento a
pavimento. Era gi pi basso del normale. Lo spensi del tutto.
Il mobiletto a specchio del bagno era socchiuso. Avevo bisogno
di qualcosa da l? Presi con me il barattolo di compresse di
caffeina. Il giorno dopo sarebbe potuto diventare lungo.
Il volto di Elise era brutto. Quando Mikko era andato a riposare,
l'avevo portata pi al centro del pavimento. Le coprii il viso
con dei cuscini del divano ma non stavano fermi al loro posto.
Corsi in camera da letto, tirai via il copriletto, lo raccolsi tra le
braccia e poi lo stesi sul corpo di Elise.
Andandomene spensi la luce in ogni stanza. Chiss se in cucina
c'erano macchinari accesi, ma in ogni caso non aveva importanza.
Era improbabile che un rubinetto perdesse, e se gocciolava,
che gocciolasse pure.
Tornai ancora una volta nel mio studio per staccare le fotografie
dalla parete interna dello sportellino della cassaforte. Le
ripiegai nel portafoglio che misi nella tasca interna. Premevano
contro il petto quando entrai in ascensore.
Mi avvicinavo al suolo a sei metri al secondo e non sapevo dove
stessi andando. Ci ero abituato.
...
.
...
FINE.